mercoledì 29 ottobre 2014

Discarica di Latina: decenni di malaffare. Il Caffè apre le scatole cinesi

MAGISTRATURA: PERQUISIZIONI E 6 ARRESTI
I giochi di parole sono facili ma la questione è maledettamente seria. La vicenda “indeco-rosa” della discarica di Borgo Montello - Bainsizza, ha registrato nei giorni scorsi un ulteriore clamoroso sviluppo.  Con l’operazione denominata significativamente “Evergreen” (sempre verde), visto che “green” compare sempre nelle denominazioni delle società coinvolte, è stata eseguita l’ordinanza del GIP del Tribunale di Latina Giuseppe Cario che ha portato agli arresti domiciliari di 6 persone, con tanto di braccialetto elettronico di segnalazione. Eseguite anche una ventina di perquisizioni.  L’inchiesta era stata avviata dalla Procura della Repubblica di Latina e condotta in tempi rapidi dalla Questura del capoluogo pontino attraverso la sezione della squadra mobile, coordinate rispettivamente dal neo questore Giuseppe De Matteis e dal vice questore Tommaso Niglio.
Il reato contestato è quello di peculato relativamente ai fondi “post mortem” della discarica, valutati in oltre 34 milioni di euro. Per ogni tonnellata smaltita infatti, i contribuenti pagano circa 13 euro al fine di mantenere in sicurezza per almeno 30 anni l’area dismessa e per evitare ulteriori pesanti inquinamenti dopo l’abbandono del sito (cosa peraltro già avvenuta proprio nella discarica in oggetto). Invece di accantonare i soldi che i cittadini pagano con le bollette per tale scopo, le somme incassate venivano fatte sparire in misteriosi conti di società all’estero. Misteriosi neanche poi tanto. Dai nostri riscontri risulta che delle tre società “lussemburghesi” coinvolte, la Adami, la Double Green e la Green Luxenbourg (tutte e 3 residenti al medesimo indirizzo nella capitale del Granducato), le prime due sono state “radiate” dal locale registro delle imprese il 2 gennaio di quest’anno (segno della percezione che tirava una brutta aria), mentre la terza, controllata dalla radiata Adami, proprio in queste settimane è stata fusa per incorporazione transfrontaliera dal Lussemburgo nella italiana Kimberland Srl. Entrambe le società, la incorporanda e la incorporata, sono amministrate da Simona Grossi, sorella gemella di Paola (coproprietaria della Sas di famiglia) e sorella maggiore del trentaduenne Andrea Grossi, il più in vista degli arrestati. I tre sono figli del defunto “re delle discariche” Giuseppe Grossi, già arrestato a sua volta due anni prima del suo decesso per reati legati al ciclo dei rifiuti e morto l’11 ottobre 2011 per complicanze postoperatorie a seguito di un trapianto cardiaco. La Kimberland Srl ha sede proprio presso la villa della famiglia Grossi nel Comune di Inzago (Milano).
Tra gli arrestati spicca anche il nome di Ernesto D’Aprano, residente a Latina, ma originario del sud pontino, che è l’amministratore unico della Indeco Srl, la società che fin dall’inizio degli anni Novanta gestisce l’unica discarica esistente in provincia di Latina (poi sdoppiata con la cessione dei primi bacini esauriti alla Ecoambiente Srl). Gli altri quattro soggetti arrestati, tra i quali c’è il latinense Vincenzo Cimini (da tempo trasferitosi dalle parti di Milano), sono tutti amministratori e procuratori sia di Indeco che del gruppo Green Holding, il quale ne controlla il 100% delle azioni dalla fine del 1994.
Green Holding infatti non è altro che la variazione di denominazione sociale del ramo italiano  della Browing Ferris Industries Ltd (BFI); colosso americano dell’immondizia attivo all’epoca in tutta Europa (attività poi ceduta all’attuale Veolia Environment): la variazione è avvenuta il  30 giugno 1997 a seguito dell’atto di compravendita realizzato con Giuseppe Grossi.  Attraverso la Servizi Industriali SpA, già all’epoca la BFI, la Green Holding controllava interamente Indeco avendone acquistato il 50% in mano gruppo Acqua dei fratelli Pisante (Giuseppe e Ottavio), cioè dei fautori, oltre che dell’operazione Acqualatina proprio con i francesi di Veolia, anche della costituzione di Latina Ambiente in tandem con la famiglia campana dei Colucci e della Ecoambiente con il “supremo” Manlio Cerroni; personaggi di lungo corso questi ultimi, a loro volta finiti agli arresti all’inizio di quest’anno. Ma ci vuole ancora un po’ di memoria per completare il quadro. Dopo averla acquisita dal palermitano Biagio Maruca, ad amministrare la discarica di Borgo Montello i Pisante ci misero un loro cugino, Adriano Musso. Questi è stato presidente ed amministratore delegato sia della Ecomont Srl (proprietaria del sito), della Ecotecna (rifiuti industriali) che della stessa Indeco (rifiuti solidi urbani). Contestualmente alla presidenza di Musso, nel CdA di Indeco fu nominato consigliere l’americano Thomas Savage in rappresentanza di BFI. Sarà poi quest’ultimo a condurre l’operazione con Giuseppe Grossi. Musso infatti sarà costretto a lasciare tutte le cariche nel novembre 1995: pochi mesi prima c’era stato l’omicidio del parroco di Borgo Montello, Don Cesare Boschin, e la tensione tra i residenti era palpabile. A dirigere l’attività di Indeco venne chiamato l’Ing. Achille Cester, un tecnico molto esperto del settore. I pluriindagati Pisante comunque, avendo nel frattempo incorporato la Colucci Appalti SpA, avevano deciso di temporeggiare restando comunque sulla piazza. Tra il 1996 e il 1998, si presentò l’occasione giusta per “cambiare cavallo”, scaricando gli americani. Il Comune di Latina aveva deciso di privatizzare il servizio della raccolta dei rifiuti costituendo la Latina Ambiente. L’apposita commissione valutatrice delle offerte pervenute dalle ditte invitate alla gara era presieduta dall’Ing. Gian Mario Baruchello (poi divenuto membro del CdA della stessa Latina Ambiente). Le due migliori offerte arrivate al “ballottaggio” furono quelle della SLIA di Manlio Cerroni e quella del raggruppamento d’impresa Colucci Appalti – Tecno Trattamento Rifiuti (entrambe società controllate dai Pisante). Vincerà ufficialmente la seconda che, non appena costituita la Latina Ambiente SpA, la indebiterà pesantemente (circa 18 miliardi di lire) per rinnovare l’intero parco automezzi e sostituire tutti i cassonetti stradali. L’odore di un accordo di cartello era fortissimo, ma nessuno se ne accorse (almeno apparentemente). Passano gli anni e ad ottobre 2008 davanti ad un notaio di Latina si presenta il cugino “incensurato” del clan dei Casalesi Antonio Schiavone che firma con il rappresentante legale della Indeco Srl il preliminare d’acquisto di oltre 15 ettari di terreno adiacenti alla discarica. Terreni acquistati dagli Schiavone con la lungimiranza di un’aquila nel lontano 1989. Sarà poi il subentrato amministratore unico di Indeco Ernesto D’Aprano, a stipulare i contratti con i Comuni della Provincia di Latina nei quali si specifica che proprio su quei terreni è in programma la realizzazione di un impianto detto di Trattamento Meccanico Biologico che tutti i problemi di smaltimento dei rifiuti risolverà (inclusa la “noiosa” raccolta differenziata). Nel frattempo i camion in ingresso venivano pesati due volte, prendendo con la stessa fava tre piccioni: 1) far pagare un costo di smaltimento che non c’era; 2) addebitare i costi “post mortem” per immondizia mai smaltita; 3) gridare in continuazione all’emergenza prossima futura per ottenere l’autorizzazione di nuovi invasi o l’ampliamento di quelli esistenti.  Promettendo la bonifica, volavano bonifici che era una bellezza. Ma con pazienza le “scatole cinesi” prima o poi si trovano. E visto che non sono infinite, poi si aprono.
La discarica inquina: bonifichiamo? No, facciamocene sopra un’altra!
A fine gennaio 1998, le Guardie Provinciali effettuano un sopralluogo presso i vecchi siti dismessi della discarica di Borgo Montello (S zero, S1, S2 e S3). Venne riscontrato uno sversamento di percolato dalla vasca di accumulo direttamente nel fiume Astura. Risultava dagli atti che la società proprietaria, la Ecomont, era fallita e che della fidejussione bancaria che doveva garantire la gestione “post mortem” di quei siti non c’era alcuna traccia. Tutto naturalmente finì all’italiana. Invece di perseguire i responsabili, nacque una girandola di passaggi amministrativi per mezzo dei quali da una “bonifica urgente”, si passò all’autorizzazione per abbancare ulteriori rifiuti su quei siti dismessi ed altamente inquinanti. A firmare il progetto e a dirigere i relativi lavori sarà Gian Mario Baruchello. Nasce così la gestione Ecoambiente Srl, nel cui CdA (2000), oltre al rappresentante del Comune Vincenzo Rondoni (ex Assessore all’Ambiente), siederanno Manlio Cerroni, Bruno Landi, Nicola Colucci e Achille Cester, uomo, quest’ultimo, inviato da Giuseppe Grossi a mettere ordine dentro Indeco, ma poi dalla stessa  “cacciato” (parole sue) inducendolo a cambiare casacca ma non il sito.

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