giovedì 16 agosto 2018

Per bimbi in passeggino oltre il doppio dello smog Viso a meno di un metro da terra, zona con più polveri sottili

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I bambini nei passeggini o nelle carrozzine sono esposti a più del doppio dello smog rispetto a chi li spinge. Lo afferma uno studio dell'università del Surrey pubblicato su Environment International, secondo cui questa esposizione può causare gravi danni alla salute dei bambini.
I ricercatori hanno analizzato oltre 160 studi in cui era stata verificata l'esposizione dei bimbi soprattutto alle polveri sottili, verificando in maniera sistematica il tipo di mezzo usato e l'alte...
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I bambini nei passeggini o nelle carrozzine sono esposti a più del doppio dello smog rispetto a chi li spinge. Lo afferma uno studio dell'università del Surrey pubblicato su Environment International, secondo cui questa esposizione può causare gravi danni alla salute dei bambini.

I ricercatori hanno analizzato oltre 160 studi in cui era stata verificata l'esposizione dei bimbi soprattutto alle polveri sottili, verificando in maniera sistematica il tipo di mezzo usato e l'altezza a cui si trova il viso del 'passeggero'.

Dallo studio è emerso che in generale i bambini sono tra 55 e 85 centimetri, una altezza a cui ricevono il 60% in più di polveri rispetto ad un adulto in piedi. "Se si considera quanto sono vulnerabili i bambini per il fatto che i loro tessuti, il sistema immunitario e il cervello sono ai primi stati dello sviluppo - commentano -, è estremamente preoccupante che siano esposti a livelli così pericolosi".

Lo studio suggerisce una serie di azioni per limitare il fenomeno, sia agendo sulle emissioni dei veicoli che in modo 'passivo', ad esempio aumentando lo spazio tra le strade e i marciapiedi. Anche soluzioni tecnologiche in grado di creare una 'bolla' d'aria pulita intorno al bambino andrebbero valutate, si legge nello studio. Sono 17 milioni nel mondo, ricordano i ricercatori, i bambini che vivono in aree con inquinamento atmosferico superiore ai livelli consigliati dall'Oms.
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Ambiente: associazione, spiaggia Tuerredda sta scomparendo Terapia d'urto nel Sud Sardegna,"numero chiuso come alla Pelosa"

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La spiaggia di Tuerredda, a Teulada, è "soffocata, coperta da ombrelloni e lettini, ridotta a una kasbah, assediata da centinaia di auto roventi sotto il sole, avvolta da olio solare e odori da cucina. Solo il mare, dove yacht e gommoni parcheggiano in doppia fila, mantiene gli straordinari colori del Mediterraneo. La sabbia non si vede più, calpestata da migliaia di presenze quotidiane". E' la denuncia del Gruppo di intervento giuridico che sollecita una terapia d'urto per u...
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La spiaggia di Tuerredda, a Teulada, è "soffocata, coperta da ombrelloni e lettini, ridotta a una kasbah, assediata da centinaia di auto roventi sotto il sole, avvolta da olio solare e odori da cucina. Solo il mare, dove yacht e gommoni parcheggiano in doppia fila, mantiene gli straordinari colori del Mediterraneo. La sabbia non si vede più, calpestata da migliaia di presenze quotidiane". E' la denuncia del Gruppo di intervento giuridico che sollecita una terapia d'urto per uno dei litorali più belli della costa sud-occidentale.

Dovrebbe esser salvata da un rigido numero chiuso di auto e bagnanti, come si è fatto alla Pelosa di Stintino - osserva Stefano Deliperi del Grig - Ma, grazie anche all'ignavia della Regione autonoma della Sardegna, prodiga di inattuate ecologicissime linee guida per la gestione delle spiagge, all'Amministrazione comunale e ai vari imprenditori turistici, non importa un beneamato fico secco a nessuno".

"Hanno la mitica bandiera blu - incalza l'associazione - Svetta su uno dei parcheggi, assegnata dalla Fondazione per l'Educazione Ambientale (F.E.E.): è sinonimo di qualità ambientale, in realtà i criteri di assegnazione sono molto di manica larga e spesso e volentieri rappresentano un grossolano maquillage d'immagine. Nel mentre - conclude il Grig - Tuerredda agonizza e, continuando così, fra qualche anno ne rimarrà solo il ricordo".(ANSA).
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Superficie alberata nel mondo cresciuta del 7,1% dal 1982 Ricerca, cali in zone tropicali superati da aumento in temperate

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Dal 1982 al 2016 la superficie mondiale coperta da alberi è aumentata del 7,1%: +2,24 milioni di km quadrati, un'area pari a Texas ed Alaska messi insieme. La deforestazione nelle aree tropicali è stata compensata e superata dall'ampliamento delle foreste nei paesi temperati di America, Europa e Asia (dovuta all'abbandono delle colture), dalla crescita di alberi nelle zone polari (a causa del riscaldamento globale), e dai piani di riforestazione in Cina.
Lo sostiene uno studi...
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Dal 1982 al 2016 la superficie mondiale coperta da alberi è aumentata del 7,1%: +2,24 milioni di km quadrati, un'area pari a Texas ed Alaska messi insieme. La deforestazione nelle aree tropicali è stata compensata e superata dall'ampliamento delle foreste nei paesi temperati di America, Europa e Asia (dovuta all'abbandono delle colture), dalla crescita di alberi nelle zone polari (a causa del riscaldamento globale), e dai piani di riforestazione in Cina.

Lo sostiene uno studio dell'Università del Maryland, basato su foto satellitari e pubblicato dalla rivista Nature.

La copertura mondiale di alberi, nei 35 anni dal 1982 al 2016, secondo la ricerca è aumentata da 31 a 33 milioni di km quadrati. L'aumento maggiore si è verificato nelle foreste temperate continentali (+726.000 km quadrati), foreste boreali di conifere (+463.000 km2), foreste umide subtropicali (+280.000 km2), Russia (+790.000 km2), Cina (+324.000 km2) e Usa (+301.000 km2).

Le zone tropicali nello stesso periodo hanno subito le perdite di alberi maggiori: le foreste umide tropicali (-373.000 km2), le foreste pluviali tropicali (-332.000 km2) e le foreste secche tropicali (-184.000 km2). Il Brasile è il paese che ha perso più superficie alberata, -399.000 km2, più della perdita di Canada, Russia, Argentina e Paraguay messi assieme.

I ricercatori del Maryland osservano che i loro dati apparentemente contraddicono quelli della Fao, che parla di una perdita netta di foreste dal 1990 al 2015. Gli studiosi spiegano che l'agenzia alimentare dell'Onu prende in considerazione le foreste, mentre loro valutano la copertura di alberi. Le piantagioni di olio di palma o di alberi da legna per la Fao sono deforestazione, per la ricerca del Maryland sono sempre alberi.
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Tartaday, 17 agosto in Italia è la Giornata delle tartarughe In programma eventi e liberazioni di animali soccorsi e curati

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Soffocate dalle plastiche, intrappolate nelle reti, intossicate dai rifiuti, ferite dalle eliche: le tartarughe marine hanno bisogno di aiuto. Nel Mediterraneo ogni anno più di 40mila tartarughe perdono la vita a causa di catture accidentali durante le attività di pesca, per il traffico marittimo, a causa dell'inquinamento marino e delle plastiche che vengono scambiate per cibo.
In occasione del Tartaday, la giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine e del lo...
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Soffocate dalle plastiche, intrappolate nelle reti, intossicate dai rifiuti, ferite dalle eliche: le tartarughe marine hanno bisogno di aiuto. Nel Mediterraneo ogni anno più di 40mila tartarughe perdono la vita a causa di catture accidentali durante le attività di pesca, per il traffico marittimo, a causa dell'inquinamento marino e delle plastiche che vengono scambiate per cibo.

In occasione del Tartaday, la giornata dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine e del loro habitat, i partner e i Centri di recupero e cura delle tartarughe marine aderenti al progetto TartaLife venerdì 17 agosto apriranno le porte ai visitatori per illustrare il loro lavoro e far conoscere da vicino il mondo delle tartarughe marine. Ma non solo: alcuni centri organizzeranno le liberazioni degli esemplari curati e pronti per tornare a vivere in mare. Gli eventi si trovano su www.tartalife.eu/it.

"Il progetto TartaLife e i suoi partner, da 5 anni lavorano ininterrottamente 365 giorni all'anno per contribuire fattivamente alla conservazione della tartaruga marina - ha dichiarato Alessandro Lucchetti del CNR-ISMAR di Ancona, capofila del progetto -. Lo abbiamo fatto sviluppando e diffondendo fra i pescatori attrezzi da pesca a basso impatto, potenziando i centri di recupero, formando i pescatori su cosa fare in caso di catture accidentali. Dopo 5 anni possiamo dire di aver pescatori più consapevoli, responsabili e collaborativi e questo è senza dubbio il risultato più confortante".

Oltre il 70% delle tartarughe ricoverate presenta residui di plastiche nel tratto gastrointestinale. Nella maggior parte dei casi si tratta di plastiche fluttuanti che le tartarughe scambiano per meduse, ma da questi animali sono stati estratti anche cotton fioc, pezzi di rete, tappi e piccoli oggetti abbandonati in mare. (ANSA).
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Emergenza abbandoni cani e gatti in Gallura 700 cani e 230 gatti nel rifugio "I Fratelli Minori"

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Alcuni non ce la fanno, come Angiolino, un rottweiler trovato abbandonato in un giardino privato, legato a una catena e morto dopo solo 3 giorni di cure dei volontari che lo hanno ritrovato. Altri sì, come Gegè, un meticcio di taglia media ritrovato la sera di Natale mentre vagava per la strada, metà faccia distrutta da un colpo di fucile. che è tornato in forze e ha potuto affrontare il primo di una serie di interventi di chirurgia maxillo facciale. Inciviltà e crudeltà, ran...
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Alcuni non ce la fanno, come Angiolino, un rottweiler trovato abbandonato in un giardino privato, legato a una catena e morto dopo solo 3 giorni di cure dei volontari che lo hanno ritrovato. Altri sì, come Gegè, un meticcio di taglia media ritrovato la sera di Natale mentre vagava per la strada, metà faccia distrutta da un colpo di fucile. che è tornato in forze e ha potuto affrontare il primo di una serie di interventi di chirurgia maxillo facciale. Inciviltà e crudeltà, randagismo e abbandono. Questi sono solo due delle migliaia di casi che hanno dovuto fronteggiare i volontari del Rifugio "I Fratelli Minori", struttura gestita dalla Lega Italiana dei Diritti dell'Animale che sorge proprio accanto all'aeroporto di Olbia e che attualmente accoglie quasi 1.000 animali "invisibili": 700 cani e 230 gatti abbandonati nelle condizioni più impensabili. "Ci troviamo davanti tante situazioni drammatiche frutto unicamente della cattiveria umana: animali abbandonati e ritrovati in condizioni estreme, spesso a rischio vita, avvelenati, bastonati o feriti gravemente - racconta Cosetta Prontu, presidente di L.I.D.A. sezione Olbia - Per combattere il randagismo e l'abbandono bisogna insegnare il rispetto verso gli animali e la vita in generale: lavorare alla base del problema e sensibilizzare le persone ad adottare un comportamento più responsabile, educarle a sterilizzare i propri compagni animali e a usare il microchip. Per venire incontro alla situazione di difficoltà del rifugio gallurese, Almo Nature/Fondazione Capellino ha donato 4.600kg di cibo al rifugio.(ANSA).
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Ecco l'orologio eco, solare e con materiali riciclati Progetto francese, ha incassato 260mila euro su Kickstarter

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Sostenibile ma senza scendere a compromessi su design e qualità: è così che i francesi Lilian e Fred hanno presentato, un mese fa, il loro progetto di orologio eco-friendly sulla piattaforma di raccolta fondi Kickstarter.
L'obiettivo era arrivare a 26mila euro per avviare la produzione: ne hanno racimolati 260mila, e la cifra - quando mancano poche ore alla conclusione della raccolta - continua a crescere.
Il prodotto si chiama Awake Watch ed è un orologio alimentato a energi...
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Sostenibile ma senza scendere a compromessi su design e qualità: è così che i francesi Lilian e Fred hanno presentato, un mese fa, il loro progetto di orologio eco-friendly sulla piattaforma di raccolta fondi Kickstarter.

L'obiettivo era arrivare a 26mila euro per avviare la produzione: ne hanno racimolati 260mila, e la cifra - quando mancano poche ore alla conclusione della raccolta - continua a crescere.

Il prodotto si chiama Awake Watch ed è un orologio alimentato a energia solare, con un meccanismo prodotto in Giappone che promette una durata ventennale. La cassa è in acciaio inossidabile riciclato e anche i cinturini, di vari materiali, sono attenti all'ambiente. Quello più amico della natura è fatto in fibre di nylon ricavate dalla plastica riciclata raccolta mari del Sudest asiatico.

Il cinturino di pelle proviene dall'Italia ed è conciato al vegetale, usando il tannino al posto delle sostanze chimiche.

C'è poi una versione in gomma naturale e una in maglia milanese di acciaio inossidabile riciclato nei colori argento, oro e nero. Le finiture si abbinano ai quadranti in due dimensioni e quattro tinte: blu, verde, marrone sequoia e grigio-nero.

L'orologio è impermeabile fino a 100 metri e ha un packaging di carta riciclata. Chi l'ha prenotato su Kickstarter, per una cifra intorno ai 200 euro, lo riceverà a partire da novembre.(ANSA).
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Anche Conad pianta alberi, pioppicoltura in pianura Padana V. 'Superficie alberata nel mondo cresciuta...' delle 13:03

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Un progetto di pioppicoltura sostenibile in Pianura Padana finalizzato a contrastare concretamente i cambiamenti climatici e a compensare le emissioni di gas serra nei territori più prossimi ai principali siti logistici di stoccaggio e movimentazione dei prodotti a marchio Conad. È quello a cui hanno dato vita Conad, la più grande organizzazione italiana di imprenditori indipendenti del commercio al dettaglio, e Cpr System, distribuzione e logistica, insieme a Pefc Italia, l'...
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Un progetto di pioppicoltura sostenibile in Pianura Padana finalizzato a contrastare concretamente i cambiamenti climatici e a compensare le emissioni di gas serra nei territori più prossimi ai principali siti logistici di stoccaggio e movimentazione dei prodotti a marchio Conad. È quello a cui hanno dato vita Conad, la più grande organizzazione italiana di imprenditori indipendenti del commercio al dettaglio, e Cpr System, distribuzione e logistica, insieme a Pefc Italia, l'associazione che costituisce l'organo di governo nazionale del Programma di Valutazione degli schemi di certificazione forestale.

Le due aziende annunciano in una nota di aver calcolato l'impatto ambientale della gestione logistica dei pallet Cpr System impiegati per movimentare i prodotti a marchio Conad quantificandolo per il 2017 in 2.376 tonnellate di CO2 e hanno affidato a Pefc Italia l'identificazione di imprese agricole capaci di assorbire attraverso le proprie piantagioni di pioppi un quantitativo di CO2 equivalente a quello calcolato. Il progetto rende concreta la neutralizzazione nel corso di 12 mesi dei gas serra così determinati, l'Istituto sperimentale di pioppicoltura di Casale Monferrato (Alessandria), infatti, ha calcolato che un ettaro di pioppeto di 300 piante è in grado di assorbire 18 tonnellate di CO2 annualmente.

Con questa iniziativa, afferma Andrea Mantelli, responsabile supply chain di Conad, ''ci facciamo promotori di pratiche gestionali sostenibili, in grado di ridurre l'inquinamento da fertilizzanti e pesticidi e compensare l'anidride carbonica generata dalla movimentazione dei nostri prodotti a marchio, generando ricadute significative a livello ambientale, economico e sociale sul territorio''.

Le aziende agricole che partecipano al progetto, tutte collocate in Piemonte e Lombardia, sono coordinate dall'Associazione produttori forestali e agroalimentari Foragri.(ANSA).
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UNO SGUARDO DAL PONTE... GIOVANNI XXIII, Sabaudia, Ing. Morandi progettista, dopo il crollo del ponte di Genova...

https://francobrugnola.blogspot.com/2015/09/uno-sguardo-dal-ponte-giovanni-xxiii.html
una interrogazione in tal senso presentata dal Gruppo del PD nel settembre 2009 non ebbe effetto in quanto il Sindaco affermò che la struttura non aveva problemi, ma la Giunta solo pochi mesi dopo chiese un contributo ( di € 850.000,00 ) alla Regione per il risanamento strutturale del ponte (deliberazione n. 110 del 24 giugno 2010); ma la Giunta Polverini non lo concesse, così con l’Ordinanza sindacale n. 29 del 31 dicembre 2010 veniva disposto:
- il declassamento del Ponte Giovanni XXIII dalla I° alla II° Categoria ai sensi del D.M. LL. PP. 04.05.1990 “Criteri Generali e prescrizioni tecniche per la progettazione, l’esecuzione ed il collaudo dei ponti stradali”;
- il divieto di transito sul Ponte per i veicoli con peso complessivo superiore alle 3,5 Tonnellate;
- di limitare la velocità di percorrenza del Ponte a 30 km/h.
Peraltro i controlli non sono stati mai molto present i https://francobrugnola.blogspot.com/.../uno-sguardo-dal...
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Ponte di Sabaudia, Gervasi scrive a Salvini e Toninelli dopo i fatti di Genova Sabaudia - Il primo cittadino interessato a reperire i fondi per la messa in sicurezza

https://www.latinaoggi.eu/news/attualita/65718/ponte-di-sabaudia-gervasi-scrive-a-salvini-e-toninelli-dopo-i-fatti-di-genova
La tragedia che ha coinvolto la città di Genova lo scorso 14 agosto ha riacceso i riflettori sulla situazione del Ponte Giovanni XXIII, progettato anch'esso dall'ingegner Riccardo Morandi, e sulla necessità di intervento a tutela della sicurezza e dell'incolumità pubblica.
È bene chiarire che la struttura è stata oggetto di verifiche e l'ultima relazione tecnica, datata 10 novembre 2017, prescrive un intervento di risanamento dell'infrastruttura finalizzato a preservarne lo s...
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Il primo cittadino interessato a reperire i fondi per la messa in sicurezza

SI TRATTA DELLA MANCANZA DI OSSIGENO NELLE ACQUE PROFONDE «L’anossia» uccide il mare Adriatico, colpa dell’azoto che gli allevatori riversano nei fondali La ragione del sovraccarico di azoto è la presenza lungo il bacino del Po della cosiddetta «food valley» italiana: ilgran numero di allevamenti intensivi di bovini a Reggio Emilia, o nella concentrazione di allevamenti intensivi di suini a Brescia e Cremona

https://www.corriere.it/le-inchieste/2018/08/13/anossia-uccide-mare-adriatico-colpa-dell-azoto-che-agricoltori-riversano-fondali/341b62c4-9f14-11e8-85a1-8239add4b598.shtml
di Francesco De Augustinis
Quasi ogni anno, soprattutto nel periodo tra la fine di agosto e la prima metà di settembre, un’area da qualche parte del mare Adriatico muore. Il fenomeno tecnicamente si chiama «anossia» ed è dovuto alla mancanza di ossigeno nelle acque profonde che comporta la morte di qualsiasi organismo vivente creando quella che viene chiamata una «zona morta» stagionale. «Il problema dipende da diversi fattori», spiega Michael Stachowitsch, ricercatore all’Università di Vienna che ha s...
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La ragione del sovraccarico di azoto è la presenza lungo il bacino del Po della cosiddetta «food valley» italiana: ilgran numero di allevamenti intensivi di bovini a Reggio Emilia, o nella concentrazione di allevamenti intensivi di suini a Brescia e Cremona