giovedì 27 luglio 2017

Tap: società, Comune ordina sospensione copertura 42 ulivi 'Pronte controdeduzioni. Misura serve a proteggere da Xylella'

(ANSA) - LECCE, 27 LUG - Tap ha comunicato ieri all'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia e al Servizio Provinciale Agricoltura di Lecce della Regione la sospensione dei lavori per la messa in sicurezza dei 42 ulivi trasferiti alla nursery di Masseria del Capitano lo scorso 4 luglio e non ancora protetti dal tendone (canopy) che già riveste le 168 piante trasferite in precedenza. Il canopy garantisce che la parte aerea delle piante non venga mai a contatto con l'ambiente circostante e con agenti potenzialmente infettanti, tra cui il batterio della Xylella Fastidiosa. Lo spiega Tap in una nota riferendosi alle fasi successive all'espianto degli ulivi nella zona di Melendugno (Lecce) interessata dai lavori di realizzazione del microtunnel del gasdotto che collegherà l'Azerbaijan alla Puglia.

La comunicazione - prosegue Tap - si è resa necessaria dopo la notifica, giunta ieri dall'ufficio tecnico del Comune di Melendugno, di un ordine di sospensione dei lavori in corso per la sistemazione del canopy per i quali TAP aveva presentato regolare Comunicazione di Inizio Lavori (CILA). Il provvedimento del Comune è analogo a quello con cui è stata avviata la procedura per ordinare la rimozione del tendone già realizzato a protezione degli altri 168 ulivi e per il quale TAP ha già provveduto a fornire al Comune di Melendugno le proprie controdeduzioni, ribadendo la piena legittimità dei lavori eseguiti e l'aderenza a quanto disposto dal Decreto di autorizzazione ambientale e dalle autorità fitosanitarie.

Analoghe controdeduzioni - conclude Tap - saranno opposte nelle prossime ore al provvedimento di sospensione dei lavori per la realizzazione del secondo tendone. (ANSA). http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2017/07/27/tap-societa-comune-ordina-sospensione-copertura-42-ulivi_aa151c92-4081-400a-a01f-ce4c39e8df49.html
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Caretta caretta, Palinuro meta delle tartarughe marine Trovate tracce presenza animale su spiaggia del Cilento

SALERNO - La spiaggia "Le Saline" a Palinuro, sulla costa cilentana, si conferma tra le mete predilette in Campania per le tartarughe Caretta caretta.

Nell'ambito della "Campagna Jairo-Mediterraneo" che vede la stretta collaborazione tra gli esperti della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e i volontari della Sea Shepherd Italia onlus, quest'ultimi, hanno trovato due tracce di risalita di una tartaruga marina sulla spiaggia "Le Saline" di Palinuro.

Grazie alla stretta collaborazione tra la Onlus e l'Ente di Ricerca partenopeo, sono stati allertati i biologi del centro ricerche tartarughe marine della SZN per coordinare le attività di conservazione del nido. Gli esperti hanno riscontrato l'effettiva presenza delle uova in prossimità della scogliera posta a protezione di un campo sportivo. 

Il nido, situato a una distanza di oltre 20 metri dalla battigia e ad una profondità di circa 30 cm, è stato immediatamente protetto mediante l'apposizione di una rete sotto sabbia e dotato di sensori che consentiranno il monitoraggio della temperatura. Con il supporto dell'associazione ESO ES Palinuro, che da anni collabora con la Stazione Zoologica Anton Dohrn, è stato installato un recinto per delimitare l'area e impedire il calpestio accidentale del nido e difenderlo da agenti antropici. Anche la Capitaneria di Porto, il Comune di Centola e il personale del Parco del Cilento si sono attivati per garantire le migliori condizioni di sicurezza al nido fino al momento della schiusa. La nascita delle tartarughe marine dovrebbe essere previsto per la seconda metà di settembre. 
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Ferito da orso: nuova analisi dna per identificarlo Esiti saranno noti a breve. Primi campioni senza risultati certi

(ANSA) - TRENTO, 27 LUG - Il materiale genetico analizzato in un primo momento non è stato sufficiente a individuare con certezza l'orso che sabato scorso a Terlago (Trento) avrebbe ferito un uomo che passeggiava col cane. I tecnici dei laboratori di ricerca trentini della Fondazione Edmund Mach hanno dunque proceduto a una nuova estrazione di reperti dal suo abbigliamento, per una nuova batteria di esami.

L'amministrazione provinciale riferisce che gli esiti saranno noti a breve.

Dopo l'estrazione del dna dai campioni, si procederà al confronto con i genotipi già disponibili, per attività di mappatura genetica svolte in passato, o anche con quello di altri orsi presenti nella zona che nel frattempo fossero stati catturati con le trappole disposte dal corpo forestale.

Nel frattempo oggi è stata posizionata una terza trappola a tubo, dopo le due già installate nella zona, a cui si accompagna anche una trappola a laccio.

Prosegue intanto il monitoraggio della zona, anche in funzione di prevenzione. (ANSA).
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L'Australia dichiara guerra alle formiche 'di fuoco' Stanziati 400 milioni di dollari per eradicare l'invasore

(ANSA) - ROMA, 27 LUG - Non solo gatti selvatici, conigli e altri animali "alieni", l'Australia dichiara guerra anche a un minuscolo, ma temibile, invasore: le formiche "di fuoco", tra le specie più dannose e invasive al mondo. Le autorità federali e dello Stato del Queensland hanno stanziato oltre 400 milioni di dollari nei prossimi dieci anni per eradicare una volta per tutte questo insetto nel Paese. Lo riporta il sito Abc News.

Secondo il parere degli esperti interpellati dal governo, i danni per l'uomo e per l'ambiente di una proliferazione incontrollata di queste formiche potrebbero essere perfino maggiori di quelli già provocati all'Australia da altre specie "aliene", dai conigli alle volpi, dai rospi delle canne ai gatti selvatici.

Le formiche "di fuoco", o "guerriere", sono originarie del Sud America. La loro puntura è dolorosa per l'uomo e può provocare anche la morte, per reazione allergica. Negli Usa sono almeno 85 i casi di decesso registrati. Si stima che in caso di mancata eradicazione queste formiche in Australia potrebbero causare 3 mila reazioni anafilattiche all'anno. Senza contare i danni per l'agricoltura, visto che questi insetti formano delle maxi colonie in grado di compromettere intere piantagioni (danneggiano le radici delle piante), e per il bestiame.

Le prime formiche di fuoco, riporta il Guardian, sono state individuate in Australia nel 2001, ma probabilmente erano arrivate anni prima. Potenzialmente tutto il territorio australiano è ad altissimo rischio di invasione. Il Dipartimento di agricoltura e pesca del Queensland le definisce una "minaccia sociale". (ANSA).
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WWF Balene a rischio nel Mediterraneo

Notizie pubblicate su 25 July 2017

Ma ci sono anche due buone notizie: la legge salva-cetacei entra in vigore in Francia
mentre alcune navi battenti bandiera italiana adottano sistema anticollisione


#GenerAzioneMare

Cetacei a rischio, in particolare le balenottere comuni che nuotano nel Mediterraneo: il WWF lancia l’allarme sull’impatto del traffico marittimo nel mare nostrum per le grandi specie marine. Ogni anno, secondo il WWF la media dei grandi mammiferi marini uccisi dalle collisioni con le navi è di 40 esemplari l’anno*. Le cause della morte di almeno la  metà delle balenottere comuni (Balaenoptera physalus) che vengono ritrovate colpite risalgono alla collisione con le navi: le aree "a rischio" sono quelle in cui si sovrappone un intenso traffico marittimo e la presenza regolare di grandi cetacei. Con un tasso di crescita del 3-4% l'anno, il traffico marittimo nel Mediterraneo è quasi raddoppiato dal 2002 e continuerà ad aumentare. Un impatto non sostenibile che concentra in uno specchio d’acqua,  pari allo 0,32% del volume totale di tutti gli oceani del mondo, il 19% del traffico mondiale e allo stesso tempo ospita il 7,5% di tutte le specie marine del pianeta. Il tasso di crescita del traffico marittimo  fa aumentare il rischio di collisione nel Santuario Pelagos** , la più grande area protetta del Mediterraneo condivisa tra Italia, Principato di Monaco e Francia dove è più abbondante la presenza dei cetacei e l'intensità dei servizi turistici destinati alla Corsica e alla Sardegna.  

Ma a fianco di questo dato preoccupante il WWF segnala due buone notizie: in Francia il WWF ha ottenuto l’installazione obbligatoria di sistemi anti-collisione  su tutte le navi francesi di oltre 24 metri che transitano più di 10 volte l’anno nel Santuario Pelagos. Nel mese di luglio l’obbligo è entrato in vigore in questo paese con una legge ‘salva-cetacei’. Tuttavia, questa misura riguarda solo le navi battenti bandiera francese che sono in numero inferiore rispetto alle navi italiane. Per le aziende che battono bandiera italiana, l'installazione di sistemi anti-collisione sarebbe un atto volontario per proteggere i cetacei.

Ed ecco la seconda buona notizia: una delle compagnie di navigazione ad ‘alta frequenza’ nelle aree più a rischio, la Corsica Ferries, ha recentemente  adottato  un sistema anticollisione (il sistema francese REPCET). Si tratta di un sistema software basato sull'osservazione e la condivisione dei dati tramite satellite ad un server che a sua volta trasferisce  le segnalazioni ad altre navi, che possono così evitare la collisione. La società "Corsica Ferries" è  francese, ma le sue navi battono bandiera italiana e non sarebbero quindi soggette all'obbligo legale.

Corsica Sardinia Ferries, consapevole dell’importanza del mare e della sua salute, supporta da oltre dieci anni Università, Organismi scientifici e Associazioni, in un’intensa attività di ricerca e monitoraggio dell’ambiente marino e delle specie che lo abitano, al fine di contribuire alla raccolta dati, allo studio e alla divulgazione della conoscenza e alla promozione della consapevolezza ambientale. Da quest’anno conferma il suo impegno per la salvaguardia del patrimonio biologico del Mediterraneo con l’installazione a bordo di quattro unità della flotta: Pascal Lota, Mega Express, Mega Express  Four e Mega Andrea del sistema REPCET, collaborando attivamente alla protezione del Santuario Pelagos” afferma Cristina Pizzutti, Responsabile Marketing e Comunicazione di Corsica Sardinia Ferries.

Il WWF chiede  anche alle altre aziende di trasporto marittimo passeggeri e cargo italiane un atto volontario di buona volontà a protezione dei cetacei.

"La competizione per lo spazio tra noi e il mondo animale è destinato ad aumentare in futuro – ha dichiarato Giuseppe Di Carlo, leader della Mediterranean Initiative del WWF -  in particolare nel Mediterraneo. Il WWF saluta favorevolmente l’iniziativa di Corsica Ferries e lancia un appello a tutte le compagnie italiane di trasporto marittimo   passeggeri  e cargo che incrociano nelle acque del Santuario Pelagos perché si dotino volontariamente di un sistema efficace per  evitare la morte di decine di cetacei. Inoltre, poiché  la maggior parte degli habitat dei cetacei nella zone a nord-ovest del Mediterraneo non è compreso nell’area del Santuario Pelagos, il WWF appoggia un'estensione delle forme di protezione di questi animali fino alle acque spagnole al fine di tutelare in maniera più efficace queste specie”.  

Il risultato ottenuto sul sistema salva-cetacei è un altro passo in avanti della Campagna #GenerAzioneMare del WWF Italia, lanciata quest’anno allo scopo di  creare delle comunità consapevoli dell’importanza del valore degli oceani e allo stesso tempo capaci di difenderlo da chi continua a impoverirlo. Habitat e specie marine subiscono infatti una pressione insostenibile a causa di molteplici fattori, tra cui inquinamento da plastiche, pesca eccessiva, trasporti, urbanizzazione selvaggia delle coste, etc. www.wwf.it/news/notizie/?32720/Balene-a-rischio-nel-Mediterraneo

Rifiuti tossici interrati ad Aprilia, tutti i nomi degli arrestati. Sequestrati beni per 15 milioni

Quindi ordinanze di custodia in carcere e sei divieti di dimora nei Comuni di Aprilia, Ardea e Velletri. Sono le misure notificate dalla Polizia di Stato dopo la scoperta di rifiuti tossici gettati in una cava ad Aprilia
  sono state eseguite misure cautelari in carcere nei confronti di:
1.     PIATTELLA Antonino, nato a Roma, 53 anni;
2.     PIATTELLA Riccardo, nato a Velletri, 22 anni
3.     LANARI Roberta, nata ad Aprilia, 51 anni;
4.     BACCI Elio detto" Mauro", nato a Trevi nel Lazio (FR), 64 anni
5.     CARNEVALE Donatella, nata a Velletri (RM), 53 anni
6.     CARNEVALE Catia, nata a Velletri (RM) , 48 anni
7.     BERNACCHIA Giampiero, nato a Frascati (RM), 48 anni;
8.     SESTINI Remo, nato a Roma, 51 anni;
9.     MORESCHINI Stefano, nato a Roma, 59 anni;
10.    LUCIDI Sante, nato a Valle Castellana (TE) , 59 anni;
11.    LUCIDI Dario, nato ad Aprilia (LT) , 32 ani;
12.    COGONI Riccardo, nato ad Aprilia (LT) 28 anni;
13.    MANZINI Alberto, nato ad Aprilia (LT) 59 anni;
14.    MARTINO Antonio, nato a Sant'Agata dè Godi (BN) , 52 anni;
15.    BONCI Paolo, nato ad Albano Laziale (RM) 47 anni;

Notificata l’applicazione delle misure cautelari del divieto di dimora nel comune di Aprilia, Ardea e Velletri e dell'obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. nei confronti di:

16. SANTIONI Carlo. nato a Gualdo Tadino (PG) 73 anni;
17. ESANUCristineì detto Cristian" nato in Romania , 51 anni;
18. PUCA Aldo, nato a Tearw (CE), 32 anni
19. TELESCA Patrizio, nato ad Aprilia (LT), 36 anni;
20. PAPI Alessandro, nato in Genzano di Roma (RM), 35 anni;
21.OLTEANU Karly Ninel, nato a Craiova (Romania) 33 anni;

Nell'operazione eseguito anche il sequestro preventivo di 9 società, 11 quote societarie, 7 fabbricati di civile abitazione, 8 fabbricati industriali, 7 locali di deposito, 37 appezzamenti di terreno, 60 tra autovetture e mezzi d’opera aziendali, nonché numerosi rapporti bancari, tutti riconducibili agli indagati ed ai loro familiari e prestanome, per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro
Giovedì 27 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:45

© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/latina/rifiuti_tossici_interrati_ad_aprilia_tutti_i_nomi_degli_arrestati_sequestrati_beni_per_15_milioni-2586426.html
in teoria, fino alla conclusione dei processi, sarebbero da ritenere innocenti... difficile pensarlo davanti ad una malattia, una delle tante, per inquinamento, di fronte ad una lapide, guardando la sofferenza begli ospedali...http://www.ilmessaggero.it/…/rifiuti_tossici_interrati_ad_a…
Quindi ordinanze di custodia in carcere e sei divieti di dimora nei Comuni di Aprilia, Ardea e Velletri. Sono le misure notificate dalla Polizia di Stato dopo la scoperta di rifiuti tossici g...
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Quindi ordinanze di custodia in carcere e sei divieti di dimora nei Comuni di Aprilia, Ardea e Velletri. Sono le misure notificate dalla Polizia di Stato dopo la scoperta di…
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Maxi discarica di rifiuti tossici ad Aprilia: in corso analisi su sorgente d'acqua poco distante. «I residenti la usano abitualmente»

Accertamenti e verifiche sono in corso sulla qualità delle acque di un torrente e di una sorgente di acqua minerale che si trovano a poche centinaia di metri dalla discarica abusiva di rifiuti tossici scoperta dalla Polizia ad Aprilia, in provincia di Latina.

«Il nostro consulente e gli organi amministrativi preposti - ha spiegato poco fa in conferenza stampa il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino - hanno avviato degli accertamenti per verificare quali conseguenze possano essersi determinate sulla genuinità delle acque ed evitare così qualsiasi danno alla salute». L'acqua della sorgente minerale, è stato spiegato, non viene imbottigliata ma viene costantemente utilizzata dai cittadini.
Giovedì 27 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:11

© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/latina/maxi_discarica_di_rifiuti_tossici_ad_aprilia_in_corso_analisi_su_sorgente_d_acqua_poco_distante_i_residenti_la_usano_abitualmente-2586455.html come uccidere la propria madre: Maxi discarica di rifiuti tossici ad Aprilia: in corso analisi su sorgente d'acqua poco distante. «I residenti la usano abitualmente»

Aprilia, maxi discarica di rifiuti tossici nella cava Piattella: il ruolo di padre e figlio

Maxi discarica abusiva di rifiuti tossici, cominciano a delinearsi ruoli e responsabilità. «I servizi di osservazione, effettuati grazie al sistema di videosorveglianza, e le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno consentito di delineare, sin dalla fase iniziale delle indagini, che a gestire la discarica abusiva fosse Antonino Piattella» hanno spiegato gli investigatori del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, della Squadra Mobile di Latina e della Polizia Stradale di Latina. L'indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, ha portato all'arresto di 21 persone.

Era Antonino Piattella dunque il vero «dominus dell’intera filiera illecita», insieme al figlio, Riccardo Piattella, «gestore della cava a tutto tondo» che «oltre a ricevere gli appuntamenti per gli sversamenti dai singoli conferitori», a «manovrare personalmente escavatori e trattori stradali per provvedere allo scarico e all’interramento di enormi quantitativi di rifiuti». Collaborava con i due anche Roberta Lanari, moglie di Antonino, «che provvedeva sovente ad incassare i compensi per gli “scarichi” illeciti» spiegano ancora gli inquirenti.
Le intercettazioni hanno consentito di individuare le aziende di provenienza dei rifiuti, ubicate nelle provincie di Roma e Latina, i mezzi utilizzati nonché le persone che, a vario titolo, partecipavano al traffico illecito di rifiuti. «Ognuno con un ruolo ben determinato». Così è stato possibile «ricostruire la rete di imprenditori coinvolti in qualità di conferitori, molti dei quali operanti proprio nel settore del recupero e dello smaltimento di rifiuti che, in luogo di rivolgersi a canali di smaltimento ufficiali e leciti, si servivano del sito gestito dai Piattella».
Giovedì 27 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:56

© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/latina/aprilia_maxi_discarica_di_rifiuti_tossici_nella_cava_piattella_il_ruolo_di_padre_e_figlio-2586440.html
i peggiori crimini contro l'umanità, chi sa e non denuncia è responsabile di questo scempio. Aprilia, maxi discarica di rifiuti tossici nella cava Piattella: il ruolo di padre e figlio Maxi discarica abusiva di rifiuti tossici, cominciano a delinearsi ruoli e responsabilità. «I servizi di osservazione, effettuati grazie al sistema di videosorveglianza, e le intercettazioni telefoniche ed ambientali hanno consentito di delineare, sin dalla fase iniziale delle indagini, che a g...
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Maxi discarica abusiva di rifiuti tossici, cominciano a delinearsi ruoli e responsabilità. «I servizi di osservazione, effettuati grazie al sistema di videosorveglianza, e le...
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Rifiuti tossici ad Aprilia, il vescovo Semeraro: «Bestemmiano Dio»

«Episodi di questo genere non lodano Dio, ma lo bestemmiano». Non usa mezzi termini monsignor Marcello
Semeraro, vescovo di Albano, per esprimere il proprio «sgomento» e la propria «condanna» alla notizia della scoperta ad Aprilia di una discarica per rifiuti pericolosi. Semeraro, che con la Diocesi si occupa anche del territorio di Aprilia, dice alll'agenzia Sir, il servizio di informazione religiosa, di aver appreso «con sgomento dalle agenzie di stampa la notizia del rinvenimento di un'ampia zona del territorio di Aprilia delittuosamente trasformata in discarica per rifiuti tossici».

«Se il mio primo sentimento di vescovo è di esecrazione verso operazioni di tal fatta, l'altro sentimento è di riconoscenza e gratitudine alle Forze dell'ordine e a quanti hanno lavorato al fine di smascherare tali operazioni e così poter avviare i dovuti e necessari provvedimenti sotto i vari profili, anche penali», aggiunge. In Regione, prosegue, «abbiamo sofferto e stiamo soffrendo per gravi situazioni ecologiche: mi riferisco all'emergenza idrica, le cui cause non potrebbero essere attribuite soltanto alla siccità; penso anche agli incendi dolosi, che nei giorni appena trascorsi hanno distrutto ampie zone boschive e rovinato il territorio».
Giovedì 27 Luglio 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:39

© RIPRODUZIONE RISERVATA http://www.ilmessaggero.it/latina/rifiuti_tossici_ad_aprilia_il_vescovo_semeraro_bestemmiano_dio-2586877.html
Non solo le aziende e gli imprenditori sono da scomunicare, anche tutti gli amministratori che permettono o agevolano questo scempio, gli enti che non controllano, i cittadini che sanno e non denunciano. Rifiuti tossici ad Aprilia, il vescovo Semeraro: «Bestemmiano Dio»
«Episodi di questo genere non lodano Dio, ma lo bestemmiano». Non usa mezzi termini monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, per esprimere il proprio...
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Latina, rifiuti tossici interrati in una cava dismessa: 21 arresti. Analisi su sorgente di acqua minerale nelle vicinanze

Un'indagine della Dda di Roma ha scoperto che da marzo 2016 decine di veicoli pesanti, anche di notte, arrivavano nel territorio pontino per scaricare e interrare rifiuti pericolosi senza alcuna autorizzazione. Indagati diversi imprenditori, sequestri per milioni di euro. "Quando, grazie ai sistemi di videosorveglianza, abbiamo capito la quantità di rifiuti di ogni genere che venivano gettati nella cava - spiega invece il capo della mobile di Latina Carmine Mosca - c'era da rabbrividire" I rifiuti tossici arrivavano in provincia di Latina a bordo di decine di veicoli pesanti, anche di notte, e venivano interrati con pale meccaniche in una cava dismessa. In maniera totalmente del tutto abusiva. È quanto hanno scoperto i poliziotti del Servizio centrale operativo – sotto il comando di Alessandro Giuliano e il coordinamento della Dda romana – nel corso di mesi di accertamenti, anche con intercettazioni e sistemi di videosorveglianza.
Nell’ex cava trasformata in discarica c’era “un’attività selvaggia, proseguita a lungo nel tempo, fatta in assenza di qualsiasi forma di autorizzazione”, ha detto il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino . “Quando, grazie ai sistemi di videosorveglianza, abbiamo capito la quantità di rifiuti di ogni genere che venivano gettati nella cava – spiega invece il capo della mobile di Latina Carmine Mosca – c’era da rabbrividire. Abbiamo monitorato centinaia di episodi di sversamento illecito”.
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L’inchiesta – iniziata nel marzo 2016 – ha portato all’arresto di 21 persone accusate, a vario titolo, di far parte di un’associazione che trafficava illecitamente rifiuti pericolosi. A capo dell’organizzazione, sostengono gli investigatori, c’erano un romano di 53 anni e il figlio ventenne, mentre sono indagati numerosi imprenditori di Roma e Latina operanti nel settore di rifiuti.  Nel corso dell’operazione sono state sequestrate diverse società, abitazioni, capannoni industriali e terreni per diversi milioni di euro.
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Accertamenti e verifiche – ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino – sono in corso sulla qualità delle acque di un torrente e di una sorgente di acqua minerale che si trovano a poche centinaia di metri dalla discarica abusiva di rifiuti tossici scoperta dalla Polizia in provincia di Latina. “Il nostro consulente e gli organi amministrativi preposti – afferma il magistrato – hanno avviato degli accertamenti per verificare quali conseguenze possano essersi determinate sulla genuinità delle acque ed evitare così qualsiasi danno alla salute”.  di  | 27 luglio 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/27/latina-rifiuti-tossici-interrati-in-una-cava-dismessa-20-arresti-sequestri-milionari/3758138/

Cina, “l’airpocalypse” sta finendo. Entro il 2030 l’inquinamento potrebbe tornare ai livelli degli anni 80

Pechino si è impegnata a ridurre le emissioni su più fronti: introducendo sanzioni pesanti per chi infrange le norme ambientali e investendo massicciamente nelle rinnovabili. Lo scorso anno la Repubblica popolare è diventata il primo produttore al mondo di energia solare. Fra 15 anni oltre il 70% dei cinesi sarà da considerarsi inurbato e, di conseguenza, potrà fare uso di fonti energetiche più pulite rispetto al carbone, ancora largamente adottato nelle campagne Cieli blu di Cina. Pechino ha delle chance di risolvere il problema inquinamento in appena una o due decadi anche grazie al fenomeno dell’urbanizzazione. A rivelarlo è uno studio pubblicato mercoledì sulla rivista Science Advances e realizzato da scienziati cinesi, francesi e americani, secondo il quale entro il 2030 il gigante asiatico tornerà a respirare un’aria simile a quella respirata negli anni 80, ovvero prima che il boom economico si traducesse in tassi d’inquinamento vertiginosi. Stando al report, infatti, la seconda economia mondiale potrebbe aver raggiunto il picco di PM 2,5 (mix di particelle dannose per la salute) già alcuni anni fa con una media di circa 60 microgrammi per metro cubo di aria.
Da quando nell’inverno 2012-2013 la Repubblica popolare è stata colpita da una vera e propria “airpocalypse” – con il 70% delle 74 principali città del paese affette da livelli d’inquinamento superiori agli standard di qualità dell’aria stabiliti dal governo cinese, più permissivi di quelli europei – Pechino si è impegnata a ridurre le emissioni su più fronti: introducendo sanzioni pesanti per chi infrange le norme ambientali (nei primi sei mesi del 2017 sono state comminate multe per 90,44 milioni di dollari in 503 casi), adottando nuove tecnologie produttivemeno dispendiose in termini energetici, e investendo massicciamente nelle rinnovabili, per lo sviluppo delle quali la Cina ha stanziato 2,5 trilioni di yuan (370 miliardi di dollari) da qui al 2020 – lo scorso anno la Repubblica popolare è diventata il primo produttore al mondo di energia solare.
Ebbene, secondo lo studio, a tutto questo si aggiunge un fattore meno “mirato” ma ugualmente determinante nella lotta contro lo smog: l’urbanizzazione. Dando per buone le proiezioni del governo, nel 2030 la maggior parte della popolazione cinese sarà ormai concentrata nelle città. Per quel tempo, oltre il 70% dei cinesi sarà da considerarsi inurbato – rispetto all’attuale 60% – e, di conseguenza, potrà fare uso di fonti energetiche più pulite rispetto al carbone, ancora largamente adottato nelle campagne per cucinare e riscaldare le abitazioni. Calcolando l’impatto dei miglioramenti ambientali legati all’urbanizzazione, gli esperti ritengono sarà possibile evitare circa un milione di morti premature.
D’altronde, la Cina di oggi sembra seguire lo stesso percorso dell’Europa di ieri. Come spiega al South China Morning Post Wang Jingfu, professore di chimica presso la Tsinghua University, è possibile scorgere evidenti analogie con la Germania del dopoguerra. Il degrado ambientale causato dal rilancio dell’economia tedesca al termine del secondo conflitto mondiale è stato prontamente sanato tra gli anni ’70 e ’90 grazie a un efficiente piano governativo. Non ci sono motivi per dubitare che il gigante asiatico riuscirà a fare lo stesso. “È possibile tagliare l’inquinamento, pur mantenendo la crescita economica, servendosi dell’uso di nuove tecnologie”, pronostica l’esperto. Questo tuttavia non vuol dire che il problema smog verrà completamente debellato, soprattutto nelle grandi città come Pechino e Shanghai, dove la densità abitativa renderà più complicato ridurre i fattori inquinanti.
Proprio giovedì il ministero della Protezione Ambientale ha rivelato che nella prima metà del 2017 ci sono stati meno giorni di aria pulita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nonostante iblocchi del traffico e gli interventi contro l’impiego di combustibili fossili, il numero delle giornate di aria, buona o eccellete, nelle 338 città monitorate dal dicastero è sceso del 2,6%. Nella capitale il calo è stato addirittura del 7,1%. Lo scorso mese Pechino ha nominato un nuovo ministro dell’Ambiente nel tentativo di massimizzare gli sforzi. Il vicesegretario del partito dello Hebei, Li Ganjie, è andato a sostituire Chen Jining, promosso a sindaco pro tempore di Pechino. Un segno delle difficoltà incontrate sul campo quanto delle buone intenzioni del governo cinese.
Da quando Trump ha annunciato il ritiro degli Usa dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, la seconda economia mondiale, spalleggiata da India ed Europa, si è candidata ad alfiere dell’ecological correct. Un ruolo quanto mai gravoso considerato che nel 2007 il gigante asiatico ha superato gli Usa, diventando il primo emettitore al mondo di CO2.
China Files per il Fatto  di  | 27 luglio 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/27/cina-lairpocolypse-sta-finendo-entro-il-2030-linquinamento-potrebbe-tornare-ai-livelli-degli-anni-80/3747074/

Roma, cresce la differenziata per le utenze non domestiche. Ma in totale la raccolta non supera il 45%

Secondo i dati forniti da Ama, attualmente la Capitale si trova a raggiungere quota 44,2%, “appena” l’1,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2016, quando l’asticella si era fermata al 42,6%. Un dato su cui pesa fortemente l’importante campagna messa a punto dall’amministrazione capitolina a servizio di negozi, uffici e ristoranti Forte impennata per le utenze di negozi, uffici e ristoranti, ma diverse difficoltà nel servizio in generale. È ancora inferiore al 2% annuo l’incremento della raccolta indifferenziata a Roma. Secondo i dati forniti da Ama, attualmente la Capitale si trova a raggiungere quota 44,2%, “appena” l’1,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2016, quando l’asticella si era fermata al 42,6%. Un dato su cui pesa fortemente l’importante campagna messa a punto dall’amministrazione capitolina a servizio delle utenze non domestiche. Da quanto comunicato dall’assessore all’Ambiente, Pinuccia Montanari, queste stanno conferendo regolarmente il 16,5% rispetto al giugno 2016 e addirittura il 14,2% rispetto al dicembre 2016; per quanto riguarda soltanto la carta e il cartone, i dati sono rispettivamente il 19,2% rispetto a 12 mesi fa e il 24,4% in confronto al dato relativo alla fine dello scorso anno. “Seguendo questo modello – ha spiegato Montanari – stiamo riorganizzando la raccolta differenziata su tutta la città, così Roma potrà arrivare all’obiettivo prefissato del 70% al 2021”.
IL RALLENTAMENTO DOPO MARINOPer la verità, l’obiettivo fissato dal “piano per la gestione dei materiali post-consumo” al momento è ancora molto lontano. Stando allo storico, il periodo di crescita record della raccolta è individuabile fra il 2013 e il 2014 – dunque a cavallo tra i mandati di Gianni Alemanno e Ignazio Marino, quando nel complesso la raccolta differenziata crebbe dell’11.8% (dal 25.7 al 27.3), per poi rallentare sensibilmente: dall’inizio del 2016 a oggi, infatti, la crescita è stata solo del 3% (dal 41.2 al 44.2). Soprattutto, bisognerà essere in grado di migliorare il servizio già esistente in tutti municipi di Roma, dato che ad oggi, come spiega Ama, “tutti i romani sono serviti dalla modalità di raccolta a 5 frazioni”, ma di questi “951mila cittadini usufruiscono del porta a porta”.
IL SOCCORSO DELLA REGIONE
In questo senso, una mano a Virginia Raggi potrebbe arrivare dalla Regione Lazio. Il governatore Nicola Zingaretti e il suo assessore all’Ambiente, Mauro Buschini, infatti, hanno presentato due bandi da 35,9 milioni e 21,7 milioni destinati ai Comuni per la realizzazione rispettivamente di impianti di compostaggio dell’umido e isole ecologiche, con l’obiettivo di “portare la raccolta differenziata sul territorio regionale oltre il 50% entro il 2019”. Per quanto riguarda il Campidoglio, questi fondi andranno a finanziare circa un terzo degli impianti che verranno realizzati sul territorio capitolino. Inoltre, secondo quanto annunciato da Zingaretti “entro settembre arriveranno anche soldi per ristrutturare i tmb”. Fondi di cui la Capitale ha fortemente bisogno per rimettere a regime – qualora ce ne sia la volontà politica – gli impianti di Rocca Cencia e, eventualmente, di Salariodi  | 27 luglio 2017  http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/27/roma-cresce-la-differenziata-per-le-utenze-non-domestiche-ma-in-totale-la-raccolta-non-supera-il-45/3759648/