sabato 24 giugno 2017

Guasti alle condotte, pesante crisi idrica nell'Avellinese Autobotti per i rifornimenti di acqua a carceri ed ospedali

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2017/06/21/guasti-alle-condotte-pesante-crisi-idrica-nellavellinese_984aa855-c5c4-4801-ba30-446da8f49599.html

Acqua, in Italia tariffe più basse d'Europa Secondo uno studio su dati dell'International Statistics For Water Services

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2017/06/21/acqua-in-italia-tariffe-piu-basse-deuropa-_ccd8433d-25a3-45f2-87d7-1e3c9db2598c.html

Siccità, volume piogge mancate a primavera pari al lago di Como 'Mancano all'appello 20 miliardi di metri cubi di acqua. In 6 mesi precipitazioni -33%

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2017/06/20/siccita-piogge-mancate-a-primavera-pari-al-lago-di-como-_5d24de8f-09e4-47bc-9765-904e1573a1b4.html

Cina pensa a multe fino a 260mila euro per chi inquina Al vaglio una legge per tutelare i terreni agricoli

http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/inquinamento/2017/06/23/cina-pensa-a-multe-fino-a-260mila-euro-per-chi-inquina_c1c5b857-79f7-4233-ac14-777b0af04442.html

Interventi Per L'emergenza Siccità, Approvata In Consiglio Comunale Una Delibera D'intenti Pontinia - Il Documento Non È Stato Sottoscritto Dalla Coldiretti E Dalla Cia, Ecco Le Proposte Avanzate

Un tempo la priorità era eliminare l'acqua. Oggi la situazione paradossale è che nei territori di bonifica c'è carenza di quella risorsa. Le coltivazioni (e con esse anche il comparto zootecnico) rischiano di subire danni incalcolabili, mettendo in ginocchio aziende e famiglie. L'obiettivo è salvare il salvabile, ma occorre pensare anche a interventi di programmazione per cercare di evitare di rincorrere continuamente le emergenze. Di questo si è parlato nel corso del Consiglio comunale aperto che si è tenuto a Pontinia giovedì sera e al quale hanno preso parte rappresentanti di Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori (Cia), Confagricoltura e chiaramente del Consorzio di Bonifica. Grandi assenti invece la Regione e la Provincia. Alla fine dell'assise, voluta dall'amministrazione del sindaco Carlo Medici e in particolare dal consigliere delegato all'Agricoltura Boschetto, è stata approvata una delibera che è una sorta di manifesto d'intenti, ma che non è stata condivisa da Coldiretti e Cia. 
Il direttore generale del Consorzio Corbo ha sottolineato come dal mese di marzo le autorità fossero state informate della possibile emergenza, che era stata ipotizzata sulla scorta delle misurazioni effettuate dai tecnici. Una ventina di giorni fa la situazione è precipitata e ora, con il probabile aumento delle temperature e la carenza di precipitazioni, si rischia che il quadro generale vada ad aggravarsi. Il Consorzio – ha ribadito il direttore – ha effettuato una serie di interventi per distribuire in modo uniforme quel poco di risorsa idrica che c'è. Le associazioni di categoria si sono fatte chiaramente portavoce delle istanze dei produttori che potrebbero vedere distrutto il proprio raccolto e con esso gli sforzi economici dell'ultimo anno. Ma il problema non è solo dei produttori, come sottolineato dal consigliere Torelli. Attorno all'agricoltura ruota un mondo: c'è il settore zootecnico e caseario, il settore dei trasporti, quello terziario. Un'intera economia rischia di subire un danno incalcolabile. E questo potrebbe creare anche problemi sociali. 
Per ora la priorità è risolvere l'emergenza. Tante le ipotesi avanzate, che dovranno poi fare i conti con la fattibilità tecnica. Resta però un'altra questione tutt'altro che marginale: cercare di prevenire il fenomeno. Nel corso degli interventi in Consiglio comunale, si è sottolineata l'esigenza di evitare di disperdere le acque dolci che si possono accumulare in inverno facendole defluire nei corsi d'acqua e quindi in mare. Attraverso sistemi di accumulo potrebbero essere utilizzate nei periodi di siccità. È stata altresì ribadita la necessità di esortare la Regione a intervenire in modo deciso e anche a livello economico e infrastrutturale, anche se giovedì - dicevamo - della Pisana (ma anche della Provincia) non c'era alcun rappresentante. Un dettaglio che non è passato inosservato e che è stato sottolineato più volte nel corso dell'assise. 
Alla fine si è arrivati alla delibera, che però Coldiretti e Cia non hanno condiviso. L'impegno è racchiuso in tre punti. Il primo prevede la modifica del regio decreto del 1933 con conseguente possibilità di escavazione pozzi per integrare il sistema d'irrigazione. Il secondo prevede la possibilità di agevolare il finanziamento e l'apertura di linee di credito in favore del Consorzio di Bonifica per potenziare il sistema di pompaggio dei bacini a quote inferiori per equalizzare il livello di acqua disponibile per l'irrigazione. Il terzo punto, quello forse su cui – disponibilità finanziaria permettendo – si può intervenire con relativa rapidità, ovvero la necessità di ristrutturare le reti irrigue, visto che in alcuni punti si registrano picchi di perdite di risorsa fino al 70 per cento. Queste reti ad oggi richiedono circa 900 interventi l'anno, con costi ingenti che però non riducono lo spreco d'acqua. Ora le intenzioni dovranno essere tradotte in fatti per contrastare un'emergenza che pare aggravarsi giorno dopo giorno. http://www.latinaoggi.eu/news/attualita/53004/interventi-per-lemergenza-siccita_-approvata-in-consiglio-comunale-una-delibera-dintenti

Federico Domenichelli

Diffida Alla Rida Ambiente, Il Tar Non Accoglie Il Ricorso Contro Regione E Provincia Aprilia - La Società Aveva Chiesto La Sospensiva Dei Provvedimenti Emessi Dai Due Enti Dopo La Chiusura Dei Cancelli

"Non sussistono allo stato le condizioni di legge per sospendere gli atti e i provvedimenti impugnati". Così il Tar del Lazio ha respinto la richiesta di misura cautelare urgente presentata dall'amministratore unico della Rida Ambiente Fabio Altissimi per la sospensiva della diffida della Regione Lazio e dell'ordinanza di riapertura del sito emessa dal presidente della Provincia di Latina.Nei giorni scorsi, lo ricordiamo, Rida Ambiente aveva chiuso i cancelli della propria struttura bloccando di fatto il conferimento degli oltre 50 comuni della provincia pontina e di parte di quella romana che proprio nell'impianto di trattamento di Aprilia consegnano i propri rifiuti. Il Tar ha fissato per la trattazione collegiale la camera di consiglio dell'11 luglio prossimo.http://www.latinaoggi.eu/news/attualita/52943/diffida-alla-rida-ambiente_-il-tar-non-accoglie-il-ricorso-contro-regione-e-provincia

Latina - Zuliani (Pd) attacca Lessio: "Perdere i finanziamenti non è una maledizione, è incapacità"Fondi per la differenziata, il Comune deve restituire 600 mila euro per non averli usati

Il Comune di Latina deve restituire 600 mila euro per non aver impiegato le risorse stanziate dalla Provincia. Sembra assurdo ma è così. A denunciare il tutto pensa la consigliera del Pd Nicoletta Zuliani che fa rimarcare il fatto che con quei soldi si potevano fare molte iniziative per incentivare la differenziata e alleggerire così il costo del Pef dei rifiuti e quindi delle bollette Tari per i cittadini.
"Siamo alle solite – afferma indignata la consigliera del Partito democratico Nicoletta Zuliani - Sembra una maledizione. Altri soldi da restituire perché il Comune non è stato capace di utilizzarli. Questa volta però è per responsabilità dell'Amministrazione Coletta.
Sull'albo pretorio è apparsa una determina, la 2886/2017 per la restituzione di somme non utilizzate. La somma è ingente: circa 300mila euro (per l'esattezza 199.515 euro per spese in conto corrente e 89.678 per spese in conto capitale) messi a bando nel 2011-2012 dalla provincia destinati alla riduzione, recupero e raccolta differenziata dei rifiuti urbani. Avete capito bene: dobbiamo ridare 300mila euro perché non li abbiamo utilizzati come da progetto per la raccolta differenziata.
A dir la verità la posta era praticamente il doppio – spiega ancora Nicoletta Zuliani -Funziona così: il finanziamento è di circa 600mila euro, il 50% viene erogato subito ed entra nella cassa del comune, il secondo 50% viene erogato con la rendicontazione della spesa. Ebbene, abbiamo perso sia l'uno che l'altro .Possibile che in quest'anno di Amministrazione l'Assessore all'Ambiente Roberto Lessio abbia snobbato questa somma che ora dobbiamo rimandare indietro? Perché non si è attivato per utilizzare quelle risorse? Ma la notizia (funesta) non finisce qui. Nel periodo commissariale il Comune di Latina ha risposto ad un ulteriore bando sempre per lo stesso obiettivo, ma stavolta la somma è molto più alta: circa 1 milione di euro. Che fine farà questo finanziamento è tutto ancora da capire. E non sono noccioline – conclude Zuliani - i servizi e i beni che avremmo pagato con quei 600mila euro dovranno essere pagati dai cittadini nelle bollette dei rifiuti. Invece di alleggerire il PEF e di conseguenza le bollette, perdendo questo finanziamento le andiamo ad appesantire. Non credo che l'Assessore Lessio abbia messo questo risultato nella sua relazione annuale". http://www.latinaoggi.eu/news/politica/53007/fondi-per-la-differenziata_-il-comune-deve-restituire-600-mila-euro-per-non-averli-usati

 La Redazione

Siccità, il sindaco di Ventotene ordina il "no" al dissalatore. Acqualatina accusa

L'acqua scarseggia in tutta Italia, la provincia di Latina è in ginocchio ma il sindaco di Ventotene blocca i lavori per il dissalatore nel giorno dell'arrivo sull'isola. Lo rende noto la società che gestisce il servizio idrico integrato, Acqualatina, e l'amministratore delegato Raimondo Besson parla di  «fatto gravissimo, intraprenderemo tutte le azioni legali possibili, ma è inconcepibile che mentre tutto il paese vive un'emergenza idrica drammatica e senza precedenti si voglia impedire di rendere Ventotene autosufficiente sotto il profilo idrico».

Oggi  è stato trasportato sull'isola   l'impianto di dissalazione, come da piano di lavoro.  L'attivazione   era prevista nei prossimi giorni rendendo autonoma nella fornitura idrica l'isola di Ventotene che avrebbe così smesso di essere rifornita tramite navi cisterna. «All'arrivo dell'impianto, alla squadra di Acqualatina è stata notificata un'ordinanza sindacale, emessa oggi, che blocca i lavori con decorrenza immediata». L'ha firmata il neo sindaco, Gerardo Santomauro, eletto meno di due settimane fa sostenendo che «allo stato sussiste l'interesse pubblico e dell'amministrazione a chiarire le criticità ambientali» e soprattuto che l'impianto "mobile" non sarebbe mai stato approvato.

Il servizio idrico alle isole pontine è regolato da un Protocollo d'intesa sottoscritto da Regione Lazio, Comuni di Ponza e Ventotene, ATO4 e Acqualatina a ottobre 2015 «che sancisce gli impegni per tutte le parti in causa nell'ottica di sostituire il trasporto d'acqua con le navi con un sistema idrico autonomo».

Acqualatina aveva portato un impianto provvisorio, noto come "Skid" e adesso verificherà «se non si siano già determinate le condizioni per considerare inapplicabile quanto previsto dal Protocollo, e restituire al Comune di Ventotene e alla Regione Lazio la responsabilità e gli oneri dell'approvvigionamento dell'acqua con le navi, anche a tutela dell'insieme degli utenti di ATO4».

 In tutto il territorio pontino c'è allarme per l'acqua che scarseggia, a Ventotene evidentemente è un problema non sentito.
Sabato 24 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 21:00

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http://www.ilmessaggero.it/latina/siccita_il_sindaco_di_ventotene_ordina_il_no_al_dissalatore_acqualatina_accusa-2523751.html

a proposito della propaganda di Federlazio per le emissioni novice del biogas Per l' ISDE il rifiuto può essere una risorsa per l'ambiente solo se gestito in modo adeguato con una raccolta differenziata spinta e con il riuso e il riciclo e non costruendo “mostri inquinanti”.

In seguito al Convegno che è stato organizzato dalla Federlazio il 20 giugno 2017 dal titolo: “da rifiuto a risorsa per l'ambiente” fa sentire il suo parere l'ISDE di Latina.
L'ISDE di Latina è contraria alla costruzione di nuovi impianti a Biogas, alimentati da rifiuti e sottoprodotti, nella provincia di Latina e in particolare nelle vicinanze dell'Oasi di Ninfa, tra Sermoneta, Cisterna di Latina e Latina Scalo, sito in cui la Regione Lazio ha dato parere favorevole sull'impatto ambientale per la costruzione di un impianto a biogas e al confine tra Latina, Aprilia e Nettuno, in località Le Ferriere, altro sito popolato e dedito all'agricoltura e al rispetto ambientale. Per l' ISDE il rifiuto può essere una risorsa per l'ambiente solo se gestito in modo adeguato con una raccolta differenziata spinta e con il riuso e il riciclo e non costruendo “mostri inquinanti”.

L'Isde Latina ribadisce questa sua posizione, che è quella dell'ISDE Nazionale , non come critica sterile, rilasciando solo comunicati stampa di contrarietà agli impianti, ma realizzando un convegno il 4 febbraio 2017 in cui sono stati invitati illustri relatori esperti sul tema centrali a biogas e a biomasse e tutti coloro che erano interessati, proprio per avere la più ampia trasparenza e il più largo contraddittorio. “Chi ha partecipato al convegno conosce perfettamente la nostra posizione e la nostra contrarietà; chi ha partecipato al convegno sa che un contraddittorio c'è stato e pure molto acceso.
Contradditorio a cui noi non ci sottraiamo, in quanto la nostra è l'esperienza di illustri studiosi della problematica, che hanno maturato conoscenze in tutta Italia su tale criticità e ci basiamo anche sulle verifiche effettuate dal Gestore Servizi Energetici, che hanno evidenziato come in Italia il 64% degli impianti a biogas e a biomasse risulta irregolare (Commissione Parlamentare d'inchiesta sugli illeciti inerenti i rifiuti del dicembre 2015)”.
Inoltre l'ISDE di Latina, per il principio di precauzione (Carta di Padova del 2008) vuole salvaguardare l'ambiente per tutelare la salute dei cittadini (art.5 del Codice di Deontologia Medica), dando allarme alle Istituzioni (Comuni, Provincia e Regione) che devono controllare attentamente gli impianti esistenti e fare in modo che non ne costruiscano altri.
La circostanza della nostra assenza al Convegno, di cui ci siamo scusati, è da attribuire solamente ad un fatto contingente di impossibilità ad intervenire.
Per cui l'ISDE di Latina, come suo principio statutario, esorta le Istituzioni, Regione Lazio, Provincia di Latina e Comuni di Latina, di Aprilia, di Sermoneta, Norma e Cisterna di Latina, che sono posizionati nelle aree a rischio, a fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per bloccare la costruzione di tali Centrali.
Le soluzioni alternative a questi “mostri inquinanti” ci sono e vanno ricercate in una rigorosa e corretta gestione dei rifiuti che, se realizzata attraverso la raccolta differenziata “porta a porta” e con una reale politica del riuso, del riciclo e della riduzione dei rifiuti, non ha alcun bisogno della realizzazione di impianti di biodigestione; in particolare, per smaltire le biomasse agricole, i rifiuti dei frantoi e quant'altro di vegetali di scarto, si deve promuovere il compostaggio aerobico domiciliare, di quartiere e industriale, specie in territori prettamente agricoli. Il compostaggio aerobico demolisce la sostanza organica quali residui di potatura, scarti di cucina, rifiuti del giardinaggio, in modo naturale e non produce gas combustibili. Tale sostanza organica produce un fertilizzante ottimo per l'impiego in agricoltura, al contrario l'anaerobico, agisce a caldo con produzione di metano, altri gas e di percolato liquido inquinante.
In definitiva per la produzione di energia pulita basta incrementare le fonti veramente rinnovabili (solare, eolico, moto marino ecc.). Le alternative al trattamento dell'umido, stallatico ed organico sono i biotunnel (per le esigenze delle grandi città o dei grandi allevamenti) oppure le compostiere di quartiere(due compostiere aerobiche Neter ogni 15.000 abitanti circa) e le semplici compostiere da giardino ad uso domestico.
Noi come Isde Latina desideriamo solo che, oltre alle centrali, purtroppo già esistenti, non ne vengano costruite altre nella nostra provincia soprattutto vicino a Paesi sempre attenti al rispetto ambientale e alla salute dei cittadini.

Dott. Pasquale MILO
Presidente dell'ISDE di Latina
339 2918827




Latina 24 giugno 2017

Greenpeace Ci siamo! La Rainbow Warrior è arrivata in Italia!

News - 23 giugno, 2017
Più plastica, meno Mediterraneo: questo tour è dedicato a salvare il mare
È fatta: parte ufficialmente oggi da Genova la tappa italiana del tour della nostra Rainbow Warrior nell'Europa del Sud, per raccogliere dati e testimonianze dirette sull'inquinamento da plastica che affligge i nostri mari.
È un tour di ricerca organizzato con la collaborazione scientifica dell'Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova, la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e l'Università Politecnica delle Marche.

Il mare purtroppo soffoca per colpa della plastica e il Mediterraneo non fa eccezione: come dimostra il nostro report "Un Mediterraneo pieno di plastica", i materiali di plastica rappresentano tra il 60 e l'80% dei rifiuti marini. Rifiuti o frammenti di plastica sono stati trovati anche nei fondali abissali tra 900 e 3 mila metri di profondità, nelle specie commerciali come tonno e pesce spada e in aree ecologicamente importanti e protette.
Riciclare non basta, dobbiamo risolvere il problema alla fonte. l'Europa ha una grande responsabilità in quanto è il secondo produttore al mondo di plastica, utilizzata per lo più per la produzione di imballaggi usa e getta!

Chiediamo al Ministro Galletti di garantire la graduale eliminazione della plastica usa e getta, compresi gli imballaggi.
L'attuale revisione delle Direttive Ue sui rifiuti offre all'Italia e ai Paesi membri l'occasione di fare davvero un passo avanti contro l'inquinamento marino dovuto alla plastica. La plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell'iceberg. Il mare soffoca, il momento di agire è ora.

La nave resterà a Genova a disposizione di chi vorrà visitarla, gratuitamente, fino a sabato 24. Tanti gli eventi e le attività di informazione organizzati per i cittadini che visiteranno la Rainbow Warrior.
Il tour italiano proseguirà poi in Campania. La nave sarà a Pozzuoli, ancorata al Molo Caligoliano del porto commerciale, e sarà visitabile il 30 giugno, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, e il primo luglio, dalle 10 alle 16. http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/Ci-siamo-La-Rainbow-Warrior-e-arrivata-in-Italia/

Greenpeace Un Mediterraneo pieno di plastica

Pubblicazione - 23 giugno, 2017
I materiali di plastica rappresentano tra il 60 e l’80 per cento dei rifiuti marini. Rifiuti o frammenti di plastica sono stati trovati anche nei fondali abissali tra 900 e 3 mila metri di profondità, nelle specie commerciali come tonno e pesce spada e in aree ecologicamente importanti e protette. 
Riciclare non basta, dobbiamo risolvere il problema alla fonte. E L’Europa ha una grande responsabilità in quanto è il secondo produttore al mondo di plastica, utilizzata per lo più per la produzione di imballaggi monouso.
L’attuale revisione delle Direttive Ue sui rifiuti offre all’Italia e ai Paesi membri l’occasione di fare davvero un passo avanti contro l’inquinamento marino dovuto alla plastica. Come testimoniato da report “Un Mediterraneo di plastica”, la plastica è ovunque e quella visibile ad occhio nudo rappresenta solo la punta dell’iceberg.
Leggi il report “Un Mediterraneo pieno di plastica”  http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/Un-Mediterraneo-di-plastica/
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WWF Siccità, sprechi e cambiamenti climatici mettono in ginocchio l'Italia

Notizie pubblicate su 23 June 2017

L’agricoltura è il settore più assetato


Secondo i dati disponibili più recenti in Italia, abbiamo una quantità di risorse idriche rinnovabili corrispondenti a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzati sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d’acqua disponibili nel nostro paese: un dato ben superiore alla soglia del 20% indicata dall’obiettivo europeo (Europa efficiente nell’impiego delle risorse) e per questo, l’Italia è indicata dall’OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneità rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno.
La situazione è poi aggravata dei cambiamenti climatici e dell’aumento delle temperature, che incidono sulla distribuzione e forma delle precipitazioni, sulla fusione delle riserve idriche come i ghiacciai, sull’evapotraspirazione, accelerando fenomeni come quello che sta subendo il nostro territorio.
Oggi l’estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq). Secondo i dati ISTAT sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell’acqua potabile è in aumento (+6,6% rispetto all’inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri).  
Come indicato dal rapporto WWF “L’impronta idrica dell’Italia”il calcolo dell’’impronta idrica totale della produzione in Italia ammonta a circa 70 miliardi di metri cubi di acqua l’anno. Ciò equivale a 3.353 litri pro capite al giorno. L’agricoltura è il settore economico più assetato d’Italia - così come in altri paesi del Mediterraneo - a differenza della maggior parte dei paesi europei e nordamericani, in cui i settori industriali ed economici sono quelli dominanti sotto il profilo dell’utilizzo idrico - ed è dovuto principalmente alle produzioni agricole (85%), che comprendono l’uso di acqua per la produzione di colture destinate all’alimentazione umana e al mangime per il bestiame (75%), per pascolo e allevamento (10%). Il restante 15% dell’impronta idrica della produzione è suddiviso tra produzione industriale (8%) e uso domestico (7%).
Per quanto riguarda l’impronta idrica totale dei consumi in Italia (l’acqua utilizzata per produrre beni e servizi) ammonta a 132 miliardi di metri cubi di acqua l’anno (6.309 litri pro capite al giorno). Il consumo di cibo (che include sia prodotti agricoli sia di origine animale) contribuisce all’89% dell’impronta idrica totale giornaliera degli italiani.
L’italia (con i suoi 62 miliardi di metri cubi annui) si classifica come terzo importatore netto di acqua virtuale al mondo dopo Giappone e Messico, e con la sua impronta idrica di 1.836 metri cubi pro capite annui, più alta della media mondiale (che è di 1.385 metri cubi pro capite annui) si colloca, in graduatoria, dopo Stati Uniti, Canada e Australia. http://www.wwf.it/news/notizie/?31640/Siccita-sprechi-cambiamenti-climatici-Italia

WWF Santuario Pelagos, appuntamento a Capalbio il 28 giugno

Notizie pubblicate su 23 June 2017
 
Mercoledì 28 Giugno alle ore 11,00 presso la foce del Fosso Chiarone (Stabilimento La Dogana) si svolgerà la cerimonia per il Posizionamento della bandiera del Santuario Pelagos e dei pannelli didattici e identificativi del Chiarone come limite meridionale del Santuario Pelagos per la protezione dei mammiferi marini nel Mediterraneo. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Capalbio con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Segretariato Permanente del Santuario Pelagos in collaborazione con WWF Italia e Terre di Sacra.

Interverranno:
  • Luigi Bellumori, Sindaco di Capalbio (Gr)
  • Paolo Galoppini, Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare
  • Olga Ciaramella, Consiglio della Provincia di Grosseto
  • Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF Italia
  • Piergiorgio Santi, Direttore Terre di Sacra http://www.wwf.it/news/notizie/?31620/Santuario-Pelagos-appuntamento-28-giugno

WWF Calore e siccità, Italia a secco

Notizie pubblicate su 22 June 2017
Il cambiamento climatico sta provocando e provocherà ondate di calore che rischiano di divenire la norma e che comunque saranno più intense, più frequenti e prolungate: lo sottolinea il WWF Italia (che con uno specifico appello del suo comitato scientifico per il G7 Ambiente tenutosi a Bologna,  aveva già con forza sottolineato il punto), sulla base anche dei rapporti dell’IPCC (Panel scientifico dell’ONU) e delle altre autorevoli istituzioni scientifiche, inclusa l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e degli scenari per l’Italia realizzati dal Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC).
Il Deutscher Wetterdienst (DWD), che agisce anche come Centro regionale per l’Europa del WMO, ha lanciato un allerta valido almeno sino al 25 luglio, prevedendo un periodo di temperature significativamente al di sopra della norma e ondate di calore per tutto il Mediterraneo Occidentale (dal Portogallo ai Balcani Occidentali), a rischio, quindi, anche  l’Italia. Un’ondata di calore è in corso anche negli USA, in particolare in Nevada, Arizona, parte della California e Las Vegas. Le temperature negli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto i 50°C il 17 maggio, in nella regione del Kuzestan in Iran la stessa temperatura si è registrata il 17 giugno, mentre a Turbat, in Pakistan, si sono toccati i 54°C.
 
Ma al di là della portata attuale del fenomeno, sono i periodi di prolungata siccità, come quello di cui c’era contezza da almeno sei mesi in Nord Italia, che devono destare preoccupazione. Mentre la comunità globale e ogni singolo Paese hanno il dovere di intervenire per ridurre drasticamente e per sempre le emissioni di gas climalteranti, a cominciare della CO2, in modo da limitare il riscaldamento globale a 1,5°C ed evitare il cambiamento climatico più disastroso, occorre provvedere immediatamente a misure, cosiddette di adattamento, che non solo assicurino una gestione oculata delle risorse idriche, ma affrontino l’esponenziale rischio di siccità con un’equa ripartizione delle risorse idriche che eviti i possibili conflitti che già serpeggiano. Le guerre per l’acqua non riguardano solo paesi lontani, ma mettono a rischio la vita e la coesione sociale di tutte le comunità. Il rischio è costituito dal conflitto tra i bisogni vitali e sanitari della popolazione e quelli dei settori economici, dall’agricoltura all’industria, alla stessa produzione energetica termoelettrica, che usa moltissima acqua (le centrali a carbone più di tutte, oltre 4 mila litri per Megawattora). La produzione di energia idroelettrica sarà, ovviamente, fortemente limitata e il WWF richiama contestualmente anche a un’oculata gestione dei bacini idrografici per la tutela degli ecosistemi fluviali, avviando urgentemente una diffusa azione di riqualificazione per il ripristino dei loro servizi ecosistemici, fortemente compromessi dal consumo di suolo e dall’artificializzazione della rete idrica superficiale (canalizzazione degli alvei, ploriferazione di sbarramenti, traverse e invasi artificiali…)
Il caso del Lago di Bracciano, dove i Sindaci denunciano una situazione grave dell’ecosistema lacustre e, nel contempo, principale serbatoio di acqua per gli abitanti di Roma e per le attività agricole della provincia, può diventare il simbolo di un conflitto che vedrà tutti perdenti, o un caso pilota dove intervenire per proteggere l’ecosistema, unica garanzia anche per un approvvigionamento che duri nel tempo, e per una oculata ed equa gestione della risorsa acqua per il beneficio della collettività. http://www.wwf.it/news/notizie/?31600/Siccit-Italia-a-secco

WWF Allarme per le tartarughe morte in Alto Adriatico

Notizie pubblicate su 22 June 2017
Continuano gli spiaggiamenti di tartarughe marine morte tra Chioggia e Comacchio, nell’area del Parco Regionale Delta del Po. Le cause (si attendono gli esami necroscopici) potrebbero essere legate alla pesca a strascico, e dunque al fenomeno del bycatch, la cattura accidentale di specie non bersaglio di pesca: le tartarughe marine, che, ricordiamo sono rettili marini, muoiono perché non riescono a tornare a galla per respirare.
Ogni anno si stima che in Mediterraneo circa 150mila tartarughe marine finiscano vittima degli attrezzi da pesca.
Ma c’è anche un altro problema: molte tartarughe marine sembrano essersi insediate nelle lagune costiere, dove trovano abbondanza di cibo. Qui possono incappare nelle reti fisse, arrecando danni alla pesca: purtroppo il rischio che qualcuno possa pensare di “risolvere la questione”  da sé esiste e bisogna lavorare insieme ai pescatori per trovare soluzioni condivise che favoriscano la convivenza delle loro attività con la presenza delle tartarughe.
Sono numerosi gli spiaggiamenti avvenuti negli ultimi giorni (4 in una settimana solo quelle giunte al WWF Rovigo ). Tutto ciò anche a conferma del fatto che nell’area la presenza delle tartarughe marine in estate è ormai molto consistente. Probabilmente lo si deve all’apporto di fonti di cibo nel Delta del Po, cruciale area di alimentazione per questi rettili marini in grado di percorrere in pochi giorni centinaia di chilometri in Mediterraneo, favoriti probabilmente anche dall’aumento delle temperature delle acque del Nord Adriatico a causa dai cambiamenti climatici.
Il WWF è al lavoro per trovare soluzioni: con il Progetto Life “Euroturtles”, di cui WWF Italia è partner, si sta sperimentando l’uso di speciali luci al led per permettere alle tartarughe marine di individuare in anticipo le reti e poterle così evitare. L’associazione è presente sul territorio a Venezia e Rovigo dove lavora in strette sinergia con Capitaneria di Porto, operatori balneari e volontari, garantendo un presidio efficace in caso di ritrovamenti di animali marini in difficoltà. http://www.wwf.it/news/notizie/?31580/tartarughe-morte-alto-adriatico