lunedì 24 luglio 2017

discarica Borgo Montello Latina – Delitto di don Cesare Boschin, interrogatori della Dia di #Napoli sui conti correnti del parroco

di Paolo Iannuccelli Grosse novità riguardo la morte di don Cesare Boschin, il parroco del Montello, borgo alle porte di Latina. La Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, alla quale quale è affidato il caso dopo la riapertura, starebbe interrogando alcune persone molto vicine al sacerdote, un precursore di battaglie ambientaliste.
Sarebbero spuntati, dopo accurate ricerche, due conti correnti bancari intestati al prelato sui quali sarebbero state versate somme molto consistenti, cifre da fare riflettere attentamente gli investigatori. Chi consegnò quel denaro al parroco? Chi aveva interesse a compiere quel gesto? Una cosa è certa: il sacerdote non ha speso nemmeno una lira di quei soldi, non risultano prelevamenti, non si è arricchito. Il mistero è fitto ma gli investigatori – molto attivi e competenti – stanno lavorando con estrema cura.
Era la mattina del 30 marzo 1995. Delitto senza colpevoli per ora: la pista della rapina compiuta da balordi si arenò. Ma adesso, al termine di una lunga battaglia di comitati civici e associazioni come Libera di don Luigi Ciotti, l’inchiesta sull’omicidio di don Cesare Boschin, il prete «anti-discarica» massacrato a 80 anni nella sua parrocchia, torna alla ribalta.
Il riserbo sui nuovi elementi posti all’attenzione della magistratura è alto, ma qualcosa è trapelato. Nell’ultimo periodo, il pool costituito dall’avvocato di parte lesa Stefano Maccioni ed al quale collaborano la criminologa Immacolata Giuliani, il medico legale Luigi Cipolloni e Lorenzo Zanon, il sindaco di Trebaseleghe (Padova) paese di cui era originario don Cesare, ha riesaminato le circostanze del delitto avvenuto nella chiesa di Montello e concentrato l’attenzione su tre elementi: le tracce sul nastro adesivo usato dal killer, le macchie di sangue su un asciugamano e il momento del decesso, che andrebbe spostato indietro di alcune ore.
Don Cesare aveva il corpo ricoperto da lividi, la mascella fratturata, la bocca incerottata. Morì per soffocamento. Dalla canonica furono portate via le due agende del sacerdote e non 800mila lire contenute nel portafoglio, particolare che fa prevalere altri moventi rispetto a quello ipotizzato all’inizio, della rapina conclusa tragicamente.E’ stata colpita la coerente ed incessante linea del parroco nella battaglia contro la discarica di Borgo Montello. Don Boschin aveva raccolto le confidenze di parrocchiani che riferirono di fusti interrati di notte e di alcuni genitori, insospettiti dal fatto che i figli avessero un’improvvisa disponibilità di danaro al ritorno da viaggi a bordo di tir. «Speriamo di vederci domani», diceva il prete a chi passava a salutarlo. Aveva paura. E’ stato facile profeta.https://seicolonne.com/2017/07/23/latina-delitto-di-don-cesare-boschin-interrogatori-della-dia-di-napoli-sui-conti-correnti-del-parroco/

crisi idrica diritto di utilizzare e derivare acque sotterranee. Utenza: Centro Rottami S.r.l

L.R. 30/2000 - R.D. 1775/33. Atto ricognitivo di riconoscimento del diritto di utilizzare e derivare acque sotterranee. Utenza: Centro Rottami S.r.l. con insediamento in Cisterna di Latina.  Atto ricognitivo Centro Rottami Srl.pdf

provincia di Latina crisi idrica concessione di acqua pubblica mediante derivazione da pozzo. Ditta Artigiana e Impianti Montello

R.D. 1775/33. Rilascio concessione di acqua pubblica mediante derivazione da pozzo. Ditta Artigiana e Impianti Montello Snc con insediamento in Latina. Fasc. 4566. Concessione derivazione acqua pubblica Artigiana e Impianti Montello Snc.pdf

Vesuvio: i fumi dei roghi erano tossici Incendi per bruciare rifiuti illegali Incendiato materiale tossico, perfino amianto. Ritrovati resti di materiale industriale

di Fabio Postiglione
A terra ci sono ancora orme di scarponi. Decine, forse centinaia di passi lungo un sentiero di terra vulcanica al quale si arriva da via Zabatta, una provinciale lunghissima che da Ottaviano porta fino a Boscotrecase e da lì alla Panoramica, nel cuore del parco nazionale del Vesuvio. Nelle ragnatele di strade laterali, quando cala la notte è buio pesto: le vie non hanno luce e non sono asfaltate, eppure ci sono segni delle ruote di auto che vanno e vengono. Percorrendo quelle strade a piedi, dopo meno di dieci minuti, si arriva alle pinete sterminate di alberi di nocciole e di pini dove perdere l’orientamento è facilissimo, ma che al calar del sole diventano un luogo sicuro per abbandonare veleni. Il Vesuvio è proprio di fronte, imponente e silenzioso. A centocinquanta metri da quel punto, la puzza acre di bruciato è ancora fortissima e dà fastidio alla pelle, al naso e agli occhi. Fino a pochi giorni fa, su per quel sentiero, c’era l’inferno con fiamme altissime e fumo denso. Oggi però non c’è solo la cenere della vegetazione sparita nel nulla, ma anche rifiuti. Tonnellate, raccolti in cumuli in centinaia di zone, nel cuore della riserva protetta.
È quel che resta di ciò che ha alimentato le fiamme diventate per questo indomabili e che in meno di una settimana hanno mandato in fumo centinaia di ettari di parco naturale. Fuoco indomabile che non si spegneva neanche con migliaia di litri di acqua lanciata dall’alto. Colonne nere e dense di fumo visibili anche da Napoli, arrivate fino in Salento, Ma perché? Sono andati distrutti non solo pini e noccioleti ma tonnellate di scarti industriali di aziende tessili e di vernici che il Corriere del Mezzogiorno ha trovato e fotografato. Diossina sprigionata dalla fusione dovuta alle altissime temperature che hanno avvolto le lastre di amianto abbandonate e cumuli di pneumatici, respirata per giorni dai residenti dei paesi che avvolgono le pendici del Vesuvio. E se non bastasse c’erano agenti chimici di solventi usati per il trattamento dei prodotti in pelle. Nelle pinete del Vesuvio c’era tutto questo: la bomba ecologica è scoppiata e la prova non è data da ciò che è stato distrutto dalle fiamme e che quasi sicuramente non si ritroverà più, ma da ciò che è rimasto intatto a pochissimi metri dalla linea di fuoco. Da via Zabatta si sale per le pendici del vulcano e ci si perde nelle pinete, ma ogni sera qualcuno che conosce benissimo quelle strade solitarie e buie, ha abbandonato sacchi di tessuti, barattoli di vernice, pneumatici, televisori, bidoni, frigoriferi, tubi con lastre di amianto. E ci sono vie dove i rifiuti sono talmente vecchi che sembrano far parte del panorama: un camion e un serbatoio di una motrice che arrugginiti, da lontano, possono sembrare rocce vulcaniche.
Il sospetto è che in tanti, moltissimi, hanno avuto interesse che quelle fiamme non si fermassero e anzi, cancellassero le prove degli scarichi di rifiuti industriali sversati incessantemente per mesi e mesi. Lungo la via che costeggia il parco sono ventisei i negozi cinesi che vendono abbigliamento e proprio da una delle vie laterali, dove c’è una lunghissima discarica a cielo aperto, un uomo - cinese - apre il portellone di una station wagon di colore grigio e lancia sul terreno un sacco bianco. Sono le 12,40: senza paura perché senza rischi. Esattamente come chi ha dato alle fiamme quei cumuli di scorie nelle pinete.
© RIPRODUZIONE RISERVATA http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/17_luglio_24/vesuvio-fumi-roghi-erano-tossici-incendi-bruciare-rifiuti-illegali-844991d0-7030-11e7-a011-261cf52325a7.shtml?refresh_ce-cp

ancora incidenti stradali mortali nelle troppe strade da mettere in sicurezza. Il monito del ministro autovelox per la sicurezza non per fare cassa. Alta diagnostica rinvio del sindaco per il consiglio. La solita provincia nera lite, feriti, aggressioni, vigili seduti in auto al posto di vigilare, il calcio e la mala pontina con Pugliese che ha scelto di collaborare con la giustizia


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Debiti referendari: il Pd deve ancora 7,7 milioni ai fornitori, in Edicola sul Fatto Quotidiano del 24 luglio

Il conto
Referendum, il Pd deve ai fornitori 7.767.000 euro
I dipendenti del Nazareno preoccupati che a settembre parta la cassa integrazione. E che Renzi voglia azzerare il partito

di Wanda Marra
Ma mi faccia il piacere di Marco Travaglio
Testa di duce. “Mi hanno regalato una bellissima testa del duce in legno, la tengo sul comodino e non me ne vergogno!” (Daniela Santanchè, deputata FI, L’aria che tira, La7, 14.7). Dopo Sallusti, vale tutto. Il suo nome è Nessuno. “Vicenza Consip, Lotti interrogato ai pm: ‘Non informai nessuno’” (Il Messaggero, 15.7). Quindi informò Renzi. […]

Cold case all'italiana
Non è mai troppo tardi per trovare l’assassino
La recente condanna del killer presunto del giudice Caccia, ucciso a Torino nel giugno 1983, è solo un esempio di caso irrisolto giunto a una svolta dopo decenni

di Chiara Ingrosso
Celebrazioni
Ankara saluta l’Europa: “Ora facciamo da soli”
È un anno dal tentato golpe del 15 luglio. Il presidente Erdogan per l’Occidente è il Sultano dal pugno di ferro, ma una parte del Paese sta con lui

di Francesca Borri
Assetati
Siccità, l’allarme inascoltato e i fondi con il contagocce
L’Italia investe solo 32 euro, contro gli 80-130 del resto d’Europa. L’Onu aveva previsto tutto

di Francesco Ridolfi
COMMENTI

Solo posti in piedi
Daniele De Rossi nei secoli fedele
Nell’estate dei “tradimenti calcistici” ora sfiorati (Donnarumma, Milan/Juventus), ora portati a termine (Bonucci, Juventus/Milan), un genere tornato prepotentemente alla ribalta l’estate scorsa con le separazioni poco consensuali di Higuain (Napoli) e Pjanic (Roma), coi due giovanotti che si ritrovano di colpo innamorati persi della stessa Signora, gli stracci che volano e le scene di isteria […]

Di Paolo Ziliani
Giustamente
Tra libertà di stampa e interessi collettivi il limite è troppo vago
Nel 2010 e nel 2013 sono comparsi nelle sale cinematografiche italiane due film americani: Fair Game e Nothing But The Truth, malamente tradotti in Caccia alla spia e Una sola verità. Erano ispirati a una storia vera. Washington Post e New York Times avevano rivelato la campagna di disinformazione del governo Bush alla vigilia dell’invasione […]

Di Bruno Tinti
Il Marmidone
La Buona scuola fa rimpiangere le raccomandate vergate a mano
Nei giorni scorsi migliaia di docenti in cerca di supplenze hanno tentato, invano, di compilare online la domanda

Di Pietrangelo Buttafuoco
POLITICA

L’intervista
“Troppo scollamento, potrei anche lasciare: tanto vivo di poco”
Giuseppe Civati – “Non riusciamo a illustrare un intento distinto, autonomo”. La spietata analisi del leader di Possibile

di Antonello Caporale
L’intervista
“Almeno ridatemi indietro i soldi versati”
Giuseppe Fioroni – I malumori dem per la proposta Richetti sui vitalizi, domani in aula alla Camera

di Fabrizio d’Esposito
CRONACA

Emergenza – Lo stop potrebbe partire venerdì
A Roma turni di otto ore con i rubinetti a secco: parte la polemica sul gestore
Turni di 8 ore senza acqua ogni giorno per circa un 1,5 milioni di romani. Il piano dell’azienda Acea per fronteggiare la crisi idrica, una volta che saranno sospesi i prelievi dal lago di Bracciano per ordine dalla Regione Lazio, non è ancora pronto, ma è questa l’ipotesi che circola. Lo stop dell’acqua potrebbe concretizzarsi […]

di RQuotidiano
Difesa
F-35, cade pure la balla dei “posti di lavoro”
L’ultimo colpo – La Corte dei conti certifica: non porteranno 10mila addetti, saranno al massimo 3586

di Enrico Piovesana
ECONOMIA

Micro & Macro
L’abbaglio dei titoli dei giornali: grande rischio per i risparmiatori
In un recente articolo sui fondi è stata inserita la frase: “Hanno garantito rendimenti d’oro”. Suona bene ma è falsa

di Beppe Scienza
Sanitàko – Il caso della Lombardia
Prevenzione a rischio per il turnover
Il turnover dei medici va così a rilento che oggi rischiano perfino di saltare i programmi di prevenzione. Come quello al tumore del colon retto, il terzo più frequente tra gli uomini e il secondo tra le donne, con oltre 18.500 decessi nel 2016. Prendiamo il caso della Lombardia, dove ad aprile è stato esteso […]

di Chiara Daina
Vacanze online, e… state attenti ai prezzi civetta dei biglietti
Apparentemente convenienti e bassi non si trovano mai o lievitano alla fine dell’acquisto

di Patrizia De Rubertis
ITALIA

La legge 40
La legislazione italiana
  Fino al 2004 era possibile accedere alla fecondazione eterologa, purché il donatore fosse anonimo e la donazione di ovuli o spermatozoi non avvenisse in cambio di denaro. Nel riordino di tutta la normativa, sfociata nella legge 40, si è deciso di vietare il ricorso a questa fecondazione considerata il preludio a pratiche di eugenetica. […]

di RQuotidiano
Meglio senza lui
Single per scelta e madri felici (ma solo all’estero)
Oltre mille donne italiane negli ultimi otto anni hanno partorito in Spagna grazie alla fecondazione eterologa. In Italia, in assenza di marito o compagno, non è consentita dalla legge

di Chiara Daina
Boicottaggio
La cannabis terapeutica, legale, introvabile e costosa
Da quando il ministero della Salute a giugno 2107 ha fissato il prezzo a 9 euro al grammo, molte farmacie hanno smesso di tenerla. Per loro costa 8,4 euro più venti di spedizione

di Paolo Dimalio
MONDO

Storia&Geografia
Il mondo non è stato mai così immobile
Forse non era mai accaduto prima. Forse l’attenzione maniacale su una serie grandissima di eventi che, allo stesso tempo, la rete ci mostra tutti insieme, come mai era avvenuto, ci fa pensare che mai, in passato, l’insieme di Stati, luoghi, terre, Paesi che chiamiamo il Mondo sia stato così Immobile. Non c’è né guerra né […]

di Furio Colombo di  | 24 luglio 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/24/in-edicola-sul-fatto-quotidiano-del-24-luglio-debiti-referendari-il-pd-deve-ancora-77-milioni-ai-fornitori/3749832/

domenica 23 luglio 2017

Monsanto Papers, così il big dei pesticidi condizionava la scienza

Non ci sono solo le pressioni esercitate da Monsanto sulla Iarc, l’Agenzia internazionale sulla ricerca contro il cancro, che ha definito come “probabile cancerogeno” il glifosato (principio attivo del RoundUp, l’erbicida più usato al mondo), e testimoniate dall’inchiesta condotta da Le Monde oggi riportata dal settimanale Internazionale. Dai Monsanto Papers emergono anche i condizionamenti messi in atto dal big dei pesticidi sull’Epa, l’Autorità di protezione ambientale, competente a rilasciare negli Stati Uniti le licenze all’uso dei pesticidi.
Dalle carte del processo intentato contro la Monsanto dallo Stato della California emergono, come abbiamo testimoniato nel numero di giugno, i condizionamenti dei dipendenti dell’Epa da parte del big del biotech.
Acquista qui il numero con le analisi sulla presenza di glifosato nelle urine delle donne incinte e sui dettagli della Monsanto Papers

“Smetti di mentire”

A squarciare il velo della vicenda una lettera, ritrovata a oltre tre anni dalla morte di uno scienziato. L’ultimo capitolo nella storia degli intrecci tra glifosato, scienza e affari è dello scorso aprile e viene reso noto grazie agli atti del processo che vede opposto lo Stato della California alla Monsanto. Autore della missiva è Marion Copley, uno scienziato che lavorava da 30 anni all’Epa, l’Ente di protezione ambientale americano, il massimo organo istituzionale nordamericano nel campo dei pesticidi. Copley, famoso per aver ricevuto numerosi premi, l’aveva indirizzata al suo collega Jess Rowland, chiamato nell’ambiente “la talpa della Monsanto” per l’atteggiamento molto favorevole nei confronti della multinazionale. Nella lettera lo scienziato chiedeva di “smettere di mentire sui pericoli del RoundUp e del glifosato”. Il documento è datato marzo 2013, due anni prima che il dibattito pubblico sulla cancerogenicità del glifosato iniziasse sul serio.

“Per una volta non pensare ai soldi”

Il dottor Copley era tossicologo capo presso la Divisione di Effetti sulla salute dell’Epa e aveva lavorato a stretto contatto con Rowland. A stroncare la sua carriera e la sua vita una diagnosi di cancro terminale, che lo costringe a ritirarsi e lo porta alla morte nel gennaio 2014.
Non più di un anno dopo la Iarc, raggiunge la stessa conclusione sul diserbante Monsanto: il glifosato è potenzialmente cancerogeno.
Il dottor Copley, dunque, aveva anticipato il verdetto dell’agenzia Oms, raccogliendo non meno di 14 effetti conosciuti del glifosato, tutti plausibili per l’aumento del rischio di linfoma.
“Uno qualsiasi di questi meccanismi da solo potrebbe causare tumori, ma il glifosato li raccoglie tutti contemporaneamente”, aveva sentenziato.
Uno dei passaggi resi noti è la richiesta accorata a Jess Rowland di proteggere i consumatori invece degli interessi della Monsanto: “Per una volta nella tua vita, ascolta e non fare il gioco della collusione tra scienza e politica. Per una volta fa la cosa giusta e non prendere decisioni basate su quali saranno i tuoi guadagni”.

Scienza comprata

Le pesanti ombre sulla trasparenza e l’indipendenza dell’Epa, non sono le uniche a caratterizzare questa vicenda. Appena un mese prima, a marzo di quest’anno, era uscito il rapporto “Buying Science”(letteralmente “Scienza comprata”). Un libro bianco, compilato e reso pubblico da un pool di associazioni, tra cui Friends of the Earth, che documenta come Monsanto e altri produttori di glifosato abbiano distorto le prove sugli effetti per la salute pubblica del glifosato per mantenerlo sul mercato.
Tra il 2012 e il 2016, documenta il rapporto, le aziende hanno sponsorizzato una serie di recensionipubblicate su riviste scientifiche, che inevitabilmente concludono che l’erbicida e le sue formulazioni commerciali non sono nocive.
Questi pareri, sostenuti dall’industria, contengono secondo il report, gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’Ocse per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. E assegnano un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante questo diverse autorità di regolamentazione europee e Usa li hanno presi sul serio.Tra queste l’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Efsa e l’Epa.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo”, conclude Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.

Ricercatori o teste di legno?

Accuse di parte? Senza dubbio provengono dal fronte contrario al glifosato, promotore tra l’altro della petizione europea che chiede alla Ue di non autorizzarlo ancora. Ma si tratta di un punto di vista basato su prove concrete. Alcune delle quali fanno rumore anche Oltreoceano.
Un’inchiesta del quotidiano statunitense New York Times, rivela che la Monsanto – la multinazionale che possiede il Roundup – ha “scritto” gli studi che poi ricercatori indipendenti avrebbero firmato. Una tesi documentata attraverso le mail interne a Monsanto e gli scambi che la multinazionale ha intrattenuto con le Agenzie federali americane. Da queste sembra inequivocabile il fatto che il big dei pesticidi sia autore nascosto di alcuni studi, attribuiti in modo falso ad accademici presentati come indipendenti.
In una di queste mail William F. Heydens, responsabile di Monsanto, spiega ad alcuni colleghi come funziona il processo. L’azienda contatta uno scienziato, gli fornisce uno studio sul glifosato redatto dalla multinazionale, e gli chiede soltanto di aggiungere la sua firma. Un atteggiamento non nuovo, visto che nella stessa mail, Heydens cita casi precedenti in cui Monsanto si è comportata così. https://ilsalvagente.it/2017/07/20/monsanto-papers-cosi-il-big-dei-pesticidi-condizionava-la-scienza/24436/?utm_content=bufferba916&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Trentino, un uomo ferito da un orso. Vertice sulla sicurezza: “Rimuovere gli esemplari pericolosi”

L’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Dallapiccola ha convocato un tavolo in Provincia. La richiesta è che il governo approvi la norma di attuazione depositata da un anno per poter rimuovere i soggetti pericolosi Era nel bosco con il suo cane quando un orso lo ha attaccato. È successo il 22 luglio nel tardo pomeriggio in Trentino, nella zona dei laghi di Lamar. I vigili del fuoco hanno soccorso l’uomo, un trentino di Cadine, che è stato trasportato con un elicottero al pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara di Trento e medicato. Le sue condizioni non risultano gravi. Ferito da un morso a un braccio, l’uomo si è salvato gettandosi in un canaloneapprofittando della distrazione che il cane ha causato all’orso. Ha riportato diverse contusioni agli arti inferiori e superiori in conseguenza della caduta, ma sta bene. L’amministrazione locale ha comunque ritenuto necessario convocare un vertice sulla sicurezza.
L’assessore provinciale trentino all’Ambiente, Michele Dallapiccola, ha fatto visita all’uomo in ospedale e ha sottolineato quanto sia “urgente che il Governo si faccia carico dell’approvazione della norma di attuazione da depositata dalla Provincia da più di un anno, unica strada che può consentirci di rimuovere gli esemplari pericolosi“.
“Le nostre squadre forestali – ha spiegato – stanno intensificando il monitoraggio della zona teatro dell’incidente. Lo scopo immediato è mettere in sicurezza tutta l’area e raccogliere campioni biologici che ci permettano di identificare il soggetto al fine di decidere sui provvedimenti da adottare”. È stato proprio l’assessore a convocare il vertice in Provincia con il Servizio foreste e fauna per concordare i passi successivi. Nel frattempo il presidente Rossi ha informato il ministro all’ambiente, Gian Luca Galletti, dell’accaduto, “anche se la Provincia ha le idee chiare sul da farsi: l’approvazione della norma di attuazione – ha ribadito l’assessore – con la possibilità di rimuovere i soggetti pericolosi dal nostro territorio”.
In mattinata è stato fatto il punto sull’intensificazione delle misure sul territorio e di prevenzione del rischio nell’area interessata: da stamani è attiva una squadra di emergenza composta di quattro persone e di due cani, e sono stati posizionati agenti, alle dipendenze del Comando di Vezzano, nei quattro punti di accesso principali alla zona con il compito di informare le persone che eventualmente dovessero transitarvi. È una delle decisioni prese nel vertice. È in arrivo anche “un’ordinanza contingibile e urgentedel presidente Ugo Rossi – fa sapere l’amministrazione provinciale – che consentirà la rimozione dell’esemplare. Questo è al momento – e fino all’approvazione da parte del Governo della norma di attuazione depositata dalla Provincia – il principale strumento di intervento a disposizione dell’amministrazione provinciale”. Nella serata del 22 luglio, intanto, sono stati raccolti campioni di pelo, che dovrebbero portare all’identificazione dell’animale. L’area è ad alta densità di orsi, anche femmine, alcune con cuccioli. di  | 23 luglio 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/23/trentino-un-uomo-ferito-da-un-orso-vertice-sulla-sicurezza-rimuovere-gli-esemplari-pericolosi/3748666/

Siccità, i due terzi dell’Italia è a secco: “Dieci Regioni pronte a chiedere stato di calamità”. Danni per 2 miliardi

La misura prevede, per le aziende, sospensione delle rate dei mutui, blocco dei pagamenti dei contributi e accesso al Fondo per il ristoro danni. Cala la produzione di latte, timori per raccolta della frutta, Allevatori senza pascoli, dighe ai minimi. Per il verde Bonelli ogni giorno se ne disperdono 9 miliardi di litri È altissimo il conto da pagare per il caldo incessante e le temperature oltre la media delle ultime settimane: due terzi dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco a causa della siccità delle ultime settimane ed ammontano ad oltre 2 miliardi, secondo un’analisi Coldiretti, i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Almeno dieci Regioni, secondo quanto apprende l’Ansa, stanno per presentare la richiesta di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole. La misura prevede, per le aziende, sospensione delle rate dei mutui, blocco dei pagamenti dei contributi e accesso al Fondo per il ristoro danni. Senza contare i danni degli incendi che stanno affliggendo il nostro paese da giorni.
In particolare, con la dichiarazione scattano la sospensione delle rate dei mutui bancari delle imprese agricole e il blocco del versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. Tenuto conto dell’eccezionale siccità, vengono estesi i benefici del fondo anche alle aziende agricole che potevano sottoscrivere assicurazioni, grazie ad un emendamento al decreto Mezzogiorno ora in Senato.
Cala la produzione di latte, timori per raccolta della frutta
Allarmanti i dati Coldiretti: il Lago di Garda è appena al 34,4% di riempimento del volume mentre il fiume Po al Ponte della Becca a Pavia a circa 3,5 metri sotto lo zero idrometrico. Per gli agricoltori è sempre più difficile ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni. Le perdite provocate dalla siccità nella sola Lombardia ammontano a circa 90 milioni di euro. Anche laproduzione di latte che è crollata di circa il 15%, a causa del caldo. L’allarme fieno riguarda anche gli alpeggi in montagna, dove secondo un monitoraggio della Coldiretti in Lombardia, nei pascoli si registra in media un calo del 20% di erba a disposizione del bestiame: le perdite provocate dalla siccità ammontano a circa 90 milioni di euro, i due terzi dei quali legate alle coltivazioni di mais e frumento. In Piemonte a soffrire sono soprattutto le province di Cuneo, Asti e Alessandria dove il forte caldo di questi giorni, oltretutto, sta aggravando la situazione idrica degli alpeggi. La campagna cerealicola sta facendo registrare rese inferiori del 30%, per le coltivazioni foraggiere è andato a compimento solo il primo taglio con danni almeno del 50%. Forti timori anche per la raccolta di frutta, uva e nocciole. Vivono con il terrore degli incendi, considerata la conformazione del territorio, gli agricoltori della Liguria che risentono della siccità soprattutto per gli oliveti dell’Imperiese soggetti alla cascola dei frutti e nelle zone irrigue di Andora ed Albenga dove soffre anche la coltivazione del pregiato basilico genovese. Dal mese di aprile, la Regione Veneto ha emesso tre ordinanze sullo stato di crisi per siccità allo scopo di contingentare l’acqua.
Dalla Basilicata alla Sicilia le coltivazioni a rischio
Grossi problemi di siccità nel Metapontino in Basilicata, con notevoli danni alle colture frutticole, agrumicole e orticole, e nella zona della val d’Agri e del Vulture alla viticoltura e alla orticoltura di fine estate. La Coldiretti chiederà lo stato di calamità. In Calabria in difficoltà l’ulivo con perdite medie del 35/40% e la viticoltura con circa un 15% di grappoli bruciati per eccesso di caldo e siccità mentre in forte difficoltà sono i pascoli per bovini e gli ovicaprini con forte diminuzione di produzione di foraggi sui prati permanenti.
Aumento del costo delle irrigazioni straordinarie sugli ortaggi in pieno campo, in serra e per la frutticoltura e in diversi territori anche nei vigneti. In totale la stima dei danni tra maggiori costi e minore produzione raggiunge secondo la Coldiretti i 310 milioni di euro in Calabria con la Regione ha avviato le procedure per la richiesta al Ministero delle politiche Agricole il riconoscimento della calamità. In una Sicilia costi triplicati per chi è costretto a irrigare i campi con l’acqua che in alcune zone agricole del catanese non arriva a causa di una rete colabrodo.
Allevatori senza pascoli, dighe ai minimi nelle Marche
In Sardegna nel Sulcis-Iglesiente 4 mila aziende agricole sono rimaste praticamente senz’acqua a causa della siccità e degli incendi e la Coldiretti ha stimato nell’Isola una riduzione del 40% delle produzioni agricole e quantificato in 120 milioni di euro le perdite per tutti i settori agricoli. Gli allevatori sono rimasti senza pascoli, hanno raccolto il 50% del fieno, e subito un drastico calo delle produzioni di latte. La raccolta del grano è stata inferiore del 25%. La Giunta Regionale ha adottato una delibera per chiedere lo stato di calamità naturale per tutto il territorio regionale, comprese le zone irrigue. La Coldiretti stima che i danni possano ammontare a circa 200 milioni di euro, ma occorrerà attendere la fine dell’estate per comprenderne la reale dimensione. In Abruzzo,nella sola Marsica che contribuisce a generare il 25% del Pil agricolo con 13mila ettari coltivati, si stimano perdite di ricavo, legate alla produzione orticola, all’olivicoltura e alla zootecnia, di circa 200 milioni di euro con conseguenti ripercussioni sull’intera economia regionale.
Dighe ai minimi storici in Molise dove numerosi comuni hanno emanato ordinanze anti spreco, per salvaguardare le risorse idriche. La prolungata siccità ha già causato la perdita di 140 milioni di euro di grano, pomodori da industria e ortaggi in Pugliasecondo la Coldiretti e, se non dovesse piovere ancora per settimane, troverà conferma il calo di oltre il 30% di produzione di olive. Ma soffrono anche gli agrumeti, i vigneti di uva da tavola e da vino. Oltre 200 milioni di euro è la stima dei danni da siccità all’agricoltura stimati dalla Coldiretti in Toscana dove la Regione ha dichiarato lo stato di emergenza. Solo la perdita di prodotto per grano tenero e duro è valutata in circa 50 milioni di euro; altri 35 milioni sono i danni al mais, altre foraggere e girasole, ma guasti da quantificare sono destinati a riguardare anche i vigneti e gli oliveti. Nelle Marche, dove la Coldiretti stima un danno di circa 30 milioni di euro a soffrire sono un po’ tutte le colture a partire dai foraggi per l’alimentazione degli animali, con crolli di produzione stimati fino al 50%. Situazione difficile pure per il mais e il girasole, con cali previsti intorno al 30%, ma è emergenza pure nelle stalle con le mucche che a causa dello stress da caldo stanno producendo fino al 20% di latte in meno. Danni stimati approssimativamente in oltre 60 milioni di euro dalla Coldiretti in Umbria dove il calo delle precipitazioni porterà a una diminuzione delle rese di grano e orzo (-30/40% circa, con picchi anche del 60% in alcune zone) e per i foraggi (-50%, con secondo taglio a rischio), ma anche della produzione di girasole, olio e miele (-50%). Nel Lazio le criticità maggiori si registrano a Latina dove sono compromessi fino al 50% i raccolti di mais, ortaggi, meloni, angurie.
Bonelli (Verdi): “Ogni giorno in Italia dispersi 9 miliardi di litri di acqua”
“In Italia ogni giorno c’è una dispersione dell’acqua di quasi 9 miliardi di litri al giorno a causa delle perdite registratelungo la rete di 474 mila chilometri di acquedotti, è questo il dato drammatico che fa a pugni con l’emergenza siccità di queste ore” afferma Angelo Bonelli esponente dei Verdi. “Ogni 100 litri di acqua immessa negli acquedotti – prosegue – quasi 40 vengono persi per l’obsolescenza della rete idrica, una delle medie più alte d’Europa che fa il paio con il fatto che gli investimenti realizzati per rimodernare gli acquedotti sono tra i più bassi del continente: 32 l’anno per abitante a fronte della Francia che ne investe 88, il Regno unito 102 e la Danimarca 129 (dati Utilitalia). Per ogni abitante ben 144 litri di acqua al giorno non arrivano a destinazione (dati UNC -Unione Nazionale Consumatori) e da qui si arriva alla folle cifra di quasi 9 miliardi di acqua dispersa al giorno. Cosa ha fatto il governo finora per fronteggiare questa situazione? Non si può dichiarare lo stato di crisi senza dire che per uscire dalla perenne emergenza è necessario una enorme opera infrastrutturale per rimettere a posto gli acquedotti. La classe politica sa parlare solo di emergenza ma non fa nulla per prevenire e ridurre il danno oggi si chiama siccità e incendi domani alluvioni e dissesto idrogeologico. Ma chi dovrebbe realizzare le infrastrutture necessarie – prosegue l’ecologista – per far fronte al problema: lo Stato o le aziende che gestiscono l’acqua? Visto che queste sono di fatto in gran parte in mano ai privati come ACEA, quotata in borsa e praticamente dominata dal gruppo Caltagirone e dalla multinazionale francese Suez, non sarebbe il caso che il Governo imponga a queste che le realizzino con i lucrosissimi ricavi della gestione?” “La verità – conclude Bonelli – è che è necessario tornare allo spirito del referendum vinto da milioni di italiani: l’acqua e la sua gestione tornino pubbliche e lo Stato reinvesta tutti gli utili per la manutenzione della rete idrica. Quindi bisogna urgentemente convocare le camere unite per questa emergenza ambientale che era ampiamente prevedibile”.  di  | 23 luglio 2017 http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/23/siccita-i-due-terzi-dellitalia-e-a-secco-dieci-regioni-pronte-a-chiedere-stato-di-calamita-danni-per-2-miliardi/3748852/

Rubinetto chiuso Il livello del lago che alimenta la Capitale è sotto i livelli di guardia. Dal 29 luglio Acea potrebbe chiudere a rotazione le utenze Roma a secco, Bracciano non può più dissetarla

Critiche alla Regione La utility controllata dal Comune lamenta lo scarso preavviso ricevuto
I numeri 1, 5 milioni le u te n ze idriche che ve r re b b e ro ra z i o n a te , servono 2,9 milioni di persone 1 57 millimetri di pioggia a Roma nei primi sei mesi del 2017, nel 2016 sono stati 649 4 4% la d i s p e rs i o n e idrica della rete di Acea, 70 milioni investiti in estate per le riparazioni

Tozzi: “Colpa del clima e degli sprechi” Geologo e volto tv C’è un problema generale di uso improprio dell’acqua

Delle risorse idriche, solo il 18% va all’uso potabile, il 60% va in agricoltura con grandi dispersioni e inefficienze

LA TERRA TREMA Un anno dopo, ancora scosse ad Amatrice Magnitudo 4,3

PER LE POPOLAZIONI dell’Appenino centrale, tra Lazio, Umbria e Abruzzo non sembra esserci pace, soprattutto d’esta - te. Ieri mattina alle 4 e 13 un a scossa di magnitudo 4.3 ha fatto tornare l’incubo sisma tra le province di L’Aquila e Rieti, a pochi chilometri da Campotosto (AQ), Capitignano (AQ), Amatrice (RI) e Montereale (AQ). L’e p i ce n t ro è stato localizzato a una profondità di circa 14 chilometri. Popolazioni corse in strada, edifici distrutti ma, per fortuna, nessuna vittima. Il fenomeno avviene a poco meno di un anno dai disastrosi terremoti del 24 e 26 agosto 2016, con epicentri a Norcia (PG), Accumuli (RI) e Amatrice, con magnitudo fino a 6,0. Il sisma di ieri mattina, chiarisce l’Istituto di Geofisica e vulcanologia, "rientra nella stessa sequenza iniziata lo scorso agosto Amatrice, si tratta cioè della stessa faglia". Sono, peraltro, di due giorni fa i nuovi sviluppi dell’inchiesta della procura de L’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione dopo il terremoto dello scorso anno. Con l’impren - ditore Vito Giuseppe Giustino, di Altamura (Bari), presidente della cooperativa l’Inter - nazionale, intercettato nel 2016 a gioire della prospettiva di commesse ad Amatrice.

Ambiente avvelenato Da Brescia a Crotone ecco le bandiere nere su 15 mila siti da bonificare: 7.300 chilometri quadrati di morte Non solo Siracusa, in Italia il danno è di 250 miliardi

12% degli italiani a rischio nelle zone inquinate secondo i Verdi
Fa b b r iche di morte L’ex stabilimento Caffaro di Brescia e, a sinistra, il petrolchimico di Siracusa, appena seque strato
Dal Sud al Nord l’elenco nero del Paese Sin di Taranto
Discarica di Bussi
Centrale Porto Tolle
Ex Pertusola Sud
Petrolchimico Priolo
Chimica Caffaro
valle del Sacco Frosinone

LA BATTAGLIA PER RESTARE UMANI l'autismo corale

(Franco Arminio) IN TANTI, non tutti, stiamo combattendo una dura battaglia. Avviene se organizzi un festival, se fai un libro, oppure semplicemente nel tuo lavoro. La battaglia è in corso anche negli amori che cerchiamo o tentiamo di mantenere. Tutto sta avvenendo a un bivio: da una parte qualcosa che possiamo definire l’umano e dall’altra qualcosa che possiamo chiamare autismo corale. L’autismo corale è nella sostanza un tumore di tutti. E questo è possibile per il fatto che siamo connessi e dunque le cellule infette si sono estese ovunque, hanno toccato le passioni intime e quelle civili. La velocità vertiginosa dei cambiamenti sta producendo una sorta di immobilità dello spirito. Dunque, prima e principale conseguenza: niente amore, niente rivoluzione. L’autismo corale potrebbe diventare la nostra antropologia definitiva, quella con cui ci congediamo per sempre dall’umano. Non finisce nulla: semplicemente la vita dei vivi viene sostituita dalla vita dei morti. Non è una cosa che deve accadere per forza, si può ancora lottare, ma dobbiamo capire che ogni nostra giornata trova questo bivio e dobbiamo scegliere da che parte stare, dobbiamo sapere che infuria una battaglia sotto anestesia: sta morendo il sogno e pure la ragione.

i furbetti del mattoncino “I NOSTRI NEMICI? I COMUNI COLLUSI”


La guerra all’a b u s i vi s m o A Reggio Calabria si scoprono 700 sentenze di abbattimento definitive dal 2014: mai eseguite. Parlano i magistrati delle regioni più esposte agli scempi. “Punire gli abusivi fa perdere voti”. E spesso non si trovano ditte disposte a demolire L’aggiunto di Reggio “Colpa dell’ine fficienza, della collusione e della inadeguatezza degli uffici pubblici che non hanno imposto le giuste regole”
GAETANO PACI Pure le ditte che devono demolire si o p p o ng o n o , e alzano i preventivi di spesa
NUNZIO FRAGLIASSO La classe politica al governo, i nve c e di metterci una pezza, p rese nta una sorta di condono p e r m ane nte
CLAUDIA MANNINO I funzionari che non rispettano i tempi d ev o n o sapere di poter essere sog getti a danno e rar i al e

la guerra dei rifiuti, regione Lazio a due velocità. Rida da fastidio

“Resto basito nel constatare la doppia velocità delle istituzioni e della politica che governa la nostra regione”. Sono parole dure quelle pronunciate da Fabio Altissimi, patron della Rida Ambiente, che palesa, ancora una volta, una disparità di trattamento rispetto agli altri concorrenti sul mercato del trattamento dei rifiuti.
“Leggo sui giornali che l’Arpa e la Regione, sollecitate da più di un anno, non hanno effettuato controlli su un’azienda del territorio di Latina che, secondo i cittadini, sta avvelenando l’aria rendendola irrespirabile. Nessuna levata di scudi della politica, nessuna diffida da parte della Regione, nessuna ordinanza da parte della Provincia. Tutto tace, con i cittadini che continuano a chiedere di verificare cosa stia accadendo, con la stessa Regione Lazio che si contraddice, con uffici che richiedono analisi e altri che concedono aumenti di produzione”.
“Nel caso di Rida Ambiente – ricorda invece Altissimi – dopo delle analisi confutate da ulteriori controlli, nel giro di 72 ore sono state emesse tre diffide e un’ordinanza. Ogni volta che il sottoscritto propone un’attività, la discarica Paguro ad Aprilia, tutta la politica si solleva gridando allo scandalo e al pericolo ambientale e per la salute. Dal Pd a Forza Italia tutti hanno emesso comunicati e rilasciato intervistequando il progetto Paguro è stato bocciato gridando alla vittoria. Una vittoria mutilata visto che il ciclo di rifiuti, anche con la raccolta differenziata al massimo della funzionalità, ha bisogno di una discarica che nel territorio delle province di Roma e Latina, almeno che non si vogliano ampliare quelle che dovrebbero essere già colme, non c’è più. Eppure la levata di scudi c’è stata. Ora, con 40 mila persone che chiedono aiuto e vanno spesso in ospedale accusando nausea e vomito nessuno parla e la celerità delle istituzioni nel convocare ed eseguire controlli pare essere svanita nel nulla”.
Per il patron di Rida Ambiente un motivo alla base di tutto questo c’è: “Do fastidio. Purtroppo per la mia caparbietà e per la voglia di realizzare un’impresa in un settore che ritengo possa essere un volano economico e non solo un peso ambientale da interrare, ha rotto un sistema che ha governato in questo territorio per più di cinquant’anni. Questo ha evidentemente leso degli equilibri, non posso darmi altra spiegazione. Mi auguro però, per il bene di tutti e prima di tutto dei cittadini, che questo doppio binario si riunisca e che sia permesso a tutti, noi compresi, di operare secondo le regole della concorrenza leale”.
 https://www.facebook.com/notes/rida-ambiente-srl/regione-a-due-velocit%C3%A0-rida-da-fastidio/1735171450116177/

inquinanti La decisione L’ordinanza dopo diversi esposti dei cittadini. Il giudice: “Significativo peggioramento della qualità dell’aria a causa delle emissioni”

Siracusa, sotto sequestro tre
impianti del petrolchimico Il capo della Procura
Francesco Giordano:
“È una prima risposta
data alle proteste
della popolazione”
La scheda
 SOGGETTI
COLPITI
Nel mirino
della
magistratura
sono finiti gli
stabilimenti
Esso, Isab
nord e Isab.
Nell’ordinanza
il gip lega la
restituzione
degli impianti
"all'imposizione
di
prescrizioni
per
consentirne
l'adeguamento
alle norme
tecniche
vigenti". Le
tre società da
ieri hanno
appena 15
giorni di
tempo per
adeguarsi alle
richiesta
della procura
Nel mirino
Il petrolchimico
di Siracusa:
ieri la procura
ha messo i sigilli
a tre importanti
impianti
ritenuti
inquinanti

Rosy Bindi La presidente dell’A n t i m a fi a : “Il Mondo di mezzo, per me, è una cosca”

“Roma è stata in mano
ai mafiosi: fate ricorso” La Procura chieda
l’appello: purtroppo
la magistratura
giudicante spesso
non ha gli strumenti
per riconoscere i boss
Per il Pd
romano
il lavoro
da fare
è ancora
lungo,
ma anche
la luna
di miele
del M5S
è già finita
Dal 2018
per me
basta
parlamento
Dalla mia
tenda vedo
quella
di Prodi,
siamo
politici
erranti

mafia capitale: per il Monsignore la mafia è legata al potere. “Dubbi sul giudizio”

IL VERDETTO del processo a Mafia Capitale
lascia perplessa anche la Chiesa: secondo i
magistrati, non c’è mafia e si tratta di
associazioni per delinquere semplice. Monsignor
Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare nella
Capitale, commenta a Radio Vaticana la
decisione dei giudici: ”Ho dei dubbi su questo
giudizio e secondo me la mafia l’abbiamo
relegata a certi fenomeni ma non è così, la mafia
è legata al potere. In fondo è questo: il potere in
modo illegittimo, in modo corrotto. Questo è la
mafia”. Secondo il vescovo, in questo momento
il problema principale è la fiducia persa dei
cittadini: “Quando si perde la fiducia nelle
istituzioni è grave, questo mi sembra uno dei grossi problemi. C’è molto disorientamento”.
“Abbiamo provato di tutto – prosegue –, tutte le
combinazioni politiche, di tutti i colori, di tutti gli
schieramenti, ma pare che la corruzione sia un
tarlo che corrode continuamente le istituzioni”.
Una politica nuova, con uomini nuovi e per il
vescovo di Roma ciò può essere possibile con
“una riscossa morale a tutti i livelli: dalle
istituzioni più vicine al cittadino e non soltanto a
livello istituzionale ma anche a livello
re l a z i o n a l e ”. E qui entra, dice, in gioco il ruolo
della Chiesa: “Deve essere una Chiesa credibile
e forte. Allora potrà essere un faro e nello stesso
tempo anche un punto di coagulo di forze vive e
nuove”. Per Marciante quello che ormai manca è
una comunità stretta in difesa dei più deboli:
“Ognuno cerca di pensare a se stesso e chi ha le
risorse ed è furbo in questo caso riesce. Ma la
povera gente, chi non ha risorse, come fa a
risorgere? È un problema serio”.

da mafia a mazzetta capitali, sempre di delinquenti si tratta, i protagonisti

MIRKO
CORAT TI
Ex presidente
dell’A ssemblea
capitolina
per il Pd,
condannato
a sei anni
LUCA
GRAMAZIO
Condannato
a 11 anni,
anche per lui
è caduta
l’accusa
di mafia
ANDREA
TASSONE
Cinque anni
è la pena
per l’ex
mini- sindaco
del municipio
di Ostia
FRANCO
PANZIRO NI
Anche per l’ex
ad di Ama,
azienda rifiuti,
non esiste
più il “r i s c h i o”
del 416 bis
Due associazioni
Criminalità semplice:
quella del benzinaio
e quella corruttiva
80.000
Le intercettazioni
Raccolte dai pm
della Procura capitolina
in diecimila pagine

MAZZETTA CAPITALE Motivazioni il 20 ottobre Quelli che... hanno munto la lupa da destra a sinistra I 98 mila euro in contanti per Gramazio, la promessa di 150 mila per Coratti, eccetera: ecco che cosa resta



sentenza mafia capitale SU TWITTER Saviano: “Anche a Palermo le cosche non esistevano”

UN MESSAGGIO su Twitter che
accompagna le foto di Salvatore
Buzzi e Massimo Carminati, i principali
imputati del processo: “A Roma la mafia
non esiste. Anche a Palermo non esisteva.
È ora di rivedere un reato applicabile solo a
gruppi capeggiati da meridionali”. Così
l’autore di Gomorra Roberto Saviano, riprendendo
un ritornello diffuso in passato,
ha commentato la sentenza di ieri al termine
del processo sulla Mafia Capitale nel
quale i giudici hanno riqualificato l’accusa
di associazione a delinquere di tipo mafioso
in associazione a delinquere semplice.
Nel 2015 Saviano, intervistato da Diego
Bianchi “Zoro”in un reportage per Gazebo,
affermava che l'inchiesta su Mafia Capitale
“è solo l'inizio”perché mancavano ancora
aspetti come sanità e cemento.
“Questo era il primo lato che riguardava
burocrazia, politica e soprattutto gestione
dell'immigrazione, mancano tutti gli altri
passaggi che deriveranno e che con questo
nuovo metodo non è possibile parcellizzare
- spiegava -. Questo sistema mostra
che senza la corruzione non parte
niente ”.

sentenza mafia capitale Luca Odevaine L’ex capo segreteria di Veltroni ha visto triplicata la sua pena “Su Mineo mi sono preso la responsabilità ma qui erano i Prefetti a lavarsene le mani”


Roma ladrona, non mafiosa Carminati: “Esco dal 41 bis” PRIMO GRADO Mafia Capitale non c’è più Ci sono però condanne esemplari: al “Nero ” 20 anni, 19 a Buzzi. Per la Procura di Roma è una sconfitta, il pm Ielo: “Ci è stato dato torto”


L’epilogo
Tutti fuori dal carcere
duro, Gramazio
(ex Pdl) ai domiciliari
Assolti in 5 su 46

Campania Felix Infortuni Per i pm è costruito sui rifiuti. Gentiloni l’aveva inaugurata a giugno Afragola, sequestrato il parcheggio della stazione Tav appena aperta


ACCORDO A NAPOLI Nella nuova Bagnoli spiaggia e porto, ma senza grattacieli

IL COMUNE di Napoli del sindaco
Luigi De Magistris sembra aver trovato
un accordo col governo: sì alla spiaggia
pubblica e al porto turistico, no ai grattacieli
e ai casinò che erano stati ipotizzati
nel corso degli ultimi vent'anni e che invece
scompaiono dal lungomare della
nuova Bagnoli. L'intesa, firmata ieri a Napoli
tra governo, Comune e Provincia, ridisegna
il progetto che si fonda sulla bonifica
integrale dell’ex area Italsider e la rimozione
della colmata. Un passo avanti
importante, dopo che le frizioni tra il sindaco
De Magistris e l’ex premier Matteo
Renzi avevano stoppato la riqualificazione
dell'area. Il piano prevede anche l'arretramento
della Città della Scienza, la ristrutturazione
del borgo di Coroglio, aree
residenziali, imprese, tecnologia, ricerca e
innovazione e un parco. Lo scenario che si
ipotizza è quello di un “green port” tale da
garantire la balneazione, cui si associa il
recupero dei volumi esistenti sotto Nisida
per le attività turistico ricettive e i servizi
da diporto. L'obiettivo del progetto è restituire
un quartiere rimodernato ai cittadini
entro il 2024.

Boschi dà i numeri sulla scuola Speso solo un terzo dei fondi Lavori in corso La sottosegretaria annuncia 9,5 miliardi Ma dal 2014 sono stati rendicontati 450 milioni di interventi


LA COMMISSIONE Uranio mortale, falle nella tutela dei militari: “Subito la legge”

Nessuno spirito antimilitarista,
anzi.
La volontà è quella
di tutelare gli uomini e le
donne delle
forze armate.
Lo prec
i s a n o i
c o m p onenti
della
commissione
d’i nchiesta
sulle
morti e le malattie dei militari
a contatto con uranio,
amianto e altri materiali
cancerogeni.
di Andrea Giambartolomei

41BIS Il Tribunale di sorveglianza: “Resti in carcere” Riina: “Non mi pento, posso farmi anche tremila anni”

RESTERÀ IN CARCERE. Il boss Totò Riina non ha ottenuto il
differimento pena o di detenzione domiciliare e nel frattempo
subisce un sequestro patrimoniale. Il tribunale del riesame di Bologna
ha rigettato la domanda motivata dalle ragioni di salute e presentata
dagli avvocati del boss, una richiesta a
cui si è opposto il procuratore generale di Bologna
Ignazio De Francisci. Riina resta detenuto al
41bis nel reparto riservato ai carcerati dell’ospe -
dale di Parma. “Non potrebbe ricevere cure e assistenza
migliori in altro reparto ospedaliero” o
ai domiciliari, ritengono i giudici.
Ieri mattina, nel frattempo, i carabinieri del Ros
hanno sequestrato parte del patrimonio riconducibile
a Riina, tra cui la villa a Mazara del Vallo,
numerosi terreni e 38 conti correnti, intestati
ai familiari, per quasi un milione e mezzo di euro. “Io non mi
pento... a me non mi piegheranno”, diceva alla moglie Antonietta
Bagarella in un colloquio avvenuto lo scorso 27 febbraio e riportato
nell'ordinanza del tribunale di Bologna. Per i giudici è “degno di nota”
il fatto che Riina asserisca che “non si piegherà e non si pentirà
mai”:“Io non voglio chiedere niente a nessuno. Mi posso fare anche
3000 anni, no 30 anni”, diceva alla moglie. Il boss 86enne è “ancora
in grado di intervenire nelle logiche di Cosa Nostra”e, nonostante le
sue condizioni di salute e l’età, “va quindi ritenuta l’attualità della
sua pericolosità sociale”, scrivono i giudici.

Borsellino “Paolo e la Dna: nessun vantaggio per me da Capaci” Il Pg De Francisci “Gli dissi: vai a Roma? Lui rispose così” Il 20 luglio in otto pm andammo da Giammanco per dissociarci dalla sua guida della procura di Palermo


giudice Borsellino 25 anni dopo Nei loro ufficiC’è anche l’inutile impermeabile antiproiettile fornito dallo Stato “Per capire chi fossero lui e Falcone bisogna osservare le loro scrivanie”

Uno dei
pochi che
strappava
un sorriso
a Giovanni
era Paolo.
Gli rubava
le papere
in ufficio
e chiedeva
il riscatto

Borsellino 25 anni dopo la strage di via D'Amelio LA DENUNCIA La figlia: “Un quarto di secolo sprecato dietro falsi pentiti”

25 ANNI BUTTATI", un quarto di secolo
passato a “costruire falsi pentiti con
lusinghe e con torture”. Lo denuncia pubblicamente
Fiammetta Borsellino, figlia minore di
Paolo Borsellino dopo l’audizione davanti alla
commissione antimafia a cui ha consegnato
carte processuali che dimostrano come le inchieste
sulla strage presero il corso sbagliato,
carte come la lettera di Ilda Boccassini che invitava
i colleghi a stare attenti a Vincenzo Scarantino,
già allora ritenuto da lei poco credibile.
Fiammetta Borsellino chiede scusa “agli innocenti
condannati ingiustamente” sulla base
delle dichiarazioni del falso pentito Scarantino
e da altri collaboratori fasulli. “In questi anni
non si è vigilato sulle indagini - rincara -. Non
voglio parlare di responsabilità specifiche, ma
è giusto che io faccia i nomi dei magistrati che
indagarono: Anna Palma, Nino Di Matteo”. Secondo
lei “quell’eccidio meritava che a fare l’in -
chiesta fossero persone con esperienza”. Poco
dopo interviene lo stesso Di Matteo: “Io so e
tanti sanno fuori e dentro la mafia e fuori e dentro
le istituzioni chi in questi anni ha continuato
a cercare la verità sulla strage e si è esposto e ha
esposto la propria famiglia a rischi gravissimi
sacrificando la propria libertà”.

Celebrano Borsellino, ma Roberti gela lo Stato: “La Trattativa ci fu” 25 ANNI DOPO La strage di via D’Amelio 90 chili di tritolo il 19 luglio 1992 uccisero il giudice e gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

FRANCO ROBERTI
CAPO SUPERPROCURA
La sua nomina
alla Dna avrebbe
fermato la Trattativa
Stato-mafia, che in quei
primi giorni di giugno
fu sciaguratamente
messa in atto

MORTI BIANCHE La sentenza per l’incidente del 2008 a Molfetta Cinque vittime ma nessun responsabile per la tragedia della cisterna d’acido


Un altro sisma da ridere: “C’è da fare per Amatrice” Sciacalli: il presidente della coop si “rallegra ” per i lavori di ricostruzione in arrivo


SICCITÀ: ROMA; GALLETTI, SITUAZIONE CRITICA, POSSIBILE CHIEDERE STATO DI EMERGENZA

Giovedì riunione osservatorio, in tutta Italia nostro coordinamento ha evitato guai peggiori 
 http://www.minambiente.it/comunicati/siccita-roma-galletti-situazione-critica-possibile-chiedere-stato-di-emergenza
"Il lago di Bracciano si trova nella più grave emergenza idrica registrata nell'Italia centrale, in un quadro italiano in cui sono molte le situazioni difficili dovute alla siccità. E' una situazione che monitoriamo da tempo attraverso l'Osservatorio permanente che proprio nell'ultima riunione ha deciso il passaggio per il Lazio a una condizione di severità idrica alta: ciò permette di attivare sia le procedure a sostegno del settore agricolo che la concessione eventuale dello stato di emergenza da parte della Protezione Civile, su richiesta regionale. In tutta Italia il nostro coordinamento in questa azione di monitoraggio ha evitato guai peggiori nelle situazioni più critiche: qui c'è da scongiurare innanzitutto un danno ambientale per il lago e allo stesso tempo evitare un disagio forte a migliaia di cittadini romani. Credo che la condivisione delle scelte sia l'unico modo per affrontare il problema: per questo si riunirà giovedì l'Osservatorio permanente sull'Appennino Centrale, in cui da mesi lavorano anche Regione Lazio e Acea, con un focus specifico sul lago di Bracciano". Lo afferma il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti.
"La riforma della governance dell'acqua - spiega Galletti - ci ha dotato un anno fa dello strumento degli Osservatori permanenti sugli usi idrici, luogo prezioso di confronto delle scelte tra tutti i soggetti interessati che da mesi condivide soluzioni anche per Bracciano e la Capitale: tra queste anche una prima riduzione dell'emungimento dal lago, il lavoro sulle portate rilasciate dall'invaso del Pertuso a sostegno dell'idropotabile, quello assolutamente necessario sui prelievi occulti e sulle perdite di rete, che raccontano un deficit strutturale cronico. Ho chiesto inoltre a Ispra - conclude Galletti - di andare sul posto per un'attenta valutazione tecnica sulle condizioni del lago".

RECUPERO DI RIFIUTI SPECIALI NON PERICOLOSI IN IMPIANTO DI PRODUZIONE CONGLOMERATI - INCREMENTO QUANTITATIVI

Società BETON BLACK S.p.A.
Via S.R. 148 Pontina Km 78+100 B. go San Michele-Latina (LT)  ISTANZA DI VERIFICA DI ASSOGGETTABILITÀ AL PROCEDIMENTO DI VIA
AI SENSI DELL’ART. 20 DEL D. LGS. 152/2006
Il presente Progetto Preliminare della Società Beton Black S.p.A. di Latina è redatto al fine dell’espressione del
provvedimento di Verifica di Assoggettabilità a VIA, ai sensi dell’art. 20 del D. Lgs. n. 152/2006 e s.m.i.
Con Determinazione n. G03115 del 14/03/2014, la società aveva già ottenuto la pronuncia di esclusione dalla
Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto di superamento della soglia giornaliera di 10 tonnellate
giornaliere prevista al Punto n. 7, z.b) dell’Allegato IV alla parte Seconda del D.Lgs. 3 aprile 2006, n.152 e ss.mm.ii.
Visto che il presente progetto preliminare ricalca in molte parti quanto già argomentato nell’istanza già valutata
dallo spettabile Ente si ritiene di facilitare il compito del valutatore ponendo la sottolineatura in parti del testo in
cui si vuole dare evidenza delle effettive variazioni rispetto a quanto già valutato.
La società innanzi citata è attualmente autorizzata, con Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.) prot. n° 80486
dell’09/06/2016 emessa dall’Amministrazione Provinciale di Latina, al recupero dei rifiuti non pericolosi ai sensi
degli artt. 214 e 216 del D. Lgs. 152/06 e s.m.i. e il progetto che intende attuare prevede l’aumento dei quantitativi di
rifiuti non pericolosi (Codice CER 17 03 02), per l’attività di recupero (R5) e messa in riserva (R13) .
Di conseguenza, come uniche modifiche tecnico/impiantistiche all’assetto esistente c’è la delimitazione e la
gestione di nuove aree di stoccaggio.
Da un punto di vista ambientale il punto di forza della proposta in esame è l’aumento dei quantitativi di rifiuti da
utilizzare nel processo produttivo nel suo complesso e la contestuale riduzione del quantitativo di materiale
vergine estratto da cava. Le informazioni relative all’attuale assetto impiantistico sono state fornite dalla
medesima ditta.
18/07/2017 - Recupero di rifiuti speciali non pericolosi in impianto di produzione conglomerato bituminoso - incremento quantitativo rifiuti in loc. Borgo San Michele
Responsabile: Fernando Olivieri
Tipo: Verifica 
Emailfolivieri@regione.lazio.it
Telefono: 06 - 51689362
Proponente: BETON BLACK SPA
Comune: Latina
Provincia: LT