venerdì 28 febbraio 2014

Emissioni di CO2, l’accordo europeo slitta di un anno. Super crediti per le autovetture ecologiche

Dodici mesi in più per permettere anche ai costruttori di auto di grossa cilindrata di adattarsi al limite di 95 g/km. Da 2020 al 2022, chi ha in gamma elettriche e ibride plug-in sarà favorito. Entro il 2017, nuovi test per la rilevazione dei consumi

di  | 28 febbraio 2014 Alla fine il braccio di ferro fra l’Unione europea e le Case automobilistiche tedesche, supportate dai loro europarlamentari, s’è chiuso con un compromesso: rimarrà sì l’obbligo di limitare le emissioni medie della gamma di ogni costruttore a 95 g/km di CO2 entro il 2020, ma dal calcolo della media si potrà escludere il 5% delle auto immatricolate. L’impegno di includere la totalità delle auto vendute nel calcolo slitterà di un anno, al 2021, come aveva promesso la cancelliera Angela Merkel durante la sua ultima campagna elettorale. Il testo è stato approvato il 25 febbraio dal Parlamento Europeo con 499 voti a favore, 107 contrari e 9 astensioni, e sarà firmata dai governi europei nei prossimi mesi.
Le Case che producono auto di grossa cilindrata, insomma, avranno un anno in più per mettersi in regola. “Il ritardo di un anno è un inutile indebolimento per compiacere i marchi di lusso tedeschi”, ha detto Greg Archer, della lobby Transport & Environment, ad Automotive News Europe. “Comunque, l’accordo finale è ancora un buon affare per l’ambiente, l’economia dell’Unione e gli automobilisti: ridurrà l’uso dei carburanti e le emissioni di CO2 del 27% in sei anni”. La normativa europea, infatti, impone limiti sempre più stretti alle emissioni medie della gamma: 130 g/km nel 2015, 95 g/km nel 2021.
Secondo gli analisti di Jato Dynamics, nel 2012 (ultimi dati disponibili) tutti i marchi che producono prevalentemente auto piccole erano già ampiamente entro i limiti previsti per il 2015: la Fiat, prima in classifica, aveva un’emissione media di 119,8 g/km, seguita da Peugeot, Renault e Toyota e Citroën.
“L’Europa continuerà a essere all’avanguardia nella riduzione delle emissioni di CO2 delle automobili, con il target di 95 g che rappresenta un risparmio di 15 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 all’anno”, ha dichiarato il relatore tedesco del Partito Popolare Europeo Thomas Ulmer nel comunicato ufficiale dell’Europarlamento.”Tuttavia, il costo d’innovazione deve essere socialmente accettabile ed economicamente fattibile, sia per i consumatori sia per i produttori”, ha aggiunto per gustificare il “favore” alle Case tedesche.
La legge prevede però anche i cosiddetti “super crediti” per le auto a basse emissioni. Per favorire la diffusione di auto elettriche e ibride plug-in, dal 2020 al 2022 ogni auto con emissioni di CO2 inferiori ai 50 g/km conterà, nel calcolo della media, più di un’auto tradizionale. In particolare, conterà come 2 macchine nel 2020, come 1,67 nel 2021 e come 1,33 nel 2022, per poi essere considerata come tutte le altre a partire dal 2023.
Infine, una buona notizia per i consumatori. L’Europarlamento ha annunciato che sta lavorando per introdurre entro il 2017 nuovi cicli di test sulle emissioni (e dunque sui consumi) per rispecchiare meglio le condizioni reali di guida. Il comunicato ufficiale riporta una verità che agli automobilisti è chiara da anni: “Alcuni studi recenti dimostrano che i produttori hanno approfittato delle lacunedell’attuale procedura che hanno portato ai dati ufficiali delle emissioni, in verità lontani dalle realtà dei fatti”. www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/28/emissioni-di-co2-laccordo-europeo-sui-95-gkm-ce-ma-slitta-di-anno-al-2021/895857/

No alla centrale a biomassa di Mazzocchio: la battaglia dei Meetup pontini

Oggi gli attivisti del Movimento 5 Stelle si schierano compatti contro la centrale a biomasse prevista a Mazzocchio, nel comune di Pontinia.
Centrale che è di interesse dei cittadini, non solo del comune di Pontinia, ma di tutto il territorio pontino. Una ciminiera con un’altezza prevista di circa 50 metri che sverserà tonnellate di CO2 ricavate bruciando, nel migliore dei casi, legna.
La società che intende costruire l’impianto, la Pontinia Rinnovabili srl, ha stimato un volume di 275 mila tonnellate l’anno di legna per produrre 20 megawatt di energia elettrica.
L’approvvigionamento di una tale quantità di materie prime, non risulta possibile all’interno del nostro territorio. Dunque si prevede un incremento del traffico su gomma per il trasporto.
Mazzocchio è una località del comune di Pontinia situata ai piedi dei monti Lepini ed a pochi chilometri dai comuni di Priverno, Sonnino e Terracina. Si trova in prossimità di una delle zone verdi più belle dei monti Lepini, come il bosco di San Martino ed è inoltre vicina alla zona dell’abbazzia di Fossanova.
Nelle vicinanze sono presenti numerosi allevamenti bovini e suini e sulle colline è praticata la pastorizia con allevamenti di capre e pecore. Forte è anche la presenza di bufali per la produzione della mozzarella che sta dando nuovo slancio economico e tante piccole aziende convertitesi in piccoli caseifici.
Siamo contrari a questo tipo di centrale perchè grazie al decreto 387/2003 è permessa nella sostanza la possibilità di utilizzare come combustibile i rifiuti (CDR) che producono elevate quantità di diossina e polveri sottili.
Ci chiediamo per quale motivo la società, dovrebbe acquistare materie prime vegetali quando ha la possibilità, con i rifiuti, di produrre energia a costo ZERO?
Inoltre questo tipo di impianto prevede un utilizzo molto elevato di acqua per la produzione di vapore che andrà ad alimentare le turbine. Acqua che verrà prelevata da un pozzo artesiano e di coseguenza sottratta all’agricoltura locale che si trova già in una situazione di emergenza.
Per questi ed altri motivi inizia oggi la battaglia degli attivisti del Movimento 5 Stelle dei meetup di Pontinia, Latina e Terracina con la presentazione di un documento alla Provincia con le osservazioni relative all’adeguamento della cabina per la distribuzione dell’energia eletrica che ci risulta non avere seguito un corretto iter amministrativo.
Questa azione non sarà isolata. Contro la costruzione di questo impianto faremo tutto ciò che la legge ci consente. Informeremo i cittadini, denunceremo tutte le irregolarità, coinvolgeremo i nostri parlamentari e consiglieri regionali.
Stay tuned!
Gruppo Ambiente Meetup Terracina http://www.terracina5stelle.it/wp/2014/02/no-alla-centrale-a-biomassa-di-mazzocchio-la-battaglia-dei-meetup-pontini/

Amianto killer all’Ilva, chiesti 4 anni per Emilio Riva, il figlio ed ex direttore

Disastro ambientale e omicidio colposo. Queste le accuse contro i vertici dello stabilimento di Taranto, responsabili, secondo la procura, della morte degli operai per mesotelioma pleurico

di  | 28 febbraio 2014 La procura di Taranto ha chiesto quattro anni di reclusione per il patron dell’Ilva Emilio Rivasuo figlio Fabio e l’ex direttore dello stabilimento pugliese Luigi Capogrosso. I reati contestati sono disastro ambientale colposo e omicidio colposo per la morte degli operai che per anni hanno lavorato a stretto contatto con l’amianto e si sono ammalati di mesotelioma pleuricoIl pmRaffaele Grazione ha inoltre chiesto la stessa condanna per altri 26 imputati che sono stati al vertice della fabbrica dal 1978 a oggi. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/28/amianto-killer-allilva-chiesti-4-anni-per-emilio-riva-il-figlio-ed-ex-direttore/897759/

Discarica di rifiuti speciali, scatta il sequestro della Forestale a Sabaudia

Oltre mille metri cubi di immondizia in un terreno privato, intestato ad una società di San Marino. Il blitz degli agenti di Terracina nel sito di Borgo Vodice

Scoperta e sequestrata dal Corpo forestale dello Stato una discarica abusiva a Borgo Vodice, nel territorio di Sabaudia. Gli uomini dell’ispettore superiore Giuseppe Pannone, comandante della stazione forestale di Terracina, hanno trovato su un terreno di proprietà privata una montagna di rifiuti speciali, tra cui: calcinacci, elettrodomestici, suppellettili varie e ferraglia, per un quantitativo di oltre  1000 metri cubi di rifiuti. Il fondo è risultato di proprietà di una società immobiliare, con sede legale in San Marino.   http://www.corrieredilatina.it/news/notizie-locali-centro/3912/Discarica-di-rifiuti-speciali--scatta.html

esposto per i miasmi del falso compost, nuovi casi a Sabaudia è la volta di Sant'Andrea vicino lottizzazione Zeffiro

la segnalazione sui disagi per le emissioni odorigene moleste inviata anche ad ArpaLazio, Asl, provincia, comune, Regione, Forestale e comune. Aria irrespirabile Antonio Ciriello di Sabaudia Futura chiede analisi sul compost dopo i casi clamorosi di Cisterna, Pontinia, Latina. Sabaudia urbanistica in sospeso, nessuna novità per gli scheletri di Borgo Vodice. Pontinia cani randagi dalla struttura lager di Tor Tre Ponti saranno trasferiti, dopo l'incontro con il personale della Asl la decisione con un anno di ritardo per la scarsa sensibilità, attenzione e informazione dell'assessorato all'ambiente. San Felice Circeo rifiuti in spiaggia

Pontinia nuovo raid vandalico ai Gricilli danneggiato il parco naturale altra incursione dopo l'incendio sul ponte si cercano i responsabili

il ponte sui laghetti del Vescovo è inacessibile, tra le soluzioni ipotizzate anche la video sorveglianza
dal quotidiano Oggi Latina del 28 febbraio. Da anni i cittadini propongono invece l'assegnazione dell'area ad alcune associazioni per la tutela e la valorizzazione usufruendo dei bandi pubblici europei e regionali che puntualmente ogni anni non vengono assegnati per la mancanza di progettualità. Finchè non ci saranno tra gli amministratori degli ambientalisti, delle persone sensibili in fatto di rispetto del territorio e sviluppo di nuove fonti di guadagno e posti di lavoro si continua a predicare nel deseryo di amministratori che non sanno guardare oltre la speculazione facile

ancora batteri nell'acqua dal rubinetto che sarebbe dovuta essere potabile, adesso la situazione inizia a preoccupare Velletri altro caso di contaminazione


ato 4 provincia di Latina De Monaco contro comuni di Aprilia e Bassiano, cittadini e comitati in difesa dell'acqua pubblica

battaglia legale sugli effetti del mutuo concesso da Depfa bank. Le 2 amministrazioni di Aprilia e Bassiano si troveranno contro la provincia di Latina che si schiera sempre dalla parte della Spa contro cittadini e acqua pubblica. Bassiano e Aprilia hanno proposto ricorso al Capo dello Stato. Contro l'appalto la rivolta per i termini troppo brevi per le domande

osservazioni all'allaccio della centrale a biomasse della Pontinia Rinnovabili

Le mie osservazioni sono state presentate mercoledì 26 a queste seguiranno sicuramente quelle degli attivisti del M5S e, spero, del comune di Pontinia e dei cittadini che hanno a cuore la salute, il benessere, la qualità della vita, le condizioni economiche e sociali e l'ambiente

Greenpeace, da giganti Ue solo 4% energia rinnovabile: "Chiusi nel passato: perché i big dell'energia europei hanno paura del cambiamento".

Miopia rispetto vento cambiamento, senza idro Enel ferma a 6,7% ROMA - Solo il 4% dell'energia prodotta dalle dieci principali compagnie energetiche dell'Ue arriva dalle rinnovabili, escludendo l'idroelettrico. Tutte insieme generano il 58% dell'energia europea, ma a dispetto del calo della domanda, negli ultimi dieci anni hanno installato ulteriori 85 GW di capacità da carburanti fossili, l'equivalente di tutti gli impianti a combustibile fossile della Germania. Lo dice l'ultimo rapporto di Greenpeace, intitolato "Chiusi nel passato: perché i big dell'energia europei hanno paura del cambiamento".


Cambiamento che per Greenpeace è un mercato all'insegna di un'economia verde e delle rinnovabili. Il rapporto evidenzia la scelta di alcune aziende, fra cui Enel, di fare blocco per la difesa dello status quo, contro la proposta di un target Ue vincolante per le energie rinnovabili per il 2030, a differenza di altre utilities meno "miopi". Secondo gli analisti citati da Greenpeace, per mantenere i livelli di profitto del 2012 le 10 maggiori aziende energetiche europee intanto dovrebbero dismettere una capacità di circa 50 GW da fonti fossili. "Il fallimento nell'adattarsi renderà solo più difficile difendere il loro status di maschio alfa in un ambiente sempre più competitivo che potrebbe significare la loro rovina",dice Franziska Achterberg di Greenpeace. Secondo i dati raccolti dal rapporto, Enel produce il 5,9% dell'energia Ue, ma di questa fetta solo il 3,6% arriva dall'eolico e il 3,1% da altre fonti verdi, sempre escludendo l'idroelettrico. In Italia in particolare Enel nel 2012 ha prodotto quasi il 50% della sua elettricità con il carbone.
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Batteri 'elettricisti' producono energia Possono essere usati anche per 'ripulire' laghi e fiumi

Un mazzo di fiori, un prato, le acque di un depuratore o di un lago: tutto può trasformarsi in un generatore di corrente grazie ai batteri 'elettricisti', che producono energia elettrica degradando le sostanze organiche disciolte in acqua o nel terreno. I ricercatori di Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) insieme a quelli dell'Università di Milano li stanno sperimentando al depuratore di Milano Nosedo nell'ambito del progetto 'Luce Bioelettrica', promosso da Regione Lombardia e Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (Miur).

''L'abilità dei batteri nel fermentare la sostanza organica in prodotti utili per l'alimentazione umana è cosa nota da millenni - spiega la responsabile scientifica del progetto Pierangela Cristiani di Rse - ma solo in questi ultimi anni si è scoperta la possibilità di trasferire direttamente gli elettroni derivanti dai processi ossidativi della materia organica tramite una sorta di cortocircuito tra metallo e componente biologica''. Sono così nate le pile a combustibile microbiche, dove ''i batteri catalizzano le reazioni di ossidazione del combustibile e il passaggio di elettroni dall'anodo al catodo''.

Questo sistema biotech sta muovendo i primi passi, ma in futuro potrà essere usato per ''produrre energia elettrica o biocarburanti a partire da scarti agricoli, rifiuti civili e industriali così come da quelli prodotti in un sottomarino o nella stazione spaziale'', spiega Cristiani. In questi mesi i ricercatori stanno testando dei prototipi di celle a combustibile microbiche nel depuratore di Nosedo, per ripulire le acque in modo più efficiente generando anche l'energia necessaria al funzionamento del depuratore. Per il futuro, il team di Pierangela Cristiani punta ad applicare lo stesso sistema biotech nel lago di Idro nel bresciano,ßdove una sperimentazione preliminare ha messo in luce il ruolo importante di alcuni microinquinanti naturali (come il manganese derivato dall'acidificazione delle rocce operata dai batteri nelle acque profonde). L'obiettivo è quello di prevenire fenomeni di inquinamento, sperimentando nel lago una gigantesca 'pila' naturale.
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Dall'orso al cardo, in Italia è a rischio 1 specie su due Ispra lancia allarme biodiversità, 67% habitat sotto stress

di Laura Giannoni
Un patrimonio di biodiversità in pericolo per cause naturali ma soprattutto per l'azione dell'uomo, che spesso interviene in modo insostenibile nell'agricoltura e nella pesca, nell'edilizia e nel turismo. Dall'orso marsicano al quadrifoglio acquatico, dalla tartaruga palustre al cardo del Gennargentu, a rischio c'è più della metà della ricchezza ambientale italiana: il 50% delle piante, il 51% degli animali e il 67% degli habitat, tra quelli di interesse europeo presenti nella Penisola, sono in uno stato di conservazione cattivo o inadeguato.

A lanciare l'allarme è l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), che insieme al ministero dell'Ambiente ha presentato il 'III Rapporto Direttiva Habitat 2007-2012'. Stando all'analisi, le prospettive future per la maggioranza delle specie animali appaiono abbastanza positive, e circa la metà delle specie vegetali e degli habitat sembrano essere stabili o in miglioramento. Ma le criticità, nel presente, di certo non mancano.

Se dell'orso marsicano sono rimasti solo 40-50 esemplari, varie specie di pipistrelli rischiano l'estinzione a causa dell'alterazione delle aree agricole e dell'uso dei pesticidi. Il 40% degli anfibi, dalla salamandra al rospo, è in uno stato non favorevole. Le tartarughe palustri sono in sofferenza per l'arrivo di specie esotiche, ma a passarsela peggio sono i pesci di fiume e di lago, quasi tutti minacciati dall'introduzione di altre specie a fini di pesca.

Tra le piante, particolarmente esposte sono quelle endemiche della Sardegna come l'eufrasia e il cardo del Gennargentu, che scontano il degrado della qualità dell'habitat. Proprio sul fronte degli habitat, gli occhi sono puntati sulle dune, sotto stress per attività turistiche e urbanizzazione non controllata.

Il rapporto è frutto del lavoro che ha visto coinvolti, oltre all'Ispra e al ministero, le Regioni, le Province autonome e le principali società scientifiche nazionali, in ottemperanza alla direttiva Habitat del '92 che impone ai Paesi Ue di inviare un report ogni sei anni sullo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse comunitario. Il risultato è un volume di oltre 300 pagine che scatta una fotografia dettagliata della biodiversità italiana con 802 schede di valutazione richieste dall'Europa e oggi a disposizione delle istituzioni che - come sottolinea il direttore generale dell'Ispra, Stefano Laporta - sono chiamate a mettere in campo ''azioni concrete e urgenti''.
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Ecco i quattro nuovi reati ambientali Previsti dal ddl che ha avuto il via libera dalla Camera: sembra la descrizione delle centrali biogas, biomasse, compost inquinato

Quattro nuovi reati, tra cui il disastro ambientale e il traffico di materiale radioattivo, e confisca obbligatoria del profitto del reato. La Camera aggiorna il codice penale introducendo i delitti contro l'ambiente. Un 'pacchetto' di norme che prevede anche aggravanti per mafia e sconti di pena per chi si ravvede, condanna al ripristino e raddoppio dei tempi di prescrizione. Ecco, in sintesi, le principali novità del testo approvato a Montecitorio, che ora passa al Senato.

- NUOVI REATI. Quattro i delitti introdotti nel codice penale:
DISASTRO AMBIENTALE: punisce con il carcere da 5 a 15 anni chi altera gravemente o irreversibilmente l'ecosistema o compromette la pubblica incolumità.
INQUINAMENTO AMBIENTALE: prevede la reclusione da 2 a 6 anni (e la multa da 10mila e 100mila euro) per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità (anche agraria) o l'ecosistema o lo stato del suolo, delle acque o dell'aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se commessi in aree vincolate o a danno di specie protette.
TRAFFICO E ABBANDONO DI MATERIALE DI ALTA RADIOATTIVITÀ: colpisce con la pena del carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa abusivamente.
IMPEDIMENTO DEL CONTROLLO: chi nega o ostacola l'accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

- AGGRAVANTE ECOMAFIOSA. In presenza di associazioni mafiose finalizzate a commettere i delitti contro l'ambiente o a controllare concessioni e appalti in materia ambientale scattano le aggravanti. Aggravanti, peraltro, sono previste anche in caso di semplice associazione a delinquere e se vi è partecipazione di pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

- SCONTI PENA. Pene ridotte da metà a due terzi nel caso di ravvedimento operoso: ossia se l'imputato evita conseguenze ulteriori, aiuta i magistrati a individuare colpevoli o provvede alla bonifica e al ripristino.

- RADDOPPIO PRESCRIZIONE. Per i delitti ambientali i termini di prescrizione raddoppiano. Se poi si interrompe il processo per dar corso al ravvedimento operoso, la prescrizione è sospesa.

- OBBLIGO CONFISCA. In caso di condanna o patteggiamento della pena è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono il prodotto o il profitto del reato e delle cose servite a commetterlo o comunque di beni di valore equivalente nella disponibilità (anche indiretta o per interposta persona) del condannato.

- CONDANNA AL RIPRISTINO.
 Il giudice, in caso di condanna o patteggiamento della pena, ordina il recupero e dove tecnicamente possibile il ripristino dello stato dei luoghi a carico del condannato.

- GIUSTIZIA RIPARATIVA. In assenza di danno o pericolo, nelle ipotesi contravvenzionali previste dal codice dell'ambiente si ricorre alla 'giustizia riparativa' puntando alla regolarizzazione attraverso l'adempimento a specifiche prescrizioni. In caso di adempimento il reato si estingue.

- COORDINAMENTO INDAGINI. In presenza dei delitti contro l'ambiente ('reati spia'), il pm che indaga dovrà darne notizia al procuratore nazionale antimafia.
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Parchi eolici offshore per domare uragani Studio, turbine rallentano venti e riducono altezza onde

ROMA - I parchi eolici posizionati in mare, oltre a fornire elettricità pulita, potrebbero avere un'altra funzione non meno importante: indebolire gli uragani prima che la tempesta si abbatta sulla terraferma. Lo sostiene uno studio delle università di Stanford e del Delaware, secondo cui 'l'esercito' di turbine offshore può ridurre la velocità del vento, l'altezza delle onde e le inondazioni.

La ricerca, pubblicata sul sito della rivista Nature Climate Change, dimostra per la prima volta che le turbine eoliche possono arginare i danni causati dagli uragani alle città costiere. ''Le piccole turbine possono combattere la bestia'', ha detto Cristina Archer dell'Università del Delaware.

Attraverso un sofisticato modello meteoclimatico, gli studiosi hanno simulato gli uragani Katrina, Isaac e Sandy per studiare cosa sarebbe accaduto se dei grandi parchi eolici, con decine di migliaia di turbine, si fossero trovati lungo il percorso delle tempeste. Stando ai risultati, i parchi eolici avrebbero tolto energia al bordo della tempesta e rallentato i venti. La riduzione massima della velocità del vento sarebbe stata di 87 miglia orarie per l'uragano Sandy e di 92 miglia orarie per l'uragano Katrina. Venti meno forti avrebbero inoltre determinato onde meno alte.

''Abbiamo scoperto che quando sono presenti le turbine eoliche, i venti esterni dell'uragano rallentano'', ha detto Mark Jacobson dell'università di Stanford. ''Questo fa diminuire l'altezza delle onde, il che riduce il movimento di aria verso il centro del ciclone e aumenta la pressione centrale, che a sua volta rallenta i venti dell'intero uragano e lo fa dissipare più velocemente''.
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Lo sporco segreto di Procter&Gamble: olio di palma da fornitori collegati alla deforestazione

http://www.greenpeace.org/italy/it/News1/news/Lo-sporco-segreto-di-ProcterGamble/
L’ultima indagine di Greenpeace International rivela come la multinazionale Procter & Gamble (P&G) acquisti olio di palma da fornitori collegati a fenomeni di deforestazione come la conversione di foreste torbiere e gli incendi forestali in Indonesia.
Fenomeni che, oltre che causare la distruzione della foresta pluviale, minacciano sempre più pesantemente la sopravvivenza di specie già a forte rischio estinzione come le tigri di Sumatra e l’orango.
Per lasciare spazio alle coltivazioni dell’olio di palma le foreste in Indonesia scompaiono a una velocità pari a nove piscine olimpioniche al minuto. Olio di palma che questa multinazionale usa per produrre shampoo, detersivi e altri beni di largo consumo. Non solo. Dopo aver effettuato approfondite indagini e numerosi controlli, Greenpeace ha dimostrato come nelle concessioni di proprietà del Gruppo Plantation BW, uno dei fornitori di P&G, si siano verificate diverse uccisioni di oranghi e siano stati addirittura allestiti dei cimiteri animali clandestini in aree confinanti con il parco nazionale Tanjung Puting - brutale pratica utilizzata per allontanare altri oranghi dalle coltivazioni.
ATTENZIONE, ALCUNE IMMAGINI POTREBBERO URTARE LA VOSTRA SENSIBILITA'
È arrivato il momento che la Procter & Gamble ripulisca i propri processi produttivi scegliendo politiche di acquisto a Deforestazione Zero e garantisca ai propri consumatori prodotti che rispettino uno dei più importanti polmoni del Pianeta e le specie che lo abitano.
Più volte, negli ultimi otto mesi, abbiamo cercato di confrontarci con P&G ottenendo però in cambio solo azioni di greenwashing.
Eppure altre multinazionali come FerreroUnileverNestlé e L'Oréal hanno già dimostrato come esistano altre strade praticabili, tagliando i rapporti con fornitori implicati nella distruzione delle foreste e impegnandosi a utilizzare solo olio di palma proveniente da coltivazioni sostenibili, che non impattano sulla salvaguardia delle foreste.
P&G deve seguire immediatamente il loro esempio. Per fermare la distruzione delle foreste e per tutelare la sopravvivenza di tigri ed oranghi.

regione Lazio finanziamento qualità alimentare


La REGIONE LAZIO, ha pubblicato una delibera finalizzata al sostegno alle associazioni di produttori per le attività di promozione ed informazione di prodotti che rientrano nei sistemi di qualità alimentare. Le risorse stanziate sono pari a 1.500.000,00 euro. Possono partecipare Consorzi di tutela di prodotti agricoli agroalimentari a denominazione riconosciuta, Consorzi di tutela dei vini a denominazione riconosciuta, Unioni regionali di consorzi, Consorzi o associazioni di produttori biologici, associazioni temporanee di scopo.
Per info clicca qui

regione Lazio finanziamenti viabilità rurale e opere idrauliche

La REGIONE LAZIO, ha pubblicato una delibera per investimenti non produttivi finalizzati al miglioramento della viabilità rurale, delle dotazioni idriche rurali e opere idrauliche. Le risorse stanziate sono pari a 4.690.000,00 euro suddivisi in due assi di intervento. Possono partecipare Province, Comuni, Comunità Montane, Università agrarie che gestiscono terreni di uso collettivo.

Per info clicca qui 
http://www.giuseppesimeone.it/newsletter/14-02-27_21-32-44_3061.pdf

Raccolta differenziata, in due mesi raggiunta la percentuale record dell'83 a Terracina Borgo Hermada

Positiva la risposta dei residenti di Borgo Hermada al nuovo servizio, dal 3 marzo il porta a porta anche in altre zone

Da zero all'83 per cento in neanche due mesi. Grande successo della raccolta differenziata nell'area di Borgo Hermada, i cui residenti hanno risposto con diligenza alle esigenze del nuovo servizio. Il dato è stato comunicato, nei giorni scorsi, dallo stesso sindaco Nicola Procaccini durante una riunione della sua maggioranza. Non ci sono numeri ufficiali, invece, per il Centro Storico Alto, l'altra zona del comune in cui è vigore la differenziata, ma anche lì le cose sembrano andare per il verso giusto grazie alla piena collaborazione dei residenti.
LO SCETTICISMO DEL SINDACO. Ma la percentuale fatta registrare nella maggiore delle frazioni cittadine, che conta circa diecimila abitanti, è oggettivamente impressionante e, in qualche modo, sorprendente, almeno a dar credito a quanto a lungo sostenuto dal capo dell'amministrazione. Procaccini, infatti, ha più volte, e in ogni sede, ribadito che i terracinesi non erano pronti alla differenziata e che l'unico modo per conseguire risultati immediati era costringerli con controlli rigidissimi. E siccome, sosteneva Procaccini, il Comune non era attrezzato per eseguire tali controlli, la sua amministrazione aveva scelto di delegarli alla ditta che avrebbe vinto l'appalto del servizio di igiene urbana. Ma le ditte private non lavorano gratis per la Pubblica Amministrazione.
LA DIFFERENZIATA SI ESTENDE. E mentre il sindaco si meraviglia del senso civico dei suoi cittadini, dal prossimo 3 marzo la raccolta differenziata verrà attivata anche nelle seguenti zone: San Silviano, La valle, Via della neve, Calcatore/zona ospedale, Zona stazione, Zona desco. http://www.corrieredilatina.it/news/centro/3890/Raccolta-differenziata--in-due-mesi.html

giovedì 27 febbraio 2014

“Vi svelo i potenti di Acea”. Parla la vedova dell’uomo chiave dell’inchiesta Cerroni

Debora Tavilla, ex dipendente dell’azienda di servizi romana, è stata la moglie diArcangelo Spagnoli, membro della struttura Commissariale dei rifiuti, morto nel 2012. Figura cardine delle indagini della Procura di Roma sull’affare rifiuti. I magistrati hanno trovato conti milionari all’estero riconducibili all’uomo. La donna rivela ailfattoquotidiano.it: “Ho scoperto che mio marito aveva comprato un grosso appartamento di cui non sapevo nulla” (leggi l’articolo integrale) di Andrea Palladino e Nello Trocchia, montaggio di Samuele Orini http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/02/27/vi-svelo-potenti-di-acea-parla-vedova-delluomo-chiave-dellinchiesta-cerroni/267790/

Rifiuti pericolosi in Africa donati attraverso due onlus

La Guardia di finanza e la direzioni distrettuale antimafia hanno smantellato un'organizzazione criminale con base a Modena e ramificazioni in tutta Italia. 41 denunciati La guardia di finanza di Modena ha scoperto e smantellato un'organizzazione criminale che spediva illegalmente rifiuti speciali e pericolosi in Africa, facendoli passare come beni frutto di raccolte di solidarietà. La base era proprio a modena, ma l'organizzazione aveva ramificazioni in altre aree d'Italia, soprattutto al Nord. Erano coinvolti trasportatori, spedizionieri doganali, facchini, gruisti e altri ancora: tutti insieme, avvalendosi delle proprie strutture aziendali, spedivano in Africa tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi all'interno di containers. 

L'indagine, ribattezzata "clean up", è partita a giugno 2012, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Bologna, e ha permesso di individuare quattro siti di stoccaggio in Emilia-Romagna e principalmente nel modenese. Qui che venivano ammassati vecchi monitor, pc, stampanti oltre a migliaia di elettrodomestici, macchine demolite, batterie per auto esauste, estintori, pneumatici: venivano poi caricati sui containers, imbarcati al porto di Genova e spediti in Africa (prevalentemente Ghana e Nigeria).

La gdf, in un comunicato, sottolinea che secondo uno studio delle Nazioni Unite, solo un terzo di questa merce sarebbe diretta al recupero ed al riciclaggio, mentre la maggior parte, dopo aver viaggiato tra i materiali 'in regola' per sfuggire ai controlli doganali, finisce in discariche non controllate, miniere abbandonate e cave di ghiaia. Per di più, l'organizzazione criminale operava anche "su misura", sistemando i containers vuoti in località indicate dai committenti e provvedendo poi a ritirarli: è successo principalmente nella provincia di Modena ma anche a Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Ravenna, Piacenza, Forli-Cesena, in Lombardia, Veneto, Piemonte e Lazio.

Di solito i containers venivano caricati nel fine settimana e di notte per non destare sospetti e diminuire i rischi di essere scoperti. Gli investigatori hanno inoltre scoperto che, per superare i controlli doganali, l'organizzazione si avvaleva di due onlus, create per progetti di solidarietà con popoli africani, ma in realtà costituite per garantire una copertura formale ai traffici, attraverso l'emissione di fatture pro-forma giustificative delle esportazioni. Gli ingenti quantitativi di rifiuti speciali destinati allo smaltimento, al momento del controllo doganale, "venivano fatti passare per donazioni a favore delle popolazioni indigenti africane. Con questo sistema ben congegnato e collaudato- spiegano le fiamme gialle- l'organizzazione era in grado di spedire, via mare, verso il continente africano circa 50 containers al mese, andando ad alimentare ulteriormente il pericoloso traffico illecito di rifiuti pericolosi, il cui business vede evidentemente interessati anche trafficanti di origini africane ben organizzati e che dall'italia, con proprie società regolarmente costituite, reperiscono rifiuti speciali in maniera capillare".

Una sola delle onlus individuate risulta aver effettuato oltre 1.000 spedizioni dal 2010 al 2013. Al termine dell'indagine sono state denunciate 41 persone, che a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti speciali e gestione di discariche abusive di rifiuti
 speciali e pericolosi. Inoltre, sono state eseguite quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti dei principali promotori del sistema di smaltimento, sequestrati i quattro siti di stoccaggio e gli automezzi utilizzati per l'attività illecita. http://bologna.repubblica.it/cronaca/2014/02/27/news/rifiuti_pericolosi_in_africa_donati_attraverso_una_onlus-79762504/?ref=HREC1-27
 

SCANDALO DEL BIOGAS NELLE MARCHE: SOLDI NOSTRI E TASCHE LORO

SOLITI NOMIAutorizzazioni per nuove centrali, che valgono un miliardo in incentivi, finite a imprese care alla politica grazie a una legge incostituzionale LA MAPPA DELL’A F FA R E Quaranta autorizzazioni (alcune richieste, altre già concesse) significano enormi profitti per gli imprenditori e una “r i s c r i t t u ra ” del territorio regionale. Accanto, una centrale a biogas tedesca Infografica di Pierpaolo Balani/LaPresse e Marco Palombi Quando si dice la sfortuna. Gian Mario Spacca, presidente Pd della Regione Marche, non si dà pace: una leggina, una misera leggina regionale sul biogas, e la sua giunta rischia di andare a picco, il suo partito si spacca, i funzionari della Regione si ritrovano indagati dalla magistratura insieme ai suoi amici imprenditori e i comitati locali e il M5S (primo partito alle Politiche 2013) gli stanno addosso e non smettono di metterlo in difficoltà. E pensare che Lombardia e Emilia Romagna ne hanno una quasi uguale, di leggina sul biogas, ma solo lui si trova in questo casino. Il governo Monti gliela impugnò davanti alla Consulta, che ha poi dato ragione al governo. Proprio sfortuna, si rammarica Spacca. In realtà, la legge 3 del 2012 sul biogas non è proprio una “leggina”: basti dire che autorizza centrali che al momento valgono per i proprietari – di soli contributi pubblici – circa un miliardo di euro in 15 anni. Per non parlare dei nomi dei protagonisti, che danno alla vicenda un tocco di glamour in più: Spacca, appunto, Paolo Petrini, ex assessore all’Agricoltura ora deputato, gli imprenditori Pesaresi, Tanoni, Lazzarini e altri. Un quadretto di famiglia che si ritrova pari pari, come vedremo, nelle camere di compensazione del potere regionale e su cui aleggia il nome dei reucci della zona, i Merloni: ex loro dipendente il governatore, soci in varie imprese gli altri. Quella che segue è la storia del biogas marchigiano: forse un affare sporco (lo decideranno i giudici), certo un pasticcio burocratico e l’ennesimo caso di scarsa autonomia della politica rispetto agli interessi economici. Senza passare dalla Via Il biogas dovrebbe funzionare come attività connessa a quella agricola: coi prodotti di scarto si alimentano piccole centrali che rendono autonoma l’azienda, l’eventuale eccedenza di energia si rivende. Chi decide di impiantare una centrale di questo genere ha diritto agli incentivi – soldi pubblici – erogati dal Gestore del servizio elettrico nazionale (Gse): in sostanza è un aiuto al settore agricolo o doveva esserlo. A questo punto arrivano infatti le leggine. La Regione Marche, ad esempio, ha deciso di semplificare le pratiche burocratiche: gli impianti inferiori a 1 MegaWatt – dice la norma – non hanno bisogno di Valutazione d’impatto ambientale (VIA). Una volta ottenuti i permessi burocratici, insomma, si costruisce e basta. Qual è il problema? Intanto la cosa è in contrasto con la direttiva europea sul tema e dunque incostituzionale; in secondo luogo, una centrale da 1 MW non è affatto piccola visto che per farla funzionare bisogna coltivare oltre 300 ettari amais. Se si pensa che la Regione Marche ha ricevuto una quarantina di richieste di autorizzazione per centrali da 0,99 MW – di cui circa venti concesse o in via di concessione, cui vanno aggiunti una decina di impianti già attivi – si capisce che il biogas sta cambiando la natura stessa del territorio: niente più agricoltura per produrre cibo, ma coltivazioni intensive per produrre energia. Il motivo è semplice: una centrale da 0,99 MW garantisce di soli incentivi pubblici all’i mprenditore 2,4 milioni di euro l’anno per 15 anni. Vale a dire circa 32 milioni sicuri al momento di posare la prima pietra: è una speculazione finanziaria che con l’agricoltura (e la tutela dell’ambiente) non ha niente in comune. Le prime centrali sono autorizzate nell’aprile 2012 – Camerata Picena e Castelbellino, in provincia di Ancona – e da lì è un profluvio. Solo che non bastava la leggina di favore, le procedure autorizzative sono state pure frettolose, inaccurate, spesso incomplete: il sindaco di Fano, Stefano Aguzzi, in conferenza dei servizi è stato costretto a chiamare i carabinieri per far verbalizzare la sua contrarietà all’autorizzazione di due centrali nel suo Comune visto che il dirigente regionale, Luciano Calvarese, si rifiutava di mettere la cosa per iscritto. C’è poi il caso delle fideiussioni fantasma. È obbligatorio, prima di costruire, mettere da parte i soldi (sotto forma di fideiussioni bancarie o assicurative) per quando bisognerà smantellare le centrali. In un caso – per un impianto a Jesi – la garanzia risulta fornita dalla Ansbacher, banca inglese già indagata per truffa internazionale. La cosa curiosa è che sul sito della Ansbacher si legge che il gruppo, dal 31 ottobre 2011, ha cessato ogni attività bancaria e, dunque, le garanzie rilasciate dopo quella data non sono valide: “Un certo numero di operazioni a La festa per gli imprenditori del biogas sembra all’inizio, ma accade l’imponde - rabile. Nella primavera del 2012, il governo di Mario Monti fa due cose: prevede che gli incentivi per le centrali grandi (tipo 1 MW) siano sensibilmente ridotti dal 1 gennaio 2013 e impugna proprio la leggina marchigiana per violazione del diritto comunitario. Il 22 maggio 2013, come detto, la Corte costituzionale gli darà ragione: in base alla direttiva Ue non si possono escludere screening preliminare e VIA “per mezzo della mera individuazione di soglie dimensionali”. Il comitato Terre Nostre Marche – che è l’artefice di buona parte dei guai di Spacca – chiede di annullare le autorizzazioni in autotutela e già che c’è presenta un esposto alla Corte dei conti: non è che alla fine ci saranno danni erariali? Non solo: la deputata del Movimento 5 Stelle Donatella Agostinelli – che è anche tra i fondatori del comitato – invia pure una diffida al Gestore elettrico per sospendere gli allacci alla rete e il pagamento dei contributi pubblici (gli impianti attivi hanno già incassato la prima rata). Esce pure la notizia che la Procura di Ancona – siamo al marzo 2013 – indaga sull’affare biogas. Panico ad Ancona. Un pezzo dello stesso Pd comincia a mugugnare, Spacca è preoccupato. Eppure il presidente non fa la cosa più ovvia: cancellare le autorizzazioni rilasciate con una legge incostituzionale e darne semmai di nuove. C’è il problema, infatti, che i nuovi incentivi post-Monti non sono convenienti come i vecchi. Pensa che ti ripensa, il governatore trova la soluzione: il 16 dicembre 2013 firma una nuova delibera che rinnova le autorizzazioni in essere, consentendo così una sorta di Via postuma, successiva persino alla costruzione degli impianti. Il comitato Terre Nostre l’ha definita “un pacco di Natale”. Quando la sfortuna s’accanisce, però, sono dolori e Spacca ormai è come Fantozzi: non solo il Consiglio regionale s’è rifiutato di approvare il Pacco di Natale in tutta fretta come chiedeva lui, ma il Consiglio di Stato – con una sentenza del 19 febbraio innescata dalla solita denuncia di Terre Nostre – ha escluso (per un impianto a Osimo) che una VIA postuma possa sanare l’illegalità iniziale. Ora la Giunta marchigiana rischia seriamente di saltare in aria. Tanta protervia del potere regionale forse si spiega coi nomi che hanno deciso di investire nel biogas marchigiano. Non si tratta, come sarebbe lecito aspettarsi, di aziende agricole, ma di alcuni tra i nomi più rilevanti dell’im - prenditoria marchigiana. Il grosso af-fare del biogas, insomma, è terreno di pascolo dei soliti noti: i Pesaresi (tanto il capostipite Mario quanto il figlio Paolo, sempre impeccabilmente abbronzato, forse per via della sua passione per gli yacht ), i Lazzarini di Morrovalle (Lorenzo e Alessandro, fondamentali perché hanno portato in dote i loro terreni), l’avvocato recanatese Paolo Tanoni e - indirettamente - Francesco Merloni, un pezzo dell’ari - stocrazia imprenditoriale della regione, peraltro sposato con una Lazzarini. I primi tre sono tutti soci nell’impresa del biogas e di casa nei salotti buoni del potere regionale come Fondazione Marche, dove sotto la presidenza di Merloni, si ritrovano tutti: Lazzarini, Tanoni, Pesaresi e pure Gian Mario Spacca, consigliere per conto della Regione. Anche in Marche Capital – so - cietà nata per “cogliere l’opportunità offerta dai programmi comunitari che finanziavano l’avviamento di venture capital per le Pmi”–si ritrovano gli stessi nomi. E pure nelle autorizzazioni per il biogas. Una dozzina almeno sono finite a società dal nome quasi identico: Vbio1, Vbio2 e così via. Di chi sono? Sono di proprietà della Viridis Energia, ma gli altri ci sono tutti: tra i 13 avvisi di garanzia inviati nel marzo scorso ci sono gli imprenditori di cui vi abbiamo parlato e i tre funzionari regionali responsabili del procedimento. Questi ultimi – Luciano Calvarese, Sandro Cossignani eMauro Moretti – s e c o ndo l’accusa avrebbero in realtà partecipato all’affare in veste di soci occulti dei bio-imprenditori: persino l’a n z i ana madre di Cossignani risulterebbe socia dei Lazzarini in due centrali. Le ipotesi di reato non sono leggere: si va dall’associazione a delinquere finalizzata alla truffa in giù. Spacca, Petrini e il resto della Giunta regionale non risultano coinvolti e si dichiarano anzi “parte lesa”, va ricordato però che Calvarese ha dichiarato pubblicamente che “la fretta” con cui aveva chiuso il procedimento autorizzativo sul biogas gli era stata imposta dai suoi referenti politici. Non risulta sia stato smentito. alla cui guida si succedono proprio Paolo Pesaresi e Antonio Lazzarini; la Viridis, a sua volta, è partecipata al 50 per cento dalla Lagi Energia dei fratelli Lazzarini e da Echidna spa, che invece è di proprietà di Mario Pesaresi e Paolo Tanoni. Piccola curiosità: la Echidna risulta socia anche di New Energy Development, una holding in cui figurano tra gli altri Francesco Merloni, ancora Pesaresi e pure Marche Capital. C’è un particolare, infine, che legittima il sospetto che la tavola - per così dire - fosse apparecchiata fin dall’inizio: tutte le società Vbio furono create prima della legge regionale sul biogas ed erano inattive al momento di presentare la richiesta di autorizzazione. Non manca nemmeno un’inchiesta giudiziaria sullo scandalo delle autorizzazioni per il biogas, nata a seguito degli esposti del comitato Terre Nostre e del M5S alla Guardia di Finanza. La Procura di Ancona sta per chiudere le indagini e finora si è ben guardata dal coinvolgere la politica regionale, Il fatto quotidiano 26 febbraio 2014

le speculazioni sulle rinnovabili 200 miliardi in 15 anni di incentivi spiegano il disastro biogas

200 MILIARDI In 15 anni gli incentivi destinati alle rinnovabili Non di sole Marche vive la speculazione sulla produzione di energia rinnovabile. Per il solo biogas, infatti, risultano presentate oltre 900 richieste di autorizzazioni per nuove centrali: assai di più di quanto abbia bisogno l’Italia per centrare gli obiettivi fissati in Europa. La Lombardia - grazie a Roberto Formigoni - è la vera patria del biogas: 360 impianti autorizzati con l’obiettivo di arrivare a 500. Gli incentivi pubblici, come detto, sono un fiume di soldi: il fotovoltaico ha già raggiunto il tetto massimo di 6,7 miliardi l’anno, quest’anno anche le altre rinnovabili esauriranno il plafond di 5,8 miliardi. Insomma, 12 miliardi e mezzo annui per il prossimo quindicennio: 200 miliardi di euro che potevano essere impiegati meglio, finire in altre tasche e produrre più lavoro. Il fatto quotidiano 26 febbraio 2014

SARDEGNA, SCOPPIA LA GUERRA DEL SOLARE Angelantoni contro i comitati si rivolge al ministero

UN MILIARDO Il gruppo Angelantoni ha grandi progetti Per superare l’opposizione dei comitati si rivolge al ministero diRoberto Morini Le valutazioni del Savi, Servizio ambiente e valutazione impatti della Regione Sardegna, e quelle del direttore generale sviluppo e energia del ministero dell’Am - biente Corrado Clini non potrebbero essere più opposte. Al centro della contesa i quattro impianti di solare termodinamico che il gruppo Angelantoni vorrebbe costruire nell’isola. Un miliardo di investimento, mille ettari da occupare, ma tutto è fermo per seri problemi ambientali, secondo il Savi, che chiede di sottoporre i progetti alla Via, la valutazione di impatto ambientale. NELLE SUE RISPOSTE il Savi parla di alterazione della morfologia naturale dei luoghi, di “notevo - le impatto di natura paesaggistica” di “rilevanti impatti sulle componenti acque superficiali e sotterranee” di “possibili ripercussioni sulla salute pubblica”, di “consisten - te consumo di suolo agrario”. Il ministero ancora non si pronuncia, perché la competenza non è stata decisa. Ma Clini, a cui, va detto, non spetta la decisione ministeriale dato che non si occupa di impatti ambientali, più volte si è pronunciato a favore. Con il Fatto Quotidiano parla di “barriere” e blocchi “sul fronte autorizzativo”, di “gioco del cerino” tra Regione e ministero. E il “rimpallo di competenze”, dice, causa ritardi che “considerata la competizione internazionale nel settore costituiscono un vantaggio per i competitors”. Poi entra nel merito e sottolinea che “due impianti hanno ciascuno una potenza termica di 389.7 MWe sono in aree marginali non utilizzate o utilizzabili ad altri fini”. Cioè, avendo una potenza superiore ai 300 MWt, sono di competenza ministeriale. Non si occuperà di impatti ambientali ma di energia sì. Il suo parere sembra tutt’altro che marginale. La strategia di Gianluigi Angelantoni, numero uno dell'azienda e di Ase, Archimede solar energy, braccio solare del gruppo, è dichiarata: “Voglia - mo un posto di primo piano nei progetti per il solare termodinamico nel Nordafrica e in Arabia Saudita”. Ci sono anche i partner: per la tecnologia i giapponesi di Chyioida, gruppo Mitsubishi, per le alleanze i sauditi di Fal Holdings guidati dallo sceicco Fahad Al Atel, con un terzo del capitale di Ase. “In Arabia Saudita ci sarà il più grosso investimento”, spiega Angelantoni. In gioco ci sono “cento miliardi di dollari in venti anni per cinquanta GW prodotti da rinnovabili metà dei quali da solare termodinamico”. Infine c’è il developer : Fintel Energia, che individua l’area, chiede l’au - torizzazione, realizza l’impianto. Suoi i preliminari sardi. PER VINCERE lì e anche per rientrare nella squadra di Quarzazate in Marocco, il consorzio Desertec, da cui Angelantoni è stato tagliato fuori, bisogna fare training in Italia, con grandi impianti in zone assolate. In Sicilia c’è l’unico impianto italiano in produzione, quello dell’Enel a Priolo. In Sardegna invece, dall’agosto del 2012, ogni due mesi Energo Green Renewables, gruppo Fintel, ha presentato un progetto: 160 ettari tra Cossione e Giave, provincia di Sassari, 237 ettari nel cagliaritano, nel Sulcis, ancora al nord, con altri 235 ettari tra Giave e Bonorva con i cinesi di Sunwise Capital. Quasi mille ettari agricoli. Agli stop motivati del Savi Angelantoni replica: “Il suolo resta utilizzabile per il pascolo, perché gli specchi hanno un’altezza di 6-7 metri. Poi ci sono cinquemila posti di lavoro nei prossimi tre anni per la costruzione e 500 per trent’anni per gestione e manutenzione”. Ma non convince i sardi. Nascono comitati sostenuti dalle associazioni ambientaliste. Il nodo principale resta la difesa del paesaggio, patrimonio anche economico per chi vuole puntare molte carte sul turismo. A Cossoine un referendum boccia il progetto con il 90 per cento dei voti. PARTE COSÌ l’operazione trasferimento al ministero, dove Angelantoni confida in una burocrazia più sensibile. Si comincia con l’impianto di Flumini Mannu, tra Villasor e Decipoputzu, poi a Cagliari arriva un nuovo progetto la cui potenza “risulterebbe” di 389 MW. Più di 300 dunque. Di chi è la competenza, chiede il Savi? Angelantoni, che vuole certezze, dice di aver avuto contatti positivi con la Presidenza del consiglio, che ha inviato un suo funzionario in Sardegna forse per dichiarare progetto strategico l’intero intervento, e con la Farnesina, che sosterrebbe l’operazione globale. Grande è dunque il dispiegamento di forze contro i comitati sorti un po’ ovunque in Sardegna, che si fanno forti delle motivazioni tecniche del Savi. All’ap - pello manca solo il neoministro Gianluca Galletti, Udc, al suo primo approccio con i temi dell’ambiente. Dovrà cercare di imparare rapidamente. il fatto quotidiano 26 febbraio 2014