mercoledì 30 novembre 2011

Pontinia, rifiuti, Amministrazione Provinciale diffida la Sep

dal quotidiano La Provincia del 29 novembre 2011
chissà cosa farà l'assessore alla "monnezza" o alla "sep"?

regionali Lazio: il Pd ha voluto perdere per il Vaticano

LAZIO, IL PD SABOTÒ LA BONINO PER NON IRRITARE IL VATICANO Il Fatto quotidiano 30 novembre 2011
di Alessandro Ferrucci
L a versione di Concita De Gregorio è la seguente: il Pd ha perso di proposito le Regionali del Lazio per dare a Fini la vittoria di un suo candidato.
Quindi rafforzarlo. Quindi rendere più salda l’alleanza con il Terzo polo.
La confidenza l’avrebbe ricevuta un anno e mezzo fa, proprio a cavallo del voto, da un dirigente democratico.
Lei era direttore de l’Unità.
Ieri Libero e il Giornale le hanno dedicato spazio. Titoli importanti. Editoriali. Hanno chiesto a Gianfranco Fini di tirare giù la maschera.
Qualcuno, tra i politici, si è chiesto il perché la firma oggi di Repubblica abbia rivelato solo ora una notizia del genere. Ci sono state reazioni da parte del Pd, sdegnate, scocciate, a volte denigratorie. Eppure, a tempo debito, il Fatto ha raccontato qualcosa di simile. Di simile, non identico. E la successiva lettura dei dati ci ha dato qualche ragione. La questione era la sanità. Nel Lazio le “cure ” coprono l’ottanta per cento del budget regionale. Parliamo di alcune decine, centinaia di milioni di euro il giro d’affari. Gran parte è pubblico, ma una bella fetta è coperta dalle cliniche private, molte delle quali legate al Vaticano.
Ecco qui il problema: come poteva un’esponente Radicale, abortista, vincere in casa della Chiesa? L’onorevole Binetti, allora ancora nel Pd, disse: “Mai con la Bonino, nel caso sono pronta a lasciare il Pd”. Lo fece comunque. Silvia Costa, politico cattolico da oltre 117 mila preferenze (Europee del 2009), quasi tutte raccolte tra le parrocchie, diede il suo contributo “Non sono d’accordo sul voto alla Bonino. Farò valere le mie idee”. Profetica. E ancora l’altro iper-cattolico Giuseppe Fioroni, “ras ” del Viterbese, anche lui fortemente contrario. Risultato? Dati alla mano, la Radicale ha ottenuto un bel risultato su Roma, mentre ha preso una scoppola in provincia, dove il voto è più controllato, in particolare al nord del Lazio e verso Latina.
Con due variabili: primo, la zona Pontina è regno di Fazzone, pluri- indagato, grande sponsor della Polverini. Secondo, un altro schiaffo è arrivato dal Frusinate, dove la mozione di Ignazio Marino ha portato a casa un risultato inaspettato, tanto da far ribattezzare l'area come “la nuova Amsterdam”. Ultimo punto.
La campagna elettorale del Pd è partita in ritardo anche perché la Bonino ha voluto mantenere contemporaneamente la candidatura in Lombardia. Al Nazareno la giudicarono “inopportuna: noi lavoriamo per lei nel Lazio, e poi si contrappone a noi in un’altra regione? Non si può”, dicevano. Allora, come Fatto, abbiamo lavorato sulla vicenda. Abbiamo chiesto lumi alle parti in causa. Tutti zitti. Compresi gli stessi Radicali, anche dopo la sconfitta.
Ora tocca a Concita De Gregorio tirare fuori la questione. E le prime smentite sono proprio arrivate dal mondo cattolico del Pd, a partire da Fioroni e dallo stesso editore de l’Unità, Renato Soru

decennio più caldo rischio cambi irreversibili

Il decennio più caldo dal 1850
"Rischio cambi irreversibili"
L'allarme per l'aumento delle temperature arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu durante la 17esima Conferenza sul clima a Durban. Nuovi picchi per la concentrazione di gas serra. Allo studio la creazione entro il 2020 di un fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i Paesi più poveri

DURBAN - Non c'era mai stato un decennio così caldo dal 1850. Il 2011 chiude un periodo che ha fatto registrare un aumento delle temperatura tale da fa temere agli scienziati per il futuro della Terra. L'allarme arriva dall'Organizzazione meteorologica dell'Onu (Wmo) che, alla 17esima Conferenza sul clima a Durban 1, ha avvertito che ci si sta avvicinando velocemente a cambiamenti irreversibili.

"Le concentrazioni di gas serra nell'atmosfera hanno raggiunto nuovi picchi e si stanno rapidamente avvicinando a livelli coerenti con una crescita di 2/2,4 gradi Celsius della temperatura media globale", ha sottolineato il segretario generale Michel Jarraud. Secondo gli esperti, un aumento oltre la soglia dei due gradi potrebbe innescare cambiamenti irreversibili per il sistema terrestre.

Il periodo 2002-2011 ha eguagliato il record del 2001-2010 come decennio più caldo da quando sono state effettuate misurazioni accurate nel 1850. A questo si è aggiunto, nella seconda metà del 2010 fino a maggio 2011, il passaggio della Nina, il fenomeno atmosferico ciclico che si ripete ogni 3-7 anni e che ha gravi effetti sul clima. A farne le spese, stavolta, è stata l'Africa orientale, colpita da una spaventosa siccità, le isole nel Pacifico equatoriale e le regioni meridionali degli Stati Uniti, senza dimenticare le alluvioni in Africa e Asia meridionale e nell'Australia orientale. Nonostante la Nina, come il Nino, non siano causati dal cambiamento climatico, l'innalzamento della temperatura invece ha effetti sulla loro intensità e frequenza.

Secondo i dati provvisori dell'Omm la temperatura media dell'aria alla superficie per il periodo gennaio-ottobre del 2011 è di 0,41 gradi C superiore rispetto alla media annuale di 14 gradi per il periodo 1961-1990. Il 2011 risulta quindi al decimo posto ex aequo degli anni più caldi dal 1850. "È nostro compito diffondere le conoscenze scientifiche che guidano l'azione di chi decide. La nostra scienza - ha affermato Jarraud - è solida e dimostra in modo inequivocabile che il clima mondiale si sta riscaldando e che questo riscaldamento è dovuto alle attività umane".

Si è aperta tra profonde divisioni, lo spettro della crisi economica e un certo pessimismo sulla possibilità di superare lo stallo attuale, la 17esima Conferenza delle Nazioni Unite dedicata al clima, alla quale fino al 9 dicembre parteciperanno delegazioni da 190 Paesi e organizzazioni di tutto il mondo. In ballo c'è il futuro del Protocollo di Kyoto, l'unico trattato internazionale vincolante per ridurre le emissioni inquinanti, la cui prima fase si concluderà alla fine del 2012. Tra gli obiettivi del summit, anche quello della creazione entro il 2020 di un fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l'anno per aiutare i Paesi più poveri a far fronte ai costi della riduzione delle emissioni di gas serra.
(29 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/29/news/si_chiude_il_decennio_pi_caldo_dal_1850-25776867/

acqua pubblica: la beffa degli aumenti che ignorano referendum a Latina

CORSERA online 29 novembre 2011
Acqua pubblica: la beffa degli aumenti che ignorano il referendum nell'area di Latina

Nella provincia pontina l'assemblea dei 36 Comuni dell'ambito territoriale 4 ha approvato aumenti del 9 % per «remunerare il capitale» della società che cura acquedotti e fogne

Manifestazione per il rispetto del sì al referendum acqua

LATINA - Non è bastato il referendum dello scorso giugno per eliminare i profitti dalla gestione dell'acqua, nonostante questo rappresentasse l'asse portante della consultazione, la molla primaria che ha portato 27 milioni italiani ha dichiarare il proprio convinto ed abrogativo «sì». E forse non basteranno nemmeno le grandi manifestazioni di piazza come quella - l'ultima di tante - celebrata a Roma lo scorso 26 novembre: se i cittadini ritengono di non dover più essere strozzati da bollette idriche da capogiro, le amministrazioni che - in assemblea - approvano le tariffe, temono senza dubbio la reazione delle società private cui hanno affidato acquedotti, fognature, depuratori, fino agli odierni dearsenizzatori e in futuro, chissà, anche i dissalatori per rendere potabile l'acqua del mare.

I comuni dell'Ato4 serviti da Acqua Latina

«VUOTO NORMATIVO? UNA SCUSA» - Primo teatro di scontro, nel Lazio, è stata l'assemblea dei 36 sindaci dell'Ato 4 (ambito territoriale in gran parte riferibile alla provincia di Latina). E' lì che i primi cittadini hanno votato le tariffe dell'acqua - notevolmente più care - in vigore dal prossimo anno, disattendendo l'esito referendario e decidendo per un deciso ritocco al rialzo. Il motivo, tra gli altri, lo ha espresso il vicesindaco di Latina Fabrizio Cirilli, ritenendo che la famosa «remunerazione» del capitale sia un costo che garantisce, in qualche modo, anche gli investimenti di natura strutturale necessari alla rete idrica ed alla tutela del territorio. Sulla vicenda, lo scontro intepretativo è totale. «La renumerazione è un benefit - tuona Alberto De Monaco, uno dei massimi attivisti ed esperti in materia d'acqua pubblica -. Così come è sbagliato, da parte dei gestori, accampare la scusa del vuoto normativo per non rispettare il referendum».

Rubinetto pubblico (da Grandain.com)

BASTA LA TARIFFA BASE - Tale convinzione non ha nulla di politico, ma è insita nei motivi dell'accettazione del referendum stesso,come spiega lo Corte Costituzionale (sentenza 26/2011) che ha avallato i quesiti referendari. «La normativa residua è immediatamente applicabile» poiché «la nozione di tariffa come corrispettivo - scrive la corte - è determinata in modo tale da assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio chi inquina paga». La Consulta spiega anche che «…coessenziale alla nozione di rilevanza economica del servizio è la copertura dei costi, non già la remunerazione del capitale».

ENTI SOTTO SCACCO - Spiega ancora l'esponente del comitato per l'acqua pubblica. «Ormai molti sindaci dell’Ato 4 sono addomesticati dal gestore che li tiene sotto scacco promettendo a taluno una fogna, ad un altro un tratto di rete, ad un altro l’ufficio “punto acqua” (ndr. a spese del Comune, come quelli appena inaugurati a Itri e Vallecorsa) salvo poi ritrovarsi a 9 anni dall’inizio di gestione con solo 120 milioni d’investimenti fatti rispetto ai 148 che dovevano onorare nei primi 6 anni, il canone di gestione mai pagato, i mutui preesistenti non rimborsati, ed un mare di debiti “traslati” dalla società sulle spalle dei Comuni».

Tecnici in un acquedotto (Ansa)

RITOCCHI FUORILEGGE - Non bastasse, i gestori privati dell'acqua hanno anche ottenuto il ritocco del piano tariffario che porterà «ad un aumento della tariffa media per il 2012 di quasi il 9% rispetto al 6,7% precedentemente stabilito nel 2006». I sindaci che lo scorso 11 novembre hanno approvato la richiesta del gestore di non decurtare dalla tariffa la remunerazione del capitale - spiega De Monaco - «sotto la minaccia del blocco degli investimenti, stanno provando a scippare il risultato referendario con cui ben 27 milioni di italiani lo scorso 12 e 13 giugno hanno abolito i profitti sull’acqua».

TRA VELENI E PERDITE - Mentre lo bollette tenderanno ad aumentare per via delle pressioni esercitate dalla aziende che hanno alle spalle potenti multinazionali operanti nel triplice settore «acqua-energia e rifiuti», il quadro delle inefficienze è drammatico. Recentemente lo ha delineato Legambiente, contando che ben 1.457.318 abitanti su 5.626.710 nel Lazio non sono serviti da acque depurate; con l'85,3% di copertura del servizio di fognatura e addirittura solo il 74,1% di copertura della depurazione.

ACQUA BUTTATA - Le perdite di rete sono addirittura del 62% a Latina, del 45% a Rieti, del 39% a Frosinone e dell'11% a Viterbo, mentre Roma si attesta al 27%, ma è la peggiore considerando le perdite per chilometro di rete con 68 metri cubi (fonte Blue book e Mediobanca). Nell'acqua dei rubinetti di 64 comuni del Lazio (17,3%) c'è una concentrazione di arsenico da riportare nei limiti di legge entro il 2012.

Michele Marangon

A Durban si tratta il futuro del pianeta

Emanuele Bompan
Si è aperta ieri a Durban, Sud Africa, la 17esima Conferenza delle Parti (COP) delle Nazioni Unite nel tentativo di siglare quanto prima un trattato internazionale per fermare il riscaldamento globale

Si è aperta ieri a Durban, Sud Africa, la 17 Conferenza delle Parti (COP) delle Nazioni Unite nel tentativo di siglare quanto prima un trattato internazionale per fermare il riscaldamento globale.
Per i climatologi la necessità di agire si fa ogni giorno più urgente: continuando di questo passo l'aumento delle temperature medie (previsto in caso di inazione intorno ai 4°C) nel corso del secolo potrà avere effetti catastrofici. Un rapporto presentato oggi dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha rivelato che la decade appena conclusasi è stata la più calda della storia. Da qui la necessità di negoziare un accordo globale per agire con rapidità e fermare l'emissioni di Gas serra.

Sebbene non sono attesi risultati clamorosi dopo il fallimento di Copenhagen e il mezzo successo dello scorso anno a Cancun, questa sessione del negoziato per il clima, che si chiuderà il prossimo 9 dicembre, potrebbe essere più complicata del previsto. «La mia paura è che si ripeterà il circolo di chiacchiere ed inazione a cui abbiamo assistito nell'ultima decade», – ha dichiarato all'autore il leader ambientalista americano Bill McKibben del movimento 350.org – «Ma ho anche una speranza, che la forte presenza africana a questo incontro porti quel senso di urgenza necessario per risolvere l'ingiustizia climatica». L'Africa infatti è responsabile di meno del 5% delle emissioni di gas serra, ma è il continente più esposto agli effetti catastrofici del riscaldamento globale.
Per le associazioni ambientaliste come il WWF “L'obbiettivo principale è preservare il quadro di lavoro Onu, lavorando per un secondo periodo del Protocollo di Kyoto (in scadenza a fine 2012) e cercando di determinare una road map per poter siglare un trattato internazionale legalmente vincolante entro il 2020.» Ma la guerra di veti incrociati tra potenze (su tutti Cina, Usa, Eu, India, Brasile) potrebbe essere un'ostacolo a questo obbiettivo.

A Durban si giocano simultaneamente due partite. Una tecnica – ma non secondaria – legata ad elementi puntuali, necessari per delineare meccanismi come finanzia climatica con la creazione di un fondo da 100 miliardi (Green Climate Fund) l'anno entro il 2020 per sostenere la transizione verso un mondo post-carbon, il sistema REDD+ per fermare la deforestazione, oppure ancora il trasferimento tecnologico per diffondere know how amico dell'ambiente. I negoziatori, orientati ad un approccio pragmatico ritengono “che ci siano buone possibilità di riuscita per giungere a risultati certi almeno per una parte degli elementi tecnici sul tavolo», ha dichiarato un negoziatore di medio livello che preferisce rimanere anonimo.

Ma ça va sans dire che anche il nodo geopolitico sarà sul tavolo, per una partita ancora più dura. Non si potrà fuggire infatti dalla discussione sulla seconda fase su Protocollo di Kyoto (che oggi include solo il 30% dei paesi inquinatori) in scadenza il prossimo anno, e sull'istituzione di una road map chiara per giungere a nuovi lavori a partire del 2014-2015 e firmare il prima possibile (in molti ritengono il 2020 una data probabile) il trattato internazionale legalmente vincolante tanto atteso che potrebbe cambiare le sorti del pianeta. Per molti mettere da parte Kyoto significa aprire una nuova fase, molto più inclusiva (dato che il Protocollo esclude grandi inquinatori come India Brasile e Cina), che modificherebbe le divisioni tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Allo stesso tempo proseguire unicamente nel solco creato dal Copenhagen Accord potrebbe creare grande incertezza, in primis nei mercati della Co2 e in meccanismi flessibili come i CDM (clean Development Mechanism).

«Postporre o eliminare un accordo (Kyoto 2, nda) che si sarebbe dovuto siglare nel 2013 è una decisione politica non certo dettata dai tempi della scienza» ha tuonato il commissario Ue per il Clima, Connie Hedegaard – «l'UE è pronta da anni a siglare un trattato globale a Durban, ma la realtà è che altre economie, come Usa e Cina, non lo sono». Ma anche l'Europa sa che bisogna andare oltre Kyoto in caso di fallimentto. «Siamo chiari: l'Ue sostiene il protocollo di Kyoto, ma un secondo periodo con l'Ue sola, che rappresenta l'11% delle emissioni di CO2 del Pianeta, non è abbastanza per il clima, questo non può costituire un successo a Durban.». Quindi bisogna guardare ad altro.

I G2 (Usa e Cina) latitano e snobbano l'EU, sempre più isolata, e non ne vogliono saperne di trattati o di protocolli finché i dettagli non sono ben chiari e delineati. Niente protocollo di Kyoto 2 nemmeno per Canada, Russia, Giappone, che ritengono il protocollo dannoso specie per i paesi ad industrializzazione avanzata. A mostrare la reticenza Usa ci pensa il capo della delegazione americana a Durban, Todd Stern. «Concentriamoci sui dettagli tecnici come la finanza climatica e l'istituzione del Green Climate Fund», ha dichiarato. «Kyoto 2 non è sul tavolo, per quanto riguarda gli Usa». Meglio un'alternativa che includa tutte le principali economie (rappresentate nel Major Economic Fourm, che include l'Italia) in un accordo che comporti responsabilità condivise ma differenti (per i tecnici quest'approccio si chiama Nationally Appropriate Mitigation Action, o Nama)

Chi rimane fortemente a favore a Kyoto 2, oltre i paesi meno sviluppati, specie quelli africani e gli stati insulari, sono il Brasile ed India, principalmente per interessi economici. Durante una teleconferenza il capo negoziatore brasiliano Luiz Alberto Figueiredo ha dichiarato che «dobbiamo dare avvio ad un secondo periodo del protocollo di Kyoto, l'unica strategia per garantire il futuro della lotta contro il climate change e la sopravvivenza di un trattato internazionale». Avesse dichiarato che il Brasile era pronto a firmare Kyoto 2, si che avrebbe sorpreso la stampa.

La Cina dal canto suo ribadisce la voglia di un modello di accordo volontario, dove “dal basso” ogni nazione dimostri la propria volontà a tagliare le emissioni e un sistema di verifica internazionale rendiconti i gas serra prodotti (MRV in gergo) Non a caso negli ultimi giorni i media di stato cinesi e giornali come il China Daily hanno decantato lodi sperticate degli “incredibili tagli alla Co2 avvenuti nel 2010 e 2011”. «A Durban meglio lavorare su elementi importanti e tecnici. Prima di stabilire quando firmare un trattato internazionale sul clima dobbiamo sapere esattamente cosa esso conterrà», ha ribadito alla stampa Xie Zhenhua, capo negoziatore cinese, se non fosse ancora chiara la direzione che Pechino vuole mantenere.

Alcuni Paesi in via di sviluppo guidati dal combattivo Costa Rica potrebbero persino “occupare” Durban e fare pressione affinché i big prendano decisioni. A lanciare la provocazione Jose Maria Figueres, ex presidente dello stato del Centro-america e fratello di Christina Figueres, combattiva segretaria dell'UNFCCC. «I paesi più colpiti dal climate change, stufi di attendere le grandi nazioni, dovrebbero bloccare il negoziato finche non si prendano decisioni urgenti e concrete». L'attenzione mediatica e di pubblico però è scarsa, specie in Europa dove gli occhi sono tutti puntati sulla crisi economica. Eppure per molti un trattato sul clima potrebbe rilanciare una post-carbon/green economy e risollevare le sorti dell'economia sfracellata. Ma sembra che i potenti del mondo proprio non ne vogliano saper di trasformare la crisi in una opportunità.
http://www.terranews.it/news/2011/11/durban-si-tratta-il-futuro-del-pianeta

Oxfam: “Agire sul clima prima che inondazioni e siccità aggravino la crisi alimentare” Nell'ambito della Conferenza sul Clima di Durban, l'ong inglese lancia l'allarme: gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti e ridurranno alla fame una fetta sempre più consistente della popolazione. Non solo nel Sud del MondoIntervenire contro i cambiamenti climatici in modo sistematico per evitare che inondazioni e siccità portino a un escalation dei prezzi alimentari e dunque a nuove possibili emergenze umanitarie. È l’appello lanciato da Oxfam International che, in occasione dell’apertura della conferenza della Nazioni unite sul clima a Durban (Sud Africa), ha presentato i risultati dello studio “Eventi climatici estremi: una minaccia per la sicurezza alimentare”.

Secondo il dossier dell’organizzazione britannica, che ha monitorato l’evolversi della situazione nel biennio 2010-2011, gli eventi climatici estremi sono sempre più frequenti. Con effetti spesso devastanti sui raccolti, che vanno dall’erosione delle scorte alimentati alla destabilizzazione dei mercati provocando un’impennata dei prezzi tali da ridurre alla fame un numero sempre più elevato di persone. Soprattutto nei paesi meno sviluppati, alle prese con indici di povertà preoccupanti e per questo meno in grado di sostenere le popolazioni colpite.

L’anno che si sta per chiudere ha visto solo in Africa, del resto, almeno 13 milioni di persone colpite dai devastanti effetti dell’ondata di siccità che ha investito diverse regioni del Corno d’Africa, alcune delle quali, secondo le Nazioni unite, hanno dovuto far fronte a una vera e propria carestia.

Cambiano le latitudini ma l’emergenza resta: la siccità e gli incendi causati dall’ondata di calore straordinaria che ha colpito Russia e Ucraina, per esempio, ha falcidiato buona parte del raccolto del 2010, provocando un rialzo dei prezzi globali del grano tra il 60 e l’80 per cento in appena tre mesi. Un’emergenza sempre più frequente se si considerano le intense piogge monsoniche e i numerosi tifoni nel Sudest asiatico che hanno ucciso più di 1.100 persone e contribuito a far aumentare i prezzi del riso del 25 per cento in Thailandia e del 30 in Vietnam nel giro di un anno. Anche in Paesi come l’Afghanistan la siccità ha prodotto un allarmante rialzo dei prezzi del grano e della farina di grano, saliti lo scorso luglio del 79 per cento rispetto al 2010.

“Dal Corno d’Africa al Sudest asiatico, dalla Russia all’Afghanistan, un anno di inondazioni, siccità e caldo estremo ha contribuito a diffondere fame e povertà”, ha dichiarato Kelly Dent, portavoce di Oxfam. “Lo scenario può soltanto peggiorare perché i cambiamenti climatici si intensificano e gli agricoltori devono fare i conti con le alte temperature”. Motivo per il quale l’organizzazione britannica chiede con urgenza che i governi riuniti a Durban si muovano in fretta e in maniera coordinata “per salvaguardare le scorte di cibo ed evitare che milioni di persone finiscano per soffrire fame e povertà”.

Se così non sarà, il rischio è che l’eccezione diventi sempre più frequente. Come avvisa il Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (Ipcc), a meno di un cambio di rotta, gli eventi climatici estremi aumenteranno e le conseguenze per le popolazioni colpite saranno sempre più gravi. “Per i più poveri e i più vulnerabili, che spendono fino al 75 per cento del loro reddito per acquistare cibo, le conseguenze potrebbero essere disastrose”, sottolinea Elisa Bacciotti, portavoce di Oxfam Italia.

Motivo per il quale Oxfam chiede che la Conferenza Onu faccia propri tre obiettivi chiave: puntare al rinnovo del protocollo di Kyoto da accompagnare a un nuovo accordo legalmente vincolante, potenziare i tagli alle emissioni di CO2 prima del 2020 ed assicurare i fondi a lungo termine a sostegno delle popolazioni colpite. Il riferimento diretto è al cosiddetto Fondo verde per il clima che, secondo Oxfam, “non può restare un contenitore vuoto” ma deve avere “le risorse necessarie per entrare in funzione”.

Punti che, almeno in parte, sono già in testa alla fittissima agenda dei lavori di Durban, dove i rappresentanti di quasi 200 Paesi fino al 9 dicembre saranno riuniti nel tentativo di scongiurare il bis del vertice di Copenaghen del 2009, finito con un nulla di fatto.

I temi, in parte, sono gli stessi. Il rinnovo di Kyoto, in scadenza nel 2012, la limitazione drastica di emissioni di Co2 con l’obiettivo di riportare il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2 gradi centigradi, lo stesso finanziamento del Fondo verde (che dovrebbe contare su 100 miliardi di dollari all’anno), lotta alla deforestazione e investimenti sulla Green economy. Il tutto mentre l’Europa è alle prese con la crisi economica e l’attacco dei mercati internazionali e gli Stati uniti, già diffidenti verso il protocollo di Kyoto, fanno ancora i conti con gli effetti della crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008.

di Tiziana Guerrisi
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/conferenza-durban-oxfam-%E2%80%9Cagire-clima-prima-inondazioni-siccita-aggravino/173737/

Durban, ultima spiaggia
per salvare il pianeta
Si apre domani in Sudafrica la conferenza Onu. La prima fase del protocollo di Kyoto scade alla fine del 2012 e alcuni Paesi hanno già fatto sapere che non intendono assumere ulteriori impegni. Tra il 1990 e il 2009 le emissioni serra sono aumentate del 38%. Ma la scommessa non è ancora persa
di ANTONIO CIANCIULLO
Manifestazione in vista della conferenza Onu a Durban (reuters)
Le emissioni serra sono cresciute del 38 per cento tra il 1990 e il 2009. Il fragile accordo per ridurle, che impegna solo una minoranza dei Paesi inquinatori, sta per scadere. Il numero di governi pronti a sottoscrivere un'intesa per difendere l'atmosfera diminuisce. I climatologi avvertono che, continuando di questo passo, l'aumento di temperatura nel corso del secolo sarà devastante.

Messa in questi termini la scommessa di Durban, la conferenza Onu sul clima che si apre domani in Sudafrica, appare persa in partenza. La prima fase del protocollo di Kyoto del 1997, che impegnava i Paesi industrializzati a ridurre del 5,2 per cento le emissioni di gas serra entro il 2012, si concluderà alla fine del prossimo anno. Calcolando che per ratificarlo ci sono voluti sette anni di negoziati, con gli Stati Uniti che frenavano e l'Europa che spingeva, si comprende perché la missione di arrivare in tempo alla seconda fase di impegni appare impossibile.

Anche perché Canada, Russia e Giappone hanno già fatto sapere che non intendono firmare un impegno per il periodo che si apre con il 2013. Gli Stati Uniti non hanno mai sottoscritto alcun accordo vincolante sul clima. E i Paesi di nuova industrializzazione, dal 2008 responsabili della maggior parte delle emissioni serra, utilizzano la formula delle "responsabilità comuni ma differenziate" per rinviare l'accettazione di un target obbligato di riduzione.

La conferenza di Durban, presentata come "l'ultima occasione per salvare il clima", segnerà dunque il tramonto di un impegno per la difesa dell'atmosfera? Non è detto perché molti dei protagonisti della battaglia climatica non hanno gettato la spugna. L'Unione europea, che ha mantenuto gli impegni assunti a Kyoto, ritiene che solo se le emissioni globali di gas serra si dimezzeranno rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050 si potrà avere un 50 per cento di possibilità di contenere l'aumento della temperatura globale di 2 gradi, il tetto oltre il quale i danni comincerebbero ad assumere una dimensione catastrofica.

E l'Unep, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, ha elaborato uno scenario di riduzione nei vari settori (produzione di energia elettrica, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti) in cui si dimostra che i tagli sono realizzabili non solo a costi contenuti, ma con meccanismi che porterebbero a ricadute positive sull'insieme del'economia.

Da Durban, con buona probabilità, uscirà dunque uno scenario di transizione, un ponte tra il 2012 e il 2015, l'anno in cui potrebbe essere raggiunto un accordo più ampio. Un'intesa che probabilmente risulterà agevolata dal ruolo crescente della green economy nei Paesi caratterizzati dalle economie più dinamiche, a cominciare dalla Cina che ha già conquistato la leadership nel campo dell'eolico e del fotovoltaico.

Già a Cancun, alla conferenza sul clima del 2010, i Paesi industrializzati avevano scelto la strada degli incentivi economici impegnandosi a stanziare un fondo per il trasferimento di tecnologie pulite ai Paesi in via di sviluppo di 30 miliardi di dollari nel periodo 2010-2012 e di 100 miliardi di dollari l'anno fino al 2020. Una cifra in linea con quella che, secondo i calcoli di Confindustria, servirebbe per realizzare gli obiettivi volontari proposti al tavolo del negoziato dai Paesi che hanno firmato l'accordo di Cancun: 40 miliardi di dollari all'anno da qui al 2020. Inoltre il mercato del carbonio, cioè la compravendita di emissioni serra, nel 2008 è arrivato a 92 miliardi di euro e continua a crescere.

Insomma i meccanismi di mercato stanno timidamente cominciando a rivelare la verità dei prezzi, cioè il costo occulto prodotto dall'inquinamento. Un costo nascosto dal fiume di denaro che per decenni ha sostenuto il sistema produttivo basato sui combustibili fossili (ancora oggi incentivati con 400 miliardi di dollari di sussidi l'anno). Ma il processo è lento, mentre il disastro climatico avanza veloce. La sfida di Durban è tutta qui: si riuscirà ad accelerare il percorso di guarigione dell'atmosfera prima che la malattia diventi devastante?
(27 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/27/news/conferenza_onu_durban-25672159/

Manovra Monti: rinnovabili, territorio e parchi

Nella Manovra di Monti anche rinnovabili, territorio e parchi
L’annuncio del Ministro Clini. E sulla Conferenza di Durban ‘‘sfida complicata, necessario cambiare il sistema energetico’’
di Rossella Calabrese
30/11/2011 - Incentivi alle rinnovabili e risorse per la sicurezza del territorio e per i parchi. Sono questi i contenuti del ‘pacchetto ambiente’ che il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini porterà in Consiglio dei Ministri il 5 dicembre.

Lo ha annunciato lo stesso Ministro Clini spiegando che nella proposta, da inserire nel pacchetto di misure sullo sviluppo, allo studio del Governo (leggi tutto), rientrano “il completamento degli incentivi per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, una quota di risorse per la sicurezza del territorio contro frane e alluvioni e la valorizzazione per parchi e riserve marine”.
Le misure - ha aggiunto Clini - terranno conto della spinta che possono fornire al ‘lavoro giovanile’.

Qualche giorno dopo il suo insediamento, il Ministro aveva annunciato il completamento entro l’anno degli incentivi alle rinnovabili e assicurato la riconferma della detrazione fiscale del 55% (leggi tutto). E anche la difesa del territorio dai rischi idrogeologici era stata definita prioritaria dal Ministro Clini, anche in considerazione del fatto che la prevenzione dei rischi è uno strumento di crescita e di rilancio delle potenzialità economiche del Paese (leggi tutto).


A proposito della 17esima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che si è aperta ieri a Durban, il Ministro ha detto: “Abbiamo di fronte una sfida molto complicata: per ridurre le emissioni di carbonio e proteggere il clima dobbiamo cambiare il sistema energetico, dobbiamo sviluppare e far crescere il ruolo delle fonti rinnovabili. Tutto questo deve avvenire su una scala globale”. Occorre tener presente - ha aggiunto Clini - che “la maggior parte delle emissioni arrivano dalla Cina e dagli Stati Uniti, due Paesi non vincolati dal Protocollo di Kyoto. L’Unione europea vuole il proseguimento del protocollo di Kyoto e l’allargamento ad altre economie”.

La sfida della Conferenza di Durban sarà proprio quella di dare un futuro al Protocollo di Kyoto, l’unico trattato internazionale vincolante per ridurre le emissioni inquinanti, la cui prima fase si concluderà a fine 2012. Tra gli obiettivi del summit c’è anche la creazione, entro il 2020, di un Fondo per il clima da 100 miliardi di dollari l’anno per aiutare i Paesi più poveri a sostenere i costi della riduzione delle emissioni di gas serra.

“Ci sono due soluzioni che viaggiano in parallelo - ha spiegato ieri Clini -, una è l’aumento dell’efficienza energetica: produrre di più consumando di meno, l’altra è quella delle fonti rinnovabili, che però devono essere efficaci. Penso quindi - ha detto ancora il Ministro dell’Ambiente - che dobbiamo lavorare di più per migliorare le tecnologie in particolare la fonte solare che è preziosa ed è ancora suscettibile di grandi evoluzioni”.

Il Ministro Corrado Clini volerà a Durban dopo il 6 dicembre. Clini ha sempre preso parte, come direttore generale del ministero dell’Ambiente, ai tavoli negoziali sulla riduzione delle emissioni inquinanti; questa volta lo farà in veste di Ministro.
(rhttp://www.edilportale.com/news/2011/11/ambiente/nella-manovra-di-monti-anche-rinnovabili-territorio-e-parchi_25001_52.htmliproduzione riservata)

Pontinia, case popolari: Battisti rivendica i meriti

Pontinia, presto verranno realizzati ben 24 alloggi
Edilizia «contesa»
Battisti sui fondi per le case popolari: è merito nostro
A Pontinia sono in arrivo 2milioni
e 200mila euro dalla Regione Lazio per la costruzione di 24 alloggi popolari. La notizia è stata accolta positivamente da tutta la maggioranza e da alcuni rappresentanti dell’opposizione che hanno tenuto a sottolineare il gesto compiuto dalla Governatrice Renata Polverini e dalla sua giunta. Sulla questione, però, Valterino Battisti tiene a sottolineare alcuni aspetti fondamentali come i passaggi, iniziati cinque anni fa, che ha compiuto il comune di Pontinia per a r r ivare a questo importante risultato.
«Era il dicembre d e l 2 0 0 7 quando la giunta comunale – afferma Battisti – ha deliberato l a l o c a l i z z a z i o n e dell’intervento dell’Ater per la costruzione di questi 24 alloggi. Negli anni successivi abbiamo provveduto ad acquistare un terreno privato con il benestare dell’Ater che, fin da subito, aveva approvato l’iniziativa per un totale di 2milioni e 400mila euro». Insomma l’iter è partito molti anni fa e le due delibere della Giunta Polverini è solo l’ultimo passaggio, fino ad oggi, per veder realizzate 24nuove unità abitative a costi popolari. «Il sindaco Tombolillo insieme al sottoscritto – dichiara Battisti – prima dell’insediamento della Giunta Regionale avevamo perfezionato tutto l’iter burocratico per la realizzazioni degli alloggi popolari. Con questo riteniamo di ringraziare l’attuale maggioranza per il finanziamento arrivato dopo due anni. Questo testimonia la lungimiranza della nostra amministrazione nel voler aiutare le numerose famiglie in difficoltà » .
Infatti, secondo la graduatoria presente al comune d i Pontinia sono più di 100 le persone che hanno avanzato la richiesta di avere degli alloggi popolari in città.
La questione, come è naturale che sia, ha assunto anche una valenza politica ma quel che più conta, in questi casi più che in altri, è la continuazione dell’iter e una concreta risposta alle persone che da anni aspettano una casa a basso costo. Riccardo A. Colabattista

Smantellamento centrali nucleari, tavolo trasparenza

Mercoledì 30 Novembre 2011|Edizione: LATINA|Pagina 41 Il Messaggero

Un tavolo della trasparenza sul decommissioning delle centrali nucleari anche nella Regione Lazio. L’opportunità di istituire di un tavolo analogo a quello della Regione Campania è stata illustrata ieri dall’assessore all’Ambiente della Provincia, Gerardo Stefanelli, nel corso della commissione al ramo, in cui ha riassunto i risultati della riunione campana di venerdì scorso. Secondo Stefanelli, «l’assessore all’Ambiente Giovanni Romano ha assicurato che coinvolgerà anche il Lazio: auspichiamo che il tavolo si istituisca presto, in particolare per la centrale di Borgo Sabotino, oltre che per gli altri siti laziali».
Stefanelli ne ha parlato illustrando ai consiglieri, convocati dal presidente, Enrico Della Pietà, il programma della Sogin per il Garigliano, centrale nucleare in territorio campano, ma limitrofo a Comuni del sud pontino. Tra le attività già svolte, o avviate, in quell’impianto, la rimozione dell’amianto dagli edifici turbina e reattore (per un totale, rispettivamente, di 85 e 73 tonnellate, in parte conferite in discarica e in parte stoccate in deposito), la realizzazione del deposito temporaneo D1(da 1.100 metri cubi), la demolizione del camino (che sarà completata nel 2014) e la bonifica delle trincee (il cui edificio di contenimento sarà realizzato nel dicembre 2013). Il deposito temporaneo, inoltre, accoglierà solo rifiuti del sito del Garigliano, e sarà smantellato quando sarà disponibile quello nazionale. Quest’ultimo, per Sogin, «rappresenta una priorità, permettendo di mettere in sicurezza i rifiuti prodotti dalla bonifica dei siti nucleari e dalle attività di medicina nucleare». La società afferma inoltre che «i valori rilevati sono sempre risultati ampiamente al di sotto dei limiti previsti».
An.Ap.
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Pontinia, le associazioni contro i tagli

Martedì 29 Novembre 2011| Il Messaggero
Edizione: LATINA
|Pagina 36

di CHRISTIAN CAPUANI

Non piace alle associazioni di Pontinia la prospettiva di minori contributi assegnati dal Comune per le attività culturali, così come ventilato nelle settimane scorse dall’assessore al bilancio Alfonso Donnarumma. Non è un mistero che le difficoltà economiche di quasi tutti gli enti locali, amplificate dai maggiori stanziamenti provenienti dal governo centrale, stiano causando nuovi tagli a particolari capitoli di bilancio, ma l’annuncio di minori proventi a favore delle associazioni non piace ai diretti interessati. «Da decenni le associazioni - sottolinea Giorgio Libralato di Pontinia ecologia e territorio - suppliscono alle carenze degli enti pubblici e delle istituzioni su aspetti fondamentali della difesa e della qualità della vita. E anche Pontinia ha delle eccellenze in questo senso, come la Rete, che sostiene i genitori con figli disabili, o la Nemesis, che da anni realizza iniziative in favore di tante realtà». Libralato prende quindi di mira le generalizzazioni sull’utilità delle aggregazioni civiche. «Non si possono mettere sullo stesso piano - afferma - associazioni che fanno la loro attività solo con consistenti finanziamenti pubblici e altre che, anziché pesare sulla comunità, a questa donano tempo, iniziative, informazione, conoscenza e denaro». I dubbi sulla politica di un minor impegno di risorse a favore delle associazioni si sommano a quelli legati alle spese previste da alcune voci del bilancio comunale di Pontinia. «Chissà cosa pensa l’assessore alle Finanze - aggiunge Libralato - dell’importo speso per la realizzazione dei bagni nella torre idrica, 27mila e 500 euro, oppure dell’incarico al consulente in materia tributaria per l’anno 2010, pari a circa 9mila euro».
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Lazio, forti preoccupazioni piano rifiuti, emergenza democratica

Giornata intensa quella di oggi martedì 29 novembre sulla questione RIFIUTI LAZIO.
Si trasmettono di seguito n. 3 Comunicati Stampa diffusi oggi dalle agenzie.
Auspichiamo che di fronte a una tale situazione di totale disprezzo delle regole ed emergenza democratica, i comitati, le associazioni e le forze politiche sappiano rispondere UNITARIAMENTE in modo fermo, civile e deciso.
LANCIAMO LA NECESSITA’ DI UN PRESIDIO PERMANENTE PER I GIORNI DEL CONSIGLIO REGIONALE MARTEDI’ 6 E MERCOLEDI’ 7 DICEMBRE 2011.

Vi invito a porre l’attenzione anche sulla terza agenzia. L’Amministratore Delegato di AMA riferisce che l’azienda sta per concludere, di concerto con il Commissario, la progettazione e l’individuazione del sito (top-secret) del 5° impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) per i rifiuti di Roma. Sarebbero così “trattate” le mille tonnellate al giorno di rifiuti che, se anche gli attuali impianti funzionassero a pieno regime, non si potrebbero trattare.
DOBBIAMO TUTTI CON CONVINZIONE OPPORCI A QUESTA IPOTESI, PER I SEGUENTI MOTIVI:
1) La realizzazione del 5° impianto TMB, che produrrebbe eco balle (CDR) per gli inceneritori e comunque un volume molto alto pari al 75% di quello iniziale di rifiuti da sversare in discarica, rischia di assorbire le poche risorse economiche disponibili e ipotecare le scelte del modello di gestione dei rifiuti per i prossimi 30 anni;
2) Se approveranno la costruzione del 5° di TMB ci imporranno, vista la necessità di ammortizzare l’investimento economico, anche la costruzione di un altro INCENERITORE e ulteriori relative discariche;
3) Con il 5° impianto di TMB questa Amministrazione Regionale pensa di trattare l’80% dei Rifiuti Solido Urbani prodotti mantenendo di fatto FERMA LA DIFFERENZIATA ad un misero 20%.

C’è solo una risposta che possiamo accettare UNA NUOVA LEGGE REGIONALE RIFIUTI e conseguente nuovo PIANO RIFIUTI che prevedano:
- Riduzione della produzione;
- Riuso;
- Raccolta differenziata porta a porta in tutti comuni del Lazio;
- Riciclo dei materiali con la realizzazione di impianti specifici;
- Realizzazione di impianti di compostaggio per il recupero della frazione umida.



AGENZIA Omniroma - REGIONE, PIANO RIFIUTI IN AULA DA MARTEDÌ 6 DICEMBRE

(OMNIROMA) Roma, 29 NOV - "La conferenza dei presidenti dei gruppi consiliari
ha deciso, a maggioranza, su richiesta dei capigruppo Fiorito (Pdl) e Brozzi
(Lista Polverini), di inserire all'ordine del giorno del consiglio regionale
convocato per il 6 e 7 dicembre 2011 il Piano regionale dei rifiuti,
attualmente in discussione in commissione Ambiente. L'Udc e le opposizioni
hanno chiesto un incontro urgente preventivo con l'assessore al ramo Pietro
Di Paolo. La seduta di domani, mercoledì 30 novembre, è regolarmente
convocata per le ore 11.30. In allegato l'ordine del giorno". Lo rende noto
l'area informazione del consiglio regionale.
red
291503 NOV 11

AGENZIA DIRE (LZ.) RIFIUTI. VERDI: GRAVE COLPO DI MANO DEL CONSIGLIO REGIONALE
"DISCUSSI APPENA 7 ARTICOLI SU 47, IGNORATI GLI EMENDAMENTI".
C’È BISOGNO DI PRESIDIO DEMOCRATICO PERMANENTE.

(DIRE) Roma, 29 nov. - "Sui rifiuti nel Lazio siamo al colpo di
mano. Solo cosi' si puo' chiamare l'imposizione al Consiglio
regionale del Piano rifiuti che e', o meglio era, in discussione
in commissione Ambiente". E' quanto afferma il presidente dei
Verdi del Lazio, Nando Bonessio.
"Con una mossa degna dei pretoriani- prosegue Bonessio- il
centrodestra ha messo all'ordine del giorno, il 6 e 7 dicembre,
il Piano rifiuti, che e' stato appena sfiorato dalla discussione
in commissione. Su 47 articoli ne sono stati discussi appena 7 e,
con questo colpo di mano, si vorrebbero anche cancellare gli
oltre 200 emendamenti presentati, sfuggendo a un qualsiasi
confronto democratico sulle soluzioni alternative
all'incenerimento e alle discariche".
"Ora e' chiaro, quindi, che il centrodestra considera la
questione rifiuti nel Lazio chiusa a qualsiasi forma di
discussione democratica. La logica e': Polverini ha deciso.
Oppure sarebbe meglio dire: Cerroni ha deciso. Persino un Piano
rifiuti insipiente e di facciata come questo, diventa per chi
deve fare affari sulle spalle dei cittadini un ostacolo da
rimuovere a forza di colpi di mano".
"Cosa dobbiamo aspettarci in Consiglio- chiede Bonessio in
conclusione- la settimane prossima? Forse l'ennesimo
maxiemendamento per fare approvare questo 'inutile e dannoso'
Piano rifiuti in aula d'autorita'? Chiamiamo fin d'ora tutti i
comitati ad 'assediare' pacificamente, il 5 e 6 dicembre, il
Consiglio regionale, mentre da parte nostra vigileremo in
Consiglio affinche' il centrodestra non 'faccia monnezza', nella
migliore applicazione del berlusconismo, delle regole
democratiche".
(Com/Rel/ Dire)
17:09 29-11-11

AGENZIA DIRE (LZ) RIFIUTI. AMA: A BREVE DEFINITO PROGETTO QUINTO IMPIANTO TMB
AD CAPPELLO: "METTEREMO MANO AD UNO GIÀ ESISTENTE".

(DIRE) Roma, 29 nov. - "Non abbiamo ancora definito il progetto
per la realizzazione del quinto impianto di Tmb, pero' ci stiamo
lavorando e penso che nei prossimi giorni lo definiremo". A
rivelarlo e' l'ad di Ama, Salvatore Cappello, a margine del
workshop 'Roma sostenibile' all'Aranciera di San Sisto.
"L'ipotesi principale- ha spiegato Cappello- e' di rimettere
mano a un impianto gia' esistente", ma la localita' e' ancora top
secret: "La diremo in seguito".
Nel quinto impianto saranno trattate anche le 1.000 tonnellate
di tal quale che ogni giorno a Roma rimangono fuori dal ciclo dei
rifiuti: "Dovranno trovare trattamento in questo impianto- ha
sottolineato l'ad- il suo completamento consentira' di trattare
tutti i rifiuti prodotti da Roma".
A chi gli chiedeva se nel frattempo le 1.000 tonnellate in
'eccedenza' potessero essere inviate a Latina o in altre province
del Lazio, Cappello ha risposto: "Non mi risulta che ci sia
quest'ipotesi".
(Mgn/ Dire)
17:14 29-11-11

NANDO BONESSIO
Ecologisti e Reti Civiche – Verdi Europei
www.verdilazio.it - www.ecologistiecivici.it
via della Pisana, 1301 - 00163 Roma - tel 0665937008 - fax 0665937089

martedì 29 novembre 2011

Monti il governo del conflitto di interessi

Il ministro Passera si è dimesso da ad di Intesa, ma ne detiene ancora oltre otto milioni di azioni; ed è socio di un'università privata di Roma legata all'Opus Dei che ha ricevuto una montagna di soldi pubblici e di una clinica privata convenzionata coinvolta in un'inchiesta per peculato. Gran parte dei ministri del governo Monti hanno lavorato per grandi banche, organizzazioni e aziende che hanno a che fare con concessionari pubblici, o ne sono soci. Una rete di affari e interessi che non ha risparmiato le attenzioni delle procure.

Giurava che non si sarebbe mai messo a fare politica, chiamava «spazzatura» le voci che davano per imminente la sua discesa in campo. «Guidando questa banca faccio il lavoro più bello del mondo, e ritengo che facendo così posso influenzare positivamente la società», diceva Corrado Passera, poco più di un anno fa, al Financial Times. Mercoledì pomeriggio, invece, giurava nelle mani di Napolitano come ministro del Governo tecnico di Mario Monti, che lo ha voluto a capo di un super-ministero che, da solo, riunisce le deleghe allo sviluppo economico, alle infrastrutture e ai trasporti. La sua nomina ha sollevato subito polemiche per via della carica di amministratore delegato del gruppo Intesa-Sanpaolo che Passera ha ricoperto fino alla scorsa settimana. Il conflitto d’interessi infatti è plurimo: Intesa-Sanpaolo è azionista di Rcs Mediagroup, l’editore del Corriere della Sera (Passera è stato nel cda di Rcs fino al 2009), e detiene quasi il nove per cento della cordata, messa in piedi dallo stesso Passera, che ha rilevato Alitalia nel 2008, il 12 per cento della holding che controlla Telecom, e, tramite una società del gruppo, il 20 per cento della Ntv, la società ferroviaria di Montezemolo e Della Valle che dovrà competere con Trenitalia e che già oggi è in lotta con l’ad delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, per le tariffe dei pedaggi ferroviari.

Meno recenti gli incarichi del ministro Passera nei Cda di altre grandi aziende italiane, dalle Poste alla Cir, passando per Finmeccanica, la Banca di Trento e Bolzano, Olivetti e diverse società editoriali, tra cui La Repubblica S.p.A. e il Gruppo Editoriale L’Espresso.

«La cosa che mi è pesata di più, lasciare la banca non è facile dopo dieci anni», ha detto mercoledì, dopo essersi dimesso dal Cda di Intesa. Nessuna notizia invece sulla cessione delle sue quote azionarie: oltre otto milioni e mezzo di azioni di Intesa-Sanpaolo per un valore complessivo di 10,5 milioni di euro, e svariate altre partecipazioni in cui si celano altri conflitti d'interessi, finora passati inosservati. Passera, infatti, oltre a essere socio di un albergo e di diverse società immobiliari ed editoriali, possiede anche azioni per oltre 56mila euro di Campus Bio-Medico S.p.A., una società per azioni con sede a Milano che controlla l'omonima università privata di Roma, con annesso policlinico, nata nel 1993 per volontà dell'Opus Dei. Per anni il Campus ha svolto le sue attività in strutture prese in affitto dall'American Hospital di Roma. La sede definitiva, «75 ettari di terreno, immersa nel verde» a Trigoria, appena fuori città, è stata inaugurata il 14 marzo 2008 alla presenza del Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, dell'allora Presidente della Regione Piero Marrazzo, Gianni Letta, l'ex direttore della sala stampa del Vaticano Navarro-Valls e Javier Echevarría, il vescovo spagnolo a capo dell'Opus Dei. Tre mesi e mezzo dopo, il primo luglio, la Regione Lazio accordava alla struttura finanziamenti pubblici per 71 milioni di euro: 61 per l'attività del policlinico, 10 per la didattica e la ricerca. Anche il ministero dell'Istruzione, nel 2009, ha finanziato il Campus con quasi 470mila euro. E i risultati si vedono: nella relazione che il Policlinico ha presentato agli azionisti di Campus Bio-Medico S.p.A. si legge che nel primo trimestre del 2010 il margine operativo netto del Università Campus Bio-Medico di Roma aveva superato i sette miliardi e mezzo di euro. Il Campus, inoltre, riceve i finanziamenti del 5 per mille dei contribuenti che decidono di destinarglielo perché rimane un istituto di ricerca senza scopo di lucro. Anche se è controllato da una società per azioni che per statuto nomina da quattro a sei consiglieri nel cda dell'Univeristà.

Nel sito dell'Opus Dei si legge che il Campus è una «opera apostolica della Prelatura dell’Opus Dei» che «ha l’ambizione di finalizzare il sapere scientifico alla promozione della dignità della persona in un ambiente in cui i rapporti interpersonali sono ispirati dal criterio della carità e del servizio». Per compiere la sua opera apostolica, il Campus ha partecipato a un bando della Regione Lazio per finanziare «l'innovazione e il trasferimento tecnologico alle PMI laziali». La Regione ha ritenuto ammissibile la domanda, e ha finanziato il Campus con altri 610mila euro, di cui 95.185 euro per «organizzazione di eventi promozionali», 47mila euro per «missioni e viaggi», 91.906 euro per «effettuare analisi di mercato». Affinché la Regione potesse emanare il bando che ha permesso al Campus di ottenere questi finanziamenti è stata indispensabile la determina del ministero dello Sviluppo Economico, lo stesso che ora dirige Corrado Passera e che è responsabile di tutti gli adempimenti per la gestione del "Fondo per lo sviluppo economico, la ricerca e l'innovazione" finalizzato a erogare quegli stanziamenti.

Tra i possedimenti finanziari di Passera c'è anche una quota di oltre il dieci per cento della Day Hospital International S.p.A., una società che controlla l'omonima clinica privata di Aosta: una struttura sanitaria privata convenzionata con la sanità regionale che ha beneficiato di rimborsi pubblici per 700mila euro l'anno. L'anno scorso la clinica è stata oggetto di un'indagine della Digos di Aosta, la cosiddetta inchiesta Bisturi, per truffa, evasione fiscale, smaltimento illecito di rifiuti speciali (sangue, ernie e appendici), assenteismo e peculato: secondo l'accusa la clinica avrebbe utilizzato, per gli interventi privatistici, strumenti, protesi, camici e medicinali di proprietà pubblica, pagati dal sistema sanitario e utilizzati a fini privati. Il 28 settembre scorso Alberto Morelli, ex amministratore della clinica (il suo mandato è scaduto a giugno del 2010), ha scelto di patteggiare la pena per lo smaltimento illecito di rifiuti, mentre per l'accusa di peculato è andato a processo con rito abbreviato. La Usl si è costituita parte civile, ma la Digos ha mosso accuse anche all'azienda sanitaria, contestandole di non aver vigilato abbastanza. Secondo il consulente inviato dal ministero della Salute, la convenzione con la clinica di cui Passera è socio avrebbe dovuto seguire a una gara di appalto europea, che però non c'è stata.


La storia del neo-ministro dello Sviluppo Economico, che è anche responsabile dell'amministrazione del settore delle telecomunicazioni, si è incrociata più volte con quella di Silvio Berlusconi. I due sono "nemici" di vecchia data. Passera fu uno dei manager di De Benedetti che sostituì in Mondadori quelli di Berlusconi quando, nel 1990, il Cavaliere perse il lodo arbitrale con la Cir per l'acquisto della casa editrice. Due anni dopo, nell'occasione di un convegno, Passera denunciò con durezza «l’esistenza di una concorrenzialità gravemente minacciata dalla posizione dominante della Fininvest» che «controlla quasi il 40 per cento del fatturato pubblicitario complessivo nazionale». Risposta di Berlusconi: «Passera legge troppi fumetti». Negli ultimi anni, però, a parte qualche sfogo polemico contro Tremonti per via dell'aumento del carico fiscale sulle banche, ha avuto occasione di farsi perdonare: Intesa-Sanpaolo ha concesso a beneficio di Fininvest un plafond di credito che negli anni è arrivato a due miliardi e trecento milioni di euro, allargato di altri 400 milioni dopo la condanna di Fininvest a risarcire 564 milioni di euro a De Benedetti per il danno conseguente alla corruzione giudiziaria che riportò Mondadori nelle mani di Berlusconi.

Tra i pochi nemici che sembra essersi fatto Corrado Passera c'è Giovanni Consorte, al quale si mise di traverso nella scalata alla Bnl. «Il dottor Passera me l'ha cacciato nel culo», ricorda Consorte al telefono con toni poco teneri al senatore del Pd Nicola Latorre.

Il nuovo ministro dello Sviluppo Economico non è immune neanche alle indagini giudiziarie: è stato indagato per due crack finanziari, Fiornini e Cirio, e per false comunicazioni sociali nell’indagine su Olivetti della Procura di Ivrea, e ne è sempre uscito indenne.

Ma non è l’unico ministro del Governo Monti ad avere avuto problemi con la Giustizia. A fargli compagnia c’è Corrado Clini, ministro dell’Ambiente. Basta sfogliare a ritroso il suo lungo curriculum istituzionale per vedere che di ambiente e rifiuti si è sempre occupato, sin dagli anni '80. Nel 1996 diede il via libera all'inceneritore di Verbania, che riteneva un impianto «pilota», escludendo la necessità di un'autorizzazione preventiva dello Stato. L'azienda che lo aveva realizzato si chiama Thermoselect, che è anche il nome dell'avveniristica tecnologia di gassificazione che l'impianto avrebbe dovuto usare. Ma per quell'impianto i vertici della Thermoselect finirono sotto processo per lo sversamento di cianuro nei torrenti vicini alla struttura, e vennero condannati dalla Cassazione per difformità autorizzative dell'impianto. Che oltre a inquinare, scoppiava. Era talmente insicuro che esplose persino durante un'ispezione dei vigili del fuoco e della Usl. Corrado Clini, già allora direttore generale del ministero dell'Ambiente, venne indagato per quell'autorizzazione "facile" e poi archiviato dopo che il suo avvocato, Carlo Taormina, futuro deputato forzista, riuscì a ottenere il trasferimento del procedimento a Roma. Oggi Clini, autore di articoli per diverse testate contro il cosiddetto "ecocatastrofismo", è uno dei più convinti oppositori del protocollo di Kyoto. E viene segnalato, come hanno riportato Vittorio Malagutti e Giorgio Meletti sul Fatto Quotidiano, come "senior fellow" sul sito dell'Istituto Bruno Leoni, un centro di ricerca di ispirazione «liberista, individualista, libertaria» che si propone di contrastare l'«estremismo verde» degli ambientalisti.

Il nuovo ministro degli Interni, Anna Maria Cancellieri, un curriculum di commissario prefettizio di tutto rispetto (ha cominciato a 19 anni alla Presidenza del Consiglio, ora ne ha 67), è passata alla storia per avere negato la presenza di infiltrazioni mafiosa a Genova, due anni fa, quando ne era prefetto. Lo stesso anno il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, l'ha nominata Commissario al Teatro Bellini di Catania, e in quella funzione è stata indagata, a seguito di un esposto dell'ex sovrintendente del teatro, per via di una serie di consulenze da migliaia di euro ritenute eccessive dal pm Alessandro La Rosa, che sospetta possano essere state finalizzate ad arrecare un'indebito vantaggio patrimoniale ai consulenti, tra cui figurava il soprintendente del Comune di Bologna («lo scelsi perché conoscevo la sua professionalità», si difende lei). Il ministro Cancellieri risulta essere tutt'ora indagata per abuso d'ufficio.

A Bologna, dov'era commissario prefettizio, la Cancellieri si era distinta per avere prorogato i finanziamenti alle scuole private (più di un milione di euro) nonostante l'esiguo bilancio del comune. Un conflitto di interessi, quello con gli istituti privati di istruzione e ricerca, che riguarda buona parte del nuovo esecutivo: su otto professori al Governo, sei vengono da istituti privati. Tra gli altri due c'è il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino e presidente del Cnr su nomina dell'ex ministro Gelmini. Nel 2005, appena insediatosi come rettore del Politecnico, siglò un accordo con General Motors per lo sviluppo di un centro di ricerca della società americana nell'Università di Torino, un'iniziativa che non trovò il favore degli studenti, che la contestarono con forza. «La ricerca al Politecnico di Torino è occupata per un terzo dalla General Motors», ha denunciato un loro portavoce. Da segnalare che tra i maggiori investitori della General Motors Company c'è Goldman Sachs Group Inc., la banca d'affari internazionale di cui il premier Mario Monti è stato consulente dal 2005, che ne possiede azioni per oltre 360mila euro. Ma non è l'unico conflitto di interessi di Francesco Profumo.

Oltre a essere membro del comitato di selezione del premio organizzato dall'Eni, il neo-ministro dell'Istruzione sedeva anche, fino al giorno della nomina, nei cda di Pirelli, Telecom Italia, dell'università telematica Uninettuno, e nell'Advisory Board di Reply S.p.A., una società che annovera tra i suoi clienti concessionari pubblici come Sky e Seat Pagine Gialle. In passato è stato nei cda di Unicredit Private Banking e del Sole 24 Ore.

Nel caso di Giampaolo Di Paola, invece, il conflitto d'interessi è congenito: mettere un ammiraglio a capo del ministero della Difesa vuol dire, di fatto, affidare la politica militare italiana all'esercito, indebolendone il controllo politico dell'esecutivo. È la seconda volta che succede nella storia della Repubblica. La prima fu quella del generale Domenico Corcione, ministro della Difesa nel Governo Dini, ma in quel caso Corcione aveva formalmente dismesso i panni di militare da tre anni, quando per ragioni anagrafiche venne collocato in ausiliaria. Di Paola, poi, non è un ufficiale militare qualunque, ma uno degli uomini più potenti della Nato, di cui presiede il comitato militare. Fu lui a firmare l'intesa che impegna l'Italia all'acquisto di 131 cacciabombardieri statunitensi che ci costeranno 16 miliardi di euro. Ed era con lui, come si legge in un cablogramma segreto pubblicato da Claudio Gatti sul Sole 24 Ore del 15 ottobre scorso, che gli Usa trattavano per il trasferimento del comando europeo delle Forze speciali Usa da Stoccarda a Sigonella. Di Paola consigliava loro di non seguire «la strada che passa per un coinvolgimento del Parlamento italiano» ma di «legare eventuali attività militari alla lotta al terrorismo, cosa che potrebbe fornire una copertura politicamente accettabile a un'ampia gamma di operazioni».

Il ministro della Difesa, quindi, forniva agli Stati Uniti la scusa che avrebbero dovuto utilizzare per coprire le attività militari che gli italiani non avrebbero altrimenti permesso loro di svolgere, dissuadendoli dal passare per il Parlamento. Di Paola, del resto, all'accordo di Sigonella ci teneva, anzi, lo considerava una «priorità assoluta». Tanto che, nel 2005, consigliava agli statunitensi di impegnarsi a incassare la firma prima delle elezioni del 2006, perché «se arrivasse un cambio di Governo in Italia» prima della firma dell'accordo «sarebbe politicamente impossibile per gli Usa continuare a operare con la relativa libertà d'azione che hanno adesso con le base italiane». Ora gli Usa possono esultare.

Altro manager chiamato da Monti nel suo esecutivo è Piero Gnudi, delegato a Sport e Turismo, membro del direttivo di Confindustria, del cda di Unicredito Italiano, della giunta direttiva di Assonime (l'associazione tra le spa italiane) e, fino allo scorso aprile, del cda dell'Enel. Dal 1994 ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell'Iri, in cui ebbe l'incarico di sovrintendere alle privatizzazioni volute dal centrosinistra nel '97.

Tra gli incarichi del Ministro Gnudi c'è anche quello di presidente della Sesto Immobiliare S.p.A., la cordata che riacquistò l'ex area Falck di Sesto San Giovanni, oggi sotto la lente di ingrandimento della Procura di Monza che ha avviato un'indagine, in cui è coinvolto l'ex sindaco del Pd Filippo Penati, per finanziamento illecito, corruzione e concussione.

I magistrati di Monza, grazie alle indagini sulle presunte tangenti per la riqualificazione dell'area Falck, hanno trovato collegamenti con altre tangenti per la privatizzazione degli scali aeroportuali della Capitale. Anche all'epoca ricorrevano gli stessi nomi, compreso quello di Gnudi (che non è mai stato indagato). Diego Cotti, imprenditore ed ex politico di Sesto, ha dichiarato ai pm che Giordano Vimercati, braccio destro di Penati, in merito alla trattativa per l’acquisto dell’area delle ex acciaierie Falck gli avrebbe detto: «Falck stabilisce il prezzo ma vende a chi diciamo noi. Perché Falck vuole entrare in Aeroporti di Roma e ha bisogno di un placet nazionale». Falck negli Aeroporti di Roma ci entrò, nel 2000, grazie al consorzio Leonardo - di cui era proprietaria al 31 per cento - a cui l'Iri, all'epoca presieduta da Piero Gnudi, vendette AdR per 2.570 miliardi di lire.

Il neoministro è anche membro esecutivo della fondazione Aspen, finanziata da buona parte dell'imprenditoria italiana e internazionale tra cui decine di banche e assicurazioni (anche Intesa-Sanpaolo), Anas, Italcementi, Lottomatica, Mediaset, Confartigianato e Confindustria, Edipower, Edison, Enel, Eni, Erg, Shell, Farmindustria, Fastweb, Fincantieri, Finmeccanica, la Rai, Seat Pagine Gialle, Sky Italia, Telecom e decine di altre grandissime aziende (Microsoft e Google incluse). Con lui, nel comitato esecutivo, c'è tutta l'Italia che conta. Tra gli altri: Giuliano Amato, Confalonieri, Emma Marcegaglia, Frattini, Prodi, Tremonti, Caltagirone, persino Paolo Mieli. Anche il presidente del consiglio Mario Monti e un altro ministro del Governo, Lorenzo Ornaghi, ai Beni Culturali, già rettore dell'Università Cattolica e consigliere dell'editore di Avvenire, nonché uomo vicinissimo a Ruini e Bagnasco, ne fanno parte.

Paola Severino, invece, nuovo ministro della Giustizia, non ha bisogno di entrare nel giro della grande finanza italiana, perché è la grande finanza ad andare da lei, nel suo studio legale. Avvocato dal 1977, nella sua carriera ha rappresentato nelle aule di giustizia gli interessi di Rai, Telecom, Enel, Eni, Sparkle, Caltagirone e Geronzi. Senza contare i politici: da Prodi a Formigoni, da Cesa a Rutelli, e persino Giovanni Acampora, l'avvocato Fininvest condannato per corruzione in favore di Berlusconi nel processo per il Lodo Mondadori. Ora dovrà occuparsi di amministrare la macchina della giustizia e di depurarla dai privilegi processuali riservati ai colletti bianchi. Tra i nomi apprezzati dall'ex-premier c'è anche quello del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, già presidente dell'Autorità antitrust dal 2005, dopo essere stato segretario generale di Palazzo Chigi sotto il secondo governo Berlusconi (non sorprende che nella sua funzione di presidente dell'Antitrust non abbia mai affrontato il problema della concorrenza nel mercato televisivo italiano).

Il nuovo ministro del Lavoro con delega anche alle Pari Opportunità, Elsa Maria Olga Fornero, di conflitti d'interessi ne ha più d'uno. Fino al giorno della nomina è stata consigliere di sorveglianza e vicepresidente di Intesa-Sanpaolo, oltre che membro del cda di Buzzi Unicem S.p.A., società di trasporto e merci su strada «focalizzata su cemento, calcestruzzo e aggregati naturali» che ha bruciato rifiuti pericolosi nel cementificio di Cadola fino a diversi anni fa (anche se il 19 aprile scorso furono segnalate emissioni di polvere di cemento dall'impianto che ridussero addirittura la visibilità stradale) e che partecipa ad appalti pubblici. In passato la Fornero è stata nei cda di diverse finanziarie e assicurazioni, mentre suo marito, Mario Deaglio, ex direttore del Sole 24 Ore e oggi editorialista de La Stampa, è consigliere del Gruppo Banca Sella e della società finanziaria di Torino Consel.

Un curriculum nelle banche ce l'ha anche Piero Giarda, ministro per i Rapporti con il Parlamento, ex collaboratore di Padoa-Schioppa nel governo Prodi, già segnalatosi per avere usato l'aereo dei vigili del fuoco per partecipare al giuramento. È membro del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare e presidente del cda della Cassa del Trentino, controllata dalla Provincia Autonoma di Trento per finanziare i progetti d'investimento degli enti pubblici provinciali. In passato è stato anche nei cda di di Bipielle Investimenti S.p.A. (presidente e amministratore), Banca Federale Europea S.p.A. (presidente), Banca Popolare di Lodi, Banca Popolare di Milano, Acea e Pirellli & C.

http://www.agoravox.it/Monti-il-governo-dei-conflitti-d.html
Ha collaborato Antonio Mazzeo

nucleare: Fukushima il direttore della centrale gravemente malato

Fukushima, lascia il direttore
Riserbo sulla sua malattia
Lo annuncia la Tepco, senza spiegare se le deteriorate condizioni di salute di Masao Yoshida, 56 anni, siano conseguenza dell'altà radioattività presente nell'impianto. Nei giorni dell'emergenza nucleare, il dirigente restò al suo posto lavorando in condizioni estreme. Ai giornalisti aveva confessato di temere per la sua vita
Masao Yoshida (afp)

http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/28/news/si_dimette_direttore_fukushima-25746979/?ref=HREC1-3
TOKYO - Dopo la vicenda di Otsuka Norikazu, il presentatore ammalatosi di leucemia dopo aver mangiato cibi provenienti dall'area di Fukushima per tranquillizzare i telespettatori e aiutare i coltivatori (VIDEO 1), un'altra notizia riporta in primo piano la vicenda della centrale nucleare giapponese che nel marzo scorso tenne il mondo col fiato sospeso.

Masao Yoshida, 56 anni, direttore dell'impianto di Fukushima, presente nei giorni dell'incidente verificatosi l'11 marzo a seguito del terremoto e del successivo tsunami che investirono il nord est del Giappone, lascia il suo posto per ragioni di salute. A partire dal 1 dicembre, Yoshida sarà ufficialmente sostituito alla direzione della centrale di Fukushima da Takeshi Takahashi, 54 anni, che fino ad oggi si è occupato di gestione di installazioni nucleari.

Lo rende noto un comunicato della Tepco, che gestisce la centrale, senza fornire ulteriori dettagli e soprattutto senza rivelare quale tipo di malattia abbia contratto il dirigente. In particolare, se le deteriorate condizioni di salute di Yoshida siano da mettere in relazione con gli elevati livelli di radioattività presenti nell'impianto nucleare, a dispetto degli indumenti di sicurezza e delle altre misure precauzionali adottate per minimizzarne gli effetti sul personale. In conferenza stampa, la Tepco si è trincerata dietro la necessità di "proteggere la vita privata" di Yoshida, aggiungendo per voce di un responsabile che in ogni caso i medici non avrebbero riscontrato una relazione tra la malattia del direttore e la radioattività.

Lo stesso Yoshida ha mantenuto uno stretto riserbo, limitandosi a un messaggio diretto ai lavoratori della centrale. "Sono costretto a lasciare l'unità di crisi in un momento importante, su richiesta pressante dei medici", ha fatto sapere con dispiacere il direttore dimissionario, rivolgendosi in particolare agli specialisti impegnati nella gestione della più grande catastrofe nucleare dai tempi di Chernobyl (1986).

Yoshida, attualmente ricoverato in ospedale, continuerà a ricoprire un ruolo nella divisione nucleare della Tepco. Durante l'emergenza nucleare di marzo ha vissuto in prima persona momenti terribili, restando sul posto e operando in condizioni estreme. Il 12 novembre scorso, parlando con alcuni giornalisti autorizzati a entrare per la prima volta nella centrale, Yoshida aveva confessato di aver temuto per la propria vita. Ma aveva aggirato la domanda sulla quantità di radiazioni a cui si era esposto.

Da parte sua, la compagnia Tepco ha riconosciuto che diverse persone impiegate nel sito nucleare hanno lavorato in presenza di livelli di radioattività superiori ai limiti autorizzati anche in condizioni di emergenza, ma che nessuna morte è stata ricollegata direttamente alla situazione. In particolare, tre operai di Fukushima sono deceduti per altre ragioni dopo l'incidente alla centrale, così come due impiegati, morti il giorno del sisma e dello tsunami.

Pontinia: Sep, consiglio comunale, tagli alle associazioni

E ovviamente i meriti di Valterino Battisti per il finanziamento delle case popolari a Pontinia.
Sui quotidiani oggi in edicola vi segnalo l'articolo su Il Messaggero di Christian Capuani a proposito dei tagli alle associazioni, su La Provincia (quotidiano) "La Provincia (intesa come amministrazione provinciale) diffida la Sep a ridurre i miasmi" e "stasera consiglio comunale fiume".

incompatibilità sindaco Di Giorgi, scrive il Prefetto di Latina

Il Prefetto bacchetta Di Giorgi: “Nessuna notizia sull’incompatibilità”
28/11/2011, di Redazione (online) (modificato il 28/11/2011 alle 5:32 pm).
Il Prefetto di Latina chiede lumi sulla questione dell’incompatibilità di Di Giorgi e bacchetta il sindaco per non averlo informato come richiesto in precedenza. Lo ha fatto con una lettera inviata anche al presidente del Consiglio comunale. Un vero e proprio richiamo nel quale si afferma che le notizie sul caso sono arrivate solo dalla stampa.
«Quello che si è verificato è un fatto grave – commenta Giorgio De Marchis capogruppo del Pd – nessuno ha comunicato al Prefetto gli atti della discussione consiliare dai quali emerge il macroscopico errore politico ed istituzionale commesso dalla maggioranza che ha bocciato la mozione che contestava una incompatibilità evidente impedendo al il Prefetto, come previsto dalla disciplina legislativa vigente di esercitare a sua volta l’azione per proporre la decadenza del Sindaco».
«Una situazione grave ed imbarazzante alla quale – continua De Marchis – non bisognava esporre le istituzioni cittadine, già duramente indebolite sul piano della autorevolezza dalla brutta pagina dell’incompatibilità del Sindaco, dobbiamo prendere atto dell’atteggiamento disinvolto del sindaco che snobba le strade istituzionali costringendo lo stesso Prefetto a ribadire che ha “appreso solo dagli organi di stampa delle intenzioni del sindaco Di Giorgi. Proprio in questi giorni – conclude Giorgio De Marchis – ci aspettiamo che il Presidente del Tribunale fissi l’udienza per la decadenza del Sindaco, ci mobiliteremo subito per notificare la data al Sindaco, aspetteremo le decisioni di di Giorgi che potrebbe nelle more rimuovere ancora l’incompatibilità (come previsto dall’art. 82 del d.P.R. 16 maggio 1960, n. 570 ) ed infine si andrà in giudizio che avrà un percorso veloce e si concluderà in una singola udienza».
http://www.latina24ore.it/latina/32760/il-prefetto-bacchetta-di-giorgi-nessuna-notizia-sullincompatibilita

Martedì 29 Novembre 2011|Edizione: LATINA|Pagina 35
di MONICA FORLIVESI
Il Messaggero
Il Prefetto di Latina, Antonio D’Acunto, ha scritto - per la seconda volta a proposito dell’incompatibilità del sindaco - al presidente del Consiglio comunale di Latina Nicola Calandrini e, per conoscenza, allo stesso Giovanni Di Giorgi. Nella prima lettera, del 31 ottobre, il dottor D’Acunto chiese di essere informato sugli esiti del Consiglio comunale fissato per l’8 novembre a proposito delle determinazioni assunte sull’incompatibilità del sindaco che è contemporaneamente consigliere regionale. Ora è arrivata una seconda lettera, datata 24 novembre, con la quale il prefetto sottolinea: «Atteso il tempo inutilmente trascorso, si prega di fornire con la massima urgenza gli elementi richiesti attenendo a questa Prefettura la competenza in materia di vigilanza sugli organi degli Enti Locali ed avendo preso solo attraverso gli organi di stampa le intenzioni del sindaco avv. Di Giorgi».
Una situazione davvero incresciosa, un difetto di comunicazione istituzionale che si sarebbe dovuto evitare.
«Quello che si è verificato è un fatto grave – interviene Giorgio De Marchis, capogruppo del Pd – nessuno ha comunicato al Prefetto gli atti della discussione consiliare dai quali emerge il macroscopico errore politico e istituzionale commesso dalla maggioranza che ha bocciato la mozione che contestava un’incompatibilità evidente impedendo al il Prefetto, come previsto dalla disciplina legislativa vigente, di esercitare a sua volta l’azione per proporre la decadenza del sindaco».
Critici i democratici che parlano di «situazione grave e imbarazzante alla quale non bisognava esporre le istituzioni cittadine, già duramente indebolite sul piano della autorevolezza dalla brutta pagina dell’incompatibilità del sindaco. Dobbiamo prendere atto dell’atteggiamento disinvolto del sindaco che snobba le strade istituzionali costringendo lo stesso Prefetto a ribadire che ha appreso solo dagli organi di stampa delle intenzioni del sindaco Di Giorgi».
De Marchis sostiene che «la situazione è chiaramente fuori controllo, proprio in questi giorni – conclude – ci aspettiamo che il presidente del Tribunale fissi l’udienza per la decadenza del sindaco, ci mobiliteremo subito per notificare la data al sindaco, aspetteremo le decisioni di Di Giorgi che potrebbe nelle more rimuovere ancora l’incompatibilità (come previsto dall’articolo 82 del Dpr 16 maggio 1960, n. 570) e infine si andrà in giudizio che avrà un percorso veloce e si concluderà in una singola udienza». Nel frattempo il Pd auspica che l’amministrazione comunale invii i dati richiesti al prefetto.
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manifestazione rifiuti zero a Roma 3 dicembre 2011

Ricevo e pubblico
INVITIAMO AD ADERIRE ALLA RETE ZERO WASTE LAZIO ED ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI SABATO 3 DICEMBRE A ROMA, A DIFFONDERE IL TESTO E LA LOCANDINA IN ALLEGATO AL FINE DI COSTRUIRE UN MOVIMENTO DAL BASSO CHE COSTRINGA ROMA ED IL LAZIO, OGGI ASSUNTI A "VERTENZA NAZIONALE" DELLA RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO, AL RIENTRO NELLA LEGALITA' ED ALL'APPLICAZIONE DEL CORRETTO CICLO DI TRATTAMENTO DEI RIFIUTI.

QUESTO EVENTO E' LANCIATO SUBITO DOPO LA MANIFESTAZIONE DEL FORUM ACQUA PUBBLICA IL 26 A ROMA, CON CUI ABBIAMO AVVIATO UN PERCORSO DI RECIPROCO SOSTEGNO CHE CHIEDIAMO SIA RACCOLTO ANCHE DALLE VERTENZE ENERGIA E TRASPORTI.

LA NECESSITA' DI RIUNIFICARE LE VERTENZE SUI SERVIZI PUBBLICI LOCALI, SOGGETTI A PRIVATIZZAZIONE FORZATA ED A CONTAMINAZIONE FORZATA SE LASCIATI IN MANO AI PRIVATI, CREDIAMO SIA OGGI SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.

LA MANIFESTAZIONE ESCLUDE LA PRESENZA DI QUALSIASI BANDIERA DI PARTITO, MA INCLUDE QUALSIASI MATERIALE DI TESTIMONIANZA DI CITTADINI-ASS.NI-COMITATI-MOVIMENTI CIVICI
PER ADESIONI INVIARE MAIL A: zerowastelazio@gmail.com


APPELLO
PER LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE
SABATO 3 DICEMBRE ore 10 P.ZZA SS. APOSTOLI
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VERSO RIFIUTI ZERO NEL LAZIO: la Rete “ ZERO WASTE LAZIO” INVITA AD ADERIRE ALLA MANIFESTAZIONE
· PER UN PIANO URGENTE DI RACCOLTA PORTA A PORTA SPINTA A ROMA ED IN TUTTO IL LAZIO,
· PER NUOVI IMPIANTI DI RICICLO E COMPOSTAGGIO,
· CONTRO L’APERTURA DI TRE NUOVE DISCARICHE A RIANO – CORCOLLE – FIUMICINO,
· CONTRO VECCHI E NUOVI INCENERITORI DI RIFIUTI.
La vertenza rifiuti nel Lazio è oggi arrivata al momento cruciale in cui non sono ammissibili soluzioni di compromesso: o andiamo verso la riproposizione di discariche ed inceneritori o si fa un balzo in avanti verso l’Europa e la legalità e verso la Differenziazione ed il Riciclo/Recupero.
Nel Lazio la presenza oggi di un quadro di debolezza strutturale della filiera “indifferenziata” è plateale: le discariche sono tutte esaurite o in via di rapido esaurimento, non ci sono sufficienti impianti di preselezione per produrre il famigerato CDR e soprattutto non ci sono, per nostra fortuna, inceneritori sufficienti ed efficienti adeguati.
Roma oggi rappresenta la situazione più critica in Italia, dopo l’avvio di un programma Rifiuti Zero nella città di Napoli, con un livello di differenziata tuttora inaccettabile del 20% e l’indizione di una seconda manifestazione nazionale insieme a PAUL CONNETT ed a tutta la Rete Nazionale Rifiuti Zero vuole affermare il rilievo ed il sostegno nazionale ed internazionale per l’avvio ad un ciclo alternativo sostenibile e nel rispetto della legalità nella “Roma Caput Mundi” oggi “Roma Caput Repulsae”.
La chiusura della megadiscarica di Malagrotta, obiettivo irrinunciabile che sosteniamo da anni come comitati e cittadini di Roma e Comuni confinanti della Provincia, non può essere l’occasione di aprire tre nuove discariche (Riano-Corcolle-Fiumicino) continuando lo scempio ambientale, ma deve essere l’occasione di varare un Piano Straordinario di raccolta porta a porta spinta nella città di Roma che punti alla Riduzione-Riuso-Riciclo-Recupero da avviare SUBITO insieme al Piano impiantistico per il Riciclo ed il Compostaggio conseguente e finanziato dalla Regione Lazio.
Chiediamo per questo al Commissario Pecoraro, il cui incarico è di fatto scaduto senza aver emesso gli atti di esproprio ma avendo di fatto condannato sulla carta sia Riano che Corcolle, di prendere atto che Roma non dispone e non disporrà a breve dell’impiantistica necessaria a garantire il pretrattamento obbligatorio del “TalQuale” e che non accetteremo altra illegalità.
Quindi chiediamo che le istituzioni preposte (Regione, Provincia, Comune di Roma) si riprendano le responsabilità a cui sono tenute per legge, si approvi la legge di iniziativa popolare n. 241 “Rifiuti Zero” ferma al Consiglio regionale e si definisca un Piano Rifiuti in linea con la legge, eliminando l’irricevibile Piano B o “Scenario di controllo” furbescamente introdotto a margine.
In questo quadro si inserisce la Strategia Rifiuti Zero, che già da anni è stata lanciata in Italia e nel mondo dal prof. Paul Connett, che rappresenta l’unica soluzione ecologicamente e socialmente sostenibile e che è stata rilanciata dalla recente costruzione della Rete Zero Waste Lazio, una rete costruita “dal basso” che vuole diffondere cultura ed informazione e mobilitare i cittadini e gli amministratori comunali e provinciali su questo tema.
Solo la presa d’atto che oggi dobbiamo combattere contro qualsiasi tecnologia di incenerimento e di distruzione di materia ed energia può avviare la consapevolezza che il recupero/riciclo è una imprescindibile esigenza del ciclo produttivo industriale, che è il solo ciclo ecologicamente ad impatto zero e che è il solo ciclo sperimentato concretamente che produce una riduzione di venti volte dell’investimento in infrastrutture destinandolo all’investimento in occupazione locale e partecipazione democratica dei cittadini.
Partendo dall’obiettivo di introdurre l’obbligatorietà del sistema di raccolta differenziata porta a porta, del sistema di conferimento dei materiali differenziati presso le piattaforme CONAI per la frazione secca e di impianti di compostaggio di bacino per la frazione umida, si pone il superamento definitivo del sistema “cassonetto indifferenziato” quale modalità incompatibile con la priorità del riciclo/recupero, lasciando come la legge impone la fase dello smaltimento quale fase effettivamente residuale.
Dai cittadini ai Sindaci, dai Sindaci alle Province , dai Sindaci e dalle Province agli imprenditori che vogliono oggi investire in un settore di green economy che risulta oggi l’unica forma di imprenditoria non assistita da contributi pubblici, come la truffa dei CIP6 ed i certificati verdi per gli inceneritori, ed in grado di assicurare la tutela sanitaria - ambientale ed insieme l’occupazione locale con basso tasso di investimento.
Saranno presenti in piazza:
Ø Il Prof. PAUL CONNETT – presidente della Zero Waste International Alliance,
Ø Il portavoce della RETE NAZIONALE RIFIUTI ZERO Rossano Ercolini,
Ø Delegazioni dei Comitati Rifiuti Zero della Toscana, Campania, Piemonte, Umbria, Sicilia,
Ø I soggetti costituenti della Rete Zero Waste Lazio: Ass.ne Non Bruciamoci il Futuro, Ass.ne Diritto al Futuro, Ass.ne Comitato Rifiuti Zero Fiumicino, Ass.ne Comitato Rifiuti Zero Riano, Ass.ne Comitato Rifiuti Zero Corcolle, ANPAS Nazionale (Ass.ne Nazionale Pubbliche Assistenze), ANPAS Lazio, Ass.ne Naz. Fare Verde Onlus – Lazio, Casa dei Diritti sociali - FOCUS Roma, Ass.ne Fare Verde Onlus – Roma, Movimento Naz. ecologista EcoItalia Solidale, Coordinamento Rifiuti Zero Rieti, Ass.ne Grilli Viterbesi, Eco della Rete Frosinone, Forum ambientalista Valle del Sacco (Colleferro), Coordinamento Naz. Spiaggia Bene Comune, Ass.ne Ostia che cammina – Mun. 13 Roma, Ass.ne Grilli Eretini Monterotondo (RM), Ass.ne Piazza Pulita Civitavecchia (RM), Ass.ne Vivere in Salute-Canale Monterano (RM), Ass.ne Naz. Robin Hood Lazio, Ass.ne Apertamente Oriolo Romano (VT), Comitato Rifiuti Zero Lago Bracciano(RM), Rete dei Cittadini di Aprilia (LT), Ass.ne Salviamo Bracciano (RM), Casa Internazionale delle Donna Roma, Forum Otherearth Roma, Ass. Giuristi Democratici Roma, Ass. cult. Il Calabrone Trevignano(RM), Ass. POSTRIBU’ Onlus Rieti, Cittadinanzattiva Rieti, Comitato Ladispoli Pulita, Coop. Soc. Limph@ Canale Monterano, Ass.ne ViviamoVitinia-Paola Badessi, USI Ricerca- Adriana Spera, Coord. Comitati Roma Sud- Giorgio Biuso, Ass.ne Casalotti Libera Onlus – Roma, Comitato Villaggio Adriano – Tivoli, Comitato Amici della Madonnetta – Mun 13 Roma, Ass. cult. Partecipazione Roma, la Rete Romana di Mutuo Soccorso, Donne in rete per la rivoluzione gentile, Alternativa-politica/ Danilo Lollobrigida, Alternativa – Lazio /Pier Francesco De Iulio,
Ø I Sindaci del Lazio Verso Rifiuti Zero: Il Sindaco di Ladispoli (RM), Il Sindaco di Cerveteri RM), Il Sindaco di Anguillara (RM), Il Sindaco di Bracciano (RM), Il Sindaco di Trevignano (RM), Il Sindaco di Oriolo Romano (VT), Il Sindaco di Corchiano (VT), Il Sindaco di Manziana (RM), Il Sindaco di Bassano (VT), Il Sindaco di Gallicano (RM), Il Sindaco di Rignano Flaminio (RM), Il Sindaco di Capranica (VT), Il Sindaco di Tivoli (RM),

PER ADESIONI UFFICIALI ED INFO: zerowastelazio@gmail.com

risultati analisi mortalità 44 siti inquinati italiani

I RISULTATI DELL'ANALISI DELLA MORTALITÀ IN 44 SITI INQUINATI ITALIANI
Fonte: Sanitanews.it del 10/11/2011.

Durante il 35° congresso annuale dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, sono stati presentati i risultati dello studio Sentieri, Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza, il Centro Europeo Ambiente e Salute OMS, il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio e l’Istituto di fisiologia clinica del CNR, nell’ambito del Programma Nazionale Strategico “Ambiente e Salute” promosso dal Ministero della Salute.
Lo studio, durato cinque anni, ha analizzato il rischio per la salute della popolazione residente in 44 siti contaminati per i quali sono state avviate, in alcuni casi concluse e, comunque previste, le bonifiche ambientali. "Sentieri conferma i risultati di alcune precedenti indagini relative alla mortalità nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale", ha detto il prof. Enrico Garaci, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, "mostrando che lo stato di salute delle popolazioni residenti nei siti esaminati appare risentire di effetti avversi più marcati rispetto alle regioni di appartenenza. Deve essere tuttavia sottolineato il fatto che le cause di morte studiate, con rare eccezioni, riconoscono una molteplicità di fattori causali, peraltro non tutti noti". In particolare, "la mortalità osservata nei siti contaminati è risultata del 15% più elevata di quella media regionale per le cause di morte correlate al rischio ambientale", ha continuato Garaci, "ma sarebbe fuorviante e scientificamente poco valido affermare che ogni incremento della mortalità osservato possa essere attribuito all’inquinamento in uno specifico sito. Per questa ragione, in molti casi, gli elementi emersi dallo studio hanno condotto i ricercatori a formulare raccomandazioni per ulteriori studi di approfondimento". I risultati della ricerca Sentieri saranno condivisi con i Ministeri della Salute e dell’Ambiente, le Regioni, le ASL le ARPA, i Comuni interessati, che sono i principali interlocutori e destinatari della ricerca. Per realizzare questo studio, infatti, è stato messo a punto un complesso sistema di analisi che tiene conto delle tate variabili che possono concorrere a causare una malattia. "La correlazione è certa però solo nel caso del mesotelioma pleurico da amianto Per le altre malattie l’ambiente è uno dei fattori che ha concorso all’insorgenza della patologia", ha spiegato Pietro Comba, direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’Istituto Superiore di Sanità, rilevando che "lo studio ha mostrato un eccesso di mortalità complessivo di circa 1200 casi l’anno, particolarmente evidente nei siti inquinati dell’Italia Meridionale".

Secondo lo studio, infatti, nei siti contaminati da amianto è stata osservata una mortalità per il tumore maligno della pleura (tipica lesione da amianto) di circa 400 casi in eccesso rispetto a quelli attesi, a conferma del rapporto causale certo tra l’agente inquinante e la patologia. Sono state esaminate globalmente 63 cause di morte nella popolazione residente, tenendo conto della letteratura scientifica internazionale e delle condizioni socio-economiche dei comuni in esame, mettendo a punto un metodo che tiene conto delle complessità e delle specificità ambientali "Nei poli petrolchimici si sono osservati eccessi di morte per tumore polmonare e per malattie respiratorie non tumorali. Per questo dato l’attribuzione alla contaminazione ambientale pur non essendo certa risulta probabile", ha spiegato ancora Comba, "sulla base della conoscenza degli specifici siti considerati sono stati inoltre individuati incrementi localizzati di mortalità per malformazioni congenite, malattie renali, malattie neurologiche e oncologiche riconducibili, sempre con criteri probabilistici, alle specifiche emissioni considerate. Altri dati significativi riguardano l’incremento di mortalità per linfomi non Hodgkin nei siti contaminati da PCB, mentre nei siti contaminati da piombo, mercurio e solventi organoclorurati è stato osservato un aumento delle malattie neurologiche". Un grado di approfondimento simile sul rischio per la salute all’esposizione ambientale è stato inoltre apprezzato anche a livello europeo. "Questo studio ci ha consegnato uno strumento importantissimo per identificare le priorità sanitarie del risanamento ambientale, ed è molto significativo che questo progetto scientifico nasca da una strategia voluta dalle Istituzioni proprio a tutela della salute collettiva", ha affermato Loredana Musumeci, Direttore del Dipartimento ambiente e Connessa prevenzione primaria, rilevando che "il nostro studio è risultato così innovativo, e così scientificamente rilevante che, anche a livello internazionale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ritenuto di adottare l’approccio metodologico da noi scelto per applicarlo a livello europeo. E’ la prima volta, infatti, che riusciamo ad avere una conoscenza sistematica a livello nazionale della mortalità connessa alle esposizioni ambientali nei siti inquinati italiani". Gli sviluppi di Sentieri, in parte avviati nell’ambito di un progetto CCM del Ministero della Salute, prevedono l’analisi dei ricoveri ospedalieri, dei dati provenienti dai Registri tumori e dai Registri malformazioni congenite nei siti inquinati, per considerare anche le malattie a bassa letalità.
Fonte: Sanitanews.it

acqua pubblica: politicamente ladri e disonesti

ricevo e pubblico
Comitato Cittadino Acqua Pubblica Aprilia
www.acquabenecomune.org/aprilia
www.acquabenecomune.org

Comunicato stampa del 25 novembre 2011

politicamente .. LADRI E DISONESTI !

I sindaci che lo scorso 11 novembre hanno approvato la richiesta del gestore di non decurtare dalla tariffa la remunerazione del capitale, sotto la minaccia del blocco degli investimenti, sono come ladri che provando a scippare il risultato referendario con cui ben 27 milioni di italiani lo scorso 12 e 13 giugno hanno abolito i profitti sull’acqua.

Sono anche disonesti poiché molti di loro si erano schierati a favore di quei referendum lodando anche la forte partecipazione popolare che ha segnato un risveglio della nostra democrazia diretta. Addirittura taluni (…come il sig. CIRILLI, vicesindaco di Latina) sostengono che i cittadini hanno travisato gli effetti del referendum!
In realtà sono loro a fare orecchie da mercante!

L’abrogazione di una legge oltre ad essere un atto tecnico-giuridico è anche un atto di alto valore d’indirizzo politico, poiché i cittadini hanno indicato direttamente alla rappresentanza politica le scelte politiche, legislative ed amministrative da intraprendere sui servizi pubblici.

Abroga la legge che prevedeva la privatizzazione dei servizi pubblici locali ed i profitti sull’acqua vuol dire che sia per il futuro che per il passato bisogna rispettare la volontà popolare, e cambiare strada.

Di politicanti disonesti ne abbiamo piene le tasche!

Ma ormai molti sindaci dell’ATO4 sono addomesticati dal gestore che li tiene sotto scacco promettendo a taluno una fogna, ad un altro un tratto di rete, ad un altro l’ufficio “punto acqua” (.. a spese del comune!) salvo poi ritrovarsi a 9 anni dall’inizio di gestione con solo 120 milioni d’investimenti fatti rispetto ai 148 che dovevano onorare nei primi 6 anni, il canone di gestione mai pagato, i mutui preesistenti non rimborsati, ed un mare di debiti “traslati” dalla società sulle spalle dei comuni.

In più hanno anche ritoccato il piano tariffario che porterà ad un aumento della tariffa media per il 2012 di quasi il 9% rispetto al 6,7% precedentemente stabilito nel 2006.

Tutto ciò condito anche da molta ignoranza tecnico-giuridica, se è vero come è vero che oggi molti di loro sostengono (…con il gestore) che non possono ridurre le bollette dei cittadini del 7% di remunerazione del capitale, adducendo la scusa di un “vuoto normativo” o del “blocco consequenziale degli investimenti”.

Niente di più FALSO!

E’ la stessa Corte costituzionale (sentenza 26/2011), che ammettendo i quesiti referendari chiarisce che "la normativa residua è immediatamente applicabile” poiché “la nozione di tariffa come corrispettivo è determinata in modo tale da assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi e secondo il principio chi inquina paga” e che “…coessenziale alla nozione di rilevanza economica del servizio è la copertura dei costi, non già la remunerazione del capitale”.

La verità è che, come rilevano molti giuristi di rango, togliendo i profitti sull’acqua per molte multinazionali come Veolia, dominus di Acqualatina, finisce l’affare sull’acqua.

Comitato cittadino acqua pubblica di Aprilia

lunedì 28 novembre 2011

geniale Pd: perdiamo le elezioni per indebolire Berlusconi

Come avevamo pensato in tanti l'obiettivo di Veltroni e del Pd era perdere le elezioni nel Lazio per indebolire Berlusconi ..... Meglio di Crozza ....La somma intelligenza di Veltroni: "quelli che mandano le mail non votano...." e anche "i referendum si perdono ...." Un genio. Altro obiettivo: "perdere le primarie..." e ancora "non bisogna parlare della corruzione ....." http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/28/concita-gregorio-pd-perso-proposito-elezioni-regionali-lazio/173633/
Concita De Gregorio: “Il Pd ha perso
di proposito le elezioni regionali del Lazio” L'ex direttore de l'Unità, ospite all'assemblea nazionale di Tilt a Pisa, ha raccontato i particolari della strategia del Partito democratico. Che volutamente non ha appoggiato il referendum , il NO B. Day, le manifestazioni studentesche e, soprattutto, la candidatura di Emma Bonino a presidente del Lazio. E i Radicali vanno all'attaccoConcita De Gregorio Il Partito democratico ha perso di proposito le elezioni regionali nel Lazio per far vincere la Polverini e, in tal modo, rafforzare Fini. E poi. Il Pd non ha aderito alle campagne degli studenti perché “tanto non votano”, non ha sostenuto il “No B. Day” perché “non è una manifestazione” creata dai democratici e non ha appoggiato il referendum perché “tanto non raggiunge il quorum”. Fino a qualche giorno fa erano solo delle congetture ad appannaggio dei retroscenisti politici, oggi invece sono diventate qualcosa di più. Merito di Concita De Gregorio. L’ex direttrice de L’Unità, infatti, intervenendo sabato scorso all’assemblea nazionale di Tilt a Pisa, ha rivelato alla platea particolari per certi versi imbarazzanti sulla strategia del maggior partito di opposizione che, a sentire la giornalista di la Repubblica, le avrebbe impedito di portare avanti campagne politiche sulle pagine del quotidiano fondato da Gramsci.

Particolarmente interessante, in tal senso, ciò che è avvenuto nelle stanze del potere dei democratici dopo la candidatura di Emma Bonino alle elezioni regionali del Lazio. La ricostruzione della questione direttamente dalle parole di Mario Staderini. Il leader dei Radicali, infatti, dopo aver appreso i retroscena rivelati dalla De Gregorio, ha scritto una nota in cui riprende le parole della ex direttrice de l’Unità.

“Durante l’assemblea nazionale di TILT dello scorso 26 novembre – scrive Staderini – Concita De Gregorio ha confermato quanto ci era parso subito oggettivo ed evidente: il Partito Democratico ha voluto far perdere Emma Bonino alle Regionali del Lazio”. A questo punto, l’esponente radicale ha ripreso la ricostruzione della giornalista, che ha detto testualmente: “Quando Emma Bonino si autocandidò a Roma per assenza di candidati del centrosinistra, aveva tutte le possibilità di vincere, lo dicevano i sondaggi e le esperienze di vita. Siccome il Pd non sembrava di voler sostenere la candidatura di Bonino, sono andata da un altissimissimo dirigente nella sede del Pd e ho chiesto: ‘Siccome esiste un candidato del centrosinistra ed uno del centrodestra, io vorrei sapere se per caso voi avete deciso di non sostenere questa candidatura. Siccome mi sembra che sia cosi, diciamocelo, è ipocrita e inutile che l’Unità faccia la campagna quando nei circoli del Pd arrivano indicazioni di non fare volantinaggio’”.


(Da RadioEco di Pisa)

La risposta dell’altissimissimo dirigente del Pd? Concita De Gregorio non ha usato giri di parole: “Mi ha risposto così – ha detto – : ‘A noi questa volta nel Lazio ci conviene perdere. Perché, siccome la Polverini è la candidata di Fini e siccome è l’unica sua candidata della tornata, se vince, Fini si rafforza all’interno della sua posizione critica del centrodestra e, finalmente, si decide a mollare Berlusconi e a fare il terzo polo, insieme a Casini. E noi avremmo le mani libere per allearci con Fini e Casini e andare al governo. Senza ovviamente che gli elettori ci mollino, senza perdere troppo consenso. Perché non saremo noi a condurre questa operazione, noi perdendo oggi daremo solo il via, il resto lo farà la crisi economica’”.

Alla luce della rivelazione, Mario Staderini è passato all’attacco: “Questa rivelazione avrebbe del clamoroso se non fosse che avevamo denunciato tutto a tempo debito – ha commentato il leader dei Radicali -. Bastava infatti guardare il budget della campagna elettorale del centrosinistra, che nel caso della Bonino era un quarto di quanto speso per Marrazzo. A questo punto – ha chiesto Staderini – , al di là del dirigente citato dalla De Gregorio e che dall’audio sembrerebbe essere individuato in Fioroni, credo che Pier Luigi Bersani debba dire la verità e chiedere scusa agli elettori che sostennero la candidatura di Emma Bonino”.

Pontinia, Borgo Pasubio: il successo della festa degli alberi

Pontinia, l’evento nelle scuole a Borgo Pasubio Latina Oggi 22 novembre 2011
Festa degli alberi, un successo
La Festa degli Alberi, istituita nel lontano 1898, quest'anno si è svolta presso la scuola elementare di Borgo Pasubio. Ieri, gli alunni e le insegnanti, hanno accolto le autorità e centinaia di cittadini intervenuti alla manifestazione, organizzata all'assessore ai Lavori Pubblici Franco Pedretti d'accordo con la dirigente scolastica Anna Maria Bilancia. E' intervenuto lo stesso Sindaco Eligio Tombolillo insieme ai consiglieri, al Presidente del Consorzio di Bonifica Carlo Crocetti ed al titolare del vivaio Antonio Aumenta che ha eseguito i lavori nella piazza di Borgo Pasubio. A.S.

Stando ad alcune notizie provenienti dai bambini e dai genitori della scuola materna di Borgo Pasubio, sembra che nei giorni successivi, “qualcuno” si sia introdotto nel giardino della stessa scuola prelevando 1 albero per portarlo altrove. Proprio uno degli alberi che lunedì era stato messo a dimora aderendo alla mia proposta della ricorrenza della festa dell'albero. Difatti dalla seconda metà degli anni '80 invio questa proposta al comune di Pontinia. Diverse volte ho provveduto direttamente alla messa a dimora, insieme ad alunni ed insegnanti, altre volte li ho donati e sono intervenuto per approfondire l'argomento. L'iniziativa di lunedì ha impressionato favorevolmente i bambini della scuola materna ed elementare che si sono sentiti importanti. A rafforzare la solennità la partecipazione del Sindaco di diversi assessori ed esponenti della maggioranza, oltre alla Preside. Importante l'impegno assunto dal Sindaco di dare finalmente corso alla legge “un albero per ogni neonato” nonché a proteggere ed incrementare gli alberi esistenti necessari per dare ossigeno, riducendo le emissioni di anidride carbonica. Probabilmente a causa dei tagli economici imposti il comune non è in grado di provvedere a dotare i plessi degli alberi. Per questo motivo, per mitigare l'impressione e la delusione dei bambini che si sono visti portare via il “loro albero” propongo la raccolta di fondi per la posa di un altro albero uguale a quello portato via.

Durban ultima spiaggia per salvare il pianeta

Durban, ultima spiaggia
per salvare il pianeta
Si apre domani in Sudafrica la conferenza Onu. La prima fase del protocollo di Kyoto scade alla fine del 2012 e alcuni Paesi hanno già fatto sapere che non intendono assumere ulteriori impegni. Tra il 1990 e il 2009 le emissioni serra sono aumentate del 38%. Ma la scommessa non è ancora persa
di ANTONIO CIANCIULLO
Manifestazione in vista della conferenza Onu a Durban (reuters)
Le emissioni serra sono cresciute del 38 per cento tra il 1990 e il 2009. Il fragile accordo per ridurle, che impegna solo una minoranza dei Paesi inquinatori, sta per scadere. Il numero di governi pronti a sottoscrivere un'intesa per difendere l'atmosfera diminuisce. I climatologi avvertono che, continuando di questo passo, l'aumento di temperatura nel corso del secolo sarà devastante.

Messa in questi termini la scommessa di Durban, la conferenza Onu sul clima che si apre domani in Sudafrica, appare persa in partenza. La prima fase del protocollo di Kyoto del 1997, che impegnava i Paesi industrializzati a ridurre del 5,2 per cento le emissioni di gas serra entro il 2012, si concluderà alla fine del prossimo anno. Calcolando che per ratificarlo ci sono voluti sette anni di negoziati, con gli Stati Uniti che frenavano e l'Europa che spingeva, si comprende perché la missione di arrivare in tempo alla seconda fase di impegni appare impossibile.

Anche perché Canada, Russia e Giappone hanno già fatto sapere che non intendono firmare un impegno per il periodo che si apre con il 2013. Gli Stati Uniti non hanno mai sottoscritto alcun accordo vincolante sul clima. E i Paesi di nuova industrializzazione, dal 2008 responsabili della maggior parte delle emissioni serra, utilizzano la formula delle "responsabilità comuni ma differenziate" per rinviare l'accettazione di un target obbligato di riduzione.

La conferenza di Durban, presentata come "l'ultima occasione per salvare il clima", segnerà dunque il tramonto di un impegno per la difesa dell'atmosfera? Non è detto perché molti dei protagonisti della battaglia climatica non hanno gettato la spugna. L'Unione europea, che ha mantenuto gli impegni assunti a Kyoto, ritiene che solo se le emissioni globali di gas serra si dimezzeranno rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050 si potrà avere un 50 per cento di possibilità di contenere l'aumento della temperatura globale di 2 gradi, il tetto oltre il quale i danni comincerebbero ad assumere una dimensione catastrofica.

E l'Unep, il Programma Ambiente delle Nazioni Unite, ha elaborato uno scenario di riduzione nei vari settori (produzione di energia elettrica, trasporti, edilizia, agricoltura, rifiuti) in cui si dimostra che i tagli sono realizzabili non solo a costi contenuti, ma con meccanismi che porterebbero a ricadute positive sull'insieme del'economia.

Da Durban, con buona probabilità, uscirà dunque uno scenario di transizione, un ponte tra il 2012 e il 2015, l'anno in cui potrebbe essere raggiunto un accordo più ampio. Un'intesa che probabilmente risulterà agevolata dal ruolo crescente della green economy nei Paesi caratterizzati dalle economie più dinamiche, a cominciare dalla Cina che ha già conquistato la leadership nel campo dell'eolico e del fotovoltaico.

Già a Cancun, alla conferenza sul clima del 2010, i Paesi industrializzati avevano scelto la strada degli incentivi economici impegnandosi a stanziare un fondo per il trasferimento di tecnologie pulite ai Paesi in via di sviluppo di 30 miliardi di dollari nel periodo 2010-2012 e di 100 miliardi di dollari l'anno fino al 2020. Una cifra in linea con quella che, secondo i calcoli di Confindustria, servirebbe per realizzare gli obiettivi volontari proposti al tavolo del negoziato dai Paesi che hanno firmato l'accordo di Cancun: 40 miliardi di dollari all'anno da qui al 2020. Inoltre il mercato del carbonio, cioè la compravendita di emissioni serra, nel 2008 è arrivato a 92 miliardi di euro e continua a crescere.

Insomma i meccanismi di mercato stanno timidamente cominciando a rivelare la verità dei prezzi, cioè il costo occulto prodotto dall'inquinamento. Un costo nascosto dal fiume di denaro che per decenni ha sostenuto il sistema produttivo basato sui combustibili fossili (ancora oggi incentivati con 400 miliardi di dollari di sussidi l'anno). Ma il processo è lento, mentre il disastro climatico avanza veloce. La sfida di Durban è tutta qui: si riuscirà ad accelerare il percorso di guarigione dell'atmosfera prima che la malattia diventi devastante?
(27 novembre 2011)
http://www.repubblica.it/ambiente/2011/11/27/news/conferenza_onu_durban-25672159/
A Durban 200 Paesi per il futuro della Terra
Si e' alzato il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici
28 novembre, 13:18
DURBAN - Si è alzato questa mattina il sipario sul vertice mondiale Onu sui cambiamenti climatici a Durban, in Sudafrica. Alla diciassettesima Conferenza delle parti (Cop 17), che durerà fino al 9 dicembre, saranno presenti circa 200 Paesi con propri delegati e rappresentanti di governo, Ong e società civile.

Nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, l'Unfccc (United nations framework convention on climate change), il summit si troverà alle prese con alcune questioni aperte: come il prolungamento del protocollo di Kyoto che termina il primo periodo di applicazione nel 2012, il funzionamento del Fondo verde per il clima (che dovrebbe avere una dotazione di 100 miliardi di dollari all'anno al 2020), lotta alla deforestazione (con un progetto di maggior impegno, il Reed plus), trasferimento di tecnologie, investimenti 'green' nei Paesi in via di sviluppo.

L'obiettivo rimane quello di limitare entro i due gradi l'aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli preindustriali. Su tutto poi, naturalmente, la discussione per costruire un accordo globale (naufragato nel 2009 alla Cop 15 di Copenaghen dove partecipò il presidente Usa Barack Obama). Intanto il Pianeta soffre: l'Ipcc (il panel di scienziati che studiano il clima su mandato dell'Onu), con un rapporto di pochi giorni, ha dato l'allarme per l'aumento degli eventi meteorologici estremi; mentre l'Unep (l'agenzia ambientale Onu) ha evidenziato che le emissioni sono in aumento e che il divario, rispetto alle 'promesse' di riduzione, potrebbe arrivare arrivare a 11 miliardi di tonnellate al 2020.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/speciali/2011/11/26/visualizza_new.html_13026767.html
Durban, i punti sul tavolo
27 novembre, 18:34
ROMA - Si alza il sipario sulla Conferenzamondiale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite(Conferenza delle parti, Cop 17). Molte le questioni sul tavolo della Cop 17, nell'ambito dellaConvenzione quadro dell'Onu per i cambiamenti climatici,l'Unfccc (United nation framework on climate change): inparticolare gli aspetti che riguardano formule e modi relativial prolungamento del protocollo di Kyoto, il funzionamento delFondo verde per il clima (che dovrebbe avere una dotazione di100 miliardi di dollari al 2020).

L'obiettivo rimane quellosancito dalla precedente Cop 16 (a Cancun), di limitare entro idue gradi l'aumento della temperatura media globale rispetto ailivelli preindustriali. Mentre il nodo dei negoziati verte sullariduzione delle emissioni di gas serra a livello planetario e ladiscussioni su come, e quando, si possa giungere a un accordoglobale. Si parlerà di lotta alla deforestazione, trasferimentodi tecnologie e strumenti per investimenti 'green' nei Paesi invia di sviluppo.

Il Centro Euro Mediterraneo per i cambiamenticlimatici (Cmcc) prenderà parte al vertice di Durban, sia condelegati italiani (Sergio Castellari, Riccardo Valentini e SaraVenturini) che come organizzatore di un suo evento (il 3dicembre), oltre a partecipare ad incontri (finanza verde, ciclocarbonio, foreste, collaborazioni Africa e Ue).
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