L’avvocato
Di Silvio commenta le prime indiscrezioni sui risultati delle analisi
LUNEDI’
SCORSO
LE
CAMPIONATURE
DEI
PERITI E TECNICI
DI
PARTE NELLE CISTERNE
I
SIGILLI
L’AZIENDA
IN
VIA LE FERRIERE
È
SOTTO SEQUESTRO
DISPOSTO
DOPO
LA DUPLICE
TRAGEDIA
DEL
28 LUGLIO
DI
GIUSEPPE BIANCHI
Un
rifiuto pericoloso tra
quelli
destinati alla formazione
del
compost, un prodotto
che
non poteva e non doveva
trovarsi
all’interno del sito della
Kyklos.
Le prime indiscrezioni
sulle
risultanze analitiche sui campioni
prelevati
lunedì scorso dai
periti
di parte presso le due autocisterne
e
nell’area esterna
dell’azienda
che produce compost
in
via Le Ferriere ad Aprilia, arrivano
dall’avvocato
Angelo Di Silvio,
legale
dell’azienda di Orvieto
per
cui lavoravano Fabio Lisei e
Roberto
Papini, i due operai uccisi
da
una nube tossica letale che li ha
investiti
mentre si apprestavano a
riempire
due autocisterne con il
percolato
risultante dalla produ-
zione
del sito. Lunedì mattina, su
autorizzazione
dell’autorità giudiziaria
di
Latina, periti, legali, tecnici,
hanno
violato i sigilli e sono
entrati
nel sito sotto sequestro dopo
la
tragedia del 28 luglio. E le
prime
analisi (ancora del tutto ufficiose),
secondo
quanto dichiarato
dall’avvocato
al sito Tusciaweb,
avrebbero
accertato che «...nella
cisterna
c’era un rifiuto pericoloso.
Un
rifiuto che lì non doveva
starci
e che gli operai non erano
consapevoli
ci fosse. Ora gli accertamenti
e
le indagini della procura
dovranno
stabilire perché quella
sostanza
è finita lì, da dove arrivava
e
se ci era finita per un guasto o
per
altri motivi». Sospetti sulla
presenza
di qualche composto in
grado
di creare e sprigionare una
nube
così fortmente velenosa si
erano
sollevati sin dalle prime ore.
Per
questo, dopo i rilievi della
Scientifica,
le parti, le famiglie e le
aziende,
hanno richiesto l’autoriz -
zazione
ad effettuare perizie, proprio
per
cercare di confermare o
confutare
i dubbi.
Alle
10 di lunedì scorso, mentre
all’esterno
un gruppo di residenti
e
membri dei comitati che protestano
per
i disagi legati agli odori
e
al viavai di mezzi da e per il sito
davano
vita ad una manifestazione
composta,
silenziosa, periti
personale
della Asl, vigili del fuoco,
tecnici
di aziende private e
dell’Arpa
sono entrati nell’azien -
da.
Sono stati prelevati campioni
dalla
prima cisterna, quella in cui
si
era iniziato a travasare il percolato
(la
seconda sembra sia vuota).
Al
momento, come conferma lo
stesso
legale, si tratta di indiscrezioni,
risposte
ufficiali arriveranno
nelle
prossime ore, ma l’avvo -
cato
sembra sicuro.
La
duplice tragedia si è consumata
la
mattina del 28 luglio. Lisei e
Papini
dovevano prelevare il percolato
rimepiendo
due autocisterne
per
il successivo trattamento.
Una
operazione che avevano svolto
tantissime
altre volte. Come
affermato
dall’avvocato Di Silvio,
procedure
standard per cui non
c’era
nemmeno bisogno di mascherine.
Operazioni
che i due
operai
avevano svolto decine e
decine
di volte senza intoppi.
Quella
mattina però appena iniziato
il
travaso le esalazioni li
hanno
uccisi in pochi istanti: il
medico
legale, la dottoressa Fabrizia
Favalli
ha accertato a termine
dell’autopsia
sui due copri, che la
causa
della morte è stata una sofferenza
respiratoria
acuta. Poche
ore
dopo la tragedia, la Procura
della
Repubblica (l’inchiesta è in
mano
al sostituto procuratore Luigia
Spinelli.
Al
momento la Procura della Repubblica
di
Latina ipotizza una
accusa
di omicidio colposo a carico
di
cinque indagati: i due titolari
della
ditta di Orvieto, il presidente
della
Kyklos, il responsabile della
sicurezza
dell’azienda, il legale
rappresentante
della ditta che ha
l’appalto
per il prelievo del percolato
e
che ha «girato» il lavoro alla
ditta
di Orvieto.
©RIPRODUZIONE
RISERVATA
il quotidiano di Latina 14 agosto 2014
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