giovedì 14 agosto 2014

«Alla Kyklos rifiuti pericolosi» Parla il legale dell’azienda per cui lavoravano i due operai viterbesi morti a causa delle esalazioni

L’avvocato Di Silvio commenta le prime indiscrezioni sui risultati delle analisi
LUNEDI’ SCORSO
LE CAMPIONATURE
DEI PERITI E TECNICI
DI PARTE NELLE CISTERNE
I SIGILLI
L’AZIENDA
IN VIA LE FERRIERE
È SOTTO SEQUESTRO
DISPOSTO
DOPO LA DUPLICE
TRAGEDIA
DEL 28 LUGLIO
DI GIUSEPPE BIANCHI
Un rifiuto pericoloso tra
quelli destinati alla formazione
del compost, un prodotto
che non poteva e non doveva
trovarsi all’interno del sito della
Kyklos. Le prime indiscrezioni
sulle risultanze analitiche sui campioni
prelevati lunedì scorso dai
periti di parte presso le due autocisterne
e nell’area esterna
dell’azienda che produce compost
in via Le Ferriere ad Aprilia, arrivano
dall’avvocato Angelo Di Silvio,
legale dell’azienda di Orvieto
per cui lavoravano Fabio Lisei e
Roberto Papini, i due operai uccisi
da una nube tossica letale che li ha
investiti mentre si apprestavano a
riempire due autocisterne con il
percolato risultante dalla produ-
zione del sito. Lunedì mattina, su
autorizzazione dell’autorità giudiziaria
di Latina, periti, legali, tecnici,
hanno violato i sigilli e sono
entrati nel sito sotto sequestro dopo
la tragedia del 28 luglio. E le
prime analisi (ancora del tutto ufficiose),
secondo quanto dichiarato
dall’avvocato al sito Tusciaweb,
avrebbero accertato che «...nella
cisterna c’era un rifiuto pericoloso.
Un rifiuto che lì non doveva
starci e che gli operai non erano
consapevoli ci fosse. Ora gli accertamenti
e le indagini della procura
dovranno stabilire perché quella
sostanza è finita lì, da dove arrivava
e se ci era finita per un guasto o
per altri motivi». Sospetti sulla
presenza di qualche composto in
grado di creare e sprigionare una
nube così fortmente velenosa si
erano sollevati sin dalle prime ore.
Per questo, dopo i rilievi della
Scientifica, le parti, le famiglie e le
aziende, hanno richiesto l’autoriz -
zazione ad effettuare perizie, proprio
per cercare di confermare o
confutare i dubbi.
Alle 10 di lunedì scorso, mentre
all’esterno un gruppo di residenti
e membri dei comitati che protestano
per i disagi legati agli odori
e al viavai di mezzi da e per il sito
davano vita ad una manifestazione
composta, silenziosa, periti
personale della Asl, vigili del fuoco,
tecnici di aziende private e
dell’Arpa sono entrati nell’azien -
da. Sono stati prelevati campioni
dalla prima cisterna, quella in cui
si era iniziato a travasare il percolato
(la seconda sembra sia vuota).
Al momento, come conferma lo
stesso legale, si tratta di indiscrezioni,
risposte ufficiali arriveranno
nelle prossime ore, ma l’avvo -
cato sembra sicuro.
La duplice tragedia si è consumata
la mattina del 28 luglio. Lisei e
Papini dovevano prelevare il percolato
rimepiendo due autocisterne
per il successivo trattamento.
Una operazione che avevano svolto
tantissime altre volte. Come
affermato dall’avvocato Di Silvio,
procedure standard per cui non
c’era nemmeno bisogno di mascherine.
Operazioni che i due
operai avevano svolto decine e
decine di volte senza intoppi.
Quella mattina però appena iniziato
il travaso le esalazioni li
hanno uccisi in pochi istanti: il
medico legale, la dottoressa Fabrizia
Favalli ha accertato a termine
dell’autopsia sui due copri, che la
causa della morte è stata una sofferenza
respiratoria acuta. Poche
ore dopo la tragedia, la Procura
della Repubblica (l’inchiesta è in
mano al sostituto procuratore Luigia
Spinelli.
Al momento la Procura della Repubblica
di Latina ipotizza una
accusa di omicidio colposo a carico
di cinque indagati: i due titolari
della ditta di Orvieto, il presidente
della Kyklos, il responsabile della
sicurezza dell’azienda, il legale
rappresentante della ditta che ha
l’appalto per il prelievo del percolato
e che ha «girato» il lavoro alla
ditta di Orvieto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

il quotidiano di Latina 14 agosto 2014

Nessun commento: