venerdì 15 agosto 2014

Regione Lazio, alla fiera delle nomine fantasia, la casta del pd di Zingaretti anzichè risolvere i problemi della sanità, tagli i posti letto allunga liste di attesa e aumenta incarichi e nomine, tanto pagano solo e sempre i cittadini, loro mai


LA PISANA MOLTIPLICA INCARICHI PER COMPETENZE FUMOSE. IL CASO FELCI, IN CORSA
PER IL “SERVIZIO COORDINAMENTO STRUTTURE DI SUPPORTO”. E ARRIVANO I RICORSI
di Daniele Martini
Alla regione Lazio
forse non sono
rombi di tuono
nell’azione amministrativa
e di governo, ma
non difettano certo di fantasia
quando c’è da moltiplicare
gli incarichi dei dirigenti. In
quelle occasioni ahimè sempre
più frequenti, il presidente
Nicola Zingaretti e i suoi
fanno sfoggio di un estro barocco
cesellando nomi altisonanti
da appiccicare al vuoto.
Gli ultimi casi sono assai eloquenti:
con un arzigogolo
verbale hanno creato, per
esempio, l’evanescente “P o s izione
di studio”, mentre con
uno svolazzo hanno fatto
sbocciare dal nulla e per il
nulla un “Nuovo servizio di
coordinamento amministrativo
per le strutture di sup-
accorpaporto
degli organismi autonomi”.
CI SAREBBE da sorridere se
questa specie di todos caballeros
sulle rive del Tevere non
costasse un bel po’ di soldi (in
media 170mila euro l’anno
ognuno, 155mila come stipendio
base più 15mila per
difficilmente verificabili
compensi di risultato”). E se
quegli incarichi non fossero
oggetto di scambi e di manovre
che con la buona politica
hanno da spartire poco o nulla.
Il “Servizio di coordinamento”,
per esempio, è stato
escogitato tenendo soprattutto
presenti le aspettative di
Cinzia Felci, signora che al di
fuori dei cancelli della Pisana,
sede della regione, è decisamente
poco nota, ma dentro
quel recinto è un nome da riverire.
La Felci è in forza
all’ente dal 2004: la volle con
puntiglio l’allora presidente,
Francesco Storace, prelevandola
dal comune di Velletri e
spingendola al vertice, nonostante
già allora nell’organico
ci fossero 400 “sovrannume -
rari”, dirigenti di troppo. Con
il presidente Piero Marrazzo,
la Felci restò in auge diventando
dirigente dell’ufficio di
Bruxelles. Cambiata di nuovo
la maggioranza, la Polverini la
volle al suo fianco a Roma come
responsabile della programmazione
economica. E
nel rispetto della tradizione
ora Zingaretti l’avrebbe voluta
capa della struttura a cui
con molta fantasia e poca logica
è stato affidato il compito
di coordinare organi di garanzia
come il Difensore civico o
il Garante dei detenuti, uffici
autonomi per definizione e
quindi estranei a qualsiasi forma
di coordinamento. Proprio
a un passo dall’attribu -
zione dell’incarico il meccanismo
si è però inceppato,
probabilmente a causa di battibecchi
di vertice: tutto rinviato
a settembre. Anche con
la nuova Agenzia per la Protezione
civile l’iter di nomina
è andato a sbattere. In quel
caso si sono incavolati i dirigenti
interni che sentendosi
scavalcati dalle scelte della
maggioranza si sono rivolti al
Tar.
IL TRIBUNALE amministrati -
vo ha annullato anche i 12 incarichi
attribuiti dalla giunta
laziale per il progetto “Tor -
nosubito”, borse di studio finanziate
con fondi europei. A
compimento è andata invece
la nomina del responsabile
dell’improbabile “Posizione
di studio”, generico servizio
per la documentazione che si
aggiunge agli uffici che dovrebbero
svolgere lo stesso
compito. La “Posizione di studio”
è comunque servita a trovare
una sistemazione adeguata
a Guido Magrini, l’ex
direttore del Dipartimento
economico e del Bilancio
temporaneamente costretto a
girarsi i pollici.
La nuova maggioranza di centrosinistra
aveva promesso di
ridurre gli incarichi portando
a 12 le direzioni generali per
motivi organizzativi, ma anche
per risparmiare. È successo
il contrario. Al punto che il
sindacato dei dirigenti regionali
Direr-Dirl si è stufato, inviando
una nota durissima a
Zingaretti: “Nei fatti la Regione
Lazio continua ad adottare
riorganizzazioni assolutamente
sganciate da motivazioni
e criteri di funzionalità
organizzativa, che hanno
quale principale concreto risultato
la moltiplicazione,
frammentazione e dispersione
delle filiere delle responsabilità,
la duplicazione e sovrapposizione
di competenze”.
Sintetizza la segretaria, Roberta
Bernardeschi: “Stanno
moltiplicando i posti a fantasia”.
La Direr-Dirl ha impugnato
gli atti davanti al Tar e si
è rivolta anche alla Corte dei
Conti ipotizzando un danno
erariale: più di un milione di
euro.

il fatto quotidiano 14 agosto 2014

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