LA
PISANA MOLTIPLICA INCARICHI PER COMPETENZE FUMOSE. IL CASO FELCI, IN
CORSA
PER
IL “SERVIZIO COORDINAMENTO STRUTTURE DI SUPPORTO”. E ARRIVANO I
RICORSI
di
Daniele
Martini
Alla
regione Lazio
forse
non sono
rombi
di tuono
nell’azione
amministrativa
e
di governo, ma
non
difettano certo di fantasia
quando
c’è da moltiplicare
gli
incarichi dei dirigenti. In
quelle
occasioni ahimè sempre
più
frequenti, il presidente
Nicola
Zingaretti e i suoi
fanno
sfoggio di un estro barocco
cesellando
nomi altisonanti
da
appiccicare al vuoto.
Gli
ultimi casi sono assai eloquenti:
con
un arzigogolo
verbale
hanno creato, per
esempio,
l’evanescente “P o s izione
di
studio”, mentre con
uno
svolazzo hanno fatto
sbocciare
dal nulla e per il
nulla
un “Nuovo servizio di
coordinamento
amministrativo
per
le strutture di sup-
accorpaporto
degli
organismi autonomi”.
CI
SAREBBE da
sorridere se
questa
specie di todos
caballeros
sulle
rive del Tevere non
costasse
un bel po’ di soldi (in
media
170mila euro l’anno
ognuno,
155mila come stipendio
base
più 15mila per
difficilmente
verificabili
“compensi
di risultato”). E se
quegli
incarichi non fossero
oggetto
di scambi e di manovre
che
con la buona politica
hanno
da spartire poco o nulla.
Il
“Servizio di coordinamento”,
per
esempio, è stato
escogitato
tenendo soprattutto
presenti
le aspettative di
Cinzia
Felci, signora che al di
fuori
dei cancelli della Pisana,
sede
della regione, è decisamente
poco
nota, ma dentro
quel
recinto è un nome da riverire.
La
Felci è in forza
all’ente
dal 2004: la volle con
puntiglio
l’allora presidente,
Francesco
Storace, prelevandola
dal
comune di Velletri e
spingendola
al vertice, nonostante
già
allora nell’organico
ci
fossero 400 “sovrannume -
rari”,
dirigenti di troppo. Con
il
presidente Piero Marrazzo,
la
Felci restò in auge diventando
dirigente
dell’ufficio di
Bruxelles.
Cambiata di nuovo
la
maggioranza, la Polverini la
volle
al suo fianco a Roma come
responsabile
della programmazione
economica.
E
nel
rispetto della tradizione
ora
Zingaretti l’avrebbe voluta
capa
della struttura a cui
con
molta fantasia e poca logica
è
stato affidato il compito
di
coordinare organi di garanzia
come
il Difensore civico o
il
Garante dei detenuti, uffici
autonomi
per definizione e
quindi
estranei a qualsiasi forma
di
coordinamento. Proprio
a
un passo dall’attribu -
zione
dell’incarico il meccanismo
si
è però inceppato,
probabilmente
a causa di battibecchi
di
vertice: tutto rinviato
a
settembre. Anche con
la
nuova Agenzia per la Protezione
civile
l’iter di nomina
è
andato a sbattere. In quel
caso
si sono incavolati i dirigenti
interni
che sentendosi
scavalcati
dalle scelte della
maggioranza
si sono rivolti al
Tar.
IL
TRIBUNALE amministrati
-
vo
ha annullato anche i 12 incarichi
attribuiti
dalla giunta
laziale
per il progetto “Tor -
nosubito”,
borse di studio finanziate
con
fondi europei. A
compimento
è andata invece
la
nomina del responsabile
dell’improbabile
“Posizione
di
studio”, generico servizio
per
la documentazione che si
aggiunge
agli uffici che dovrebbero
svolgere
lo stesso
compito.
La “Posizione di studio”
è
comunque servita a trovare
una
sistemazione adeguata
a
Guido Magrini, l’ex
direttore
del Dipartimento
economico
e del Bilancio
temporaneamente
costretto a
girarsi
i pollici.
La
nuova maggioranza di centrosinistra
aveva
promesso di
ridurre
gli incarichi portando
a
12 le direzioni generali per
motivi
organizzativi, ma anche
per
risparmiare. È successo
il
contrario. Al punto che il
sindacato
dei dirigenti regionali
Direr-Dirl
si è stufato, inviando
una
nota durissima a
Zingaretti:
“Nei fatti la Regione
Lazio
continua ad adottare
riorganizzazioni
assolutamente
sganciate
da motivazioni
e
criteri di funzionalità
organizzativa,
che hanno
quale
principale concreto risultato
la
moltiplicazione,
frammentazione
e dispersione
delle
filiere delle responsabilità,
la
duplicazione e sovrapposizione
di
competenze”.
Sintetizza
la segretaria, Roberta
Bernardeschi:
“Stanno
moltiplicando
i posti a fantasia”.
La
Direr-Dirl ha impugnato
gli
atti davanti al Tar e si
è
rivolta anche alla Corte dei
Conti
ipotizzando un danno
erariale:
più di un milione di
euro.
il fatto quotidiano 14 agosto 2014
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