Tracce
di acido solfidrico, al momento
questo
è l’unico dato certo
in
una vicenda che ha molti
lati
ancora da chiarire. Una sostanza
letale
che attacca il sistema respiratorio
a
livello cellulare e che, in forte concentrazione,
è
mortale. Tracce di questo
veleno
sono state trovate sul luogo in
cui
i due operai viterbesi, Fabio Lisei e
Roberto
Papini stavano per caricare due
cisterne
con il percolato risultante dalla
produzione
del compost alla Kyklos. E’
questo
uno dei principali motivi che ha
spinto
la Procura pontina a disporre il
sequestro
di tutto il sito produttivo dopo
la
tragica duplice morte. Era il 28
luglio.
Una mattina simile a tante altre
per
i due operai dipendenti di una
azienda
di Orvieto che operava in sub
appalto.
Anche le operazioni di travaso
erano
quasi una routine per Lisei e
Papini.
La nube tossica letale li ha
sorpresi
e non sembra avergli lasciato
scampo
nemmeno per chiedere aiuto.
Sono
crollati a terra esanimi in pochi
istanti.
Stroncati dalle esalazioni. Cosa
c’era
in quel percolato? Cosa c’era
all’interno
della cisterna? Dubbi che
solo
le analisi potranno chiarire. Nel
frattempo
la Procura ha indagato cinque
persone
per omicidio colposo e i
residenti
della zona insieme ai comitati
di
quartiere e contro i miasmi chiedono
che
l’area venga sgomberata dal compost
ammassato,
quello da cui arrivava
il
percolato, e una bonifica del sito.
Il quotidiano di Latina 15 agosto 2014
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