sabato 16 agosto 2014

Il 28 luglio: due operai uccisi dalle esalazioni nell'impianto di compostaggio della Kyklos

Tracce di acido solfidrico, al momento
questo è l’unico dato certo
in una vicenda che ha molti
lati ancora da chiarire. Una sostanza
letale che attacca il sistema respiratorio
a livello cellulare e che, in forte concentrazione,
è mortale. Tracce di questo
veleno sono state trovate sul luogo in
cui i due operai viterbesi, Fabio Lisei e
Roberto Papini stavano per caricare due
cisterne con il percolato risultante dalla
produzione del compost alla Kyklos. E’
questo uno dei principali motivi che ha
spinto la Procura pontina a disporre il
sequestro di tutto il sito produttivo dopo
la tragica duplice morte. Era il 28
luglio. Una mattina simile a tante altre
per i due operai dipendenti di una
azienda di Orvieto che operava in sub
appalto. Anche le operazioni di travaso
erano quasi una routine per Lisei e
Papini. La nube tossica letale li ha
sorpresi e non sembra avergli lasciato
scampo nemmeno per chiedere aiuto.
Sono crollati a terra esanimi in pochi
istanti. Stroncati dalle esalazioni. Cosa
c’era in quel percolato? Cosa c’era
all’interno della cisterna? Dubbi che
solo le analisi potranno chiarire. Nel
frattempo la Procura ha indagato cinque
persone per omicidio colposo e i
residenti della zona insieme ai comitati
di quartiere e contro i miasmi chiedono
che l’area venga sgomberata dal compost
ammassato, quello da cui arrivava
il percolato, e una bonifica del sito.

Il quotidiano di Latina 15 agosto 2014

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