COMUNICATO STAMPA
ANNUARIO: ITALIA PAESE RUMOROSO, IL 42,6% DELLE FONTI SUPERA I LIMITI, SOLO
LA META’ DEI COMUNI SI ADEGUA
RIFIUTI: PRODUZIONE, CONFERMATO IL TREND IN CALO ANCHE NEL 2013,
LA CAMPANIA TRA LE REGIONI CHE “FANNO LA DIFFERENZA” AL SUD
Presentati oggi a Roma l’Annuario e il Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA
Qualità dell’aria in Italia - soddisfacente nel 2012 per il biossido di zolfo e il benzene, insoddisfacente per particolato
atmosferico, ozono, biossido di azoto e benzo(a)pirene - mare - la presenza di alghe come l'Ostreopsis ovata, di origine
tropicale e potenzialmente tossica, è andata aumentando tra 2007 e 2013, in particolare, l’anno scorso la microalga è stata rilevata in
12 regioni costiere - suolo e territorio - il consumo di suolo viaggia ad una media di oltre 8 m2 al secondo a livello
nazionale, già segnalato dall’ISPRA con un evento dedicato al tema - ambiente urbano e benessere - per ciò che
riguarda i pollini, ad esempio, il Ministero della Salute prevede il 50% di bambini allergici nel 2020.
Scorrendo l’Annuario dei dati ambientali, così come il Rapporto Rifiuti Urbani, entrambi presentati oggi a Roma alla
presenza del Ministero dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, appare evidente come il filo rosso che sembra legare i due
Report, è il fatto che i problemi del nostro ambiente sono quasi tutti causati dall’uomo, che sembra essere il vero
responsabile dei diversi fattori di pressione. Tra i tanti dati forniti dai due Report, si evidenziano, in particolare, quelli
legati al rumore (Annuario) e quelli relativi alla produzione e alla raccolta differenziata dei Rifiuti.
L’Italia è un paese rumoroso, dove l’inquinamento acustico rappresenta ormai uno dei maggiori problemi
ambientali. Secondo l’Annuario dei dati ambientali dell’ISPRA, che in questa edizione si presenta con ben 7 prodotti,
il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo, nel 2012, ha presentato almeno un superamento dei limiti
normativi. I controlli sono stati più diffusi per quanto riguarda le attività di servizio e commerciali (il 57,7%) seguite
dalle attività produttive (31,5%): una delle possibili risposte a questo problema sempre più sentito è la classificazione
acustica, che deve essere approvata dai comuni: al 31 dicembre 2012 esisteva solo nel 51% dei centri abitati italiani. Le
regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata rimangono Marche e Toscana (97%), Valle d’Aosta (sale al
96%), Liguria (84%), Lombardia (sale all’83%), mentre quelle che registrano percentuali inferiori al 10% sono Abruzzo
(7%), Sardegna (3%) e Sicilia (1%). La percentuale di popolazione residente in comuni che hanno approvato la
classificazione acustica è pari al 56,5%, con forte disomogeneità sul territorio nazionale.
Sul versante rifiuti urbani, confermato, anche per il 2013, il trend in calo degli ultimi anni essenzialmente dovuto
alla crisi economica. Nel 2013 l’Italia ha prodotto quasi 400 mila tonnellate in meno rispetto al 2012 (-1,3%), - 2,9
milioni di tonnellate rispetto al 2010 (-8,9%), un valore inferiore anche a quello del 2002. La Campania al secondo
posto tra le Regioni che fanno la differenza al sud, differenziando quasi la metà dei rifiuti prodotti ( 44%), il secondo
posto dopo la Sardegna (51%).
Il Report sui rifiuti urbani, alle analisi dei dati relativi a produzione, raccolta differenziata, gestione e costi dei servizi di
igiene urbana, oltre al trasporto transfrontaliero, quest’anno aggiunge i risultati del censimento relativo ai Comuni che
hanno effettuato il passaggio a TARES.
Negli allegati, il dettaglio dei dati relativi ai due Report.
Roma, 24 luglio 2014 http://www.casaportale.com/public/uploads/40916-pdf1.pdf
DATI ANNUARIO
Mare
Problemi vengono da alghe come l'Ostreopsis ovata, di origine tropicale e potenzialmente tossica,
la cui presenza è andata aumentando tra 2007 e 2013. In particolare, l’anno scorso la microalga è
stata rilevata nel 2013 in 12 regioni costiere, mentre risulta sempre assente in tutti i campioni
prelevati in Emilia-Romagna, Molise e Veneto. I fenomeni di erosione interessano sempre più le
zone marino costiere italiane, spesso sono favoriti da fattori antropici; nel 2011, il 35,8% del
territorio nazionale compreso nella fascia dei 300 metri dalla riva risultava urbanizzato, per
un valore complessivo di 731 km2 su 670 comuni.
Biodiversità
L’Italia è uno dei Paesi europei più ricchi di biodiversità (58mila specie animali e 6mila 700 piante
superiori) ma con una minaccia di estinzione alta: sono a rischio circa il 31% dei vertebrati, più
del 15% delle piante vascolari e il 22% di briofite e licheni. Attualmente, in Italia, il numero di
specie “aliene” animali e vegetali documentate è pari a oltre 2.000. A tutela delle specie,
numerose convenzioni e accordi internazionali: solo le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e Siti di
Interesse Comunitario (SIC) della Rete Natura 2000 sono 2mila 585 e occupano una superficie di
6.390.660 ettari, pari al 21,2% del territorio nazionale. A tutela della biodiversità, nel nostro Paese
sono presenti 871 aree protette, che occupano una superficie a terra di oltre 3 milioni di ettari, pari
al 10,5% del territorio nazionale. Le superfici a mare tutelate includono anche 27 Aree Marine
Protette. Sono presenti, inoltre, 64 aree umide ai sensi della Convenzione Ramsar.
Cambiamenti climatici
Aumenta la frequenza e intensità della durata di eventi estremi quali alluvioni, siccità e onde di
calore. Nel 2013 l’anomalia della temperatura media (+1,04 °C) è stata superiore a quella
globale sulla terraferma (+0,88 °C), mentre il numero medio di notti tropicali, cioè con
temperatura minima maggiore di 20°C, è stato superiore al valore normale, come sempre negli
ultimi 13 anni: in media, circa 10 giorni in più nell’anno.
Siti contaminati
a contaminazione del suolo derivante da attività industriali, gestione di rifiuti, attività minerarie,
perdite da serbatoi e linee di trasporto degli idrocarburi è uno dei principali fattori di pressione
ambientali. I siti contaminati comprendono quelle aree nelle quali, in seguito ad attività umane
svolte o in corso, è stata accertata un’alterazione puntuale della qualità del suolo da parte di un
qualsiasi agente inquinante. Il numero complessivo dei Siti di Interesse Nazionale (SIN) a oggi è
pari a 39, mentre gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante presenti in Italia sono 1.135.
Circa un quarto è concentrato in Lombardia e regioni con elevata presenza di industrie a
rischio sono anche Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna.
Inquinamento atmosferico
È un problema soprattutto nelle grandi aree urbane e in particolare nel bacino padano.
Complessivamente dal 1990 al 2012 le emissioni di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e
ammoniaca (NH3) sono diminuite del 62,7%. Il limite nazionale imposto per il 2010 è stato
raggiunto dagli ossidi di zolfo nel 2005, dagli ossidi di azoto nel 2009 e dall’ammoniaca nel 2008.
Le emissioni di PM10 hanno iniziato a ridursi a partire dal 1992 e da allora al 2012 sono
diminuite del 37%. Il Valore Limite Giornaliero (50 μg/m3 da non superare più di 35 volte in un
anno civile) del PM10 è stato superato nel 40% delle stazioni. Le informazioni disponibili per il
PM2,5 (144 stazioni con una copertura temporale del 90%) mostrano che, nel 2012, la gran parte
delle stazioni (82% circa) rispetta il Valore Obiettivo. L’Obiettivo Lungo Termine (per la salute umana) dell’ozono, nel 2012 è stato superato nella gran parte delle stazioni: solo il 7% di esse
risulta conforme. Il Valore Limite Annuale del biossido di azoto è stato superato nel 17% delle
stazioni. Per il benzo(a)pirene, nel 19% delle stazioni sono stati registrati superamenti del Valore
Obiettivo (1,0 ng/m3 come media annua).
Suolo
Sono stati consumati, in media, più di 7 m2 al secondo per oltre 50 anni. Oggi il consumo di suolo
raggiunge gli 8 m2 al secondo. In termini assoluti sono irreversibilmente persi circa 22.000 km2
.
Nel 2012 le stime del consumo di suolo a livello regionale mostrano che in 15 regioni viene
superato il 5% di suolo consumato, con le percentuali più elevate in Lombardia e in Veneto
(oltre il 10%) e in Emilia Romagna, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia (valori compresi tra l’8 e il
10%).
L’Italia, per le particolari condizioni climatiche e geomorfologiche è una nazione ad alto rischio
geologico-idraulico. Il 2013 è stato caratterizzato da precipitazioni al di sopra della media
climatologica in molte zone del territorio nazionale e dal succedersi di eventi meteorologici
particolarmente intensi che hanno causato l’innesco di numerosissimi fenomeni franosi come in
Toscana nel mese di marzo con oltre 600 frane nel solo bacino dell’Arno.
In Italia le frane censite sono 499.511 e interessano un’area di 21.182 km2
, pari al 7% del territorio
nazionale. Nel 2013 sono stati censiti 112 eventi principali di frana, distribuiti su gran parte del
territorio italiano.
Agenti fisici (Rifiuti radioattivi, Rumore, Inquinamento elettromagnetico)
Rifiuti radioattivi: La maggior parte dei rifiuti radioattivi presenti nei siti di detenzione
italiani, in termini di attività, si trovano in Piemonte (71,6%). Seguono la Campania con il
12,75% e la Basilicata con il 9,7%. In termini di volumi, si registra una maggior concentrazione
nel Lazio con il 29,4%, seguito dal Piemonte (18,6%) e dall’Emilia-Romagna (12,6%).
Inquinamento elettromagnetico: In Italia, nel 2012, erano presenti 6.094 impianti SRB Stazioni
radio base) e 11.382 impianti RTV (Radiotelevisivi). Tra il 2011 e il 2012 si è registrato un
aumento degli impianti SRB e della relativa potenza complessiva, pari rispettivamente al 10%
e al 42%. I casi di superamento dei limiti di legge riguardo gli impianti Radiotelevisivi (RTV) (pari
a 608) sono circa 7 volte superiori a quelli relativi agli impianti SRB (Stazione Radio Base) (pari a
88).
Rumore: Nel 2012, il 42,6% delle sorgenti di rumore oggetto di controllo ARPA-APPA ha
presentato almeno un superamento dei limiti normativi, evidenziando un problema di
inquinamento acustico. Le sorgenti maggiormente controllate risultano, anche per il 2012, le
attività di servizio e commerciali (57,7%) seguite dalle attività produttive (31,5%). La percentuale
dei comuni italiani che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 51% (31 dicembre
2012). Le regioni con la percentuale di comuni zonizzati più elevata rimangono Marche e Toscana
(97%), Valle d’Aosta (sale al 96%), Liguria (84%), Lombardia (sale all’83%), Provincia di Trento
(76%), Piemonte (73%), Emilia-Romagna e Veneto (64%). La percentuale di popolazione
residente in comuni che hanno approvato la classificazione acustica è pari al 56,5% nel 2012,
con forte disomogeneità sul territorio nazionale
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento