OMBRELLONI
CHE SI SPALANCANO, bandiere
blu a gogo. È ufficialmente
cominciata
l'estate italiana e pare ci sia proprio tutto:
sole,
mare, spiagge, famiglie, turisti, pesce e pinete. C'è pure lei, la
classica
petroliera che scivola lenta all'orizzonte. Ecco, meglio guardarla
ancora
un attimo. Perché qualche fossile della politica, senza
alcun
dibattito pubblico, ha deciso di mettere in discussione tutto
questo.
Che quella chiatta, minaccioso orpello all'idillio vacanziero
italiano,
tornerà ad essere un elemento chiave dello sviluppo dell'Italia.
Tanto
che da legislatore ha previsto di raddoppiare l'estrazione
di
gas e petrolio nazionale entro il 2020, tornando ai livelli degli
anni
Novanta.
Un passo indietro nel futuro, il ritorno a un'idea di economia
da
anni Trenta che sovrastima i vantaggi e omette costi e rischi
ambientali.
Gli italiani, forse, se ne accorgeranno tra sei anni
quando
– come le nonne d'un tempo – dovranno infilare nella borsa
da
spiaggia flaconi di trielina per smacchiare i residui oleosi dalle
ginocchia
dei bimbi. Nel frattempo, però, saranno incantati dall'idea
di
essere ricchissimi perché sotto i piedi, imprigionati nelle rocce
dei
fondali,
hanno enormi tesori. Basterà allora attrezzare un adeguato
esercito
di trivelle lungo le coste, pomparli in superficie e voilà: tutti i
problemi
sono risolti. Su questo gli evocatori della Dallas italiana sono
pienamente
operativi. Lavorano da anni per “liberare” i (poveri)
petrolieri
dai lacci stretti della burocrazia, dai vincoli ambientali, dagli
enti
locali e dagli ambientalisti che, mossi da autolesionismo demagogico,
osano
ancora mettere loro i bastoni tra le ruote. Quelli
che
protestano, che contestano nel merito le procedure di valutazione
d'impatto
ambientale. Gli unici che, finora, hanno evitato i peggiori
scempi.
Ecco, mancava giusto un pretesto per scatenare la nuova
epopea
delle trivelle. E ora c'è pure quello. Salvo poi scoprire che,
a
conti fatti, gli avventurieri fan tutto questo per un pugno di
taniche. il fatto quotidiano 7 luglio 2014
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