Annullate
le misure cautelari per i sette indagati che ora sono tutti in
libertà
Torna
tutto in discussione e i giudici del
Tribunale
del Riesame sparigliano nuovamente
le
carte dell’inchiesta sullo
scandalo
Indeco che aveva portato nei giorni
scorsi
all’arresto di sette persone per frode
nelle
pubbliche forniture e truffa. Se il castello
accusatorio,
costruito dalla Procura e dalla
Mobile,
poteva sembrare ben solido, alla fine
a
Roma è stato smontato dal collegio difensivo
che
ha presentato ricorso e i giudici dopo che
si
è svolta nei giorni scorsi l’udienza hanno
sciolto
la riserva scarcerando tutti gli indagati
che
si trovavano agli arresti domiciliari.
L’accusa
contestata nei confronti di Ernesto
D’Aprano
e degli altri è quella di frode
in
pubbliche forniture e poi anche di truffa.
La
misura cautelare aveva colpito oltre a
D’Aprano
anche altre persone dopo una
svolta
recentissima all’inchiesta di due mesi
fa
in occasione della notifica delle prime
misure
cautelari. In quella circostanza gli
investigatori
della polizia avevano seque-
strato
una serie di documenti interessanti
relativi
all’indagine che poi aveva portato a
dei
nuovi arresti tra cui le due sorelle Paola
e
Simona Grossi, il fratello Andrea, general
manager
della Green Holding, la madre
Marina
Cremonesi, vedova del «Re delle
Bonifiche
in Lombardia» e infine erano
finiti
ai domiciliari anche Paolo Titta e
Vincenzo
Cimini che ricoprono l’incarico
di
presidente del Cda della Indeco ma che
sono
anche i componenti del Cda della
Green
Holding. Quando si conosceranno le
motivazioni
il quadro sarà molto più chiaro.
L’inchiesta
Indeco sullo scandalo nella discarica
di
Borgo Montello, per gli inquirenti
sembra
quasi essere «maledetta»: in prima
battuta
gli arresti di ottobre e la successiva
scarcerazione
del Riesame per l’insussi -
stenza
dell’ipotesi di reato contestata nella
prima
tranche e cioè peculato, poi dopo che
gli
investigatori della Squadra Mobile avevano
messo
insieme ulteriori elementi a
carico
degli indagati con la notifica di una
nuova
misura richiesta dal pm Luigia Spinelli,
è
arrivata una decisione che se da un
lato
spiazza gli inquirenti, dall’altro non fa
altro
che aprire la strada alla linea difensiva.
Ci
aveva visto giusto il giudice Giuseppe
Cario
che aveva scritto nell’o rd i n a nz a .
«Questa
è una storia sorprendente». Sì è
proprio
vero.
A.B.
IL
QUOTIDIANO - Sabato 13 Dicembre 2014
Latina
13

Nessun commento:
Posta un commento