mercoledì 7 gennaio 2015

TAV, LA FRANCIA INSEGNA: CARA E POCHI PASSEGGERI, FLOP I cittadini preferiscono bus e aereo. Il gestore in rosso per 44 miliardi. La Corte dei Conti: lo Stato ha sbagliato

44MLD
IL ROSSO DEL
GESTORE
5,5%
CHI SI MUOVE
CON IL TAV
IN PERDITA
La Lgv, che gestisce il Tav, ha un buco di 44 mld che ripiana lo Stato
di Carlo Antonio
BiscottoÈ la fine del
treno?”, si
chiede con
giustificata
apprensione Philippe
Jacqué sulle colonne di
Le Monde. Lo scorso primo
gennaio Rff, società
di gestione della rete nazionale
francese, ha
reintegrato la Snfc a 18
anni dalla separazione
dall’azienda pubblica.
Basterà questa misura a
salvare le ferrovie francesi
che appaiono in un
momento di estrema
vulnerabilità? Riunendo
i due grandi gruppi
del trasporto ferroviario
(Lgv gestisce il Tav) il
governo spera di dare
un poco di ossigeno al
settore in crisi di passeggeri
e finanziaria.
DAL 2011 il numero dei
passeggeri è in continua
diminuzione sia per
quanto concerne i treni
regionali che nel settore
dell’alta velocità. Le cifre
sono impietose: il trasporto
in miliardi di
viaggiatori per chilometro/
ora nel 2013 è così
ripartito: 819,4 su autovetture;
52,3 su autobus;
102,6 su rotaia e 14,5 su
aereo. Se si esamina il
solo settore del trasporto
ferroviario, il numero
dei passeggeri è rimasto
grosso modo sui valori
del 2008 con un sensibile
progresso (10%) del
trasporto locale e una significativa
contrazione
del trasporto nazionale,
alta velocità compresa.
Secondo gli esperti il treno
è destinato a sopravvivere
come mezzo di
trasporto privilegiato
per le brevi tratte che
collegano le periferie ai
centri cittadini mentre
per i lunghi spostamenti
tutti prevedono una
evoluzione non dissimile
da quella intervenuta
negli Stati Uniti dove
questo simbolo della rivoluzione
industriale è
stato sostituito, già negli
anni 60, dall’aereo e
dall’auto privata. Al momento
in Francia l’83%
degli spostamenti av
vengono in auto mentre
al treno resta appena il
9%, di cui il 5,5% nel settore
dell’alta velocità.
La crisi –commenta un
dirigente della Sncf - ha
in parte modificato le
abitudini dei francesi
che ora stanno molto
più attenti ai prezzi. Chi
ha tempo e vuole risparmiare
si orienta sempre
più verso mezzi di trasporto
alternativi rispetto
al treno che rimane
alquanto costoso”.
INOLTRE nel campo del
trasporto passeggeri
sulle lunghe distanze si
profila la minaccia delle
società di autobus che finora
erano autorizzate a
svolgere il servizio solo
sulle tratte internazionali.
Nell’anno in corso
è prevista la totale liberalizzazione
di questo tipo
di trasporto che,
quanto a prezzi, è estremamente
concorrenziale.
Su percorsi come la
tratta Bordeaux-Lione
l’autobus ha un notevole
vantaggio sul treno”,
ammette un funzionario
della Sncf.
La concorrenza –in particolare
quella delle
compagnie aeree low
cost – rappresenta una
sfida tremenda per la
Sncf. Il fatto è che l’alta
velocità – che negli anni
successivi al 2000 aveva
garantito reputazione e
profitti – è in crisi ed è
considerata dalla maggior
parte dei viaggiatori
un prodotto di lusso e
quindi inaccessibile. A
avpartire
dal 2008 il margine
operativo dell’alta
velocità ha avuto un
crollo, passando dal
29% del 2008 al 12%
odierno. Senza i profitti
garantiti dall’alta velocità
i margini di manovra
della Sncf si riducono
sensibilmente. Lo scorso
dicembre il governo
ha insediato una nuova
commissione di studio,
la Commissione Duron,
che deve decidere la
riorganizzazione del
settore, l’eventuale trasferimento
di alcune linee
alla regione e
dell’eliminazione di determinate
tratte non più
redditizie a causa della
concorrenza degli autobus.
Il 23 ottobre la Corte dei
conti francese ha presentato
il suo annuale
rapporto da cui emerge
che la Lgv, che gestisce il
Tav, ha un buco di bilancio
di 44 miliardi di euro
finanziato per l’80% dallo
Stato. Del resto sono
in rosso tutti i bilanci
delle società di alta velocità
dei paesi europei, lo
stesso in Cina. Il rapporto
della Corte lascia intendere
che sul Tav erano
state fatte previsioni
eccessivamente ottimistiche
e trionfalistiche e
che non è più consentito
andare avanti senza tenere
conto della realtà.
IL RAPPORTO della
Corte dei Conti mette
sul banco degli imputati
un po’ tutti: Stato, regioni,
dirigenza delle società
ferroviarie. In sostanza
tutti avrebbero contribuito
a “far deragliare”
l’alta velocità e ora lo
Stato deve sanare i bilanci
con il denaro dei
contribuenti. Ha qualcosa
da dire il primo ministro
francese che pochi
giorni prima aveva
della stroncatura della
Corte dei Conti aveva
dichiarato: “La Torino-
Lione è un progetto
entusiasmante dal punto
di vista economico ed
ambientale-ecologico”.


Il fatto quotidiano 7 gennaio 2014

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