''Il WWF aveva presentato in proposito un proprio esposto, protocollato il 5 febbraio dello scorso anno, alla Procura della Repubblica di Pescara e a quella di Chieti''. Lo scrive il Wwf Abruzzo. ''Nell'esposto, corredato da una ampia documentazione, si segnalavano una serie di fatti sui quali si chiedeva di far luce, sia in relazione a Megalò 3 che a Megalò 2. Tra l'altro si evidenziava la persistenza di un deposito di terra non autorizzato già oggetto di una denuncia e del sequestro dell'area e si segnalavano alcune incongruenze amministrative in relazione ai procedimenti autorizzativi'', scrive il Wwf.
"Non sappiamo se il nostro esposto sia o meno uno di quelli che hanno generato l'inchiesta - sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - ma questo poco conta: è importante invece che sia intervenuta la magistratura per fare chiarezza in un procedimento, quello della cementificazione di fatto di una vasta area golenale, nato male e gestito peggio. In quella zona non si sarebbe mai dovuto edificare; nel quadro di una saggia gestione del territorio si dovrebbe pensare eventualmente a delocalizzare il mal costruito, mai e poi mai ad aggravare la situazione con altre costruzioni. In ogni caso ci tengo a precisare che gli eventuali guai giudiziari nei quali potrebbero essere coinvolti vari personaggi sono generati da comportamenti illegali da parte degli stessi, sempre che siano accertati, e non già da chi segnala in un esposto quei comportamenti illegali. Ricordo infine che il Comune di Chieti nella causa di fronte al TAR su Megalò 3 aveva dato mandato ai propri legali di schierarsi accanto agli imprenditori, unascelta che il WWF censurò duramente".
"Bisogna attendere confiducia gli sviluppi dell'inchiesta in corso - afferma l'avvocato Francesco Paolo Febbo, che tutela gli interessi del WWF - confidando che si faccia chiarezza su tutti gli aspetti di una vicenda che ha palesemente evidenziato come in certi ambienti della politica abruzzese ci sia stata una eccessiva attenzione agli interessi di pochi a discapito di quelli della gran parte dei cittadini e della tutela del territorio". ''Il WWF in questi anni ha portato avanti una azione costante contro i devastanti progetti sul fiume: a Chieti si è verificata l'incredibile vicenda di un Prusst (acronimo di: "Programmi di Riqualificazione Urbana e di Sviluppo Sostenibile del Territorio"), che è stato utilizzato per danneggiare il territorio anziché per riqualificarlo, come sottolineato anche in una interrogazione del deputato Gianni Melilla al Ministero delle Infrastrutture. Un Prusst che dovrebbe essere definitivamente cancellato per evitare ulteriori devastanti colpi di coda''.
"Non sappiamo se il nostro esposto sia o meno uno di quelli che hanno generato l'inchiesta - sottolinea il presidente del WWF Chieti Nicoletta Di Francesco - ma questo poco conta: è importante invece che sia intervenuta la magistratura per fare chiarezza in un procedimento, quello della cementificazione di fatto di una vasta area golenale, nato male e gestito peggio. In quella zona non si sarebbe mai dovuto edificare; nel quadro di una saggia gestione del territorio si dovrebbe pensare eventualmente a delocalizzare il mal costruito, mai e poi mai ad aggravare la situazione con altre costruzioni. In ogni caso ci tengo a precisare che gli eventuali guai giudiziari nei quali potrebbero essere coinvolti vari personaggi sono generati da comportamenti illegali da parte degli stessi, sempre che siano accertati, e non già da chi segnala in un esposto quei comportamenti illegali. Ricordo infine che il Comune di Chieti nella causa di fronte al TAR su Megalò 3 aveva dato mandato ai propri legali di schierarsi accanto agli imprenditori, una
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