mercoledì 7 gennaio 2015

Ilva di Taranto L’attore Michele Riondino “Lo Stato insiste ad ammazzarci”

di Tommaso Rodano
Èl’ennesima presa in giro. Ora, lo so, diranno
che siamo dei gufi, che non vediamo
l’ora di criticare il governo. Ma io vivo
Taranto e le sue ferite da oltre 30 anni e non ce
la faccio più a sopportare queste schifezze”.
Michele Riondino, attore
tarantino e volto
pubblico dell’impegno
contro gli scempi
dell’Ilva, mentre parla
fa fatica a deglutire, a
mandare giù l’amarezza:
Adesso basta”.
Il suo giudizio è netto,
senza sfumature. Non
salva nessuno?
È il terzo governo di fila che promette risanamento
e ci prende per i fondelli. Le intenzioni
erano chiare dal principio: per ripristinare
condizioni ambientali accettabili qui servono
otto miliardi di euro. E non si riesce
nemmeno a mettere le mani sul tesoro dei
Riva, che vale un miliardo e 200 milioni. Non
c’è nessun Salva Ilva, c’è solo un’Ammazza
Taranto.
Cos ’è che la fa infuriare così tanto del decreto?
Tutto. A cominciare dall’immunità penale per
il commissario straordinario, un’assurdità.
Ma la norma più incredibile è un’altra; un’autentica
dichiarazione d’intenti del governo.
Quale?
Il fatto che viene fissata una data, il 31 luglio
2015, entro la quale devono essere rispettate
l’80 per cento delle prescrizioni dell’Aia. L’80
per cento, cos’è una trattativa al ribasso? Stiamo
scherzando? E il 20 per cento che rimane?
In quel 20 per cento, per esempio, c’è la bonifica
dei parchi minerali. In quel 20 per cento
ci sono altre persone che si ammaleranno, ci
sono altri morti di Stato.
In passato, come gesto simbolico, lei ha stracciato
la sua tessera elettorale. Per Taranto non
c’è davvero nessuna via d’uscita politica?
No. I tarantini non devono più votare. Non si
può gettare la propria speranza, affidarla a chi
ti volta le spalle. Non c’è un politico, un partito,
un movimento che si sia preso cura di
questa città. L’unico modo di fare politica, qui,
è l’impegno diretto sul territorio.
Da Renzi si aspettava qualcosa di diverso?
Guardi, io non credo che i politici siano in
mala fede. Io sono convinto che loro non abbiano
la minima idea di ciò di cui parlano.
Nessuno di loro è davvero consapevole dei
sacrifici di Taranto. Quando Renzi è venuto a
vedere l’Ilva, il “Comitato lavoratori liberi e
pensanti” si è offerto di accompagnarlo per un
giro in fabbrica. Lui ha declinato, non è sceso
dall’autobus, si è fatto portare alla “visita ufficiale”,
quella in cui gli hanno mostrato solo i
reparti ripuliti e rimessi a nuovo. Noi siamo
sempre qui, disponibili, per chiunque voglia
venire a vedere cos’è davvero l’Ilva di Taranto.
Il fatto quotidiano 7 gennaio 2014


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