di
Tommaso
Rodano
Èl’ennesima
presa in giro. Ora, lo so, diranno
che
siamo dei gufi, che non vediamo
l’ora
di criticare il governo. Ma io vivo
Taranto
e le sue ferite da oltre 30 anni e non ce
la
faccio più a sopportare queste schifezze”.
Michele
Riondino, attore
tarantino
e volto
pubblico
dell’impegno
contro
gli scempi
dell’Ilva,
mentre parla
fa
fatica a deglutire, a
mandare
giù l’amarezza:
“Adesso
basta”.
Il
suo giudizio è netto,
senza
sfumature. Non
salva
nessuno?
È
il terzo governo di fila che promette risanamento
e
ci prende per i fondelli. Le intenzioni
erano
chiare dal principio: per ripristinare
condizioni
ambientali accettabili qui servono
otto
miliardi di euro. E non si riesce
nemmeno
a mettere le mani sul tesoro dei
Riva,
che vale un miliardo e 200 milioni. Non
c’è
nessun Salva Ilva, c’è solo un’Ammazza
Taranto.
Cos
’è che la fa infuriare così tanto del decreto?
Tutto.
A cominciare dall’immunità penale per
il
commissario straordinario, un’assurdità.
Ma
la norma più incredibile è un’altra; un’autentica
dichiarazione
d’intenti del governo.
Quale?
Il
fatto che viene fissata una data, il 31 luglio
2015,
entro la quale devono essere rispettate
l’80
per cento delle prescrizioni dell’Aia. L’80
per
cento, cos’è una trattativa al ribasso? Stiamo
scherzando?
E il 20 per cento che rimane?
In
quel 20 per cento, per esempio, c’è la bonifica
dei
parchi minerali. In quel 20 per cento
ci
sono altre persone che si ammaleranno, ci
sono
altri morti di Stato.
In
passato, come gesto simbolico, lei ha stracciato
la
sua tessera elettorale. Per Taranto non
c’è
davvero nessuna via d’uscita politica?
No.
I tarantini non devono più votare. Non si
può
gettare la propria speranza, affidarla a chi
ti
volta le spalle. Non c’è un politico, un partito,
un
movimento che si sia preso cura di
questa
città. L’unico modo di fare politica, qui,
è
l’impegno diretto sul territorio.
Da
Renzi si aspettava qualcosa di diverso?
Guardi,
io non credo che i politici siano in
mala
fede. Io sono convinto che loro non abbiano
la
minima idea di ciò di cui parlano.
Nessuno
di loro è davvero consapevole dei
sacrifici
di Taranto. Quando Renzi è venuto a
vedere
l’Ilva, il “Comitato lavoratori liberi e
pensanti”
si è offerto di accompagnarlo per un
giro
in fabbrica. Lui ha declinato, non è sceso
dall’autobus,
si è fatto portare alla “visita ufficiale”,
quella
in cui gli hanno mostrato solo i
reparti
ripuliti e rimessi a nuovo. Noi siamo
sempre
qui, disponibili, per chiunque voglia
venire
a vedere cos’è davvero l’Ilva di Taranto.
Il
fatto quotidiano 7 gennaio 2014
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