mercoledì 8 gennaio 2014

Armi chimiche, ancora dubbi sul porto idoneo Resta in piedi l’ipotesi dello scalo di Gaeta

Latina Editoriale Oggi 7 gennaio 2014 LE OPERAZIONI INTANTO SONO PARTITE LE QUATTRO NAVI CHE SERVIRANNO PER IL CARICO ED IL TRASBORDO LA NAVE AMERICANA INVECE PARTIRÀ TRA DUE SETTIMANE TRA I POSSIBILI CANDIDATI CI SONO I PORTI DI SICILIA E SARDEGNA Non è ancora tramontata la possibilità che il porto di Gaeta possa offrire le proprie acque per permettere il trasbordo delle armi chimiche siriane. Il nome del porto civile italiano in cui saranno effettuate tali operazioni non è stato ancora ufficializzato anche se proprio in questi giorni la squadra navale scandinava che dovrà trasferire le armi chimiche del regime di Bashar al-Assad al sito della loro definitiva distruzione è salpata da Cipro alla volta della Siria. Le Forze Armate norvegesi che hanno messo a disposizione due navi, la Danimarca ne ha messo a disposizione altrettante. La tappa successiva quindi prevede l’attracco in un porto italiano, da dove il materiale sarà infine trasbordato su un’unità della Marina Militare Usa, dotata delle attrezzature necessarie per lo smaltimento. Le operazioni saranno seguito comunque sotto la supervisione delle Nazioni Unite e dell’Opac, l’O rga n i zz a z i o n e Internazionale per Proibizione delle Armi Chimiche. La nave americana che distruggerà l'arsenale chimico del regime siriano partirà invece nel giro di due settimane. La 'Cape Ray' è ancora in fase di preparazione a Portsmouth (Virginia) e Kendall. Dal Pentagono hanno fatto sapere che gli Stati Uniti ritengono che dovranno essere distrutte circa 700 tonnellate di armi chimiche. Si calcola che tutta l'operazione dovrebbe durare 90 giorni. Intanto ieri il gruppo di giornalisti imbarcati sulle navi norvegesi e danesi impegnate nella raccolta delle armi chimiche siriani sono stati obbligati a scendere e a lasciare la missione. A renderlo noto è stata la reporter della Bbc Anna Holligan in un messaggio Twitter. La professionista inglese era imbarcata sulla fregata norvegese HNOoMS Helge Ingstad. Secondo la Holligan si tratterebbe di una decisione di Onu e Opac. E’ confermata dunque la partecipazione dell’Italia all’opera - zione di distruzione delle armi chimiche del regime siriano, offrendo appunto uno scalo marittimo per le operazioni di trasbordo, come a metà dicembre aveva comunicato il ministro degli esteri italiano Emma Bonino. Ma al momento resta un mistero su quale sarà il porto e Gaeta resta ancora in lizza. Dalle ultime notizie pare che sarà uno scalo portuale da individuare tra la Sardegna e la Sicilia, ma al momento è ancora tutto vedere, non c’è nulla di ufficiale. E’ vero anche che stando quanto emerso dalla riunione con i colleghi dell'Ue, la Bonino ha spiegato che la scelta sarà fatta dall'Opac sulla base di tre elementi: «Il pescaggio, la capienza del porto e la lontananza o la vicinanza dal centro abitato». Il porto di Gaeta non sembrerebbe avere tali requisiti, ma il dubbio resta fino a quando non sarà ufficializzato il nome della città.

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