venerdì 6 dicembre 2013
Ilva Taranto pressioni sui controlli: in due sbugiardano ancora Vendola
ILVA, PRESSIONI SUI CONTROLLI:
IN DUE SBUGIARDANO VENDOLA
I RAPPORTI DIFFICILI CON IL DIRETTORE DELL’AGENZIA AMBIENTE CHE DOVEVA
PRESENTARE I DATI SUI VELENI. E LE EMAIL CHE L’AZIENDA INVIAVA AL GOVERNATORE
CICLONE TARANTO
ll giornalista:
“Assennato fuori dalla
conferenza stampa?
Era un chiaro segnale”
Per i pm quel giorno il
tecnico venne intimidito
A VOCE ALTA
“Nichi chiamò
il medico davanti
a tutti per dirgli che
non poteva dare i dati
senza confrontarsi
prima con la Regione” Il fatto quotidiano 6 dicembre 2013
di Francesco Casula,
Lorenzo Galeazzi
e Antonio Massari
Non ho mai ricevuto
da Vendola nessuna
pressione e nessuna
intimidazione”.
È la mattina del 28 novembre
2012 quando Giorgio Assennato,
direttore generale di
Arpa Puglia, entra nella caserma
della Guardia di finanza di
Taranto. I finanzieri – che indagano
da due anni sull’inqui -
namento dell’Ilva – hanno raccolto
una mole d’intercettazio -
ni che li ha ormai persuasi: Nichi
Vendola, in concorso con i
vertici dell’Ilva, ha fatto pressioni
su Assennato per “ammorbi -
dirlo”. In quelle ore, per il governatore
pugliese, è sempre
più vicina l’accusa di concussione,
ma Assennato nega: nessuna
pressione. Neanche il 15 luglio
2010 quando, secondo l’ac -
cusa, fu tenuto fuori dalla porta,
mentre Vendola discuteva con i
Riva, e fu costretto ad aspettare
per ore. Eppure un testimone di
quella giornata racconta di aver
incontrato Assennato con lo
“sguardo rassegnato” e “la testa
bassa”. Per ricostruire la vicenda,
però, è necessario fare un
passo indietro.
La guerra contro Assennato
Nell’estate 2010, l’Arpa rileva i dati
del Benzo(a)pirene emessi nel
rione Tamburi di Taranto: superano
il limite previsto e l’Agenzia
scrive una relazione durissima:
chiede a Ilva di adeguare la produzione
alle condizioni meteorologiche
perché l’inquinamento,
quando il rione è sottovento, cresce
in maniera preoccupante. I
Riva temono di dover diminuire
la produzione. La guerra di Ilva
contro il direttore generale dell’Arpa
diventa furiosa.
C’è posta per Nichi
Archinà, il braccio destro dei Riva,
lavora ai fianchi di Assennato.
Si lamenta con Vendola degli
scienziati che hanno redatto lo
studio, Massimo Blonda e Roberto
Giua, iniziando a ottenere
qualche risultato. È lo stesso Assennato
a chiamare Archinà, ai
primi di giugno, per lamentarsi di
essere stato “delegittimato”. La
ragnatela di Archinà diventa di
ora in ora più fitta. Il 22 giugno
scrive a Fabio Riva. Sostiene che
Assennato è stato sconfessato e
descrive la posizione di Vendola:
“Per nessun impianto Ilva si deve
ipotizzare una sia pur minima restrizione”.
E soprattutto: spiega
che ha un accordo con il governatore.
La lettera, che Ilva sta scrivendo
ad Arpa, deve essere inviata,
per conoscenza, anche a Vendola
che “al ritorno dalla Cina affronterà
direttamente la questione”.
Ed effettivamente, tornato
dalla Cina, Vendola chiamerà
Archinà per ricordargli: “Non mi
sono defilato”.
Questione d’immagine
Nelle stesse ore Archinà confida ai
suoi: “Vendola è molto arrabbiato
perché gli fanno fare brutta figura
con l’opinione pubblica”. E in effetti,
per il segretario di Sel, ormai
lanciato in una dimensione na
zionale, ammettere che l’inquina -
mento in Puglia sta aumentando,
può rappresentare una potente
caduta d’immagine. E ora torniamo
alle risposte di Assennato agli
investigatori.
La riunione del 15 luglio
Gli inquirenti mostrano al direttore
generale dell’Arpa un’inter -
nacettazione:
Archinà racconta come
andò, il 15 luglio 2010, la riunione
tra Vendola e i Riva. “Tieni
presente che già psicologicamente,
ieri, è avvenuto questo:
Assennato è stato fatto venire al
terzo piano però è stato fatto
aspettare fuori… come segnale
forte...”. Assennato risponde di
non ricordare “nulla, salvo che vi
fu una riunione, nella quale ci fu
un’anomala attesa da parte mia...
non credo di aver partecipato...
ma posso escludere qualsiasi
pressione”. La lunga serie di
“non ricordo” costa ad Assennato
l’accusa di favoreggiamento
personale nei confronti di Vendola:
con le sue risposte, secondo
l’accusa, l’ha aiutato a eludere
l’imputazione di concussione. Il
Fatto Quotidiano è in grado di rivelare
due dettagli che arricchiscono
il contesto di quelle ore. Le
parole di Archinà, su quella riunione
del 15 luglio, raccontano
qualcosa in più: “Assennato è
stato fatto venire al terzo piano,
però è stato fatto aspettare fuori,
come segnale forte... cosa che poi
lui ha fatto trapelare sul Corriere
del Giorno...”. Cos’è trapelato sul
quotidiano locale? E soprattutto:
chi l’ha fatto trapelare? “Testa
bassa – scrive il cronista Michele
Tursi – sguardo rassegnato.
Quello che le veline non dicono
riguarda il professor Giorgio Assennato”.
Quel giorno in Regione
si tiene la conferenza stampa
per il “monitoraggio diagnostico”
dell’Ilva. “Strana conferenza
stampa convocata, poi revocata
e poi di nuovo convocata”, racconta
Tursi. “Strana – continua
– l'assenza di Assennato nell'incontro
con i giornalisti. Strano
che fosse stato avvisato all'ultimo
momento con un sms e poi
lasciato fuori dalla porta...”. Il
Fatto ha rintracciato il cronista
che racconta: “Quella mattina,
effettivamente, parlai con Assennato
e non era sereno”. Agli
inquirenti Assennato racconta
di essere andato via, dopo la riunione
tra Vendola e Riva, alla
quale non partecipò, mentre il
Corriere del Giorno racconta che
era ancora in Regione, “rasse -
gnato” e “con la testa bassa”. Se
Secondo
gli inquirenti, le pressioni
di Vendola su Assennato, facevano
leva sulla riconferma del
suo incarico, che scadeva nel
marzo 2011.
Clima infuocato
E proprio a ridosso di quella
data avviene un altro episodio
che il Fatto è in grado di rico-
struire. Un episodio che non
integra alcuna ipotesi di reato
ma spiega il clima di quei mesi.
“Arpa – racconta una fonte
che preferisce mantenere l’anonimato
– aveva ultimato le
rilevazioni su diossina e benzo(
a)pirene, quelle relative al
2010, e Assennato era pronto a
diffondere i dati con un comunicato
stampa: le emissioni
erano ulteriormente cresciute.
Vendola, quando apprese
che Arpa stava per inviare il
comunicato stampa, convocò
una riunione informale, alla
presenza degli assessori Nicastro,
Fratoianni, Amati, Pelillo,
Capone, più il responsabile
della comunicazione, Eugenio
Iorio. Vendola era allarmatissimo:
telefonò ad Assennato,
davanti a tutti, per ricordargli
che non poteva diffondere
quei dati senza confrontarsi
con la Regione. Non intendeva
manipolare nulla. Sia
chiaro. Ma redarguì Assennato,
con durezza, per dirgli che
quel tipo di comunicazione
andava assolutamente concordata”.
Una richiesta legittima,
certo, poiché l’Arpa è un
ente regionale. Una richiesta
che racconta in quale clima,
però, è stato vissuto, da Vendola,
il monitoraggio dell’i nquinamento
targato Ilva.
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