domenica 13 ottobre 2013
Milano per prevenire il dissesto finanziario, nuove tasse per trovare 437 milioni EMERGENZA IMU
Quando il sindaco di Milano
Giuliano Pisapia si
è trovato ad approvare il bilancio
di previsione 2013, lo
scorso 11 settembre, aveva
davanti un problema da 437
milioni di euro, cioè la differenza
tra le uscite e le entrate
previste (sempre che la
situazione non peggiori ancora
con gli interventi del governo
che deve ridurre il deficit
statale 2013 e forse taglierà
ancora). Una cifra
enorme visto che il bilancio
complessivo è di circa 2,5 miliardi
di euro: in proporzione
Milano è messa peggio di Roma,
che ha un buco da 867
milioni ma su un bilancio da
5 miliardi (se però si aggiungono
i 12 miliardi fatti sparire
con un tratto di penna e nascosti
in una bad company, la
situazione capitolina è decisamente
peggiore). Gran parte
del problema, come per
tutti i Comuni, dipende dalla
progressiva e drastica riduzione
dei trasferimenti dallo
Stato centrale: dai 737,5 milioni
di euro del 2010 ai 462,9
del 2013.
Essendo Milano una città ricca,
può sfruttare l’autonomia
impositiva che dovrebbe
compensare i tagli ai soldi che
arrivavano da Roma e quindi
Pisapia si è rassegnato ad alzare
le tasse sul reddito: chi
guadagna fino a 15 milia euro
all’anno paga un’addizionale
comunale bassa, lo 0,67 per
cento. Dai 15 mila l’aliquota
sale progressivamente fino a
0,8 per cento (il massimo
consentito dalla legge), così
da raccogliere 179 milioni di
euro, abbastanza per coprire
il taglio dei trasferimenti da
132 milioni che Milano ha subito
quest’anno. Pisapia ha
poi dovuto aumentare in modo
massiccio la tassa di soggiorno
– da 8,7 a 27,6 milioni
di euro – e il passaggio dalla
Tarsu alla Tares sui rifiuti ha
aumentato il gettito di 48 milioni.
Non potendo alzare le
tasse all’infinito, il Comune
ha spremuto le aziende partecipate,
ottenendo dividendi
per 98 milioni di euro, e gli
utenti dei mezzi pubblici: gli
abbonamenti mensili sono
passati da 30 a 35 euro.
UNA BATTAGLIA disperata
per arrivare al pareggio, ma
che potrebbe essere vanificata
dalle scelte del governo Letta:
Pisapia, come quasi tutti i sindaci,
aspetta di capire cosa
pensa di fare l’esecutivo con la
seconda rata dell’Imu prima
casa, quella di dicembre che,
stando alle promesse, gli italiani
non pagheranno. Vale
2,4 miliardi, se ai Comuni
quei soldi non dovessero arrivare
o venissero compensati
solo in parte, per Milano la
situazione diventerebbe critica:
la legge di stabilità (che
scioglierà il nodo Imu), va approvata
entro il 15 ottobre, il
bilancio di Milano è in bilico
fino al 30 novembre. Sarà un
mese molto lungo.
Il Fatto quotidiano 13 ottobre 2013
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