domenica 13 ottobre 2013

La legge salva-Napoli ha funzionato a metà L’AIUTINO DALL’A LTO problemi economici per comuni verso il dissesto

Raccontano che il primo sostenitore del provvedimento fu il cittadino più illustre, cioè Giorgio Napolitano. Nell’ottobre 2012 l’allora premier Mario Monti fece una deroga al suo rigore contabile per approvare la legge salva-Napoli (poi estesa ad altri Comuni): invece che dichiarare il dissesto e sostituire il sindaco con un commissario, Napoli ha potuto beneficiare di una serie di misure legate alla situazione di “pre-dissesto”, inventata per l’occasione. Il sindaco Luigi De Magistris può accedere a un “fondo rotativo” che concede prestiti in base alla popolazione, 100 euro per abitante. Almeno in teoria. Per affrontare il debito colossale napoletano (1,8 miliardi), De Magistris ottiene un trattamento speciale: il prestito sale da 100 a 300 euro per cittadino e il termine per la restituzione viene allungato da 5 a 10 anni. A Napoli arrivano circa 270 milioni di euro. Il 18 settembre scorso il Consiglio comunale ha approvato il bilancio di previsione 2013, quello che indica quanti soldi si possono spendere nell’anno in corso (il ritardo è dovuto in gran parte alle incertezze sui trasferimenti dallo Stato centrale). Il Comune ha alzato l’Irpef, l’Imu e la Tares sui rifiuti (quest’ultima di ben il 14 per cento) e raccoglierà 10 milioni alzando la tassa tassa di soggiorno e quella per occupazione del suolo pubblico. Per il 2014 è previsto addirittura un attivo di bilancio. I VECCHI PROBLEMI però non sono affatto spariti. L’ap - parente quiete contabile napoletana si fonda su aiuti di Stato per 861 milioni di euro. Dalla Cassa depositi e prestiti (che investe risparmio postale ed è controllata dal Tesoro), sono arrivati 593 milioni di euro, più i 268 milioni del fondo rotativo. Che riesce a ruotare poco, nel senso che i Comuni che ne beneficiano faticano a rimborsare le quote annuali nei tempi previsti. Dopo Napoli, infatti, anche altri hanno subito approfittato di questa linea di credito estrema per evitare il dissesto finanziario. C’è per esempio Catania che ha ricevuto 71 milioni per evitare la bancarotta (ma deve ripianare 528 milioni di euro). Il problema per Napoli è destinato ad aggravarsi: è una delle città in cui il federalismo senza compensazioni dal centro non funziona. Al netto delle inefficienze e degli sprechi, è chiaro che a parità di autonomia impositiva una città come Napoli può raccogliere meno gettito di Milano, avendo un reddito medio più basso. Ma dovrà offrire comunque gli stessi servizi del passato (o almeno provarci). E se i trasferimenti non bastano, il deficit è inevitabile. Il fatto quotidiano 13 ottobre 2013

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