domenica 13 ottobre 2013

comuni verso il dissesto: A Roma non è bastata la bad company DISASTRO CAPITALE

Ignazio Marino non sa più dove trovare i soldi. Il sindaco di Roma ha tanti problemi, in questo momento, ma il bilancio del Comune è il più grosso: deve recuperare 867 milioni di euro entro il 30 novembre, quando dovrà approvare il bilancio per il 2013 (che in teoria doveva essere pronto a fine 2012, ma è slittato per le incertezze sui trasferimenti dal governo centrale). “Roma non può fallire e non fallirà”, ha detto nei giorni scorsi. Marino non vuole però perdere quel poco di popolarità che gli è rimasta a così poca distanza dall’insediamento e quindi ha bocciato la linea del suo assessore al Bilancio, Daniela Morgante, che voleva tagli di spesa per 500 milioni di euro e un aumento dell’aliquota comunale Imu da 0,5 a 0,6 integrata da un ulteriore incremento dell’addizionale Irpef da 0,9 a 0,12 (un record in Italia). Il sindaco ha sollecitato un intervento diretto del governo, non come semplice trasferimento a fondo perduto, ma con una combinazione di interventi (tra aiuti sulle municipalizzate in rosso, prepensionamenti per oltre 4 mila persone e altri sostegni). Mistero sui dettagli. LA COSA INCREDIBILE è che Roma, forse unica città al mondo, ha anche una bad company, come Alitalia. Esiste una sorta di bilancio ombra, la “gestione commissariale del debito”, creato per alleggerire la città dal peso di un indebitamento che rendeva impossibile ogni decisione. Nel 2008 viene inventata una gestione straordinaria per un debito da oltre 12 miliardi di euro, affidato a un commissario, Massimo Varazzani, cosicché il Comune possa di fatto ripartire da zero. Un intervento concesso dal governo Berlusconi nel 2008 al neosindaco Gianni Alemanno, che ha potuto svolgere il suo mandato senza zavorre. Eppure, proprio come nel caso di Alitalia, costruire una bad company non è bastato per risolvere i problemi strutturali: per la compagnia aerea l’as - senza di una strategia, per Roma la presenza di municipalizzate in perdita cronica (soltanto gli autobus e tram dell’Atac hanno accumulato 600 milioni di euro di perdite in questi cinque anni), sprechi e clientele. Morale: il Comune è di nuovo a forte rischio commissariamento. E quindi Marino spera di riuscire in un gioco di prestigio assai ardito: spostare almeno metà dell’at - tuale deficit nella gestione commissariale, un trucco per nascondere quasi mezzo miliardo. Così si può ricominciare di nuovo come prima. E l’anno prossimo, complici i tagli dei trasferimenti dallo Stato, saremo al punto di partenza. Il fatto quotidiano 13 ottobre 2013

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