lunedì 14 ottobre 2013

il caso Fazzone: non è solo e neppure il peggiore Quel pulviscolo di cambiamento dopo le dichiarazioni di Carmine Schiavone

Alcuni osservatori attenti avevano capito c h e q u a l c o s a nell’aria stava cambiando dalle parti di una certa area politica in provincia di Latina. Era pulviscolo appena percettibile, di quelli che sfiorano l’olfatto incallito dei malpensanti di professione. Erano le tracce di un cambiamento arrivato alla fine di agosto, apparentemente slegato da ogni cosa e dettato solo dalla sbrindellata intervista di un ex camorrista non famoso ma comunque storico, Carmine Schiavone. Era stata colpa di quel suo dire in dialetto casertano che i casalesi avevano interrato fusti tossici «anche in provincia di Latina», tanti fusti e «con la complicità della politica». Tutte le altre volte in cui qualcuno aveva osato dire che a Latina i casalesi comandavano da anni questi era stato perseguitato, smentito, denunciato, emarginato. Stavolta non è successo. Quando a parlare e scrivere di mafia erano stati il Prefetto Bruno Frattasi e i suoi collaboratori si era alzato un muro impenetrabile di negazionismo. QU E S TA estate del 2013 lo ha fatto un pentito di camorra. Ed è successo l’incredibile. I più negazionisti hanno chiesto delucidazioni e sfoderato la loro spada antimafia tenuta per anni nascosta dentro qualche roccia. Così, i primi giorni di settembre un insospettabile senatore del Pdl, Claudio Fazzone, «più altri» ha presentato una dettagliata interrogazione parlamentare con la quale si chiedevano verifiche urgenti su quanto dichiarato dal pentito Carmine Schiavone in più interviste televisive e che, inoltre, venisse tolto il segreto dagli atti depositati in Commissione parlamentare sui rifiuti a loro volta contenenti dichiarazioni dello stesso pentito e relative al sotterramento dei fusti in questa provincia. Ma nel giorni seguenti è accaduto anche di più: per la prima volta è stato convocato un Consiglio provinciale monotematico sempre sulle dichiarazioni del pentito e dunque sulla presenza della criminalità organizzata da queste parti. L’atto di convocazione recava la firma di due negazionisti storici, Armando Cusani, Pdl, (l’uomo che ha bollato come «patacca» la relazione Frattasi su Fondi) e Michele Forte, Udc, (colui che pure ai bambini delle scuole elementari della sua città, Formia, ha ripetuto che la camorra da quelle parti non c’era). Qualcosa di potente e inusitato come il fluido delle pozioni magiche aveva invaso la mente e la memoria dei tre politici più potenti della provincia di Latina e nel giro di un paio di settimane li aveva spinti a fare la più impensabile delle piroette a proposito di mafia. E tutti e tre, incredibilmente, hanno detto (più o meno) che «non si può negare l’esistenza di fenomeni di criminalità organizzata su questo territorio». Passano tre settimane circa e il senatore Claudio Fazzone viene designato quale commissario in quota al Pdl nella Bicamerale Antimafia. E così tutto è cambiato rispetto a prima: i negazionisti si sono ravveduti ed escono redenti dall’e r ro re più grave commesso in questi ultimi dieci anni: aver coperto la scalata di clan di camorra e ndrangheta nella nostra economia con l’indiffe - renza e l’atteggiamento sprezzante verso le denunce che arrivavano da più parti. Da due giorni il senatore Fazzone è il bersaglio principale dell’indignazione popolare e politica che si muove sul territorio, nelle piazze, nei bar e nella rete. Colui che ha attaccato l’antimafia sul caso Fondi adesso entra nell’organismo di indagine politica più prestigioso e importante che dovrebbe, appunto, combattere i fenomeni di mafia. Eppure questa nomina non arriva dal nulla ma nasce da quel capovolgimento di posizioni, registrato alla fine di un’estate che sembrava essere scivolata via senza troppi clamori. Vien voglia di difenderlo il parlamentare più chiacchierato di queste ore. Il senatore Fazzone non è solo e non è il peggiore, né il più opportunista e neanche il più grande voltagabbana né la miglior faccia tosta del nostro pianeta pontino. Perché non è stato il solo ad ostacolare la battaglia del passato recente contro la mafia. Ha avuto compagni di merenda: il consiglio comunale di San Felice Circeo che ha minacciato di denunciare chiunque accostasse il sostantivo «Circeo» a quello di «mafia»; il presidente del Consiglio provinciale di Latina che in aula ha detto che Carmine Schiavone «è una merda di comandante e dice solo bugie contro di noi», salvo poi trovarsi una discarica di fusti tossici alla periferia della città in cui vive e che ha amministrato; il Presidente della giunta provinciale che ha definito i commissari d’acces - so al Comune di Fondi eversori. E a questo punto è necessario aggiungere: che all’inizio anche il Partito Democratico è stato tiepido sul caso Fondi, salvo poi ricredersi; che nessun consiglio comunale a maggioranza di centrodestra ha votato la solidarietà al Prefetto Bruno Frattasi quando era sotto attacco del Pdl perché quel partito era il padrone delle aule; che la Procura di Latina in anni lontani ma non lontanissimi ha archiviato indagini poi riprese dalla Direzione nazionale antimafia e concluse con decine di arresti, come è successo per l’inchiesta Paganese (quella sul Mof). No, Fazzone non è solo e non è il più criticabile se si vuole fare un’analisi impietosa di cosa è successo negli ultimi anni in questa provincia. Se ha cambiato idea tanto meglio, se l’hanno cambiata pure tutti gli altri negazionisti al par suo c’è da congratularsi. Ma prima è necessario che si riconosca quanto male ha fatto il negazionismo miope all’economia, alla società, alla politica e al pudore della provincia di Latina. Perché adesso di pudore e non di politica si tratta. Graziella Di Mambro 13 ottobre 2013

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