domenica 13 ottobre 2013
Antimafia: eletti due indagati in Commissione Bilardi e Fazzone del pdl
IL PDL SCEGLIE BILARDI, ACCUSATO DI PECULATO PER I RIMBORSI DELLE SPESE REGIONALI E FAZZONE IMPUTATO PER ABUSO D’UFFICIO
di Lucio Musolino
e Valeria Pacelli
Da chi è contro il carcere duro per i mafiosi, a
chi si è battuto contro lo scioglimento di un
comune inquinato dalle cosche. Sono le contraddizioni
che emergono all’indomani delle nomine
per la commissione antimafia. Ci sono voluti sette
lunghi mesi per scegliere 25 deputati e 25 senatori,
eppure molte delle nomine fanno discutere.
A partire dalla scelta dei parlamentari calabresi
sulla quale il Pdl ha dato il meglio di sé. Tra
questi, Giovanni Bilardi, coordinatore del movimento
“Scopelliti presidente” ed eletto nella lista
“Grande Sud” satellite del Pdl. Il suo casellario
giudiziario è pulito, come pure il suo certificato
dei carichi pendenti. Eppure Bilardi annovera parentele
e frequentazioni poco raccomandabili. È
nipote di Ettore Bilardi, in passato segnalato dagli
investigatori per “gravi violazioni di legge di carattere
associativo e di natura mafiosa, come omicidio
in concorso, detenzione abusiva di armi, associazione
di tipo mafioso, evasione, danneggiamento,
estorsione ed altro. Risulta significativo il
fatto che si sia reso latitante in periodi diversi.
Bilardi Ettore Corrado – è il profilo tracciato dagli
inquirenti – ha sempre saputo con estrema semplicità,
introdursi negli ambienti malavitosi, avviando
la sua carriera criminale dapprima al servizio
dell’autorevole cosca Tripodo (quella poi
emigrata a Fondi e capeggiata dal boss Venanzio
Tripodo, ndr), mentre dopo in altre, altrettanto
potenti e radicate, operanti nell’area nord di Reggio
Calabria”. Ma non è tutto: sempre il senatore
Bilardi è indagato dalla guardia di finanza per
l'inchiesta sui rimborsi percepiti negli anni in cui
è stato consigliere regionale, mentre sua moglie è
indagata nell'inchiesta “Torno Subito” sugli assenteisti
del Comune di Reggio.
Chi, invece, in questi anni ha tentato di costruirsi
un’immagine improntata alla legalità è la deputata
Rosanna Scopelliti, tirata fuori dal cilindro
del governatore della Calabria in occasione delle
ultime politiche per dimostrare che l'antimafia si
può fare anche a destra. Ma è anche la stessa che
su Twitter ha definito “imprudente” il provvedimento
con cui l'ex ministro degli Interni Cancellieri
ha sciolto il Comune di Reggio per infiltrazioni
mafiose. Éd è sempre la stessa Rosanna
Scopelliti, infine, che il 4 agosto scorso era davanti
a Palazzo Grazioli per protestare contro i
giudici di Cassazione che avevano condannato
Berlusconi nel processo Mediaset. Una protesta,
in sostanza, contro i colleghi di suo padre, Antonino
Scopelliti, il procuratore generale presso
la Corte Cassazione che fu ucciso a Villa San Giovanni
nel 1991 poco prima di rappresentare l’ac -
cusa al maxiprocesso di Palermo, nato dalle inchieste
di Falcone e Borsellino.
Anche il Partito democratico ha selezionato con
accuratezza i suoi parlamentari che entreranno in
Commissione antimafia. Il Pd, infatti, ha indicato
la deputata cosentina Enza Bruno Bossio, moglie
dell’ex vicepresidente della Calabria Nicola Adamo,
oggi consigliere regionale. I due coniugi sono
stati indagati, ma anche assolti, nell’inchiesta
“Why Not” dell'allora pm di Catanzaro Luigi De
Magistris. Il marito della parlamentare del Pd,
inoltre, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico
per associazione a delinquere, corruzione,
abuso d’ufficio e minaccia.
E non è finita. Perchè in commissione entra anche
l'ex presidente del consiglio regionale del Lazio,
Pdl, Claudio Fazzone, negli anni passati uomo
della scorta dell’allora ministro dell’Interno Nicola
Mancino, indagato per falsa testimonianza
nell’ambito dell’inchiesta palermitana sulla trattativa
Stato-Mafia. Fazzone negli anni scorsi ha
portato avanti una battaglia - sostenuto anche da
Berlusconi - contro lo scioglimento del comune
di Fondi per mafia. Il prefetto di Latina Bruno
Frattasi aveva parlato chiaramente di un forte intreccio
tra camorra, ‘ndrangheta e i settori della
burocrazia. Di tutta risposta, Fazzone lo attaccò e
alla fine ebbe la meglio. Il comune infatti non è
stato sciolto grazie ad un escamotage che ha creato
precedenti pericolosi: i consiglieri si sono dimessi
spontaneamente, evitando il commissariamento.
Lo stesso Claudio Fazzone è anche stato
indagato per abuso d’ufficio dalla procura di Latina
per le alcune raccomandazione all’Asl.
Altra nomina che fa discutere è quella di Donato
Bruno: avvocato molto vicino a
Cesare Previti e parlamentare di
Forza Italia dal 1996. Sul carcere
duro nel 2002 aveva dichiarato:
“Personalmente io abrogherei il
41 bis, che è solo una tortura per
i detenuti”.
Ed era addirittura rammaricato
quando il gip aveva respinto la
richiesta di archiviazione del
capogruppo in Senato del Pdl
Renato Schifani, indagato dai
pm palermitani per concorso
esterno.
Il fatto quotidiano 13 ottobre 2013
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