L’Asl comunicò i dati sugli acquedotti con arsenico e batteri a marzo. L’ex sindaco: i controlli erano appena iniziati, non potevamo intervenire
Anche quando Gianni Alemanno era sindaco, il Comune di Roma era a conoscenza della presenza fuori norma di arsenico, fluoruri e batteri nell’acqua degli impianti Arsial. I primi risultati degli esami chimico-batteriologici sugli acquedotti rurali che servono alcune migliaia di persone dei Municipi XIV e XV sono stati inviati dall’Asl Rm/C a marzo 2013. C’è voluto quasi un anno prima che l’azienda sanitaria concludesse tutti gli accertamenti sugli acquedotti di Malborghetto, Brandosa, Casaccia, Casal di Galeria, Monte Oliviero, Piansaccoccia e Camuccini e che l’attuale primo cittadino Ignazio Marino emettesse l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua per il consumo umano. Ma Alemanno ci tiene a precisare: «Per emettere questa ordinanza, non avendo competenza sanitaria, c’era bisogno di avere tutti i risultati delle analisi dell’Asl e soprattutto che l’azienda ci desse l’ok per farla. Siamo stati noi a chiedere all’Asl quegli accertamenti perché avevamo scoperto che c’era qualcosa che non andava in quell’acqua».
Il primo documento dell’Asl è stato inviato l'11 marzo 2013 al Dipartimento Simu, Sviluppo infrastrutture e manutenzione urbana, di Roma Capitale, oltre che alla stessa Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione dell’agricoltura del Lazio e all’Acea Ato 2 Spa. I rilievi, effettuati il 18 febbraio 2013 dal personale tecnico dell’Asl Rm/C insieme all’Arsial, hanno riguardato gli acquedotti di Malborghetto e Camuccini. Come per le analisi pubblicate ieri dal nostro giornale, anche in questo caso l’arsenico è risultato al doppio del valore consentito dalla legge, i fluoruri fuori norma e alta la presenza di batteri coliformi. Stando al documento, un primo campionamento è stato effettuato nella «vasca aerea di accumulo» dell’acquedotto di Malborghetto. Qui il valore dell’arsenico è risultato il doppio, 19 microgrammi per litro (µg/l), rispetto ai 10 consentiti dalla legge, mentre i coliformi totali a 37° sono risultati pari a 5 mpn (most probable number) per 100 millilitri, quando la presenza doveva essere nulla. Dalle analisi risultano esserci anche il manganese e i fluoruri, pari rispettivamente a 494 microgrammi per millilitro (il limite è 50) e 5 mg (contro l’1,5 previsto dalla normativa). «All’esame visivo l’acqua della cisterna appariva torbida e il serbatoio in cattivo stato di manutenzione», si legge nella relazione.
Un altro campione è stato preso a Malborghetto, stavolta da un fontanile. In questo caso l’arsenico è risultato essere 23 microgrammi per millilitro, mentre i coliformi totali 5 mpn e i fluoruri 5 mg. Un terzo campionamento, infine, è stato preso da un fontanile del Comune di Sacrofano relativo all’acquedotto Camuccini, che serve l’acqua anche a Roma. I batteri coliformi sono risultati 10 mpn, l’arsenico 20 microgrammi per millilitri e i fluoruri 4,7 mg. Gli interventi di adeguamento degli impianti dell’Arsial sono una storia lunga sedici anni. Il 25 marzo 1998 è stato sottoscritto tra Regione Lazio, Comuni di Roma e Fiumicino, Acea e Agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio un protocollo d’intesa finalizzato al trasferimento degli acquedotti dell’Arsial e al piano di intervento e adeguamento degli stessi da parte dell’Acea Ato 2. A questo protocollo, sei anni dopo, il 28 marzo 2004, ne ha fatto seguito un altro dove si parlava di «30 giorni dalla sottoscrizione dell’intesa» entro i quali le due Amministrazioni avrebbero preso «in carico gli schemi acquedottistici con i relativi punti di approvvigionamento», che «contestualmente» sarebbero stati «trasferiti ad Acea Ato 2 Spa per la manutenzione e gestione». Tra i 14 acquedotti citati nel protocollo, compaiono anche quelli di Malborghetto, Piansaccoccia, Monte Oliviero, Santa Maria di Galeria, Casaccia e Brandosa. In quel documento la Regione Lazio si è anche impegnata a «stanziare un finanziamento pari a 13,5 milioni di euro per le finalità legate alla ricostruzione, adeguamento e manutenzione degli impianti». Da quel giorno sono passati dieci anni e ancora oggi il problema non è stato risolto. Proprio per questo, il consigliere regionale Fabrizio Santori, anche membro della commissione Ambiente, ha chiesto, e ottenuto per lunedì prossimo, la convocazione di una commissione nella quale Regione, Comune di Roma, Arsial e Acea possano chiarire la situazione.
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