Chiesta la condanna a un anno di carcere per il «Supremo» Manlio Cerroni e per l’amministratore di Malagrotta, Francesco Rando. La richiesta è stata fatta ieri mattina dal sostituto procuratore di... Chiesta la condanna a un anno di carcere per il «Supremo» Manlio Cerroni e per l’amministratore di Malagrotta, Francesco Rando.
La richiesta è stata fatta ieri mattina dal sostituto procuratore di Roma Alberto Galanti, in uno dei vari processi in cui l’imprenditore è imputato per violazioni delle normative ambientali legate alla gestione dell’impianto di Malagrotta. Cerroni è accusato di aver mentito sui dati del gassificatore di Malagrotta, al fine di eludere i paletti imposti dalla normativa per prevenire i rischi industriali. Secondo la ricostruzione del pm Galanti - che assieme al procuratore capo Giuseppe Pignatone ha scoperchiato il «sistema rifiuti» nel vasto procedimento prossimo a finire in un nuovo processo - il gestore della discarica avrebbe falsificato i dati relativi all’ossigeno contenuto dal gassificatore, al fine di non rispettare la legge Seveso. La norma, recepita in Italia sulla base di una direttiva europea, ha il fine di prevenire i disastri ambientali. Dai riscontri investigativi, sarebbe emerso che per non inciampare nei limiti di legge, il serbatoio dell’ossigeno del gassificatore non avrebbe dovuto superare le 200 tonnellate, mentre quello impiantanto prevedeva un massimo 228. Per il pm, il consorzio Colari, di cui Cerroni è presidente, quale gestore dell’impianto di gassificazione, avrebbe dovuto avvertire ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia, Comune, Prefettura e vigili del fuoco. L’amministrazione, sapendo dell’avvenuto superamento delle soglie, avrebbe dovuto fare uno studio di compatibilità, riscontrando che quell’area già presenta altri siti pericolosi: Raffineria di Roma e l’inceneritore di rifiuti ospedalieri dell’Ama. Sempre su Malagrotta, il pm Galanti ha un importante filone d’indagine che riguarda la truffa al Comune di Roma. Il sistema in cui è incappata anche la Capitale è il seguente: i rifiuti urbani pur essendo trasformati in speciali, invece di essere portati nei termovalorizzatori finivano direttamente nella discarica di Malagrotta, consentendo un guadagno extra sulle già alte tariffe pattuite. Nello stesso filone, inoltre, sono finite anche le presunte pressioni di Cerroni sul Gse, il gestore servizi energentici, società controllata dal ministero dell’Economia. L’obiettivo dell’imprenditore, stando a quanto finito all’attenzione della Procura, sarebbe stato quello di ottenere la proroga dei contributi per la «linea1» del gassificatore di Malagrotta, pur non essendo previsto dalla legge. Un «no» secco, dalla società pubblica, che ha portato Cerroni prima ad inviare lettere al «vetriolo» e poi a staccarsi dalla linea di immissione energetica nel mercato, senza alcuna comunicazione al Gse, che ha potuto esclusivamente chiedere un intervento governativo, rimettendo la decisione al ministero delle Attività produttive.
Nessun commento:
Posta un commento