lunedì 14 ottobre 2013

Mani Pulite in Laguna M o s e, diga sommersa da miliardi e manette

di Renzo Mazzaro Con notevole sprezzo del pericolo, il gruppo dirigente del Consorzio Venezia Nuova vola domani a New York per presentare il progetto delle dighe mobili al sindaco della Grande Mela, Michael Bloomberg. Anche lì hanno problemi di allagamento e il primo cittadino di NY vorrebbe capire come hanno fatto i veneziani a fermare l’acqua alta. Peccato che non ci siano ancora riusciti: per completare il Mose manca un miliardo e mezzo di euro. Il “Modulo sperimentale elettromeccanico” costerà alla fine 5,5 miliardi, molto più del ponte di Messina, che nelle previsioni di Impregilo doveva fermarsi a quota 3,8. Finora lo Stato ha scucito 3.704 milioni di euro, sui 5.493 previsti dal cosiddetto prezzo chiuso, al quale si è arrivati dopo una previsione di 1,5 miliardi di euro negli anni ’80, lievitati a 4,2 negli anni ’90 e finalmente stoppati a 5,6 nel 2005. Il primo modulo sperimentale aveva attraversato il bacino di San Marco trainato da un rimorchiatore nel 1989 ma solo sabato scorso (12 ottobre ndr) sono state messe in funzione le prime 4 paratoie delle 78 di cui si compone il sistema di chiusura delle bocche di porto. Sono le cosiddette “prove in bianco” che l’ingegner Piergiorgio Baita, azionista al 60% del Consorzio come presidente della Mantovani spa, contava di iniziare nella primavera del 2013. Invece l’hanno arrestato il 28 febbraio. Poi il 12 luglio hanno arrestato l’ingegner Giovanni Mazzacurati, dal 1983 ininterrottamente sulla plancia di comando del Consorzio, prima come direttore generale, poi come presidente. Tutt’e due per motivi analoghi: appalti truccati, fatture false, fondi neri. Mazzacurati era il grande capo, l’uomo della continuità, il garante dei trasferimenti statali. UN TERREMOTO , a dir poco. É vero che la missione negli States è un’idea del Comune di Venezia e il Consorzio partecipa come invitato, assieme ad una delegazione di Confindustria. Ma a qualche giornalista potrebbe venire in mente di chiedere a Mauro Fabris, successore di Mazzacurati, se aspettando il Mose è il Consorzio, più che Venezia, ad andare sott’acqua. Ecco perché Fabris, grande trasvolatore della politica passato alle opere pubbliche, non prenderà l’aereo domani. É troppo scafato. Si farà rappresentare dai tecnici. Due volte sottosegretario ai lavori pubblici, due volte presidente di commissione alla Camera, Fabris era il braccio destro di Mastella e ne ha seguito le peregrinazioni. Ha sempre litigato con Giancarlo Galan che non può vederlo. Attualmente è commissario governativo in proroga per il tunnel del Brennero. A Venezia l’hanno insediato due settimane prima che arrestassero Mazzacurati. Coincidenze. Due giorni dopo l’arresto, le banche hanno chiuso tutti i ruimportati binetti. Al Consorzio servono mediamente 10 milioni al mese per pagare le imprese e Fabris ha dovuto aggrapparsi alle conoscenze ministeriali, Gianni Letta in testa. Il 9 settembre è andato in buca: il Cipe ha deliberato altri 947 milioni, di cui 550 a coprire spese già fatte. Con ciò, il totale stanziato per il Mose diventa 4.867 milioni. Tutto denaro gestito in monopolio, come prevede la legge istitutiva del concessionario unico. Il Consorzio è una specie di cavallo vissuto per trent’anni allo stato brado. Mai un controllo vero, una verifica esterna. Toccava al Magistrato alle Acque, ma il rapporto era capovolto: era Mazzacurati a dare gli ordini, non a riceverli. L’ingegnere era il «dominus assoluto », «il padre padrone», «colui che decide la vita e la morte delle imprese», perfino «il grande burattinaio»: definizioni che si leggono nell’ordinanza di custodia cautelare, 740 pagine, di cui 400 coperte da omissis perché contengono i nomi dei politici e i magistrati li difendono con i denti. Prima di renderli noti, vogliono i riscontri. La aziende facevano perfino la “cresta sui sassi” ruimportati dalla Croazia, con una nave che cambiava proprietario durante la traversata, in modo da arrivare costando il doppio, perfino il triplo. Una sovrafatturazione per decine, forse centinaia di milioni di euro, sostiene la GdF. Il denaro finiva a Panama, via Svizzera o Austria, poi in Canada o in Thailandia, intascato da società inesistenti. Chi c’è dietro? Mazzacurati distribuiva soldi, tanti, ma in modo oculato: 500.000 euro all’anno alla Fenice, altrettanti alla Banca degli Occhi, alla fondazione Marcianum del cardinale Scola. Alle tre figlie, attraverso un’azienda di famiglia. Al figlio Carlo, regista, per un film su Venezia presentato alla mostra del cinema del 2010 e poi regalato come strenna natalizia. Per convegni, pubblicazioni, sponsorizzazioni. Perfino per una ricerca sul clima del lago di Garda. Il Consorzio spendeva come un dannato, nel timore che rallentando il ritmo si arrestasse il flusso del dinero. Gli inquirenti parlano di gestione familistica, caterva di consulenti, collaudi addomesticati. E di spese in progressione geometrica. HA UN BEL DIRE Massimo Cacciari che la colpa è dello Stato: se crei un monopolio, non puoi meravigliarti che il gestore faccia il monopolista. Il Consorzio ha fatto di più: ha azzerato ogni possibilità di concorrenza anche al di fuori del Mose. Dalla sanità alle ferrovie. Un condizionamento a cascata, cui è impossibile sfuggire, regola ormai i rapporti tra le imprese nel Veneto: se lavori per il Consorzio stai agli ordini, se lavori fuori dal Consorzio stai agli ordini lo stesso, altrimenti ti trovi il deserto attorno e sei morto. Per reggere al terremoto, Mauro Fabris ha disposto una new diligence sui bilanci; ha sospeso i contributi a tutti; ha tagliato «qualche milionata di consulenze»; ha rivoluzionato gli organigrammi, demansionando dirigenti. Per le spese ingiustificate sta tentando di scaricare la colpa su Baita e la Mantovani. Secondo lui, la marea di soldi usciti dal Consorzio non veniva dal 12% trattenuto per legge e destinato al funzionamento dell’ente («sarebbe illegale») ma dal 2%, successivamente ridotto allo 0,5%, di autotassazione volontaria che le imprese lasciano per ogni lavoro. «É denaro guadagnato dalle aziende e liberamente conferito al Consorzio, non è illegale spenderlo come si vuole». Ma è possibile distinguere le due provenienze? E a quanto ammonta questa cifra? «Tanti soldi ». Tanti quanti? «Calcolate voi la percentuale ». Ok, il totale è 3.704: con il 2% fanno 74 milioni, con lo 0,5% 18. Media: 46. Bel gruzzoletto, per essere solo argent de poche. L’OMBRA DELLA MAFIA IL SUSSIDIARIO CITTÀ DI TERRA Il Comune di Venezia, capoluogo del Veneto, conta 260mila abitanti. Ma dal 1951 il Centro Storico ha perso circa il 70% della popolazione, assestandosi sui 58.606 abitanti del 2012. Nel 1951, la proporzione tra centro storico, estuario e terraferma era 55-14-21. Nel 2006 si è capovolta: 23-11-66 L’ACQUA ALTA Venezia è afflitta da picchi di marea che quando sono particolarmente pronunciati portano l’acqua a “i nvad e re ” la città. Il fenomeno - che si verifica soprattutto in primavera e autunno - si verifica quando all’alta marea si associano particolari condizioni di vento e di pressione atmosferica. Il fatto quotidiano 14 ottobre 2013

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