martedì 17 settembre 2013

Parco del Circeo In un mare di cemento Le strutture incompiute trasformate in «depositi»

D opo quarant’anni sono ancora lì, come se il tempo si fosse fermato. Opere edilizie faraoniche mai portate a termine nel cuore del parco nazionale del Circeo. Un’oasi protetta la cui biosfera è - almeno per ora - ancora patrimonio dell’Unesco. Eppure anche San Felice ha i suoi «scheletri» nell’armadio. Anzi, di segreto in questo caso c’è ben poco, perché è impossibile celare il mare di cemento che negli anni Settanta ha invaso gran parte delle zone più belle del parco nazionale. Quel che è accaduto è sotto gli occhi di tutti, perché, a parte qualche abbattimento per i casi in cui l’iter giudiziario sia stato portato a termine (e questo in genere dopo decenni di ricorsi e contro-ricorsi), queste strutture di cemento sono ancora tutte lì. Ci sono quelle di Quarto Caldo, quelle di Vasca Moresca e poi anche quelle del porto. Le stesse che si vedono osservando il panorama dalla zona de «le crocette». Grandi ammassi di cemento le cui licenze edilizie risalgono a una quarantina di anni fa e che non sono mai stati portati a termine. Abitazioni immerse nel verde del parco attorno alle quali negli anni sono sorte altre case e villette. Strutture di una certa rilevanza, visto che non si parla ovviamente di monolocali, situate in uno degli angoli più suggestivi del Circeo. Il tutto, però, dopo i primi interventi edilizi con cui è stato tirato su lo scheletro delle strutture, è rimasto al palo. E queste distese di cemento giacciono lì, incomplete come le «gemelle» di Quarto Caldo. Anzi, in realtà questi immobili situati nei pressi della struttura portuale di San Felice Circeo sono stati utilizzati in maniera alternativa. Ossia come deposito per materiale di risulta e rifiuti di vario genere. Tra le tettoie è infatti possibile scorgere pali e ringhiere in ferro, vecchi sanitari per le case, mobilio vario e ovviamente non pochi rifiuti. Non è difficile capire come ciò sia possibile, visto che il cancello che dà sulla strada è perennemente aperto; per cui le strutture sono alla mercé di chiunque, tanto che sono ancora ben visibili giacigli di fortuna utilizzati molto probabilmente da qualche senzatetto. Questi scheletri del porto, insomma, sono sospesi nel limbo. Cicatrici di cemento in quel parco nazionale del Circeo che solo qualche decennio fa è stato letteralmente devastato dal tristemente celebre «Sacco» e che tutt’oggi continua ad essere a rischio di speculazione edilizia. ©RIPRODUZIONE RISERVA Latina Oggi 17 settembre 2013 SERVIZI A CURA DI: Federico Domenichelli e Maria Sole Galeazzi FOTOSERVIZIO A CURA DI: Antonio Masiello

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