tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/15/grandi-opere-salinic-chiedono-20-miliardi-di-extra-costi-per-le-varianti/8292026/
dall'articolo di Carlo Di Foggia: "Il governo ha un problema con le grandi opere, o meglio con la bulimia finanziaria degli appalti dell’Alta velocità ferroviaria. La faccenda è emersa mercoledì in una riunione al ministero dell’Economia, ma lo scontro va avanti sotto traccia ormai da mesi e riguarda le richieste di “extra-costi” per 20 miliardi avanzate in primis da Webuild, il colosso guidato a Pietro Salini, oggi monopolista dei grandi appalti, che vede come secondo azionista (dietro Salini) la pubblica Cassa depositi e prestiti, cioè lo Stato, entrato nel 2016 nell’ambito di un complicato salvataggio di sistema del settore. Webuild guida il consorzio che, secondo i piani di Matteo Salvini, dovrebbe realizzare il ponte sullo Stretto di Messina.
La riunione, rivelata da Repubblica, ha visto allo stesso tavolo il ministro Giancarlo Giorgetti, l’ad delle Ferrovie, Stefano Donnarumma e Salini. Le indiscrezioni hanno alimentato il sospetto di un rischio debitorio fuori controllo delle FS, ma la faccenda è più complessa. Le ferrovie hanno un problema di tensione finanziaria, generata dallo scollamento temporale tra i pagamenti anticipati da Rfi, la società dei binari che gestisce gli appalti, e i fondi “girati” dal Tesoro. Rfi, per dire, avanza crediti per 5,5 miliardi dal dicastero di Giorgetti per il 2025, che saliranno a 9-11 quest’anno. Se il Tesoro non paga regolarmente, gli oneri del gruppo salgono, ma non risultano debiti fuori controllo, né appaltatori non pagati."

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