tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2026/02/13/sanzioni-minime-e-buchi-normativi-il-decreto-amianto-nasce-azzoppato/8290136/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=oggi-in-edicola&utm_term=2026-02-13
dall'articolo di Roberto Rotunno: "Processi che continuano a finire spesso in prescrizione, sanzioni ancora inadeguate, formazione inutile per i datori di lavoro, e poi cavilli che complicano l’interpretazione delle norme. Il magistrato Raffaele Guariniello è nettamente critico nei confronti dell’ultimo decreto legislativo in materia di amianto approvato a dicembre dal governo Meloni, per recepire la direttiva europea che ha ridotto il valore limite di esposizione a 0,01 fibre per centimetro cubo. “Riesce difficile – ha detto – condividere i commenti largamente entusiastici espressi a fronte delle nuove norme in tema di esposizione lavorativa all’amianto”.
Durante la sua carriera da pm, Guariniello ha coordinato le indagini del più importante processo per eternit svolto in Italia. In questi giorni, ha pubblicato un intervento sulla rivista Diritto & Pratica del Lavoro per spiegare ciò che manca nel provvedimento del governo Meloni. A partire dall’impostazione: “Non basta rinvigorire gli obblighi di prevenzione – avverte il magistrato – ma occorre introdurre un sistema sanzionatorio realmente adeguato. E sotto questo riguardo diventa arduo non metterne in luce le insufficienze, sia sotto il profilo inerente alla risposta data alle violazioni degli obblighi, sia sotto il fondamentale profilo riguardante le responsabilità penali effettivamente riconosciute a fronte delle patologie asbesto-correlate”. In pratica, il decreto interviene imponendo ai datori di lavoro di ridurre la concentrazione di polveri di amianto “al più basso valore tecnicamente possibile”. Inoltre, estende a due nuovi tipi di inadempimenti le pene dell’arresto da tre a sei mesi e dell’ammenda da 2.500 a 6.400 euro. Il problema, però, sorge sull’effettività delle pene. Il magistrato cita l’esempio di un imprenditore condannato all’ammenda di 412 euro per non aver bonificato la copertura del suo capannone industriale e averlo abbandonato agli agenti atmosferici, cosa che poi ne ha causato il disfacimento."


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