venerdì 20 maggio 2016

In Amazzonia pochi ocelot, forse sono a rischio Esperti, si contano appena 25 esemplari ogni 100 km quadrati

ROMA - C'è stato un periodo, negli anni Sessanta e Settanta, in cui l'ocelotto o ocelot, meglio noto come gattopardo americano, era seriamente in pericolo, per via della sua pelliccia simile a quella di un giaguaro o di un leopardo nebuloso che era considerata di pregio e molto richiesta. Le doppiette dei cacciatori hanno smesso di minacciare la specie, che però oggi rischia di soffrire per la perdita di habitat. Un team di ricercatori, capitanato dall'università di Oxford, ha infatti scoperto che in Amazzonia la densità di questi piccoli felini è sì stabile, ma più bassa di quanto ritenuto in precedenza. L'ocelotto, ora classificato a rischio minimo di estinzione, potrebbe cioè passarsela peggio di quanto non si sia creduto finora.

Gli studiosi hanno monitorato le popolazioni di gattopardi americani nelle foreste incontaminate dell'Amazzonia brasiliana per tre anni, grazie all'ausilio delle "fotocamere trappola", macchine che si mimetizzano nell'ambiente naturale e sono attivate dal movimento degli animali che vi passano davanti.

Nell'arco del triennio la densità degli ocelotti si è rivelata stabile, ma bassa, pari ad appena 25 esemplari ogni 100 chilometri quadrati.

Il risultato dell'indagine, spiegano gli scienziati, "è utile per capire la distribuzione spaziale del gattopardo americano e per ridefinire la valutazione di rischio d'estinzione per la specie, necessaria per mettere in atto le misure utili alla conservazione di questi animali". 
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