martedì 17 settembre 2013

Latina consiglio provinciale su rifiuti e Schiavone condizionato dal dossier di Legambiente e dalle nuove riprese di Sky e Il Fatto quotidiano

Bocciato l’ordine del giorno del Pd che proponeva (anche) un’indagine epidemiologica La mozione che divideDI GRAZIELLA DI MAMBRO I l Consiglio provinciale non è riuscito a produrre un ordine del giorno unitario dopo il lungo dibattito seguito alle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone. Il quale aveva dichiarato prima a Sky e poi a Lazio Tv che il clan dei casalesi tra la fine degli anni 80 ed inizio dei 90 ha interrato rifiuti tossici e speciali anche in provincia di Latina. Ieri mattina è stato infatti approvato il documento della maggioranza, con il sì di Nuova Area, e bocciato quello del Partito Democratico. Astenuti gli altri consiglieri di opposizione. La mediazione tra le due posizioni, che avevano premesse assimilabili, ma troppi punti divergenti, è risultata impossibile nonostante i tentativi fatti anche ieri mattina in conferenza dei capigruppo. Il punto nodale dell’ordine del giorno approvato è la «necessità di dar corso ad approfondimenti sul tema al fine di fugare ogni dubbio sulle dichiarazioni» di Schiavone; e poi c’è l’auspi - cio ad una più incisiva lotta alla criminalità organizzata. L’ordine del giorno non contiene formalmente l’ammis - sione fatta invece verbalmente dal presidente della Provincia, Armando Cusani, ossia che «la camorra, la mafia sono un cancro che esiste in Italia, nel Lazio e in provincia di Latina». Una frase che non ha precedenti in quell’aula. E che, anche a detta dell’opposi - zione, è un buon punto di partenza. Non sufficiente però a votare lo stesso documento. Il Partito Democratico ne ha depositato uno suo, respinto dall’aula, con il quale chiedeva l’avvio di un’indagine epidemiologica sulla popolazione residente attorno alla discarica, oltre alla istituzione di una sezione della Dda a Latina, alla costituzione di parte civile in tutti i processi per reati di mafia e ambientali e l’affiancamento dei Comuni nella gestione dei beni confiscati. Al fondo della divisione sulle mozioni ci sono due posizioni molto diverse come si è visto palesemente ieri. Ed è stato ammesso dai protagonisti. Per Mauro Visari il documento della maggioranza era «edulcorato, troppo debole e pieno di buone intenzioni cui non si sa come e quando si darà seguito. Una visione diversa dalla nostra». Dello stesso tenore le parole del presidente Cusani: «Il Pd si è presentato già con un documento invece di costruirlo insieme a noi in riunione dei capigruppo. Ho capito lì che non si può votare lo stesso ordine del giorno». In concreto il Consiglio provinciale ha prodotto una delibera formale che si mostra come il frutto di un dibattito, il primo sul disastro di immagine se non anche ambientale, prodotto dalla camorra negli ultimi venti anni in questo territorio. La più importante istituzione presente sul territorio è stata costretta a riunirsi per tre volte nel giro di una settimana per discutere delle affermazioni di un ex boss, un ex pentito, in definitiva un uomo che per la maggior parte della sua vita ha fatto parte di uno dei più spietati clan di camorra, i casalesi appunto. Prima non ci era riuscito nessuno. Non il Prefetto Bruno Frattasi nonostante la sua articolata relazione sul condizionamento del Consiglio di Fondi. Non due omicidi nella faida del capoluogo a gennaio del 2010. L’atto formale approvato ieri può ottenere un paio di risultati sicuri: la eliminazione del segreto dalle dichiarazioni rese da Schiavone in commissione parlamentare sui rifiuti e alla Dda (ove questo non intacchi le indagini eventualmente in corso); ma è un esito scontato perché già annunciato dalla Presidente della Camera. In secondo luogo l’or - dine del giorno potrà portare a nuove indagini ambientali su Borgo Montello, seppure non specifiche, cioè alla ricerca di depositi illegali e sconosciuti finora di rifiuti tossici e nocivi. C’è inoltre un aspetto non del tutto marginale che pure trova spazio nel documento, specie nella prima parte, e riguarda il rifiuto della Provincia dell’assunzione di qualunque responsabilità specifica poiché all’epoca cui fa riferimento il pentito c’er a n o altre amministrazioni in carica e comunque l’ente non aveva competenze specifiche di controllo, delega arrivata con leggi successive. Il nodo di fondo ovviamente non era questo ma una valutazione su cosa è possibile fare adesso per cercare i rifiuti interrati ed eventualmente bonificare i siti interessati. C’è la speranza che «se ne riparli ancora», così almeno è stato detto ieri quando ormai la seduta era stata sciolta. Passa il documento della maggioranza sul caso dei fusti interrati dal clan

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