domenica 30 marzo 2025

Zittirci? Mai! Servizio Sostenitori Greenpeace

 dalla newsletter de Servizio Sostenitori Greenpeace 

Servizio Sostenitori Greenpeace 

quando cercano di zittire una voce, se ne alzano altre cento

GREENPEACE E' IN PERICOLO

Una giuria di nove persone della Contea di Morton, in Nord Dakotaha stabilito che Greenpeace è responsabile per oltre 660 milioni di dollari per le proteste contro l’oleodotto Dakota Access.

Greenpeace USA è stata citata in giudizio dalla compagnia petrolifera Energy Transfer in relazione alle proteste del 2016 guidate dalle comunità indigene contro il passaggio dell’oleodotto nella riserva di Standing Rock. L’azienda fossile statunitense sostiene, in modo infondato, che le proteste siano state orchestrate da Greenpeace.

 

Questo verdetto farà sì che le multinazionali dei combustibili fossili ora cercheranno, con ancora più forza e arroganza, di negare la libertà di parola e impedire le proteste pacifiche.

La nostra lotta contro l’infondata azione legale di Energy Transfer non finisce qui.

«Stiamo assistendo al pericoloso ritorno degli stessi comportamenti che hanno alimentato la crisi climatica, acuito le disuguaglianze sociali e ambientali e anteposto i profitti dei combustibili fossili alla salute pubblica e a un pianeta abitabile. La precedente amministrazione Trump aveva passato quattro anni a smantellare le politiche di protezione dell’aria e dell’acqua e la sovranità indigena. Ora insieme ai suoi alleati vuole finire il lavoro zittendo ogni forma di protesta pacifica. Non ci tireremo indietro. Non ci faremo mettere a tacere», dichiara Mads Christensen, direttore esecutivo di Greenpeace International. 

 

«Energy Transfer non ha scritto l’ultima parola su di noi in questa battaglia, abbiamo appena iniziato la nostra azione legale anti-SLAPP contro i suoi attacchi alla libertà di parola e alle proteste pacifiche. Porteremo Energy Transfer in tribunale a luglio nei Paesi Bassi. Non ci fermeremo», dichiara Kristin Casper, consigliere generale di Greenpeace International.

IN PRIMO PIANO

Ascolta il mio grido di aiuto

GHIACCIAI ITALIANI? ADDIO!

In Italia stiamo andando verso un futuro senza ghiacciai: l’intero arco alpino italiano sta lanciando un grido di aiuto che non possiamo più ignorare.

 

Non è un’esagerazione affermare che, se le emissioni globali continueranno ad aumentare, i paesaggi innevati e i silenziosi ghiacciai delle nostre Alpi rimarranno presto solo un ricordo.

I risultati di questo studio, “Ghiacciai italiani, addio”, derivano da modelli messi a punto per prevedere l’evoluzione dei ghiacciai dal 2000 al 2100. Per ogni ghiacciaio o corpo glaciale preso in considerazione, i ricercatori hanno stimato superficie e volume  per ogni anno dal 2000 fino al 2100, ricostruendo l’andamento negli anni passati e calcolando come dei mutamenti del clima più o meno intensi potrebbero influire sul destino dei nostri ghiacciai.

Gli scenari presi in considerazione sono due:

  1. Un futuro in cui il riscaldamento globale si aggrava a causa della crescente dipendenza dai combustibili fossili
  2. Un futuro in cui vengono rispettati gli Accordi di Parigi e dunque il rialzo delle temperature viene mantenuto al di sotto dei 1,5 ° C

In uno scenario negativo, in cui le emissioni globali legate ai combustibili fossili dovessero peggiorare il cambiamento climatico, le prospettive sono drammatichenel 2050 dovremo dire addio al 48,5% della superficie attualmente coperta dai ghiacci sulle Alpi italiane e nel 2100 perderemo il 94% della superficie ghiacciata.

Invece, se l’aumento delle temperature venisse mantenuto al di sotto dei 1,5 °C, come stabilito dagli Accordi di Parigi, nel 2100 saranno sopravvissuti 94,4 km2 di ghiacciai. Se lo scenario negativo nel 2100 prospettava la sopravvivenza di soli 75 ghiacciai, con il rispetto degli Accordi di Parigi ne avremo ancora 222.

 

Il governo italiano deve fare la sua parte: il nostro Paese deve ridurre le emissioni globali, in linea con gli Accordi di Parigi, abbandonare al più presto lo sfruttamento di petrolio, gas e carbone, puntare su fonti rinnovabili ed efficienza energetica e ridurre i consumi idrici in settori critici come quello agricolo.

Onorevoli, non potete ignorarmi

UN MAIALE GIGANTE AL PARLAMENTO

Attiviste e attivisti di Greenpeace hanno portato un messaggio forte e chiaro al Parlamento: vogliamo che la nostra proposta di legge per trasformare il sistema degli allevamenti intensivi sia discussa al più presto alla Camera!

 

La proposta di legge “Oltre gli allevamenti intensivi” è già stata sottoscritta da 23 parlamentari appartenenti di cinque diverse forze politiche e l’iniziativa ha raccolto in pochi mesi oltre mezzo milione di firme a sostegno. Adesso però le aule parlamentari devono fare il loro senza fingere che il problema sia invisibile.

 

Un anno fa insieme a Lipu, ISDE–Medici per l’ambiente, Terra! e WWF Italia abbiamo presentato una proposta di legge per chiedere una transizione agro-ecologica del comparto zootecnicoL’obiettivo è passare da un sistema di allevamento di tipo intensivo a un modello agro-ecologico, molto meno impattante dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Eppure oggi, dopo minime revisioni e integrazioni da parte degli uffici legislativi della Camera, il nostro testo di legge attende ancora di essere calendarizzato per essere discusso. Cosa si aspetta a fare questo passo fondamentale per il pianeta, le persone e gli animali?

 

Gli allevamenti intensivi divorano tonnellate di mangimi che per essere prodotti richiedono circa il 70% dei terreni agricoli e oltre due terzi dell’acqua impiegata in agricoltura in Europa: risorse preziose che potrebbero essere destinate al consumo diretto umano o al ripristino degli habitat naturali. 

L’industria della carne produce, inoltre, rifiuti che l’ambiente non riesce a smaltire: i liquami che derivano dagli allevamenti intensivi inquinano terreni e risorse idriche, soprattutto in aree ad alta intensità zootecnica come la Pianura Padana, dove sono anche maggiori gli impatti sulla salute umana. Basti pensare che le emissioni di ammoniaca, direttamente proporzionali al numero di animali allevati, in Italia sono la seconda causa di formazione di PM2,5, le polveri sottili inquinanti che ogni anno nel nostro Paese causano circa 50 mila morti premature. Nonostante questo, gli animali allevati ogni anno in Italia sono oltre 700 milioni.

PETIZIONE

Resist Trump

GREENPEACE SOTTO È ATTACCO

Una giuria in North Dakota si è espressa a favore di una condanna che porterebbe Greenpeace a pagare oltre 660 milioni di dollari a Energy Transfer. Il rischio è che venga cancellata Greenpeace. Aiutaci a continuare la nostra lotta, è fondamentale!

DAL MONDO

Giornata internazionale della donna

DONNE CHE HANNO FATTO LA STORIA DI GREENPEACE

Nel riflettere sui 50 e più anni di storia di Greenpeace, ci siamo rese conto di quanto sia difficile trovare immagini delle donne che hanno reso grande la nostra associazione, in particolare delle nostre fondatrici. Per questo, abbiamo creato un murale che le celebra e racconta le loro storie.

 

In questo murale, puoi ammirane 31: c'è Lalita Ramdas, fondatrice di Greenpeace India e candidata al Nobel per la pace con le 100 donne di pace.

Hettie Geenen, la prima e unica capitana della nave ammiraglia, la Rainbow Warrior.

Kirsten Sander, che nel 1982 ha guidato una storica vittoria per la difesa dell'ambiente nei negoziati per il trattato sull'Artico.

Bobbi Hunter e Maril Kaga, le prime donne a partecipare a un'azione di blocco contro una baleniera russa.

Linda Spong, che nel 1974 ha contribuito a creare il primo movimento a difesa delle balene in Giappone.

Doroty StoweZoe Hunter e Marie Bohlenco-fondatrici di Greenpeace.

 

In questo mese che celebra la giornata internazionale delle donne, vogliamo ricordarle, guardare i loro volti raffigurati e ringraziarle una ad una. È grazie a loro se, in questi 50 e più anni, tante ragazze e donne hanno capito di poter lottare per difendere il pianeta con la loro mente, ma anche con il loro corpo.

 

Grazie di cuore!

 

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