giovedì 27 marzo 2025

Il Fatto di domani. Macron con l'elmetto: il piano per l'invio di peacekeeper in Ucraina, ma non tutti i "volenterosi" sono d'accordo. Gaza, palestinesi contro Hamas: l'Ue se ne accorge solo ora

 tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/il-fatto-di-domani-del-27-marzo-2025/

La giornata in cinque minuti

PARIGI, SI RIUNISCONO I “VOLENTEROSI”: MANCA L’UNANIMITÀ SULL’INVIO DI PEACEKEEPER NELL’UCRAINA CENTRALE. È durato circa quattro ore stamattina il summit di 31 Paesi sulla pace e la sicurezza in Ucraina voluto da Emmanuel Macron. Prima di sedersi al tavolo, il presidente francese ha sentito Donald Trump. Accanto a Macron, c’era il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che ieri sera all’Eliseo aveva ricevuto la promessa di ulteriori aiuti militari della Francia per un ammontare di 2 miliardi di euro. Un altro sostegno arriva dal governo portoghese, che ha dato il via libera alla spesa di circa 200 milioni di euro. Fra i partecipanti al vertice, oltre a Giorgia Meloni per l’Italia, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il vicepresidente turco Cevdet Yilmaz, oltre al capo della Nato, Mark Rutte, e ai vertici dell’Unione europea. In mattinata l’agenzia AP ha diffuso la notizie che sul tavolo ci sarebbe stato lo spiegamento da parte dei membri della coalizione di una forza considerevole nell’Ucraina centrale, da qualche parte lungo il fiume Dnepr, lontano dalle linee del fronte. E infatti, una volta terminata la riunione, il presidente francese ha confermato: “Queste forze non sono destinate a essere sulla linea di contatto, né sono destinate a sostituire gli eserciti ucraini, ma sarebbero forze di alcuni Stati membri presenti perché non c’è unanimità. Però non serve l’unanimità perché questa missione prenda vita. Nelle prossime settimane invieremo un’equipe franco-britannica per preparare quello che sarà l’esercito ucraino di domani”. Macron ha anche specificato che le sanzioni nei confronti della Russia restano, perché “Mosca finge di negoziare”. Meloni, dal canto suo, ha ribadito che l’Italia non parteciperà alla missione e, nel suo obbligato equilibrismo euro-atlantico, chiesto che al prossimo vertice partecipino anche gli Usa. Deluso Zelensky: “Più domande che risposte”. Sul Fatto di domani troverete il resoconto del summit, con le posizioni dei vari Paesi, Italia compresa.


LA VERSIONE DI CROSETTO: “C’È CHI SI PREPARA ALLA GUERRA. DEVO SAPERE SE L’ITALIA PUÒ DIFENDERSI”. Il ministro della Difesa è uscito alla scoperto, superando la versione prudente tenuta finora rispetto a ulteriori investimenti nel settore degli armamenti: “Nessuno può pensare di costruire la sicurezza di un Paese prevedendo scenari bucolici, anche se vorremmo prevederli – ha sostenuto nelle comunicazioni alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato –. La pace è equilibrio tra forze. L’obiettivo è un equilibrio verso il basso, il disarmo tra due parti. Ma quando una parte è armatissima e l’altra no, la pace è difficile da mantenere”. Secondo Crosetto, l’Italia e l’Europa sono arrivate al punto di dover fare i conti con la propria sicurezza e prendere provvedimenti rapidi. Per questo il ministro ha fatto gli esempi dei Paesi baltici e della Polonia, che “agiscono come se la guerra fosse alle porte e dovesse cominciare in due o tre anni”. Quindi l’Italia: “In questi giorni si sente spesso parlare di riarmo. Noi continuiamo a sostenere che l’interesse dell’Italia non è perseguire il riarmo ma costruire la difesa. Il nostro interesse è dare a questo Paese uno strumento di difesa efficiente e in grado di assolvere i compiti che la legge e la Costituzione dà alla difesa di un Paese. Oggi la mancanza di investimenti, che dopo la caduta del Muro sono scesi drasticamente, richiede una accelerazione, sia per il personale sia per formazione e investimenti”. E poi ha aggiunto: “Il ministro della Difesa non deve porsi la domanda di rispondere ogni giorno alle provocazioni giornalistiche, ma deve chiedersi: se l’Italia domattina subisse un attacco di tre ore come quello ricevuto da Israele sarebbe in grado di difendersi? Se la risposta è no, deve agire”. Sul giornale di domani analizzeremo le sue parole e la posizione del governo anche con l’aiuto di Luciano Canfora.


GAZA, TERZO GIORNO DI PROTESTE CONTRO HAMAS. STORIA DI UN DISSENSO DI CUI NESSUNO S’È ACCORTO. “Il popolo vuole liberarsi di Hamas”: per il terzo giorno, la popolazione palestinese è scesa in strada nella Striscia di Gaza per protestare contro l’organizzazione terroristica che il 7 ottobre di due anni ha dato, di fatto, il via alla repressione israeliana. Secondo i video condivisi sui social media, i manifestanti che si sono riuniti a a Jabalia, nel nord dell’enclave palestinese, portavano cartelli con la scritta “Fuori Hamas” dalla Striscia di Gaza. Il ministero della Sanità, gestito da Hamas, ha reso noto che dalla ripresa degli attacchi israeliani su larga scala, lo scorso 18 marzo, nel territorio palestinese sono state uccise altre 855 persone, 25 solo nelle ultime 24 ore. Oggi un attacco israeliano vicino a Gaza City ha ucciso quattro bambini e i loro genitori. Numeri che portano il bilancio complessivo delle vittime a superare quota 50mila. Le proteste, come leggerete sul Fatto di domani, sono nate in realtà nel 2017, 8 anni fa, e sono state più volte represse. Eppure la comunità occidentale pare essersene accorta soltanto adesso: “L’Unione europea prende atto delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutta la Striscia di Gaza e sostiene il diritto dei gazawi a manifestare pacificamente per costruire un futuro migliore per loro stessi stessi. Abbiamo già affermato che non dovrebbe esserci alcun ruolo futuro per Hamas nel governo di Gaza”, ha detto il portavoce della Commissione europea per la politica estera, Anouar El Anouni.


LE ALTRE NOTIZIE CHE TROVERETE

Franco Alfieri, ex capo della segreteria di Vincenzo De Luca, tra i 10 arrestati dalla Dia di Salerno. Gli indagati sono accusati dalla Procura a vario titolo di scambio elettorale politico-mafioso, tentato omicidio, estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico d’armi e favoreggiamento. Alfieri – per lui le ipotesi di corruzione e turbativa d’asta – era già indagato e agli arresti domiciliari per scambio elettorale politico-mafioso alla luce di un’altra inchiesta. Secondo la Procura di Salerno, la stessa che ha avviato la nuova indagine, Alfieri, ex sindaco di Capaccio Paestum, nel 2019 avrebbe preso accordi con Roberto Squecco, condannato in via definitiva per i suoi legami con il clan Marandino.

Pnrr, Corte dei Conti evidenzia criticità: servono “attenzione costante e interventi mirati” prima della scadenza a giugno 2026. Secondo la Relazione sullo stato di attuazione degli interventi PNRR e PNC esaminati nel 2024 dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, a rallentare il raggiungimento degli obiettivi contribuirebbe la carenza di personale negli uffici di rendicontazione e controllo. A Montecitorio l’opposizione chiede più trasparenza alla premier anche alla luce di indiscrezioni di stampa su un possibile rinvio del termine del piano al 2027. Meloni risponde da Parigi: “Primato europeo dell’Italia nella sua realizzazione, orgogliosi dei risultati raggiunti finora”.

Ostia, continuano gli incendi ai lidi balneari: 7 in pochi giorni. Vanno a fuoco gli stabilimenti sul litorale romano: dopo i primi due di martedì, ieri sono state appiccate le fiamme ad altri cinque. Oggi la polizia ha fermato un 24enne senza fissa dimora, che avrebbe dichiarato di aver agito da solo “senza alcun mandante”. L’uom è stato condotto in carcere e non è escluso che gli inquirenti possano richiedere una perizia psichiatrica. Gli incendi si sono verificati prima e dopo la sentenza del Consiglio di Stato, mercoledì mattina, che ha dato via libera al piano di riordino degli arenili di Roma voluto dal Campidoglio. Un progetto a cui i balneari sono fortemente contrari.

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