tratto da https://www.ilfattoquotidiano.it/fq-newsletter/il-fatto-di-domani-del-24-marzo-2025/
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CALDERONE E LA “LAUREA DELLA DOMENICA”. OPPOSIZIONI ALL’ATTACCO, I 5 STELLE: “VOGLIAMO L’AUDIZIONE DELLA MINISTRA, DEVE CHIARIRE IN PARLAMENTO, NON SUI SOCIAL”. La vicenda politica della “laurea della domenica” della ministra Calderone, raccontata dal Fatto, ha sviluppi politici. Le opposizioni pretendono chiarimenti dalla stessa ministra. I deputati del M5S in Commissione Lavoro Valentina Barzotti, Davide Aiello, Dario Carotenuto e Riccardo Tucci scrivono: “Due giorni fa abbiamo chiesto al presidente della Commissione Lavoro della Camera Rizzetto di convocare subito la ministra Calderone per riferire circa le notizie decisamente poco rassicuranti sul conseguimento della sua laurea pubblicate dal Fatto. Altresì, abbiamo chiesto che a essere ascoltato sia anche il rettore della Link University. Ci aspettiamo che oggi, alla ripresa dei lavori di Commissione, Rizzetto ci indichi data e ora della seduta in cui si svolgerà l’audizione della ministra e del rettore. Il post social con cui l’interessata è intervenuta sull’argomento non solo è del tutto insufficiente, ma, soprattutto, la sede per tali chiarimenti è il Parlamento, non certo Facebook. Se la ministra non ha nulla da nascondere allora venga subito in Commissione a chiarire”. Anche Arturo Scotto, capogruppo del Pc in Commissione Lavoro fa sapere che i democratici hanno presentato una un’interrogazione parlamentare: “Meloni, Bernini e Calderone, non possono più far finta di niente dinnanzi a una vicenda che sa di familismo, furbizia, conflitto di interesse e sta pregiudicando il rapporto di fiducia e trasparenza che ogni rappresentante delle Istituzioni deve avere nei confronti del Parlamento e dei cittadini della Repubblica”. Dunque, la vicenda è tutt’altro che chiusa, e sul Fatto di domani potrete leggere ulteriori notizie sulla laurea della ministra e la sua frequentazione alla Link University. FRATELLI COLTELLI: LA MAGGIORANZA LITIGA E SALVINI PROVA A FARE IL POMPIERE: “NOI QUAQUARAQUÀ? TAJANI PARLAVA DELLA SINISTRA…”. “Il testamento politico che noi abbiamo raccolto dimostra cosa è un partito serio e che differenza c’è tra questo e un partito quaquaraquà. Un partito quaquaraquà è un partito che parla, che dice senza sognare, senza riflettere. I partiti quaquaraquà sono partiti populisti. Sono quelli che un giorno dicono una cosa e un altro giorno ne dicono un’altra”. Queste le parole del ministro degli Esteri, Tajani, che hanno fatto sobbalzare la Lega. “Penso che parlasse di quella sinistra che fa sempre di tutto per fermare l’interesse nazionale”. Il vicepremier Matteo Salvini cerca di fare il pompiere, definendo “ottimo” il suo rapporto con la premier Giorgia Meloni, negando frizioni con lei e con Tajani anche per la sua telefonata con il vicepresidente degli Usa James David Vance: “Se il vicepresidente del Consiglio chiama il vicepresidente degli Usa che problema c’è? C’è un piano da mille miliardi di dollari di investimenti nelle infrastrutture negli Stati Uniti per portare l’alta velocità con aziende italiane”. Chi invece mostra insofferenza in modo plateale è Susanna Ceccardi, europarlamentare della Leva che a Rai News 24 dice: “Noi un partito di quaquaraquà? Quelle di Tajani sono affermazioni irricevibili”. Resta un dato di fatto: in Europa la maggioranza si è spaccata su un tema assai delicato, quello del piano di riarmamenti e il sostegno a Kiev; la Lega ha votato ‘no’, Forza Italia è stata favorevole, Fratelli d’Italia ha provato a stare con Bruxelles senza scontentare gli Stati Uniti. Sul giornale di domani leggerete a che punto sono le frizioni in casa del governo. GUERRA RUSSIA-UCRAINA, MOSCA ATTACCA SUMY: 70 FERITI. A RIAD SI INCONTRANO LE DELEGAZIONI MA PESKOV FRENA: “NESSUN DOCUMENTO UFFICIALE”. LA CINA SMENTISCE LA NOTIZIA SUI SOLDATI DA IMPEGNARE NELLA MISSIONE DI INTERPOSIZIONE. Nei colloqui tra le delegazioni che si sono svolti in Arabia Saudita, a Riad, Mosca ha rilanciato, chiedendo una tregua anche sul Mar Nero, ma di progressi veri verso un cessate-il-fuoco definitivo non se ne vedono, e anche quello sulle strutture energetiche appare poco credibile, con Russia e Ucraina che si accusano a vicenda di continuare a bombardare. Lo stesso portavoce del Cremlino, Peskov, ha confermato che non è prevista la firma di documenti. Oggi le bombe russe hanno colpito Sumy, provocando più di 70 feriti tra i civili. Chi fa fatica a farsi ascoltare dall’alleato americano è Kiev, tanto che la sua delegazione è rimasta a Riad per cercare un altro round di dialogo. Sul piatto c’è sempre lo stesso argomento: Trump pretende lo sfruttamento delle terre rare in cambio di armi, ma, ricorda il Wall Street Journal, le zone migliori dove estrarre i metalli si trovano in quella parte dell’Ucraina che è occupata dai russi. Inoltre, il presidente ha a cuore la sorte della centrale nucleare di Zaphorizhia ed ai reporter, alla Casa Bianca, conferma: “Stiamo parlando delle linee di demarcazione (territoriale), di chi avrà la proprietà della centrale nucleare”. Di certo quella che il tycoon aveva annunciato come una tregua da raggiungere in 24 ore, si rivela molto più complicata. La Cina ha smentito la notizia di una sua disponibilità a far parte di questa forza di interposizione. Sul giornale di domani leggerete le ultime novità sul conflitto nell’Est e su come l’Europa intenda organizzarsi sul piano dell’industria bellica dopo il disimpegno americano. LE ALTRE NOTIZIE CHE LEGGERETE Guerra Israele-Hamas, Kallas (Ue): “Riprendere i negoziati”. L’alto rappresentante Ue, Kaja Kallas, in conferenza stampa a Gerusalemme con il ministro degli Esteri Gideo Sàar ha chiesto che le due parti riprendano i negoziati come “unico modo fattibile per porre fine alle sofferenze da tutte le parti”. Nello stesso tempo Kallas ha confermato di non vedere “alcun ruolo per Hamas nella futura governance di Gaza”. Vaticano, il cardinale Parolin denuncia una “sistematica violazione del diritto internazionale” nella Striscia, dove i combattimenti proseguono. Nello Stato ebraico non si placano le polemiche contro il primo ministro Netanyahu per la rimozione del capo dello Shin Bet, Ronen Bar. Suicidio assistito, la gip di Firenze chiede l’imputazione coatta per Cappato (nonostante la Consulta). Il caso è quello di un 44enne toscano affetto da sclerosi multipla, aiutato ad andare a morire in Svizzera da Marco Cappato, Felicetta Maltese e Chiara Lalli dell’Associazione Luca Coscioni. La magistrata De Girolamo aveva già sollevato questioni di costituzionalità sul quarto principio individuato dalla Consulta nella storica sentenza del 2019: malattia irreversibile, sofferenze fisiche e/o psicologiche intollerabili, decisione libera e in autonomia e, appunto, trattamento di sostegno vitale. Secondo la gip, il paziente non poteva essere considerato mantenuto in vita da un trattamento di sostegno vitale in quanto, si legge nell’ordinanza, occorre la “necessità dello stretto collegamento con la natura vitale dei trattamenti di sostegno, al punto che la loro omissione o interruzione determinerebbe prevedibilmente la morte in un breve lasso di tempo”. Per i quattro si aprirà, dunque, un processo: il reato di aiuto al suicidio è punibile con una pena da 5 a 12 anni di carcere. Tiktoker suicida, s’indaga per istigazione. La Procura di Monza ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio e omessa custodia di arma da fuoco sulla morte di Davide Garufo, il 21enne tiktoker morto suicida con la pistola del padre nella propria casa di Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, il 19 marzo. Dai primi accertamenti degli investigatori la decisione di togliersi la vita non sarebbe collegata ai messaggi apparsi sui social dopo che il giovane aveva deciso di raccontare pubblicamente la propria transizione di genere. I parenti, sentiti dai carabinieri, non avrebbero riferito di episodi di bullismo o cyberbullismo subiti dal 21enne. È stata una vicina di casa a raccontare agli investigatori della vita social di Garufi e degli insulti omofobi ricevuti. |
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