lunedì 9 gennaio 2017

Navi veleni: Bratti (ecomafie), smentita articolo Fanpage

http://www.alessandrobratti.it/blog-ambiente/3412-navi-veleni-bratti-ecomafie-,-smentita-articolo-fanpage.html
In relazione all’articolo dal titolo “Navi dei veleni, M5S denuncia: “Due armadi pieni di documenti e nessuno li legge” pubblicato sul sito fanpage.it, il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti onorevole Alessandro Bratti smentisce la ricostruzione dei fatti riportata, che appare fantasiosa e priva di ogni fondamento.
L’articolista, riportando quanto avrebbe dichiarato il membro del M5s in commissione onorevole Alberto Zolezzi, riferisce di “migliaia di documenti che riguardano le navi dei veleni”, sequestrati dalla commissione. Si fa evidentemente confusione tra le due operazioni realizzate dalla commissione alla fine di dicembre: da una parte il sequestro dell’archivio della società Cemerad (che, pur contenendo effettivamente diverse centinaia di documenti, nulla ha a che vedere con la questione delle “navi dei veleni” e già oggetto di acquisizione del commissario straordinario e di esame da parte dei Nas), dall’altra la perquisizione e contestuale sequestro di documentazione avvenuta presso la residenza di Cesarina Ferruzzi, tecnico ambientale responsabile alla fine degli anni ‘80 del recupero di alcuni fusti sversati da società italiane in Libano rimpatriati con la MV Jolly Rosso. In questo ultimo caso la documentazione sequestrata non riempie certamente i “due armadi” citati nell’articolo.

Lo stesso articolo riporta altre dichiarazioni attribuite all’onorevole Zolezzi che risultano false. Si legge: “Ma non li legge nessuno, tutto è fermo ma in quelle carte può esserci la verità sulle navi dei veleni”. Come è noto la commissione valuta sempre la documentazione acquisita, anche attraverso il prezioso lavoro dei consulenti e degli ufficiali di collegamento. Lo stesso sta avvenendo per la documentazione sequestrata nel corso della perquisizione avvenuta poco prima della pausa di fine anno dei lavori della Camera presso l’abitazione dell’ingegner Ferruzzi. Quei documenti sono già stati in buona parte analizzati e classificati, prima di essere riversati – come sempre avviene durante i lavori delle commissioni parlamentari d’inchiesta – negli archivi, gestiti dal personale del nucleo specializzato in servizio presso la Camera dei Deputati.

Come è noto ai parlamentari la documentazione verrà utilizzata per la preparazione di specifiche relazioni, preventivamente deliberate dalla commissione stessa e presentate e discusse poi in Parlamento. Il tutto nella totale pubblicità e trasparenza come è sempre avvenuto in questa legislatura. Appare poi curioso che l’articolista già indichi il contenuto di documentazione in via di analisi e classificazione, spiegando ai lettori che i documenti sequestrati a Milano “indicherebbero i carichi di rifiuti tossici, i luoghi di prelievo e le navi che le trasportavano, oltre ovviamente alle discariche su terra ferma che avrebbero dovuto illecitamente smaltire i rifiuti pericolosi”. Informazioni, queste, che al momento non trovano alcun riscontro.

L’articolo sostiene infine “che documenti più delicati e quindi più importanti possano essere sottratti e quindi possano sparire” (virgolettato anche questo attribuito all’onorevole Zolezzi). Come già detto la documentazione è stata acquisita attraverso un decreto di perquisizione e sequestro emanato dalla commissione, con il pieno consenso di tutti i gruppi, incluso il M5s. L’atto – come è noto – ha lo stesso valore di un provvedimento della magistratura ed è stato eseguito da ufficiali di Polizia giudiziaria in servizio presso la commissione di lunga esperienza e di assoluta fiducia. Gli atti sono, dunque, sequestrati e custoditi. Ipotizzarne la sottrazione senza alcun elemento a sostegno costituisce un gratuito, calunnioso e infondato allarme.

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