venerdì 11 ottobre 2013

«I canali ci inquinano» San Felice, nel mirino degli operatori le chiuse dei fiumi Sisto e Badino

Balneari in rivolta per i rifiuti riversati sulla costa dalla mareggiata Latina Oggi 10 ottobre 2013 COSTI ESAGERATI LA TASSA ANNUALE SULLO SMALTIMENTO DELL’IMMONDIZIA SUPERA I 6 MILA EURO SULLA BATTIGIA CUMULI DI ORTAGGI E ANCHE CARCASSE DI FEDERICO DOMENICHELLI Altro che mare d’i nve r n o , destagionalizzazione e spiagge da bandiera blu. Gli arenili di San Felice Circeo in questi ultimi giorni sembrano più le strade invase dai rifiuti dopo le giornate di mercato. Ma non per colpa dei balneari. Pomodori, cetrioli, zucchine, erbacce, frascame, cassette di plastica, sacchi della spazzatura, contenitori di detersivi e persino carcasse di animali. Questa la barriera di rifiuti che si incontra prima di arrivare al mare e con la quale hanno dovuto fare i conti quei pochissimi stranieri che in questi giorni sono a San Felice. «Tutta questa sporcizia viene dai canali e non è possibile an- SULLA BATTIGIA CUMULI DI ORTAGGI E ANCHE CARCASSE dare avanti così. Ogni volta che c’è una mareggiata - spiegano i balneari - si aprono le chiuse dei canali, probabilmente Sisto e Badino, così tutti i rifiuti grazie alle correnti di est e sud-est si riversano sulle nostre spiagge. Così noi dobbiamo provvedere a ripulire». Fosse solo questo il problema, perché in molti casi non si tratta di semplice pulizia. Prendiamo ad esempio le carcasse: in quei casi è da espletarsi una procedura burocratica (per questioni igienico-sanitarie) e lo smaltimento deve essere effettuato da aziende specializzate. Anche con i rifiuti «semplici » la cosa non è così facile come potrebbe sembrare. Parliamo infatti di chili e chili di rifiuti che non possono essere buttati nei cassonetti normali. «Quest’anno per noi la tariffa sui rifiuti è raddoppiata. Arriviamo a pagare circa 6 mila euro l’anno e poi non sappiamo come smaltire questi rifiuti. Talvolta dobbiamo provvedere noi stessi a chiamare delle ditte apposite alle quali ovviamente dobbiamo pagare il lavoro». Qualche mese fa gli operatori avevano scritto anche alle autorità competenti segnalando il problema dei rifiuti che puntualmente dai canali si riversano in spiaggia. E ora, con le prime mareggiate consistenti, non si fa fatica a comprendere quale possa essere il disagio. In una situazione del genere è difficile parlare di destagionalizzazione, perché i costi dello smaltimento di questi rifiuti, se a carico dei privati, supererebbero senza troppa difficoltà le entrate. Ma c’è anche un’altra questione ancora in piedi e da risolvere una volta per tutte prima di poter puntare davvero ad una fruizione delle spiagge anche durante l’inver - no: il piano d’utilizzazione degli arenili. Un progetto in piedi da diversi mesi, ma che ancora non è approdato in Consiglio comunale. «Finché il piano non verrà approvato, è impensabile investire sulle strutture delle spiagge. Noi vogliamo che la permanenza dei chioschi sugli arenili sia legata al titolo concessorio e non alla destagionalizzazione, ma semplicemente per far sì che venga ridotta al minimo - ci spiegano i balneari - l’arbitrarie - tà sulla questione. A quel punto potremmo investire sulle nostre attività, ovviamente facendo tutto secondo quanto previsto da legge, per far sì che finalmente si possa provare a vivacizzare il turismo di San Felice Circeo anche durante l’inverno». Ma per affrontare quest’ultimo scoglio della destagionalizzazione di sicuro non basta lo sforzo dei soli balneari, dato che puntualmente numerose attività al 30 di settembre già chiudono i battenti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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