venerdì 11 ottobre 2013

Fusti, riaperta l’indagine La Procura di Cassino chiede verifiche sui «materiali e le eventuali omissioni» Procedimento archiviato dal Tribunale di Latina nel 2001. Nessuna analisi sui contenuti

Latina Oggi 10 ottobre 2013 LA SVOLTA Aprea: ora commissione ambiente Di Rocco: scavare nel sito Il consigliere comunale della Lista per Bartolomeo, Mattia Aprea, lo aveva detto quasi subito, probabilmente «mosso» dalla deformazione professionale, che dopo il ritrovamento degli atti smarriti e considerate le dichiarazioni del pentito Schiavone c’erano «i margini per riprendere l’indagine su Penitro ». Qualche ora dopo la Procura di Cassino ha fatto quello che molti pensavano fosse indispensabile o forse inevitabile. Cioè: tornare nella cava di Penitro e cercare di capire se i fusti ci sono ancora e cosa contengono. «Ci sono dei tasselli mancanti - afferma Aprea - e tutti noi abbiamo il dovere di capire cosa è successo lì dentro. Io credo che mentre la magistratura fa il suo lavoro anche la politica deve fare il proprio e per questo chiederò la convocazione urgente di una commissione ambiente. L’area di Penitro è molto fragile e non possiamo permetterci di prendere altro tempo. Aggiungerei che 16 anni di errori e silenzi sono già abbastanza». Ieri sera anche il presidente della Commissione Trasparenza, Antonio Di Rocco, ha detto che la vicenda verrà affrontata nella sua commissione al più presto e sottolineato che «ora più che mai serve una commissione ad hoc che segua con attenzione questa vicenda e gli eventuali effetti sull’ambiente». «Sono convinto - ha affermato - che non ci potranno essere divisioni politiche perché l’argomento è troppo delicato e importante. Noi vogliamo sapere dove sono i fusti e cosa contengono. Ciò che non si è fatto allora va fatto adesso». MATTIA APREA Da ieri mattina è ufficialmente riaperta l’inchiesta sulla presenza di fusti tossici sotto la discarica di Penitro. Il Procuratore della Repubblica di Cassino, Mario Mercone, ha delegato la polizia provinciale di Latina a verificare la presenza in quel sito di «materiali non compatibili con la sua destinazione » nonché di «accertare eventuali omissioni». Si tratta della prima indagine della Procura cassinate per fatti avvenuti in provincia di Latina dopo il passaggio di competenze territoriali nell’ambito del riassetto delle sedi giudiziarie. DETTAGLI UN DIFFICILE PERCORSO DI RICOSTRUZIONE DOPO IL RITROVAMENTO DELL’INFORMATIVA DEL 1997 DI GRAZIELLA DI MAMBRO La prima volta della Procura di Cassino in terra pontina è una prova del fuoco: da ieri mattina è stata ufficialmente riaperta l’inchie - sta sulla presenza di fusti tossici nella cava di inerti di Penitro. Il fascicolo è stato aperto a carico di ignoti e la delega per accertamenti affidata alla polizia provinciale, ossia il corpo che ha ritrovato la prova docummentale che in quell’area alla periferia di Formia il 17 aprile del 1997 sono stati rinvenuti fusti da duecento litri ciascuno contenenti rifiuti definiti «tossici e speciali». Comincia dunque in questo momento un difficile lavoro di ricostruzione dei fatti che si sono succeduti negli ultimi sedici anni sia sul piano amministrativo che dell’eventuale impatto ambientale. E su quest’ultimo punto si concentra la parte di indagine riferita alle eventuali omissioni. Secondo quanto contenuto nell’informativa della polizia provinciale inviata all’u ffic io giudiziario all’epoca competente, sul posto c’erano decine di fusti da 200 litri ciascuno e di questi due emergevano dal terreno. L’inchiesta contro ignoti venne chiusa dal gip del Tribunale di Latina a dicembre del 2001. Ma tutto questo è emerso solo nei giorni scorsi perché fino ad un anno fa la Procura di Latina ha affermato anche in sede di Commissione parlamentare di inchiesta che gli atti sui rifiuti pericolosi erano andati smarriti. Copia dell’infor - documativa è stata ritrovata nell’ar - chivio della polizia provinciale nei giorni scorsi e questo documento insieme alle dichiarazioni del pentito Carmine Schiavone integra quella fattispecie di «nuovi elementi non noti» che hanno indotto la Procura di Cassino a riaprire il fascicolo sui medesimi fatti. Diverso è il contesto amministrativo su cui si va ad indagare. L’area del rinvenimento dei fusti e posta sotto sequestro venne affidata in custodia al dirigente comunale del Settore, Marilena Terreri. Il Comune di Formia in quel momento era gestore della cava di Penitro e dopo l’archi - viazione del procedimento penale ha dato il nulla osta al proseguimento di attività specifiche di coltivazione di quella discarica per il materiale autorizzato (ossia gli inerti). Nelle more né il Comune, né la Asl o l’Arpa hanno disposto accertamenti sul contenuto dei fusti che dunque resta tuttora sconosciuto. Ed è da qui che probabilmente ricomincia il lavoro di investiga zione. IN PROVINCIA Pannone: necessaria l’audizione del dirigente della polizia Intanto anche in Consiglio provinciale (il luogo dove si era negata qualunque credibilità alle affermazioni del pentito Carmine Schiavone, almeno da parte della maggioranza dell’aula) si muovono i primi passi proprio in seguito al ritrovamento degli atti sulla cava di Penitro. «Viene purtroppo confermata l’attendibilità delle inquietanti dichiarazioni di un ex pentito. - dice il consigliere Giuseppe Pannone del Pd - A questo punto è necessaria l’im - mediata convocazione della Commissione provinciale Ambiente perché anch’essa acquisisca i verbali della polizia provinciale e l’esito degli accertamenti effettuati deve essere immediatamente reso pubblico. Quel che risulta paradossale è che meno di un mese fa nulla è stato detto in occasione dello specifico consiglio provinciale; l’argomento è stato semplicemente glissato, mentre si è parlato solo dei monitoraggi effettuati presso le discariche di Montello senza peraltro entrare nel dettaglio perché dei risultati delle analisi non è stato fornito alcun dato». Ieri la Commissione Ambiente ha chiesto formalmente al dirigente della polizia provinciale, Pasquale Fusco, di rendere audizione sui documenti rinvenuti nell’arc hivi o della Provincia e inerenti la cava di Penitro di Formia. Aprea: ora commissione ambiente Di Rocco: scavare nel sito Il consigliere comunale della Lista per Bartolomeo, Mattia Aprea, lo aveva detto quasi subito, probabilmente «mosso» dalla deformazione professionale, che dopo il ritrovamento degli atti smarriti e considerate le dichiarazioni del pentito Schiavone c’erano «i margini per riprendere l’indagine su Penitro ». Qualche ora dopo la Procura di Cassino ha fatto quello che molti pensavano fosse indispensabile o forse inevitabile. Cioè: tornare nella cava di Penitro e cercare di capire se i fusti ci sono ancora e cosa contengono. «Ci sono dei tasselli mancanti - afferma Aprea - e tutti noi abbiamo il dovere di capire cosa è successo lì dentro. Io credo che mentre la magistratura fa il suo lavoro anche la politica deve fare il proprio e per questo chiederò la convocazione urgente di una commissione ambiente. L’area di Penitro è molto fragile e non possiamo permetterci di prendere altro tempo. Aggiungerei che 16 anni di errori e silenzi sono già abbastanza». Ieri sera anche il presidente della Commissione Trasparenza, Antonio Di Rocco, ha detto che la vicenda verrà affrontata nella sua commissione al più presto e sottolineato che «ora più che mai serve una commissione ad hoc che segua con attenzione questa vicenda e gli eventuali effetti sull’ambiente». «Sono convinto - ha affermato - che non ci potranno essere divisioni politiche perché l’argomento è troppo delicato e importante. Noi vogliamo sapere dove sono i fusti e cosa contengono. Ciò che non si è fatto allora va fatto adesso».

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