sabato 17 novembre 2007

Pontinia vade retro OGM

Oggetto: Pontinia vade retro OGM
Desta ulteriore preoccupazione per la salute degli abitanti di Pontinia la notizia del dibattito avvenuto in un consiglio comunale a proposito degli OGM.
Una delle poche iniziative e decisioni utili della giunta Mochi era stata proprio la messa al bando degli OGM.
Adesso pare che qualche componente dell’attuale giunta ci abbia ripensato.
Anzitutto, come si legge nelle note seguenti, non è affatto vero che i prodotti OGM siano più convenienti rispetto a quelli tradizionali, è vero il contrario.
Anzi secondo Greenpeace l’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare non fa controlli indipendenti.
In merito poi alla libertà è vero il contrario. Chi effettua coltivazioni OGM contamina i fondi confinanti che non potranno più avere le caratteristiche naturali. E’ proprio chi effettua le coltivazioni OGM che limita la libertà, dei proprietari confinanti, del coltivatori biologici, dei consumatori, che saranno costretti a consumare prodotti geneticamente modificati a loro insaputa e contro la loro possibilità di scelta. Anche le accuse alle multinazionali vengono ribaltate, anche qui è vero il contrario. Le poche grandi aziende che producono semi OGM impongono prezzi e prodotti e gli agricoltori perderebbero la loro libertà imprenditoriale sulla scelta del prodotto e del prezzo.
L’altra bufala propagandata è relativa alle micotossine. Difatti Nel documento “Ogm e micotossine, stato della ricerca” della fondazione Diritti Genetici dell’ottobre 2007, relatore Francesco Pazzi, tra l’altro riporta “..il confronto tra i soli ibridi trasgenici e i corrispettivi isogenici non può essere considerato significativo nella reale diminuzione di micotossine ottenibile attraverso l’utilizzo della tecnologia Bt in un reale contesto colturale. In tale contesto, inoltre, l’utilizzo delle buone pratiche agricole (GAP), che non è stato tenuto in conto nei disegni sperimentali di tutti i lavori analizzati, risulta di fondamentale importanza per la prevenzione del rischio microtossine”. “I dati sono perciò da considerarsi preliminari e non rappresentative di un reale contesto culturale. Inoltre, la presenza di micotossine negli alimenti è una questione molto complessa che non riguarda la sola fase di campo ma che coinvolge tutte le fasi della filiera di prodotto…” “L’utilizzo degli ibridi di mais Bt, infatti, ha dimostrato di non avere nessun effetto positivo su aflatossine, tricoteceni e zearalonone, micotossine ad elevato effetto tossico sia per l’uomo che per gli animali”…
Pontinia 17 novembre 2007 Ecologia e territorio Giorgio Libralato
Per approfondire:
http://www.liberidaogm.org/liberi/approfondimenti.php

http://www.liberidaogm.org/liberi/displaynews.php?id=8
Appello al mondo della scienzaUna scienza responsabile per un cibo sostenibile Tra il 15 settembre e il 15 novembre 2007 si verifica qualcosa di nuovo. Un dibattito nazionale, promosso dalla Coalizione ITALIAEUROPA - LIBERI DA OGM, rimette al centro delle decisioni importanti i cittadini. Tutti gli attori del sistema agroalimentare italiano, vale a dire le organizzazioni dell’agricoltura, dell’artigianato, della piccola e media impresa, della grande distribuzione, del consumerismo, dell’ambientalismo e della cooperazione internazionale, si ritrovano intorno a un interesse comune. E insieme tornano a dialogare con i cittadini di “qualità e sostenibilità degli alimenti”.Il dibattito non può prescindere dall’appoggio di tutti gli scienziati e gli studiosi che comprendono il valore della sostenibilità dell’innovazione scientifica e tecnologica. In ambito agricolo, la questione riveste un significato cruciale. L’agricoltura europea deve affrontare criticità sempre più pressanti, che richiedono scelte appropriate sia sul piano politico ed economico, sia sul piano scientifico e tecnologico. Per fare qualche esempio, si pensi alla sfida lanciata all’agricoltura europea dai cambiamenti climatici e dalle urgenti misure fissate dal Protocollo di Kyoto. Ma si pensi anche alla necessità di ridurre i fertilizzanti di sintesi e i liquami zootecnici per rispettare la Direttiva nitrati dell’Unione Europea (91/676/CEE). Si tratta di sfide che si giocano interamente sulla capacità di scegliere innovazioni sostenibili e conformi alla normativa ambientale. Lo sviluppo del sistema agroalimentare, nel nostro Paese, deve tenere conto di alcuni fatti essenziali. Nella stragrande maggioranza dei casi le dimensioni dell’impresa agricola italiana sono contenute, per la morfologia del territorio e per la storia socioeconomica nazionali. L’Italia quindi non ha alcuna possibilità di competere sulla quantità della produzione, con bassi margini di guadagno, ma può e deve competere sulla qualità, con alti margini di guadagno in particolare nell’esportazione. Tale affermazione è avvalorata dalla crescente domanda di alimenti tipici e genuini espressa dai cittadini italiani ed europei.Con queste premesse, i costi economici, ambientali e sociali di un’agricoltura sempre più dipendente dal petrolio, dalla chimica industriale e dai brevetti sarebbero enormi e privi di senso. Anche le colture geneticamente modificate sono antieconomiche. Com’è documentato dagli studi più avanzati di economia delle produzioni agricole, l’agricoltura transgenica non conviene, e la ragione è molto semplice: il rapporto costi/ricavi dell’agricoltura transgenica è sostanzialmente il medesimo dell’agricoltura tradizionale, ma il suo mercato è ristretto per la scarsa accettazione mostrata dai consumatori. D’altra parte, al di là dell’analisi economica, le valutazioni sulle scelte agricole devono tenere in considerazione l’obbligo di rispettare il Principio di Precauzione – previsto dal Diritto internazionale e dal Trattato dell’Unione Europea – per evitare i rischi potenziali degli organismi geneticamente modificati. Da questo punto di vista, il presente appello fa propri i principi presentati dalla Società Italiana di Ecologia nel documento Scienza e Ambiente 2002 (scaricabile www.dsa.unipr.it/site).Il sistema agroalimentare europeo custodisce nella tipicità delle sue tradizioni e delle sue risorse buona parte del potenziale innovativo necessario alla sua ripresa. La convenienza di far leva su quel potenziale per consolidare processi produttivi e filiere sostenibili è sotto gli occhi di tutti. Nel breve termine, quindi, occorre mettere a frutto tutte le competenze e le innovazioni utili a conservare e valorizzare la diversità dei prodotti locali nel rispetto del territorio. Per esempio, si possono usare tecniche innovative di migliormento genetico, che non fanno ricorso all’ingegneria genetica, perché le varietà agricole esprimano caratteristiche desiderabili per l’ambiente. Anche gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica avanzata non possono attendere, dal momento che i danni provocati dai cambiamenti climatici presto richiederanno di studiare e adottare misure di risparmio idrico, chimico ed energetico lungo tutto il ciclo di produzione. In Italia e in Europa molte delle risorse e delle competenze necessarie a raggiungere queste finalità esistono già, ma è giunto il momento di trasformarle in programmazione e operatività di sistema. L’obiettivo è ricostruire un patto sociale forte intorno alla sicurezza e alla salubrità degli alimenti, definendo un modello di sviluppo ben ancorato alla realtà a vantaggio della collettività di oggi e di domani. Un modello che, se trasferito nel contesto dell’Unione Europea, può innescare un vero salto di qualità delle politiche comunitarie a cui i cittadini guardano con maggior interesse.L’Italia e l’Europa sono oggi chiamate a scegliere tra i grandi profitti di poche imprese multinazionali e gli interessi di un’intera cittadinanza. La comunità scientifica, a prescindere dalle distinzioni culturali e disciplinari, ha una grande responsabilità in questa scelta. Firmare l’appello Una scienza responsabile per un cibo sostenibile è anzitutto un atto di civiltà della scienza: un atto semplice, che restituisce agli scienziati il loro ruolo insostituibile nell’emancipazione della società.(*)

http://www.greenpeace.org/italy/ufficiostampa/comunicati/efsa
Greenpeace accusa l'Efsa: non fa controlli indipendenti
30 ottobre 2007 Parma, Italia — Questa mattina Greenpeace, insieme a una vasta coalizione italiana, ha manifestato di fronte alla sede dell'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), a Parma, per chiedere che l'Autority rispetti i regolamenti europei in tema Ogm. I volontari, che indossavano una maschera bianca segnata da una X nera, hanno esposto uno striscione con la scritta "No al cibo Ogm".
"L'Efsa non sta svolgendo il proprio compito- spiega Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace - limitandosi a leggere i dossier che le vengono trasmessi dalle multinazionali del biotech, senza far eseguire studi indipendenti, neppure quando ci sono chiari campanelli di allarme per problemi ambientali o rischi legati alla sicurezza alimentare. Allo stato attuale ambiente e cittadini europei non sono tutelati dalle problematiche legate agli Ogm". "Speriamo che gli Stati Membri chiariscano una volta per tutte che ne hanno abbastanza della conformità incondizionata dell'Efsa- continua Federica Ferrario- sostenuta dalla Commissione Ue, a qualsiasi richiesta di introdurre un prodotto Ogm nel mercato europeo. I consumatori, la maggioranza dei quali non vuole mangiare Ogm, si aspettano che i politici mettano la loro salute, la loro sicurezza alimentare e l'ambiente, prima degli interessi economici di poche aziende biotech".Per la terza volta dal 2005, durante il Consiglio Ambiente odierno a Bruxelles, la Commissione europea ha tentato di ottenere una maggioranza qualificata di Stati membri per annullare il bando austriaco su due mais Ogm (MON810 e T25). Il divieto austriaco riguarda sia la coltivazione di Ogm che il loro utilizzo come alimenti e mangimi.A differenza dei due tentativi precedenti, la Commissione propone ora di eliminare dal bando solo l'utilizzo di questi due Ogm come alimenti e mangimi e non la coltivazione. Tutto ciò per cercare di raggiungere la maggioranza in Consiglio, sperando di rompere l'unità degli Stati membri contro le proposte della Commissione di revocare i bandi nazionali.Oggi, solo quattro Stati (Regno Unito, Olanda, Svezia ed Estonia), hanno appoggiato la Commissione nel suo attacco al bando austriaco, mentre l'Italia ha votato contro. In ogni caso va sottolineato che secondo la legislazione europea sugli Ogm, la Commissione non può forzare l'Austria ad annullare il proprio divieto."La Commissione, nonostante la posizione predominante espressa in Consiglio e la maggioranza dei cittadini europei, continua nei suoi tentativi di forzare l'ingresso degli Ogm nel mercato europeo.
Tutto ciò non è solo irresponsabile per l'ambiente ma anche assolutamente non democratico rispetto alla volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini e degli stati europei" conclude Ferrario.

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