sabato 12 luglio 2014

Ilva, Renzi non tocca il tesoro dei Riva. E Ronchi dice addio

di Francesco Casula
Taranto
Tutti contro il decreto Ilva. Il sesto provvedimento
emanato in due anni da tre
governi per salvare l’acciaieria di Taranto, innanzitutto,
ha scatenato l’ira di Edo Ronchi
(nella foto), subcommissario ambientale, che
ha confermato la rinuncia all’eventuale rinnovo
nel ruolo, scaduto ufficialmente lo scorso
5 giugno. Al Fatto ,
Ronchi ha confermatto
di voler chiudere la
sua avventura tarantina
perché ritenevo e
ritengo necessario
cambiare passo” rispetto
a quanto avvenuto,
ma il nuovo decreto,
di fatto, ha bocciato
le due condizioni
poste proprio dallo
stesso Ronchi per continuare a lavorare al risanamento.
Il testo approvato, infatti, non
prevede la nomina del commissario ambientale
con maggiori poteri che, secondo l’ormai
ex subcommissario, avrebbe garantito “l’operatività
necessaria, in una fase nuova” attraverso
una catena di comando definita e una
struttura adeguata”. Non solo. Il testo approvato
dal Consiglio dei ministri ha stoppato
anche la possibilità di utilizzare subito le risorse
dei Riva sequestrate dai pubblici ministeri
milanesi per le operazioni di risanamento
dagli impianti e la continuità produttiva. “A
mio parere – ha spiegato ancora Ronchi - senza
queste condizioni non è possibile cambiare
passo e realizzare il risanamento ambientale,
garantendo il posto di lavoro a migliaia di persone
e la continuità di una fabbrica che è un
pezzo importante dell’economia locale e nazionale”.
Eppure nella bozza arrivata sul tavolo del governo
era previsto che su semplice richiesta
del commissario i fondi sarebbero stati svincolati
dal giudice. A spaventare il governo, evidentemente,
dev’essere stata la paventata ipotesi
fatta circolare nei giorni scorsi secondo la
quale i Riva erano intenzionati a sollevare l’illegittimità
costituzionale del provvedimento.
SULLA PORTATA insufficiente del decreto sono
in molti a pensarla allo stesso modo. Nichi
Vendola, governatore della Puglia, ha parlato
di due anni “persi” visto che “gli interventi
sono rimasti al palo” e ha aggiunto “spero che
non si stia andando verso lo schianto perchè il
rischio è che rimangano inevasi i problemi ambientali
e la perdita di 20.000 posti di lavoro”.
Anche Ermete Realacci (Pd), presidente Commissione
Ambiente della Camera, ha infierito
sul provvedimento: “Non è rassicurante. Se
non sono garantite risorse, tempi e responsabilità
certe sul risanamento ambientale, il
Parlamento non potrà convertirlo”. Anche
Angelo Bonelli, infine, ha puntato il dito contro
il tesoro dei Riva risparmiato dal governo
chiedendo “l'estensione a chi inquina creando
bombe ecologiche della legge Rognoni-La
Torre sul sequestro e la confisca dei patrimoni
ai mafiosi” in modo che i soldi dei Riva possano
essere la garanzia” per Taranto.

il fatto quotidiano 14 luglio 2014

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