Lo scorso febbraio la Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti ha organizzato un convegno per presentare la relazione sulla verifica dell’attuazione della Legge 68/2015 in materia di reati ambientali.
Tra i vari contributi, è stato richiesto anche quello di AssoArpa, rappresentata dal presidente Luca Marchesi, che ha portato alcune riflessioni sull’applicazione della norma, a partire dal coinvolgimento delle Agenzie per la protezione ambientale, chiamate a svolgere un ruolo centrale sia nelle fasi di accertamento degli illeciti che in quelle di elaborazione e asseverazione delle prescrizioni.
Si ricorda, a questo proposito, il prodotto del Gruppo di lavoro interagenziale, approvato dal Consiglio federale del Snpa, “Indirizzi per l’applicazione della procedura di estinzione delle contravvenzioni ambientali ex Parte VI-bis, Dlgs 152/2006“, che mira a identificare indirizzi condivisi per una ampia omogeneizzazione, a livello nazionale, dei comportamenti degli operatori del Sistema, anche attraverso un momento di sintesi ed elaborazione delle migliori pratiche sviluppate a questo riguardo sulla base dell’esperienza applicativa maturata dalle singole Agenzie.
E proprio da queste ultime sono stati forniti i dati sulla implementazione della nuova procedura estintiva dei reati contravvenzionali, presentati da Luca Marchesi, che si possono leggere nella tabella allegata. Questi evidenziano, tra l’altro, come la cultura e la prassi dell’attività di PG siano ancora assai differenziate sul territorio nazionale. I due terzi delle attività, infatti, provengono da quattro sole ARPA: Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Piemonte.
Marchesi ha sottolineato la necessità – anche poco sopra richiamata a proposito degli Indirizzi approvati dal Consiglio federale del Snpa – di prestare la massima attenzione nell’emanazione dei decreti attuativi della nuova la legge 132/2016, istituiva del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa), a partire dalla implementazione del “regolamento sulle ispezioni” perché non si perda, nell’attuazione regionale, quella spinta alla uniformità ottenuta con la legge 132/2016, che potrebbe far superare le differenze che oggi registriamo.
Ancora, Luca Marchesi ha portato a riflettere sul fatto che l’esperienza mostra che la procedura estintiva introdotta dalla L68/2015, efficace per risolvere le violazioni contestate, sia impegnativa ed onerosa per le Agenzie. Al fine, dunque, di disporre di adeguate risorse per garantire la continuità e il grado dei controlli effettuati dal Snpa, sarebbe auspicabile non sottrarre al Snpa medesimo gli introiti derivanti dall’applicazione della procedura estintiva dei reati (Parte VI bis del Dlgs 152/2006), ma anzi poterli destinare, in particolare, all’implementazione di personale specializzato.
A questo proposito si evidenzia che, dall’entrata in vigore della L.61 al dicembre 2016, le Agenzie hanno effettuato oltre 1.800 prescrizioni e asseverato oltre 1.000 prescrizioni di altri Organi di controllo (NOE, CFS ecc.) per un totale di oltre 4 milioni di Euro di introiti derivati.
Sulla base di questi dati, considerando tra due o tre anni la possibilità per tutte le ARPA/APPA di omogeneizzarsi e dotarsi di personale con qualifica di UPG, si potrebbe stimare di veder arrivare l’attività del Snpa a circa 5.000 prescrizioni annue, con un gettito annuo di circa 10 milioni di Euro. Ciò al netto di un successivo effetto deterrente e dissuasivo per i crimini ambientali innescato dalla normativa sugli “Ecoreati”.

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