L’imputata
“Il procuratore
è un pazzo
Con Fraioli
stanno a fa’
gli sceriffi, fanno
chiude’ le ditte”
I numeri
85
giorni del
2016 in cui
a Frosinone
sono stati
superati
i limiti
di polveri
sottili
imposti dalla
legge (Dati
Legambiente)
115
giorni in cui
i limiti di
particelle
sottili sono
stati superati
nel corso
del 2015
137
microgrammi
al metro cubo
di Pm 10
registrati
il 3 gennaio
scorso.
Il livello
di Pm 2,5,
più nocivo,
era sui 90
microgrammi
al metro cubo
ANDREA PALLADINO
Frosinone
Il primo martedì del 2017 era
una giornata come tante
a Frosinone. Anzi, con le
scuole chiuse il traffico in
fondo era meno evidente. Ed
era un giorno qualunque anche
per le polveri sottili, quelle
microscopiche particelle
che si infilano nei bronchi, che
passano le difese naturali. Pm
10: 137 microgrammi/m3;
quasi dieci volte i valori registrati
nel centro di Roma alla
stessa ora. Cassino, stesso
giorno, stessa ora, Pm 2,5, sottili
e micidiali: 90 microgrammi/
m3, mentre a via Arenula a
pochi metri dal lungotevere le
centraline Arpa segnavano 11
microgrammi/m3. Benvenuti
in Ciociaria, la zona più inquinata
d’Italia. Sono ormai anni
che Frosinone, la provincia
sud della regione Lazio, registra
i valori d’inquinamento
più elevati del paese. I record
li ha battuti tutti, e ormai difficilmente
le statistiche dei
veleni fanno notizia sui giornali
laziali. Una conca maledetta
dal punto di vista geografico,
circondata dalle montagne,
ma anche da zone industriali
cresciute senza molte
regole con un fiume di soldi a
perdere arrivati con la Cassa
del mezzogiorno.
DUE I MOMENTI di svolta: l’apertura
nel 1962 del tratto autostradale
Roma-Napoli e
l’avvio in quello stesso anno
del Nucleo di industrializzazione
della valle del Sacco. Un
asse che partiva da Colleferro
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