sabato 2 aprile 2016

GIACIMENTI Le opere per l’estrazione e i suoi rifiuti hanno devastato panorama e suolo tra i monti della Lucania Saudita e il litorale pugliese Frutteti, acqua e veleni nella discarica d’oro del Sud

Grazie Sblocca Italia
Da qui è evidente che
l’economia del greggio
ha avuto la meglio
sulla tutela della salute
» ANTONELLO CAPORALE
inviato a Taranto
È questa la grande piattaforma
di cemento che
mangia il mare di Taranto
e progredisce
verso i frutteti della Piana di Metaponto,
è qui che devono trovare
ospitalità le migliaia di barili di
greggio di Tempa Rossa e il gas (al
giorno 230 mila metri cubi). L’Ilva
alle spalle, la città alla sinistra e il
fumo in cielo. Anche per aiutare
questa piattaforma fu ideato lo
Sblocca Italia, la legge che definendo
di preminente interesse nazionale
e strategiche le grandi opere
avoca a Roma ogni potere e
decisione finale. Nel grado di preminenza
non c'è alcun dubbio che
l'economia del petrolio abbia avuto
la meglio sulla tutela della salute
pubblica. Malgrado l'azienda regionale
di protezione
ambientale
avesse fatto conoscere
il sicuro aumento
del 10-12%
delle emissioni
nocive in una città
già piegata dalle
morti per tumore,
la Regione
Puglia dà il suo
parere e ritiene l'opera compatibile
con l'ambiente. È il 2011. Quando
si deve pronunciare la città di
Taranto, e si sa che sarà un no, arriva
la norma che tapperà la bocca.
Prima della legge giunge però una
nomina, da parte dell’Eni. Il nuovo
responsabile dei rapporti con gli
enti locali si chiama Francesco
Manna, avvocato e, guarda un po’,
ex capo di gabinetto del presidente
della Regione Nichi Vendola. È
il 1° settembre 2013. Ed è la prima intersecazione tra politica e affari
che il grande fiume nero dalla foce
porta verso la sorgente.
LA FOCE DEL PETROLIOdista infatti
150 chilometri dal luogo in cui sorge,
cioè Viggiano, nella periferia
meridionale della Lucania, a sua
volta periferia d'Italia. Ciò che succede
in Basilicata Saudita, dove
circa il 65% del suo territorio è vincolato
alle possibili e future attività
di prospettazione, non frega a nessuno.
Questa Regione diviene presto
discarica, raccoglitore dei reflui
petroliferi, anche quelli pericolosi,
anche se non trattati, cinghia
di trasmissione di subappaltatori
agguerriti e senza scrupoli.
Queste le parole del procuratore
nazionale antimafia Franco Roberti
due giorni fa: “Dispiace rilevare
che per risparmiare denaro ci
si riduca ad avvelenare un territorio
con meccanismi truffaldini”. Al
veleno si giunge dopo i campi di pesche
e di mandarini, virando a est si
imbocca la superstrada basentana
che taglia la regione al centro e la
divide in due spicchi. Dritta e deserta

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