venerdì 11 ottobre 2013

Progetto inidoneo La Provincia boccia l’impianto di compostaggio

Latina Oggi 10 ottobre 2013 Inidoneo. È il giudizio che la Provincia di Latina esprime sul progetto dell’impianto di compostaggio di via Moscarello. L’ente di via Costa ha espresso le proprie osservazioni sull’istanza di valutazione d’impatto ambientale. Osservazioni che bocciano in toto la possibilità di costruire una struttura, l’ennesima, per la lavorazione di rifiuti organici da trasformare in fertilizzante. La bocciatura della Provincia si basa su diversi presupposti. Si parte innanzitutto dal quadro normativo, ossia il Piano regionale, che sancisce il principio di autosufficienza di ogni Ato. Ebbene quello della provincia di Latina, per quanto riguarda il trattamento della frazione umida, non ravvede la necessità di costruire nuovi impianti. Anche perché, sottolinea sempre la Provincia, entrambe le società che gestiscono la vicina discarica di Borgo Montello hanno presentato dei progetti – quello di Ecomabiente è stato già appaltato - per la costruzione di impianti Tmb, in grado dunque di lavorare anche la frazione umida. L’ente di via Costa sottolinea pure la concentrazione in zona di altri strutture impattanti sul piano ambientale e l’inadeguatezza della rete viaria esistente a sorreggere il passaggio di mezzi pesanti che l’apertura dell’impianto comporterebbe. Se a tutto questo, si aggiungono i miasmi e la possibile contaminazione dei corsi d’acqua a causa delle inevitabili perdite di percolato, il quadro è fin troppo chiaro, così come scontato è il giudizio sulla valutazione d’impatto ambientale espresso dalla Provincia: inidoneo. P. P. ©RIPRODUZIONE RISERVATA Sul trattamento dei rifiuti organici siamo già autosufficienti Inutile servitù L’iniziativa della Self Garden muore sul nascere DOPO LA DENUNCIA IL CASO È GIÀ OGGETTO DI INDAGINI DA PARTE DELLA FORESTALE E DELLA PROCURA DI PIERFEDERICO PERNARELLA Visto che l’area è già degradata non sarà certo la costruzione di una nuova industria a peggiorare la situazione. È in base a questo principio - tanto peggio, tanto meglio - che la Self Garden ha cercato di dimostrare il minimo impatto dell’impianto di compostaggio che intende realizzare a via del Moscarello, tra Borgo Bainsizza, Borgo Santa Maria e Borgo Montello. È tutto scritto a pagina 128 dello studio ambientale presentato dalla società. Sentite qua: «L’attuale realtà sociale, formata da persone di diversa provenienza e con bisogni e caratteristiche socio-culturali differenti, presenta forti segni di scollamento, aggravati dalla carenza di attrezzature e servizi collettivi che hanno avviato un processo di crescita incontrollato sia del tessuto produttivo che di quello abitativo». Insomma una landa desolata in cui la costruzione di un impianto destinato a lavorare 80 mila tonnellate di rifiuti organici all’anno comporta «un’al - terazione della qualità del paesaggio minimizzata». Realtà sociale scollata? Impatto inesistente? Per tutta risposta i comitati dei vari borghi si sono messi insieme a lavorare per contrastare la realizzazione del progetto. Da quelle parti hanno già dato, eccome se hanno dato: la discarica di Borgo Montello, con probabili fusti tossici, il pollificio, la centrale biog a s , l ’ i m p i a n t o d i compostaggio della «Kyklos». Ma non è soltanto questo il punto. Il punto, spiegano i comitati, è anche capire la bontà e la necessità di costruire un impianto di compostaggio. La provincia di Latina, riguardo al trattamento dei rifiuti organici, è già pienamente sufficiente, come puntualizzato anche nel Piano regionale. Per far lavorare un impianto da 80mila tonnellate, i rifiuti devono venire da fuori. Dunque si tratta di business puro e semplice e nulla c’entra la cosiddetta pubblica utilità riconosciuta a questo tipo di impianti che consente, tra le altre cose, di costruire un’industria su un terreno a destinazione - da Prg - agricola. Magari questo è un dettaglio - la pubblica utilità non così pubblica - che può interessare la Procura che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta affidata al Nipaf. Potrebbe esserci però un’obiezione: si tratta pur sempre di compost, innocuo per la salute. In teoria dovrebbe essere così, ma la realtà, riserva sempre cattive sorprese. Leggendo lo studio della Self Garden, ad esempio, fanno osservare i comitati, quasi metà dei rifiuti lavorati, circa 40mila tonnellate, dovrebbe finire in discarica come scarto. Quale discarica? Quella di Borgo Montello? Quella con gli ultimi invasi in via di esaurimento e quindi destinata, in virtù anche di questi nuovi conferimenti, ad allargarsi? È per questo che dalle parti di Borgo Montello continua la compravendita di terreni, anche oltre l’Astura? Ma torniamo al compost. Il biglietto da visita della Self Garden è stato pessimo. Quest’estate nel terreno interessato dal progetto, per un paio di mesi, c’è stato un via vai di camion che hanno scaricato una montagna di compost. Già a metà giugno, quando sono iniziati gli scarichi, i residenti avevano segnalato il caso ai vigili urbani. Nessuno è intervenuto e l’azienda ha smesso di scaricare materiale soltanto alla metà di agosto, quando ha appreso che i residenti avevano presentato una denuncia in Procura. I comitati pongono una prima domanda doverosa: perché nessuno, nonostante le segnalazioni, è intervenuto prima? E poi, nel merito, un altro interrogativo: cosa hanno scaricato? I comitati non se lo sono fatti dire due volte, altro che «scollamento», e hanno inviato un campione del compost scaricato in Germania per farlo analizzare. Perché in Germania? «Perché non ci fidiamo delle nostre istituzioni», spiegano lapidari i rappresentanti dei comitati. Ebbene, i risultati delle analisi sono arrivati e sono stati consegnati al sostituto procuratore, Maria Eleonora Tortora, titolare d el l’inchiesta sugli scarichi abusivi di compost. Cosa è emerso dalle analisi? «Gli atti sono secretati», spiegano i comitati, che però qualcosa si lasciano scappare: «Se questa è la qualità del compost lavorato dalla Self Garden, allora c’è poco da stare tranquilli». E hanno detto tutto, o quasi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA  IL COMUNE DI PONTINIA F. D. .  Ieri la protesta davanti a Montecitorio delle associazioni che denunciano i ritardi Bonifiche per l’amianto La proposta di una legge regionale per l’istituzione di un fondo

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