martedì 27 giugno 2017

tutti e 20 (tra lavoratori e iscritti alla Cisl in provincia di Latina, questo perlomeno è il numero di persone che si contano dal video) vogliono far aprire i cantieri dell'appalto autostradale caro al sistema Incalza costato il posto di ministro a Lupi. Autostrada LA CORTE DEI CONTI ACCUSA: "Amministratori e funzionari della Regione hanno agito con estrema leggerezza e noncuranza dell'interesse

video
Lazio tv 27 giugno 2017 tg ore 13.30 

LA CORTE DEI CONTI ACCUSA: "Amministratori e funzionari della Regione hanno agito con estrema leggerezza e noncuranza dell'interesse pubblico" http://www.ilcaffe.tv/articolo/22277/20-mln-di-danni-ai-cittadini-ma-nessuno-paghera
Nell’esercizio delle loro funzioni “hanno agito con estrema leggerezza e noncuranza dell’interesse pubblico”. Termina così il paragrafo relativo all’accertamento del danno erariale, quasi 20 milioni di euro, causato dagli amministratori e funzionari della Regione Lazio nella vicenda ARCEA: la società che doveva costruire e gestire per 30 anni il Corridoio Tirrenico Meridionale (progetto poi modificato con la trasformazione dell’attuale Pontina nell’autostrada Roma-Latina) e della bretella autostradale Cisterna–Valmontone. Il paragrafo è contenuto nella relazione del Procuratore Generale della Corte dei Conti del Lazio Angelo Raffaele De Dominicis, depositata lo scorso 4 marzo in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, che riassume i risultati conseguiti dai giudici contabili nel 2015.
“Annus Terribilis” lo ha definito lo stesso Procuratore perché la sola sezione del Lazio ha dovuto emettere ben 130 atti di citazione per danni erariali (erano stati 111 nel 2014), chiedendo agli interessati il risarcimento di oltre 300 milioni di euro: un aumento del 30% rispetto all’anno precedente.
L’intera relazione (quasi 150 pagine) riporta una serie di esempi di mala gestione della cosa pubblica e quella legata alla vicenda del Corridoio Tirrenico Meridionale è stata ritenuta una delle più esplicative.
Nata dalla famosa “Legge Obiettivo” del 2001 e definita attraverso una legge regionale del 2002, ARCEA era una società controllata al 51% dalla Regione Lazio guidata all’epoca da Francesco Storace, mentre il restante 49% era in mano ad una cordata di imprese private formata dalla società “Autostrade” del gruppo Benetton, dalla Monte dei Paschi Merchant Bank e dal Consorzio 2050: quest’ultima società aveva come principali azionisti la SO.CO.STRA.MO. Srl di Erasmo Cinque e il Consorzio Coop. Costruttori della Lega delle Cooperative. La relazione rileva come la Regione aveva sostanzialmente affidato ai soci di minoranza di ARCEA tutte le attività di pianificazione, progettazione, esecuzione e gestione delle due arterie autostradali interessate. Ferocemente avversato dalle popolazioni locali, oltre che dalle associazioni agricole e ambientaliste, il progetto era stato poi modificato molte volte. Il tutto aveva provocato persino la contestazione da parte dell’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), perché l’iniziativa del governatore Storace era lesiva della concorrenza del mercato e della normativa europea sugli appalti. Prima la Direzione Generale della Commissione dell’UE e poi l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (AGCM) hanno riscontrato che effettivamente la procedura seguita era illegittima.
Per tale motivo la Regione, il cui governatore nel frattempo era divenuto Piero Marrazzo, ha messo in liquidazione ARCEA, sostituendola con la società “Autostrade per il Lazio” il cui capitale sociale (2,2 milioni di euro) era diviso a metà tra la stessa Regione Lazio e l’ANAS. A quel punto però i soci privati di ARCEA hanno citato l’amministrazione regionale per danni, chiedendo di risolvere la questione attraverso il collegio arbitrale previsto dal contratto per i lavori. Anche se l’affidamento era illegittimo, afferma la Corte, gli “arbitri” hanno convenuto che tutti i progetti scaturiti dalla ri-progettazione valevano ben 40 milioni di euro e per questo l’ente regionale è stato condannato a pagare. I giudici contabili però hanno voluto vederci chiaro ed hanno poi calcolato che il danno causato alle casse pubbliche è stato di quasi 20 milioni di euro: soldi, aggiungiamo noi, con i quali ci si potrebbe costruire e arredare 18 asili nido da 60 posti ciascuno.
Tutti i responsabili di tale danno sono stati “salvati” dalla prescrizione del reato: non saranno chiamati a restituire neanche un euro per  aver “agito con estrema leggerezza e noncuranza dell’interesse pubblico”. Tranne uno però, l’ex Direttore del dipartimento Territorio della Regione Raniero De Filippis.

Salvati dalla prescrizione
1) Francesco Storace, all’epoca dei fatti Presidente della Regione, ex Ministro della Salute e attuale Consigliere regionale; 3) Raimondo Besson, ex Dirigente del dipartimento Opere, Mobilità e Infrastrutture della Regione Lazio, ex Consigliere di Acea Ato 2 SpA, attuale Amministratore delegato di Acqualatina SpA per nomina del socio privato; 4) Bernardo Maria Fabrizio, attuale Dirigente del settore mobilità su gomma dell’Assessorato Opere, Mobilita e Infrastrutture della Regione; 5) Patrizio Cuccioletta, ex Magistrato delle Acque a Venezia ed ex Capo Dipartimento del Territorio della Regione Lazio, in attesa di processo per lo scandalo MOSE; 6) Andrea Abodi, ex Presidente di Arcea, la società pubblico-privata incaricata della realizzazione e della gestione dell’opera, attuale Presidente della Lega Calcio di serie B; 7) Ruggiero Borgia, Amministratore Delegato di Arcea nominato dal socio privato; 8) Flavio De Luca, Roberto Serrentino e Aurelio Saitta, a suo tempo Consiglieri di Amministrazione di parte pubblica in Arcea.

Quando la stampa fa il suo dovere
È la stessa Corte dei Conti a precisare che l’istruttoria su ARCEA è stata avviata a seguito di “notizie di stampa.” L’articolo in questione riferiva dell’esistenza della procedura d’infrazione alle norme comunitarie avviata dalla Commissione Europea nei confronti dello Stato italiano. 

Nessun commento: