di Domenico Finiguerra
Violato
in modo persistente l'obbligo di recuperare
i
rifiuti o di smaltirli senza pericolo
per
l’uomo o per l’ambiente”. L’Unione
Europea
ci ha comminato l’ennesima multa. E
che
multa! 42,8 milioni per ogni semestre di
ritardo
nell’attuazione delle misure necessarie
a
rimuovere il pericolo rifiuti. Da decenni il nostro
Paese
si misura, inanellando un fallimento
dietro
l’altro, con il problema della “monnezza”.
Problema
che, come ci insegnano le cronache
del
malaffare quotidiano, si trasforma
anche
in grande opportunità di guadagni e profitti
per
mafiosi e politici conniventi.
L’obbligo
di recuperare e di smaltire i rifiuti
senza
pericolo può essere ottemperato in molti
modi.
Nello Sblocca Italia appena approvato si
è
raccontata nuovamente la favoletta che lo
strumento
da utilizzare si chiama “termovalorizzatore”,
ma
ormai è chiaro e provato che i
forni
non recuperano i rifiuti e non li eliminano.
Semplicemente
li trasformano e li rimettono
viziosamente
in circolo, in discariche o
nell’aria.
E
allora quali sarebbero le vere misure necessarie?
Sicuramente
le più efficaci sono quelle
che
puntano a rimuovere non solo gli effetti ma
l’origine
stessa del problema. Sono le azioni che
consentono
la riduzione dei rifiuti prodotti.
Una
rassegna concreta ce l’ha appena regalata
Marinella
Correggia: “Zero Rifiuti” (Altreconomia
edizioni)
è un manuale per riusare gli
scarti
nella nostra vita quotidiana e nella nostra
economia.
L’autrice sintetizza il tutto anche in
un
decalogo, i dieci comandamenti per ridurre
da
500 kg a 100 kg la quantità pro capite di
rifiuti
prodotti. Obiettivo difficile, certo. Ma
non
impossibile. Infatti è già stato conseguito
in
molti comuni virtuosi. Ma anche se sulla differenziazione
abbiamo
in Italia punte di eccellenza
(oltre
il 90%), il riciclo non basta. Oggi la
vera
sfida è “prevenire” i rifiuti, perché “gli
scarti,
anche riciclabili, sono lo specchio di Dorian
Gray
di un’economia malata, dal pesante
zaino
ecologico e sociale”. Dobbiamo evitare
l’usa
e getta e gli oggetti di vita breve a favore di
beni
durevoli, praticare il vero riuso, scegliere
prodotti
sfusi e senza imballaggi, l’acqua del
sindaco
al posto di quella in bottiglia, “coltivare”
il
compost ed anche ridurre la quantità
enorme
di rifiuti elettronici: quanti caricatori
di
cellulare abbiamo nei cassetti?!
Negli
ultimi anni, con la classica frase “ce lo
chiede
l’Europa”, ci sono state vendute e imposte
diverse
riforme (da quella delle pensioni
al
pareggio di bilancio inserito in Costituzione).
Visto
che la violazione della direttiva comunitaria
2008/98/CE,
ci costerà più di 80 milioni
all’anno,
sarebbe il caso di fare un bel decreto
#sbloccazerorifiuti.
Ma
per farlo occorre scegliere di stare dalla parte
del
buonsenso e non da quella della lobby
degli
inceneritori. E sarebbe una scelta anche a
favore
dell’occupazione, perché dalla filiera del
recupero
e del riuso potrebbero nascere moltissimi
posti
di lavoro.
il fatto quotidiano 8 dicembre 2014
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