lunedì 8 dicembre 2014

LE BUONE PRATICHE Riciclare i rifiuti ma soprattutto ridurli, per superare le discariche e l'inquinamento dopo la condanna Ue all'Italia

di Domenico Finiguerra
Violato in modo persistente l'obbligo di recuperare
i rifiuti o di smaltirli senza pericolo
per l’uomo o per l’ambiente”. L’Unione
Europea ci ha comminato l’ennesima multa. E
che multa! 42,8 milioni per ogni semestre di
ritardo nell’attuazione delle misure necessarie
a rimuovere il pericolo rifiuti. Da decenni il nostro
Paese si misura, inanellando un fallimento
dietro l’altro, con il problema della “monnezza”.
Problema che, come ci insegnano le cronache
del malaffare quotidiano, si trasforma
anche in grande opportunità di guadagni e profitti
per mafiosi e politici conniventi.
L’obbligo di recuperare e di smaltire i rifiuti
senza pericolo può essere ottemperato in molti
modi. Nello Sblocca Italia appena approvato si
è raccontata nuovamente la favoletta che lo
strumento da utilizzare si chiama “termovalorizzatore”,
ma ormai è chiaro e provato che i
forni non recuperano i rifiuti e non li eliminano.
Semplicemente li trasformano e li rimettono
viziosamente in circolo, in discariche o
nell’aria.
E allora quali sarebbero le vere misure necessarie?
Sicuramente le più efficaci sono quelle
che puntano a rimuovere non solo gli effetti ma
l’origine stessa del problema. Sono le azioni che
consentono la riduzione dei rifiuti prodotti.
Una rassegna concreta ce l’ha appena regalata
Marinella Correggia: “Zero Rifiuti” (Altreconomia
edizioni) è un manuale per riusare gli
scarti nella nostra vita quotidiana e nella nostra
economia. L’autrice sintetizza il tutto anche in
un decalogo, i dieci comandamenti per ridurre
da 500 kg a 100 kg la quantità pro capite di
rifiuti prodotti. Obiettivo difficile, certo. Ma
non impossibile. Infatti è già stato conseguito
in molti comuni virtuosi. Ma anche se sulla differenziazione
abbiamo in Italia punte di eccellenza
(oltre il 90%), il riciclo non basta. Oggi la
vera sfida è “prevenire” i rifiuti, perché “gli
scarti, anche riciclabili, sono lo specchio di Dorian
Gray di un’economia malata, dal pesante
zaino ecologico e sociale”. Dobbiamo evitare
l’usa e getta e gli oggetti di vita breve a favore di
beni durevoli, praticare il vero riuso, scegliere
prodotti sfusi e senza imballaggi, l’acqua del
sindaco al posto di quella in bottiglia, “coltivare”
il compost ed anche ridurre la quantità
enorme di rifiuti elettronici: quanti caricatori
di cellulare abbiamo nei cassetti?!
Negli ultimi anni, con la classica frase “ce lo
chiede l’Europa”, ci sono state vendute e imposte
diverse riforme (da quella delle pensioni
al pareggio di bilancio inserito in Costituzione).
Visto che la violazione della direttiva comunitaria
2008/98/CE, ci costerà più di 80 milioni
all’anno, sarebbe il caso di fare un bel decreto
#sbloccazerorifiuti.
Ma per farlo occorre scegliere di stare dalla parte
del buonsenso e non da quella della lobby
degli inceneritori. E sarebbe una scelta anche a
favore dell’occupazione, perché dalla filiera del
recupero e del riuso potrebbero nascere moltissimi
posti di lavoro.

il fatto quotidiano 8 dicembre 2014

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