Venerdì 23 Maggio 2014, presso i locali di SPAZIO BIO LATINA
Via Tanaro 13/23 Latina (vicino Torre Pontina) a partire dalle ore 18,00 si terrà l’incontro
FATTI FURONO A POSTA PER FINIRE IN DISCARICA
L’artigianato ecosostenibile come alternativa alla trappola del prodotto a costo basso.
Porteranno le loro esperienze Cristina Pantano e Lucia Chiozzi
A tutti noi è capitato di dover buttare via, per diverse cause, qualcosa che avevamo appena comprato. A nessuno di noi però qualcuno ha mai spiegato che gran parte delle cose che utilizziamo quotidianamente (calzature, indumenti, cellulari, televisori, computers, ecc.) sono progettate appositamente per rompersi e rendersi inutili dopo un certo periodo di tempo. In molti casi anche se non le usiamo. Si chiama “obsolescenza programmata” dei beni di consumo. L’hanno scoperta un professore universitario e un esperto in economia, entrambi tedeschi, fornendo un elenco impressionante di casi di rottura ad orologeria. Rottura che avviene di solito quando la garanzia di quel determinato bene è già scaduta.
Questa obsolescenza è mascherata sempre dal costo molto basso del prodotto.
C’è il televisore a schermo piatto che non si accende più a causa del mal funzionamento dell’alimentatore. La lavatrice con la resistenza elettrica, quella che scalda l’acqua per intenderci, che si arrugginisce facilmente determinando una sostituzione antieconomica del pezzo di ricambio (la vita media di una lavatrice nel 1998 era di 12 anni, oggi è di circa la metà). La stampante “bugiarda” a getto d’inchiostro del computer che dopo aver stampato un certo numero di pagine, attraverso il programma installato dal produttore, indica la necessità di una riparazione; ma se si azzera il relativo chip la stampante torna a funzionare regolarmente. I collant per donne che non hanno ricevuto alcun trattamento con poliammidi, cioè con fibre di nylon che ne stabilizzano l’elasticità e la conseguente resistenza agli strappi. La pompa di alimentazione di un’automobile con motore diesel che consuma facilmente alcune sue componenti interne (lasciandovi sistematicamente a piedi). Le scarpe che un tempo duravano almeno un decennio e che invece oggi sono costruite con pelle troppo sottile, rompendosi all’altezza del tallone dopo al massimo 2 anni.
Ci sono infine anche jeans all’ultima moda, quelli scoloriti artificialmente con il lavaggio a pietra, che guarda caso hanno delle cuciture che si rompono dopo pochi mesi (le cuciture dei jeans un tempo erano quasi eterne). In ultimo, in ordine di tempo, ci sono le magliette che si bucano alla minima pressione perché fatte di cotone geneticamente modificato. Tutto questo avviene mentre antichi mestieri, soprattutto quelli basati sul lavoro manuale e sul riuso dei nostri oggetti, vanno lentamente ma inesorabilmente scomparendo. Anche nella nostra zona comunque c’è chi ha deciso di non cadere più in questa trappola. Durante l’incontro verranno riportate le relative esperienze.
Il prossimo incontro si terrà sabato 7 giugno e riguarderà la costituzione dell’associazione Banca della Zappa.
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