Vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
Di conseguenza è a rischio anche il pagamento al comune di Latina da parte delle società Indeco ed Ecoambiente per le due discariche presenti a Borgo Montello.
Nei giorni scorsi si è svolta l'ennesima conferenza di servizi su 4 impianti relativi a rifiuti, ma, ancora una volta, nulla trapela, nessuna informazione ai cittadini secondo una costante consolidata.
I cittadini di Borgo Montello, che si sono costituiti parte civile nel processo per inquinamento delle falde contro Ecoambiente, con prossima udienza al 26 maggio che sarà probabilmente rinviata anche per l'impossibilità dell'ArpaLazio a collaborare con il CTU, hanno presentato le osservazioni sull'ennesimo impianto ad alto impatto ambientale quello dell'ulteriore centrale a biogas Indeco. Ci saremmo aspettati una collaborazione tra comune, provincia e cittadini per ascoltare i problemi del territorio (qualora fossero stati smarriti 30 anni di comunicazioni, notizie, informazioni, denunce, segnalazioni, denunce) e finalmente passare dalla parte dei cittadini. Il vice sindaco Fabrizio Cirilli si dichiarava preoccupato perchè non sapeva se le due società che gestiscono la discarica (con l'AIA scaduta da oltre 2 anni) conferivano in un apposito fondo le somme per l'eventuale gestione post mortem delle discariche. Eppure il comune di Latina lo dovrebbe sapere considerato che è il socio di maggioranza di Latina ambiente e quindi di Ecoambiente. Cosa farà il comune di Latina per l'impianto a TMB "specchietto per le allodole"? Non ci doveva essere un consiglio comunale monotematico? e una procedura di informazione e condivisione in materia di salute e ambiente? solo dichiarazioni a favore di telecamera? Insomma oltre alle troppe notizie nascoste sui fusti e rifiuti tossici adesso a rischio anche il bilancio del comune di Latina.
Giorgio Libralato
Corte Costituzionale, illegittimo il ristoro ambientale
Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio verde
Effetto domino della Sentenza della Corte Costituzionale di illegittimità del “ristoro ambientale”: le Associazioni chiedono alla Regione Lazio la revoca.
Cosa è il contributo ambientale?
La tariffa di conferimento presso impianti di rifiuti è composta da alcune voci, la tariffa vera e propria comprendente il benefit ambientale, l’ecotassa regionale, l’onere di post-gestione, l’IVA, e vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
La quota relativa al benefit ambientale, calcolata come aggiunta percentuale alla tariffa originaria, viene versata dai Comuni conferitori al gestore dell’impianto che deve provvedere a girarla al Comune ove risiede lo stesso.
Nella fattispecie il gestore funge da intermediario tra i Comuni conferitori e il Comune ove è localizzato l’impianto,
Perché queste Regioni decidono esse stesse, autonomamente, di annullare proprie delibere in materia di benefit ambientali fino a questo momento legittime?
Tutto deriva dalla Sentenza n. 280 del 17.10.2011 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della regione Piemonte, in base alla quale “i gestori di impianti di rifiuti urbani e speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo ambientale annuo”.
La sentenza n. 280/2011 è chiara: 1. il contributo richiesto non ha natura di corrispettivo, ma di “tributo di scopo”; 2. in quanto tale, non può essere oggetto di legislazione regionale, perchè viola gli artt. 23 e 119 della Costituzione Italiana.
Gli effetti della Sentenza sono a dir poco dirompenti, in quanto da un lato i Comuni, sedi di impiantistica di rifiuti e in misura economica maggiore per le discariche o futuri TMB, vedono sottratti dalle loro Casse una notevole entrata “garantita” dalle tariffe di conferimento, dall’altra i Comuni conferitori, almeno teoricamente, vedono diminuita a loro vantaggio la quota percentuale di conferimento stabilita dalle Regioni da corrispondere ai gestori.
Ancora una volta vogliamo ribadire che quello della presenza di impianti rifiuti rappresenta un vero business per i Comuni ove risiedono e che gli stessi, ottenendo entrate derivanti dalla localizzazione, spesso e volentieri non attivano le pratiche di raccolta differenziata spinta in quanto lo smaltimento non rappresenta un problema di carattere economico.
Inoltre nonostante la previsione contrattuale nelle Convenzioni, Intese e/o Accordi tra le Amministrazioni comunali ed i gestori di rifiuti di destinare il benefit ambientale esclusivamente al ripristino, ristoro e controllo ambientale, i cittadini, spesso, non conoscono il loro effettivo utilizzo.
E’comunque certo che la presenza, non meno della gestione spesso illegale, di impianti di trattamento di rifiuti ha un impatto violento sull'ambiente e sulla salute pubblica e quindi è condivisibile il concetto di ristoro ambientale quale indennizzo per lo svolgimento di un'attività inquinante, che però, in seguito alla Sentenza citata, dovrà essere regolamentata da una Legge dello Stato.
Per ovviare poi alla distorsione nell'uso dello strumento, affinché non costituisca un incentivo a non effettuare la Raccolta Differenziata, si auspicherebbe un intervento più esteso della Corte dei Conti rispetto ai numerosi Comuni “ritardatari” e/o comunque di svincolare per legge l'indennizzo del ristoro dal prezzo di smaltimento dei rifiuti.
Detto ciò CHIEDIAMO alla Regione Lazio la REVOCA e l’abrogazione dei Decreti e Determinazioni riguardanti il benefit ambientale, al fine di evitare possibili ricorsi di Associazioni e Comitati del territorio sulla illegittimità degli atti adottati rispetto al dettato costituzionale.
Colleferro, 17 maggio 2014
f.to Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde
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