sabato 3 gennaio 2026

2014–2024: dieci anni di miglioramenti della qualità dell’aria in Europa (con un’Italia ancora in ritardo), dall'articolo di Marco Talluri ambiente e non solo

 tratto da https://ambientenonsolo.com/2014-2024-dieci-anni-di-miglioramenti-della-qualita-dellaria-in-europa-con-unitalia-ancora-in-ritardo/

Il quadro italiano, tuttavia, appare meno incoraggiante rispetto al resto dell’Europa occidentale. Nel nostro Paese la riduzione delle concentrazioni di PM2.5 e NO2 è stata più lenta e disomogenea. Questo ritardo emerge chiaramente anche dalle animazioni prodotte da Copernicus, che mostrano come, nel corso del decennio, vaste aree dell’Italia – in particolare la Pianura Padana – continuino a presentare livelli di inquinamento più elevati rispetto a Francia, Spagna e a gran parte dell’Europa centro-occidentale. Un divario strutturale legato alla combinazione di traffico intenso, riscaldamento civile, assetti urbani consolidati e condizioni meteorologiche spesso sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti.

A rafforzare questa lettura sono anche i risultati del progetto “Salute e Inquinamento Atmosferico nelle Città Italiane”, promosso dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, iniziativa coordinata da Kyoto Club e Clean Cities Campaign, con il contributo scientifico dell’ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, sezione italiana della International Society of Doctors for the Environment. Il progetto analizza in modo sistematico i dati ufficiali di qualità dell’aria nei principali capoluoghi italiani, mettendoli a confronto con i nuovi limiti europei e con le evidenze scientifiche sugli impatti sanitari.

Le elaborazioni aggiornate a fine novembre 2025 restituiscono un quadro preoccupante: in molte città italiane le concentrazioni medie annue di PM2.5 risultano già ampiamente superiori al nuovo valore limite europeo di 10 µg/m³, mentre per il biossido di azoto numerosi contesti urbani superano largamente i 20 µg/m³ previsti dalla nuova normativa, per non parlare dei giorni di superamento dei nuovi limiti giornalieri per il PM2,5 e il NO2, che in alcune città sono già rilevati fino ad oltre 100 giorni, quando il numero massimo consentito dalla Direttiva in un anno è di 18. A poche settimane dalla conclusione dell’anno, i dati indicano che il rispetto dei nuovi standard è ancora lontano, soprattutto nelle aree caratterizzate da traffico intenso e alta densità insediativa.

A queste criticità si aggiunge, a scala europea, il nodo dell’ozono troposferico. Nonostante la riduzione delle emissioni dei suoi precursori, le concentrazioni di fondo non mostrano una chiara tendenza al ribasso, a causa della complessità dei processi chimici atmosferici e del contributo del trasporto su lunga distanza, come evidenziato dalle rianalisi CAMS.

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