giovedì 7 settembre 2017

QUANTE PAURE PUÒ NASCONDERE UN BICCHIERE DI ORO BLU Secondo Luca Lucentini, dell'Istituto superiore della sanità, i dati allarmistici a livello internazionale sulla presenza di fibre di plastica nell'acqua potabile, sono piuttosto esigui per essere pregnanti sul piano scientifico. Per quanto riguarda l'Italia, la qualità dell'acqua potabile è garantita da controlli molto severi. Rimane il dubbio sulle fonti di finanziamento della società americana che ha diffuso la ricerca: non ci saranno per caso le multinazionali che vendono con grandi profitti acqua minerale imbottigliata?

di Giuseppe Altamore
http://www.famigliacristiana.it/articolo/acqua-potabile.aspx
Quante paure può nascondere un bicchiere d'acqua. Ciò che sgorga dai nostri rubinetti sarebbe contaminato da fibre di plastica secondo una ricerca di Orb media, società statunitense che produce contenuti giornalistici. L'allarme, lanciato in tutto il mondo, riguarda 159 campioni raccolti in varie città, di questi 33 campioni prelevati in varie città degli Stati Uniti, il 94 per cento sarebbe risultato positivo alla presenza di fibre di plastica, la stessa media dei campioni raccolti a Beirut, la capitale del Libano. Fra le altre città prese in esame, figurano Nuova Delhi in India (82 per cento), Kampala in Uganda (81 per cento), Giacarta in Indonesia (76 per cento), Quito in Ecuador (75 per cento) e varie città dell’Europa (72 per cento).
Leggendo questi dati allarmistici è facile immaginare la reazione: l'acqua che sgorga dai nostri rubinetti non è sicura, con la conseguenza di aumentare il consumo delle bollicine. "La ricerca diffusa da Orb media appare poco significativa come elemento di conoscenza per definire eventuali rischi o, addirittura, provocare allarmi, anche se, come in precedenza altre fonti informative, evidenzia la necessità di approfondire le ricerche in merito alla contaminazione ubiquitaria ed emergente legata alla presenza di microplastiche nell’ambiente e nelle acque", chiarisce subito Luca Lucentini, direttore del reparto qualità dell'acqua potabile dell'Istituto superiore della sanità. "Non si conosce il metodo di rilevamento e la quantità dei campioni (159 in 12 Paesi tra i quali l’Italia non è compresa) è piuttosto esigua per essere pregnante sul piano scientifico. La ricerca dei contaminanti derivati dalla plastica, è ancora in una fase pioneristica, perché anche i metodi di rilevamento e interpretazione dei dati non sono armonizzati".
Per quanto riguarda l'Italia, la qualità dell'acqua potabile è sostanzialmente garantita da un sistema di controlli molto severo. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) promuove e svolge le sue ricerche sui contaminanti pericolosi per la salute. In seguito l'Unione europea vara una direttiva che tiene conto della pericolosità delle sostanze oggetto di studio e detta i criteri e i limiti imposti per la qualità dell'acqua a uso umano. A questo punto il Governo vara un apposito decreto legislativo. "L'ultimo aggiornamento del Decreto legislativo n. 31 del 2001 risale al giugno scorso", precisa Lucentini. "Il decreto potenzia notevolmente il livello di prevenzione soprattutto rispetto a contaminanti emergenti, imponendo ai gestori degli acquedotti maggiori controlli, basati sui rischi specifici cui l’ambiente e le acque prelevate per uso potabili potrebbero essere esposti ".
Di conseguenza la lista delle sostanza da ricercare è stata ampliata e anche i sistemi di monitoraggio sono il più possibile in grado di fornire dati in tempo reale. "Sì. l'Italia ha spinto molto per avere un piano di sicurezza adeguato. Al momento, nel caso delle microplastiche il livello della protezione degli acquiferi è generalmente elevato visto che circa l'85 per cento delle fonti di approvvigionamento potabile è costituito da falde e sorgenti, quindi meno esposte all'inquinamento, ma certamente in alcune condizioni ambientali specifiche potrebbero esserci fonti di contaminazione relativamente importanti". Il rischio legato alle acque potabili non può però essere isolato dalla contaminazione in altri comparti ambientali. “Dati di altri Paesi europei, con cui siamo in costante contatto anche rispetto a questo problema emergente, evidenziano come il carico di microplastiche delle acque reflue di ambienti urbani è elevato e si abbatte sostanzialmente con la depurazione delle stesse acque; ma questo significa anche che i contaminanti sono trasferiti e concentrati nei fanghi di depurazione”.
Il problema è che mentre la normativa diventa più severa si scoprono nuove sostanze i cui effetti sono solo in parte noti. "La ricerca e la conoscenza sono fondamentali in questo campo così delicato. A ottobre, l'Oms organizza un incontro tra i regolatori delle acque potabili proprio sulla nuova frontiera dei contaminanti presenti nell'acqua". Tra questi quelli che provengono dalla plastica? "Certamente, è uno dei nuovi settori in cui siamo impegnati, perché, per esempio, l'economia circolare, il riciclaggio delle plastiche e addirittura la biodegradabilità possono essere fattori che, se non sufficientemente controllati, veicolano i residui nell'ambiente e quindi nell'acqua potabile, ma oggi non c'è alcun allarme sanitario. Di sicuro, in questo come in molti altri problemi, è necessario intensificare le ricerche e assicurare la sinergia fra prevenzione ambientale e tutela della salute: proprio per questo il ministero della Salute ha di recente promosso la visione di planetary health come misura essenziale per valutare e tenere sotto controllo ogni pericolo legato al progresso economico e sociale, la salute umana e del nostro pianeta sono infatti imprescindibilmente legate".
Rimane il dubbio sulle fonti finanziamento della società americana che ha diffuso la ricerca. Tra queste fonti non ci saranno per caso le multinazionali che vendono con grandi profitti acqua minerale imbottigliata?

Nessun commento: