sabato 13 dicembre 2014

Indeco, ribaltone dal Riesame I magistrati romani hanno sciolto la riserva per lo scandalo della discarica. Scarcerazione bis

Annullate le misure cautelari per i sette indagati che ora sono tutti in libertà
Torna tutto in discussione e i giudici del
Tribunale del Riesame sparigliano nuovamente
le carte dell’inchiesta sullo
scandalo Indeco che aveva portato nei giorni
scorsi all’arresto di sette persone per frode
nelle pubbliche forniture e truffa. Se il castello
accusatorio, costruito dalla Procura e dalla
Mobile, poteva sembrare ben solido, alla fine
a Roma è stato smontato dal collegio difensivo
che ha presentato ricorso e i giudici dopo che
si è svolta nei giorni scorsi l’udienza hanno
sciolto la riserva scarcerando tutti gli indagati
che si trovavano agli arresti domiciliari.
L’accusa contestata nei confronti di Ernesto
D’Aprano e degli altri è quella di frode
in pubbliche forniture e poi anche di truffa.
La misura cautelare aveva colpito oltre a
D’Aprano anche altre persone dopo una
svolta recentissima all’inchiesta di due mesi
fa in occasione della notifica delle prime
misure cautelari. In quella circostanza gli
investigatori della polizia avevano seque-
strato una serie di documenti interessanti
relativi all’indagine che poi aveva portato a
dei nuovi arresti tra cui le due sorelle Paola
e Simona Grossi, il fratello Andrea, general
manager della Green Holding, la madre
Marina Cremonesi, vedova del «Re delle
Bonifiche in Lombardia» e infine erano
finiti ai domiciliari anche Paolo Titta e
Vincenzo Cimini che ricoprono l’incarico
di presidente del Cda della Indeco ma che
sono anche i componenti del Cda della
Green Holding. Quando si conosceranno le
motivazioni il quadro sarà molto più chiaro.
L’inchiesta Indeco sullo scandalo nella discarica
di Borgo Montello, per gli inquirenti
sembra quasi essere «maledetta»: in prima
battuta gli arresti di ottobre e la successiva
scarcerazione del Riesame per l’insussi -
stenza dell’ipotesi di reato contestata nella
prima tranche e cioè peculato, poi dopo che
gli investigatori della Squadra Mobile avevano
messo insieme ulteriori elementi a
carico degli indagati con la notifica di una
nuova misura richiesta dal pm Luigia Spinelli,
è arrivata una decisione che se da un
lato spiazza gli inquirenti, dall’altro non fa
altro che aprire la strada alla linea difensiva.
Ci aveva visto giusto il giudice Giuseppe
Cario che aveva scritto nell’o rd i n a nz a .
«Questa è una storia sorprendente». Sì è
proprio vero.
A.B.
IL QUOTIDIANO - Sabato 13 Dicembre 2014
Latina 13


Nessun commento: