martedì 20 maggio 2014

interesse personale del comitato rifiuti zero per il compostaggio e il biogas? http://www.rai.it/dl/portaleRadio/popup/player_radio.html?v=2

Comitato dei cittadini a Ladispoli contro il Comitato Rifiuti Zero 

Il grande impianto di compostaggio di Ladispoli (Roma) sorgerà su un terreno  di 30 mila mq della presidente  del Comitato Rifuti Zero


Chi crede ancora che dietro la campagna "Rifiuti Zero" (e i Comitati che la sostengono) ci sia solo una disinteressata passione per l'ambiente e per la soluzione del problema rifiuti farebbe bene a riflettere non solo sulla propensione fortemente biogassista di questo "movimento" (in cui si muovono consulenti di società biogassiste) ma anche sull'art. 25 della LPI RZ che consente alle organizzazioni di "volontariato" in tena rifiuti (loro in sostanza) di finanziarsi con la raccolta rifiuti. Poi vi sono anche altri curiosi episodi.  Eccone uno freschissimo.

Il Comitato di Monteroni (località di Ladispoli in provincia di Roma) è indignato per l'approvazione da parte della provincia di Roma del progetto di "delocalizzazione" (alla siderale distanza di 250 m) dell'impianto di trattamento rifiuti della Recin e denuncia che il nuovo impianto (non una compostiera di quartiere ma un grosso impianto da 170 mila tonnellate) sorgerà, guarda te che caso, su un terreno di circa 30.000 di proprietà della Presidente del Comitato Rifiuti Zero di Ladispoli Marina Cozzi. 

Tutti però (anche gli ottusi NIMBY) capiscono che i grandi impianti di trattamento rifiuti: 

1) rappresentano non solo una penalizzazione iniqua per le comunità che devono "conviverci" (subendone le conseguenze in termini di salute) ma anche la palese smentita della strategia della gestione "a km zero"che responsabilizzerebbe le comunità locali  e sola può conseguire  una riduzione della quantità di rifiuto e una migliore qualità di quello residuo (a patto che i cittadini vengano sgravati dalle onerose tasse che alimentano business, lobby, corruzione, ecomafie);

2) a differenza delle compostiere casalinghe e di quelle di comunità (che non generano business) i grossi compostaggi essendo gestiti su base "imprenditoriale" (un'imprenditoria molto particolare peraltro, che vive di vicinanza alla politica e in condizioni di concorrenza molto imperfetta) mettono in moto cicli di profitto e super profitto che condizionano le politiche pubbliche e vanno in direzione del tutto opposta ad una strategia di "rifiuti zero".

In questo contesto è interessante leggere le surreale risposta del Comitato Rifiuti Zero (ovvero della Signora Cozzi) al Comitato.  La Cozzi usa originali argomenti del tipo: 
"Il Comitato soffre della sindrome NIMBY". Ma dai! 
"Un compostaggio non è un inceneritore". Ma pensa te che noi baluba pensavamo che fossero la stessa cosa! 
"Se qualcuno crede a una causa mette a disposizione il proprio terreno così come i credenti fa piacere che venga costruita una chiesa così a noi zeristi fa piacere che venga costruito un mega compostaggio". Ma davvero?

Noi pensavamo nella nostra ingenuità che una chiesa possa dare fastidio, al più, per lo scampanio. E sospettavamo che un grande compostaggio rappresenti un impianto che non trasforma certo un quartiere in una stazione climatica e che comporta inevitabilmente (date le dimensioni e l'ingente movimentazione dei rifiuti), degli impatti non propriamente positivi sulla salute degli abitanti. Logico che poi essi non siano del tutto contenti e convinti (nel loro protervo egoismo) della necessità di contribuire, come fa invece così generosamente e disinteressatamente la Cozzi, alla santa causa dei Rifiuti (mica tanto) Zero.

Ma la signora lo regala il terreno? Ne fa una donazione? Lo da in comodato gratuito? Saremmo curiosi di saperlo.

fonte: http://www.ilfaroonline.it/2014/05/19/ladispoli/comitato-rifiuti-zero-delocalizzazione-della-recin-facciamo-chiarezza-45815.html



Comitato Rifiuti Zero: "Delocalizzazione della Recin, facciamo chiarezza"

(19.05.14) Compostaggio non è biogas, e non è nemmeno un inceneritore. Ecco perché è corretto destinare terreni a questo scopo
Il Faro on line - Dal Comitato Rifiuti Zero di Ladispoli, riceviamo e pubblichiamo. “Qualche giorno fa il vice presidente del comitato Monteroni ha scritto un articolo in cui, oltre a contestare la delocalizzazione dell’impianto di compostaggio della Recin, segnalava che il terreno su cui si sarebbe costruito l’impianto è di proprietà di Marina Cozzi, presidente del Comitato Rifiuti zero Ladispoli. Approfittiamo di questa inconsapevole pubblicità fattaci per chiarire qualche idea a chi le ha ancora confuse”.
"Come per un cattolico fa piacere che sul suo terreno venga costruita una chiesa, anche se ciò susciterà le ira dei suoi vicini atei, allo stesso modo chi crede nella strategia rifiuti zero è favorevole alla nascita di un impianto di compostaggio sui propri terreni, in quanto è consapevole che questa è l'unica soluzione al problema dei rifiuti umidi. In attesa che dal comitato di Monteroni spunti qualche premio Nobel che trovi strade alternative al compostaggio, si deve ancora una volta segnalare come la sindrome NIMBY (non nel mio giardino) abbia colpito cittadini e politici locali. 
Non si spiega altrimenti come il vice presidente di questo comitato monteronese abbia potuto segnalare, come fosse cosa disdicevole, che la delocalizzazione della Recin avverrà su un terreno di proprietà del presidente del CRZL. Sappia, caro sig Giangreco, che tutto il Comitato (e a maggior ragione il proprio Presidente) è coerente con le proprie idee, idee che derivano dalla strategia rifiuti zero, seguita in migliaia di paesi e considerata la miglior risposta ai problemi della gestione dei rifiuti. Ognuno di noi del CRZL, se ne avesse la possibilità, metterebbe a disposizione le proprie terre per consentire l'apertura di un impianto di compostaggio a Ladispoli, consapevoli che, come dicevamo prima, o continuiamo a spargere i rifiuti ed inquinare il mondo con discariche e inceneritori oppure apriamo centri di recupero e compostaggio (da non confondere, come fa qualcuno in malafede, col biogas). Ci auguriamo infine che la gente pensi di più ai valori ambientali e meno a quelli catastali".

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