di
Francesco
Casula
Taranto
Se
l’Ilva non è a norma è colpa delle istituzioni
e
non della famiglia Riva. Parola di
Enrico
Bondi, commissario straordinario della
fabbrica
ed ex amministratore delegato dei
Riva
che nei giorni scorsi ha presentato una
memoria
al Tar di Lecce per chiedere l’annul -
lamento
di una serie di provvedimenti firmati
nel
2008 dal Ministero dell’ambiente ed enti
locali.
Nella memoria, Bondi sostiene che gli
interventi
di adeguamento erano impostati
per
“alimentare ingiustificatamente il business
ambientale
a spese dell’operatore economico
di
turno” e addirittura avevano l’obiet -
tivo
di “impedire la prosecuzione dell’attività
industriale”.
Le istituzioni locali e nazionali,
quindi,
in questi anni hanno puntato ai soldi
della
famiglia Riva e alla chiusura della fabbrica.
Frasi,
che alla luce di quanto emerso
nell’inchiesta
sull’Ilva, appaiono quantomeno
discutibili.
A
METTERLE NERO SU BIANCO, però,
è stato
l’avvocato
Franco Perli, già legale della fabbrica
e
attualmente imputato insieme ai Riva per associazione
a
delinquere, concussione e altro. Il
professionista,
inoltre, è
diventato
famoso per la
confessione
fatta telefonicamente
a
Fabio Riva
nella
quale spiega delle ultime
novità
sul rilascio
dell’Autorizzazione
integrata
ambientale:
“Gli ho
detto
(a Luigi Pelaggi,
membro
della commissione
ministeriale,
ndr):
scusa
è da novembre che
io
vengo qui in pellegrinaggio
da
te... è una roba allucinante! Cioè cosa
dobbiamo
fare di più, ve l'abbiam scritta noi!”.
Insomma
l’uomo che scriveva per conto dei Riva,
oggi
scrive per conto di Bondi. Ma non è la
prima
volta che il commissario Bondi confonde
il
ruolo di commissario con quello di amministratore
delegato
dei Riva. Clamorosa, ad
esempio,
fu la rivelazione del Fatto sul dossier
presentato
da Bondi a firma dei consulenti dei
Riva
che scagionando le emissioni dell’Ilva indicavano
nelle
sigarette la principale causa di
nascita
dei tumori a Taranto. Oppure la scelta
di
Paola Severino, ex ministro del Governo che
ha
firmato il primo decreto salva Ilva, come legale
della
società commissariata. “Bondi – ha
detto
Angelo Bonelli dei Verdi – e anche il sub
commissario
Ronchi, che non hanno preso le
distanze
da una memoria legale piena di gravi
considerazioni
ambientali, devono essere dimessi
subito:
questo è puro negazionismo”.
il fatto quotidiano 17 maggio 2014
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