sabato 17 maggio 2014

“Ilva, la colpa fu tutta dello Stato” IL COMMISSARIO ENRICO BONDI SMINUISCE IL RUOLO DEI RIVA

di Francesco Casula
Taranto
Se l’Ilva non è a norma è colpa delle istituzioni
e non della famiglia Riva. Parola di
Enrico Bondi, commissario straordinario della
fabbrica ed ex amministratore delegato dei
Riva che nei giorni scorsi ha presentato una
memoria al Tar di Lecce per chiedere l’annul -
lamento di una serie di provvedimenti firmati
nel 2008 dal Ministero dell’ambiente ed enti
locali. Nella memoria, Bondi sostiene che gli
interventi di adeguamento erano impostati
per “alimentare ingiustificatamente il business
ambientale a spese dell’operatore economico
di turno” e addirittura avevano l’obiet -
tivo di “impedire la prosecuzione dell’attività
industriale”. Le istituzioni locali e nazionali,
quindi, in questi anni hanno puntato ai soldi
della famiglia Riva e alla chiusura della fabbrica.
Frasi, che alla luce di quanto emerso
nell’inchiesta sull’Ilva, appaiono quantomeno
discutibili.
A METTERLE NERO SU BIANCO, però, è stato
l’avvocato Franco Perli, già legale della fabbrica
e attualmente imputato insieme ai Riva per associazione
a delinquere, concussione e altro. Il
professionista, inoltre, è
diventato famoso per la
confessione fatta telefonicamente
a Fabio Riva
nella quale spiega delle ultime
novità sul rilascio
dell’Autorizzazione integrata
ambientale: “Gli ho
detto (a Luigi Pelaggi,
membro della commissione
ministeriale, ndr):
scusa è da novembre che
io vengo qui in pellegrinaggio
da te... è una roba allucinante! Cioè cosa
dobbiamo fare di più, ve l'abbiam scritta noi!”.
Insomma l’uomo che scriveva per conto dei Riva,
oggi scrive per conto di Bondi. Ma non è la
prima volta che il commissario Bondi confonde
il ruolo di commissario con quello di amministratore
delegato dei Riva. Clamorosa, ad
esempio, fu la rivelazione del Fatto sul dossier
presentato da Bondi a firma dei consulenti dei
Riva che scagionando le emissioni dell’Ilva indicavano
nelle sigarette la principale causa di
nascita dei tumori a Taranto. Oppure la scelta
di Paola Severino, ex ministro del Governo che
ha firmato il primo decreto salva Ilva, come legale
della società commissariata. “Bondi – ha
detto Angelo Bonelli dei Verdi – e anche il sub
commissario Ronchi, che non hanno preso le
distanze da una memoria legale piena di gravi
considerazioni ambientali, devono essere dimessi
subito: questo è puro negazionismo”.
il fatto quotidiano 17 maggio 2014 


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